Tumore ovarico, garantire alle donne il diritto di sapere

Il tumore ovarico è un killer silenzioso e i video realizzati da Acto Onlus permettono, attraverso le testimonianze delle donne colpite dalla malattia, di immedesimarsi nelle loro storie e riflettere sull’importanza della conoscenza.

È importante sapere perché, sapendo, siamo quei tumori che possono salvarsi.

Per dirla con le parole di Socrate: esiste un solo bene la conoscenza e un solo male l’ignoranza.

Il tumore ovarico è una malattia subdola perché la sintomatologia si può presentare quando il tumore è ormai a uno stadio avanzato. Secondo le statistiche, infatti, è il secondo tumore più comune e quello con un alto tasso di mortalità proprio perché, nella maggior parte dei casi, viene scoperto quando è troppo tardi: solo il 50% delle donne a cui viene diagnosticato un tumore ovarico riesce a sopravvivere fino a 5 anni dopo la prima diagnosi.

Un buon alleato per la lotta contro il tumore ovarico è il test genetico Brca, come sostengono i rappresentanti di Acto Onlus (Alleanza contro il tumore ovarico), Altems (Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica) e Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna). Questo test potrebbe cambiare la storia del tumore ovarico perché è capace di identificare la mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2 e aprire, così, nuove possibilità di cura e prevenzione.

Il problema di fondo risiede nel fatto che, nonostante le raccomandazioni delle Società Scientifiche, pubblicate su Future Oncology a settembre 2016, il test genetico Brca non è ancora disponibile in tutta Italia.

L’accesso a questo test per le donne con tumore ovarico dovrebbe essere un diritto garantito in modo omogeneo in tutte le regioni italiane. Ad oggi, però, ci sono alcune regioni, come la Lombardia, in cui le raccomandazioni non sono ancora applicate e ciò porta ad una disomogeneità di trattamento.

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Medici e pazienti chiedono la disponibilità del test Brca in tutte le Regioni.

Il test è in grado di diagnosticare la mutazione del gene Brca, noto anche come “gene di Angelina Jolie”, dando così la possibilità di accedere a nuove prospettive di cura, come l’uso di PARP inibitori, e di intraprendere percorsi di prevenzione inimmaginabili fino a pochi anni fa.

Negli ultimi 20 anni, dopo l’identificazione dei geni BRCA1 e BRCA2 sono stati sviluppati percorsi di prevenzione per l’identificazione e la gestione clinica dei soggetti con alto rischio di sviluppare il cancro al seno e alle ovaie, a causa della presenza di una variante patogena in uno di questi geni.

Il test BRCA, oltre a fornire informazioni sul rischio di malattia, è diventato anche un marcatore predittivo di risposta ai farmaci nei pazienti con carcinoma ovarico, cioè per la previsione di efficacia del trattamento.

Nella lotta al tumore ovarico l’informazione è fondamentale: si stima, infatti, che il 60% delle donne italiane non lo conosca. Informazione, quindi, significa prima di tutto garantire alle donne il diritto di sapere che, anche per il tumore ovarico, esistono adeguate strategie di prevenzione. Su queste basi nasce “Io scelgo di sapere”: la campagna di informazione promossa da Acto onlus e aBRCAdaBRA onlus con il patrocinio di Fondazione AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica e SIGU – Società Italiana di Genetica Umana, oltre al supporto incondizionato di AstraZeneca.

L’informazione può cambiare la storia di molte persone: non esitare ad aprirti alla conoscenza, perché, se conosci, puoi cambiare la direzione della tua vita o quella dei tuoi familiari.

“La vita è come un soffione. Se non la vivi al momento, vola via in un attimo”.

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Silvia Bollettini

Copywriter e Digital PR

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