Un nuovo esame del sangue localizza dove si sviluppa il tumore

Il nuovo esame del sangue elimina la necessità di fare la biopsia del tessuto.

Niente più bisturi o biopsie: in futuro i tumori si potranno individuare con un nuovo esame del sangue.

I ricercatori dell’Università della California di San Diego, negli Stati Uniti, hanno sviluppato un esame del sangue che potrebbe rilevare il cancro e individuare in quale parte del corpo sia localizzato.

 

La ricerca

Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori e coordinato dall’esperto di bioingegneria Kun Zhang, potrebbe fornire un modo per diagnosticare il cancro nella fase iniziale con un semplice esame del sangue, senza ricorrere quindi a screening invasivi come le biopsie.

La rivoluzione dello studio, pubblicato il 6 marzo 2017 su Nature Genetics sta nel fatto che la ricerca è riuscita ad individuare, non solo il modo di diagnosticare il cancro con l’analisi di campioni di sangue, ma anche quale tessuto è colpito.

 

La scoperta

Ecco il fenomeno su cui si basa la scoperta: le cellule tumorali crescendo, portano alla morte di alcune cellule sane, che rilasciano il loro Dna nel flusso sanguigno. Dato che il materiale genetico di tali cellule morte presenta caratteristiche strutturali diverse, a seconda del tessuto di provenienza, è possibile in tal modo identificare con precisione la zona colpita dal tumore.

Il nuovo esame del sangue potrebbe eliminare in futuro la necessità di diagnosi basate sulla biopsia tradizionale, o asportazione chirurgica del tessuto.

 

Fino ad oggi i medici si sono affidati alle biopsie liquide per rilevare nel sangue dei pazienti oncologici le tracce del Dna rilasciate dalle cellule tumorali, tuttavia non sono in grado di fornire informazioni precise su dove sia localizzato il tumore.

Come spesso avviene, anche questa scoperta è stata del tutto casuale, pertanto l’autore dello studio confessa:

“Stavamo portando avanti l’approccio convenzionale ed eravamo solo in cerca di segnali provenienti da cellule tumorali. Ma in questo modo abbiamo individuato anche segnali provenienti da altre cellule. Ci siamo così resi conto che se integriamo entrambe le serie di segnali possiamo determinare la presenza di un tumore e il posto in cui sta crescendo”.

 

Per sviluppare l’ipotesi, la squadra di ricercatori ha creato una banca dati delle varie configurazioni del Dna in 10 diversi tessuti sani (fegato, intestino, colon, polmone, cervello, rene, pancreas, milza, stomaco e sangue). Gli studiosi hanno anche analizzato campioni tumorali e di sangue provenienti da pazienti oncologici in modo di comporre un database di marcatori genetici per ogni specifico tumore.

Questa è un’ottima base dalla quale partire, ma per portare la ricerca a livello clinico il metodo del nuovo esame del sangue dovrà essere affinato ulteriormente, nonché sostenuto dagli oncologi.

Per approfondire: Tumore ovarico, garantire alle donne il diritto di sapere

 

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Silvia Bollettini

Copywriter e Digital PR

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