Prevenire la DEPRESSIONE POST PARTUM

La Depressione Post Partum è una malattia importante e pericolosa da conoscere e assolutamente da prevenire. Alcuni giorni fa, parlando col Dott. Di Prospero della salute femminile e degli enormi progressi che ci sono stati nella prevenzione, mi sono trovato di fronte ad una realtà sconcertante che mi obbliga ad usare nel titolo il verbo “Prevenire” in forma imperativa.

La probabilità che ad una donna venga diagnosticato un cancro della cervice uterina è di 6.2 ogni mille che vale a dire 1 ogni 163; in Italia si attendono circa 25.000 nuovi casi di tumore mammario all’anno.  Per la prevenzione di queste neoplasie si effettuano screening di massa con il Pap Test e le mammografie, controlli periodici e campagne d’informazione come doveroso investimento di risorse, tempo e ricerca per la donna e la collettività in cui vive. Tuttavia sebbene  la probabilità che una donna possa ammalare di Depressione nel Post Partum sia del 13% per questa patologia le condizioni di prevenzione, diagnosi e trattamento sono profondamente diverse nonostante vi sia tra depressione e suicidio una correlazione statistica del 60% (Mental Health, WHO, Fact sheet N. 130, august 1996). “ Il  tentativo di suicidio è stato pari allo 0,5%. Il rischio di tentativo di suicidio è risultato più elevato nelle donne e in generale nella fascia d’età compresa tra i 35 e i 49 anni. (ESEMeD: secondo il rapporto in Italia  ISS 07/03/2008).

Ne risulta che il rischio di mortalità per depressione è correttamente paragonabile a quello per le patologie tumorali femminili più note, anche alla sua prevenzione deve essere data la stessa di importanza iniziando da una corretta e diffusa informazione.

La DPP ( Depressione Post Partum ) va distinta dal Maternity Blues che è molto frequente e colpisce il 70-80% delle puerpere con sensazioni di tristezza, facilità al al pianto e sentimenti di inadeguatezza che si risolvono spontaneamente in pochi giorni. La DPP va anche distinta dalla Psicosi Puerperale che è una patologia diversa, più grave e rara che colpisce meno di una donna su mille.

La DPP interessa il 13% delle donne, insorge nei tre mesi successivi al parto e non si distingue da un episodio depressivo che può verificarsi in altri momenti della vita eccetto che per il frequente riscontro della preoccupazione delle mamme circa la loro capacità di prendersi cura del figlio. In una percentuale rilevante di casi, il decorso tende a cronicizzare con episodi ricorrenti negli anni successivi, alcuni guariscono spontaneamente in tre  o sei mesi ma una minoranza può anche concludersi col suicidio. Un aspetto rilevante che va messo in luce riguarda la salute del bambino che è sempre coinvolta durante l’episodio depressivo della madre: è dimostrato che la DPP incide sulle sfavorevolmente sulle relazioni di attaccamento del neonato, sul suo sviluppo futuro e sulla successiva creazione dell’autostima.  

E’ evidente che questo elemento aumenti ancora di più l’importanza dell’intervento precoce, ma non è l’ultimo dato che esiste anche una correlazione positiva tra disagio della coppia e depressione con un aumento dei casi di separazione durante o successivamente ad episodi depressivi. Ne deduciamo che non solo la DPP è una malattia che coinvolge tutta la persona ma interessa i suoi rapporti affettivi più importanti deformandoli negativamente.

Attualmente è possibile ridurre tutto questo di molto  o anche evitarlo.

In Italia Sono si stanno svolgendo studi multicentrici che stanno mettendo a punto metodiche idonee a identificare i precursori di un episodio depressivo del post partum già dagli ultimi mesi di gravidanza e soprattutto nel primo mese di puerperio. In molti Paesi del mondo si stanno svolgendo ricerche dello stesso tipo dalle quali emergono dei fattori comuni di rischio che sono stati identificati recentemente dal British Medical Journal in:

          Un  Precedente psicopatologico incluso un episodio di DPP

          Carenza di un adeguato supporto sociale e famigliare

          Relazione problematica o scarsa con il marito

          Eventi di vita sfavorevoli accaduti di recente ( Lutti  separazioni incidenti o altro ).

Oltre all’identificazione di queste caratteristiche la ricerca ha prodotto anche strumenti d’indagine efficaci e facili da somministrare. Si tratta di semplici questionari che si compilano in pochi minuti che possono essere ripetuti nel tempo. Con pochissimo tempo si può ottenere un quadro della situazione che permette un orientamento diagnostico consentendo un eventuale intervento precoce. Circa la terapia riporto testualmente le parole del British Medical Journal:

Aims of intervention: to improve symptoms, quality of life, mother-infant interaction, with minimal adverse effects on the mother and child”

Lo scopo dell’intervento è migliorare i sintomi. La qualità della vita la relazione madre-bambino con con  minimi effetti collaterali o avversi su madre e bambino

In questo senso è stato recentemente dimostrato che tra le oltre cinquecento psicoterapie riconosciute al mondo, due posseggono per la depressione lieve o moderata un’efficacia pari al farmaco, si tratta della Psicoterapia Cognitivo Comportamentale e della Psicoterapia Interpersonale. E’ intuitivo che all’inizio una patologia possa essere più lieve che nel suo proseguire e che affrontandola precocemente la psicoterapia adeguata possa controllarla efficacemente. Ciò non esclude l’intervento farmacologico che può essere a volte comunque necessario, ma certamente ne ridimensiona il ruolo in un panorama più ampio. Inoltre va sottolineato che studi recenti appaiono supportare la sicurezza di diversi antidepressivi serotoninergici che sembrano privi di effetti collaterali sul feto dopo il primo trimestre di gravidanza di bambini seguiti per i sei anni successivi alla nascita. Dato che si è trattato di situazioni eccezionali i casi sono ancora pochi ma i risultati appaiono confortanti, tuttavia la psicoterapia almeno durante la gravidanza permane la prima scelta di trattamento per gli scopi dell’intervento che ci siamo prefissati.

In Italia sono presenti ancora pochi centri che si interessano specificamente di DPP  per cui vi indichiamo A chi rivolgersi:

“Se soffrite di depressione post partum, potete chiamare la Fondazione Idea (a Milano 02654126, a Roma 06485583): potrà fornirvi l’indirizzo di un centro pubblico specializzato nella vostra regione. Come quelli dell’ospedale San Martino di Genova (tel. 0105552744); dell’ospedale Sacco di Milano (0239042904); il centro per lo studio e la cura della depressione nella donna della clinica Macedonio Melloni (0263633313); quello dell’Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona (3472944994) o della Asl 8 di Civitanova Marche (073382312). Tra i servizi più noti, anche l’ambulatorio della clinica psichiatrica dell’università di Pisa (050992626) e quello della clinica di psichiatria della II università di Napoli (0815666514). Oppure cercate sul sito www.ministerosalute.it il centro di salute mentale più vicino a voi. Dalla homepage cliccare la voce infos@lute.”

Estratto da http://www.sosinfanzia.org/2005/scientifico/post_partum.asp

 

Concludo sottolineando l’importanza della prevenzione e della sua attuazione attraverso l’informazione che diventa così un vero e proprio strumento terapeutico.

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Dott. Ubaldo Sagripanti

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