Volete sapere perché il tempo vola quando stiamo bene?

Gli eventi piacevoli stimolano la produzione di dopamina nel cervello.

Alice: “Per quanto tempo è per sempre?”
Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”.
(Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carrol)

Il tempo, come lo spazio, è una delle dimensioni fondamentali delle nostre esperienze, tuttavia, la nostra percezione varia a seconda delle circostanze. E la scienza ha indagato sulle possibili spiegazioni di questo fenomeno.

I ricercatori hanno scoperto che l’attività cerebrale è influenzata dal livello di attenzione che si presta ad un argomento. Si tratta di un meccanismo già noto: concentrarsi sul passare del tempo, come inevitabilmente accade quando ci annoiamo, fa davvero sembrare più lente le lancette dell’orologio.

Ma vi siete mai chiesti il perché?

In uno studio pubblicato su Science, i ricercatori del Centro Champalimaud di Lisbona hanno individuato il meccanismo biologico che fa accelerare o rallentare il nostro orologio interno: alla base di tutto ci sarebbe la dopamina, un neurotrasmettitore associato alle sensazioni di piacere e coinvolto nella ricompensa.

Nello specifico, i neuroni che rilasciano questa sostanza chimica si trovano in una struttura profonda del cervello che, se danneggiata, altera la percezione del tempo.

Gli eventi piacevoli stimolano la produzione di dopamina nel cervello, di conseguenza il nostro orologio interno accelera, facendoci percepire più breve il tempo trascorso.

Dunque esiste un meccanismo mentale che distrae il cervello dalle lancette dell’orologio.

Quando viceversa la produzione di dopamina è bassa, come in situazioni tristi o noiose, il tempo ci sembra trascorrere più lento, pensiamo al cliché dei giovani innamorati che quando stanno insieme non si accorgono del tempo che passa.

 

Un articolo su Scientific American spiega cosa ha scoperto un gruppo di psicologi sul perché, a volte, il tempo sembra volare.

Ci sono diverse teorie che cercano di spiegare il motivo per cui la nostra percezione del tempo accelera quando si invecchia. Una di queste è la ricerca pubblicata sul giornale scientifico Plos One secondo la quale l’effetto “viaggio di ritorno” esiste davvero.

 

Il viaggio di ritorno spesso sembra più corto del viaggio di andata, anche quando la distanza e il tempo effettivo sono identici.

Tutto ciò dipende dal fatto che quando siamo davanti a fenomeni non familiari ci concentriamo e, quindi, il tempo sembra scorrere più lentamente. Al contrario, davanti a fenomeni che conosciamo bene la mente è più rilassata e il tempo sembra scorrere più in fretta.

Questa spiegazione aiuta, in parte, anche a capire perché il tempo sembra scorrere più in fretta mano a mano che invecchiamo. Con l’età il numero di esperienze nuove che ci troviamo ad affrontare diminuiscono, dando l’impressione che tutto sia familiare e che il tempo stia trascorrendo più velocemente.

In fin dei conti queste ricerche dimostrano come la percezione del tempo sia un’esperienza soggettiva che cambia a seconda delle emozioni, il vero motore della nostra vita.

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Silvia Bollettini

Copywriter e Digital PR

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