Tumore alla mammella, due buone notizie dalla ricerca

Non è la prima volta che affronto l’argomento del tumore alla mammella e ci ritorno volentieri perché questo tema merita molti approfondimenti.

Così ho pensato di dedicare l’articolo a due buone notizie: la prima è che, nonostante l’aumento dei casi, dai dati emerge una diminuzione della mortalità per tumore al seno; mentre la seconda è che è stata scoperta una proteina in grado di limitare la crescita della malattia e delle metastasi.

 

Diminuzione della mortalità

Il tumore alla mammella è il più frequente nel sesso femminile e in Italia i casi registrati nel 2016 sono stati circa 50.000: una donna su otto si ammala nel corso della sua vita. Donne, non dobbiamo disperarci, per fortuna arriva una notizia rassicurante: a fronte dell’aumento dei casi di tumore al seno diminuisce la mortalità.

I dati recentemente pubblicati sulla sopravvivenza per qualsiasi tipo di tumore nei Paesi europei confermano che il tumore alla mammella ha la più alta percentuale di sopravvivenza. In particolare, la mortalità sta diminuendo di circa il 2 per cento annuo, soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 50 e i 69 anni, che corrisponde al periodo in cui è richiesto lo screening mammografico.

Oggi il tumore alla mammella è una malattia dalla quale si può guarire con prospettive e qualità di vita pari alle donne che non hanno contratto la malattia.

La prevenzione è la prima arma per combattere il cancro, infatti, quando viene individuato in fase precoce, le guarigioni superano il 90 per cento.

Da leggere: nella lotta contro il tumore al seno l’unione fa la forza

 

La scoperta italiana

È una grande scoperta tutta made in Italy quella pubblicata su Nature, rivista scientifica internazionale, grazie allo studio condotto dal Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell’Università di Torino.

Si chiama p140Cap, la proteina in grado di limitare la crescita del tumore alla mammella e diminuirne la produzione di metastasi. La ricerca italiana, infatti, ha identificato il meccanismo con cui la proteina si oppone alla progressione della malattia.

Una tipologia di tumore mammario, che riguarda il 20% dei casi, è caratterizzato da un’eccessiva produzione della proteina ERBB2. Quest’ultima, definita “oncogene”, causa il tumore e agisce in tre modi: fa aumentare le cellule tumorali in modo incontrollato, sostiene la sopravvivenza delle stesse e favorisce la creazione di metastasi in altri organi.

Lo studio, con la scoperta della proteina p140Cap, ha individuato un effetto protettivo dai danni provocati dall’ERBB2, facendo aumentare la sopravvivenza delle donne affette da tumore e limitando il rischio di metastasi.

I risultati indicano che questa proteina è presente nella metà delle pazienti affette da tumore ERBB2 e costituisce un nuovo marcatore della patologia. È una scoperta importante che pone le basi per studiare nuove terapie adatte alle pazienti che non sviluppano spontaneamente la proteina oggetto della ricerca e che, quindi, sono predisposte a tumori più aggressivi.

Per approfondire: test genetici per il tumore del seno e dell’ovaio

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Silvia Bollettini

Copywriter e Digital PR

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