Nuove strategie di prevenzione contro l’HPV ed il carcinoma cervicale: la vaccinazione

Il carcinoma cervicale è il primo cancro ad essere riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come totalmente riconducibile a un’infezione. L’ipotesi di una correlazione tra infezione genitale da Papillomavirus umano (HPV)e neoplasia cervicale è stata formulata per la prima volta agli inizi degli anni ‘80 dal virologo tedesco Harold zun Hausen e successivamente confermata da numerosi Autori nel corso degli anni successivi. Grazie all’introduzione di tecniche di biologia molecolare si è dimostrata la presenza dell’HPV-DNA nella quasi totalità dei carcinomi della portio. Pertanto, al momento attuale, l’HPV si configura come uno degli agenti più importanti nella cancerogenesi umana: il rischio relativo di sviluppare il carcinoma della portio nelle portatrici di HPV ad alto rischio è superiore a quello conosciuto per l’interazione tra fumo di sigaretta e cancro del polmone. A cura di: Dott. Eugenio Fusco*, Dott. Francesco Padula**, Dott.ssa Emanuela Mancini** *U.O. Ginecologia Ospedale Urbino, **Clinica Ginecologica Università La Sapienza, Roma

A tutt’oggi sono stati identificati più di 100 genotipi di HPV che infettano l’uomo e, tra questi, circa un terzo è associato a patologie del tratto anogenitale, sia benigne che maligne. E’ infatti ben noto il coinvolgimento dell’HPV nella genesi del carcinoma della vagina, vulva, ano, pene, scroto, uretra, ma recenti acquisizioni sottolineano un suo ruolo causale anche in neoplasie di distretti anatomici non ginecologici quali, la cavità orale e il tratto digestivo superiore.

I diversi tipi di HPV vengono distinti in basso ed alto rischio di trasformazione neoplastica. Tale differenziazione si basa sul fatto che la capacità trasformante del virus è limitata all’infezione persistente dei sottotipi ad alto rischio che sono in grado di integrare il proprio genoma in quello della cellula ospite e interagire con i delicati meccanismi della replicazione cellulare.

I genotipi virali ad alto rischio più frequentemente implicati nel carcinoma cervicale, fino al 70% dei casi, sono il 16 (50%) e il 18 (20%), i restanti ceppi (31,33,35,39,45,51,52,56,58,59,68,73,82…)  sono coinvolti nel rimanente 30% delle neoplasie.

L’infezione da HPV è molto frequente nella popolazione femminile; si stima che oltre il 75% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita, con un picco massimo poco prima dei 25 anni di età. La maggior parte delle infezioni è però transitoria poiché il virus viene eliminato dal sistema immunitario entro i 12-24 mesi. Nella restante parte dei casi invece, la persistenza virale evolve verso lesioni displastiche fino al cervicocarcinoma, attraverso un processo a step successivi che, per compiersi, può richiedere diversi anni. Ciò spiega perché l’incidenza del carcinoma della cervice aumenta dalla quarta decade di vita e non è frequente nelle donne più giovani, tra le quali invece l’infezione da HPV ha una prevalenza elevata. Esistono inoltre una serie di cofattori che influenzano la storia naturale dell’infezione virale portando ad un aumento del rischio di sviluppare lesioni displastiche nelle donne HPV positive. Tra i più studiati: la contemporanea infezione con altri agenti sessualmente trasmessi (Chlamydia t, Neisseria g, HSV), il fumo di sigaretta, l’uso prolungato di contraccettivi orali (> di 5 anni), l’elevato numero di gravidanze (> di 7) e infine anche condizioni di ipovitaminosi.

Nonostante le conoscenze acquisite nel corso degli anni sulla storia naturale del cervicocarcinoma e le possibilità di prevenzione della neoplasia, basata su programmi di screening (pap-test) che consentono di identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano in neoplasia, ogni anno in Italia si registrano circa 3500 nuovi casi e oltre 1500 decessi. Senza contare che dei 500.000 novi casi /anno nel mondo, l’80% si verifica nei paesi in via di sviluppo.

Pertanto nel tentativo di ridurre l’incidenza dell’infezione virale e conseguentemente anche l’incidenza della neoplasia cervicale, negli ultimi anni è stata proposta una strategia di prevenzione primaria attraverso la realizzazione di un vaccino anti HPV.

Sono stati infatti messi a punto due prodotti: un vaccino bivalente per HPV 16 e 18 e un vaccino tetravalente per HPV 6, 11, 16 e 18. Entrambi i vaccini vengono somministrati in 3 dosi (a 0, 1 e 6 mesi e 0, 2, e 6 mesi rispettivamente).  

Il 20 settembre 2006 l’Agenzia Europea dei Medicinali ha autorizzato l’ immissione  in commercio del preparato tetravalente. Il vaccino tetravalente è formato da particelle proteiche del capside virale assemblate in laboratorio a formare una struttura priva di DNA virale, ma che conserva l’immunogenicità e quindi la capacità di provocare una valida risposta del sistema immunitario. Naturalmente le virus like particles (VLPs) non sono infettive o oncogene  in quanto non contengono il DNA virale.

Lo sviluppo clinico del vaccino ha coinvolto ben 33 paesi del mondo, tra cui l’Italia, con un campione totale di oltre 20.000 donne. I risultati dello studio condotto prima sugli animali e poi sull’uomo ha evidenziato la sicurezza, l’innocuità e la efficacia clinica del vaccino. Le donne vaccinate rispetto alle non trattate hanno mostrato una riduzione delle lesioni displastiche di oltre il 90%.

La disponibilità futura di questi vaccini costituisce certamente una grande opportunità di prevenzione. Restano tuttavia alcuni aspetti da precisare: l’eventuale necessità di richiami; l’identificazione di un gruppo a rischio, in termini di età e sesso dei soggetti cui offrire la vaccinazione; i costi; l’impatto sui programmi di screening. Va infatti precisato che, poiché la vaccinazione non previene il 100% delle infezioni da HPV, sarà necessario proseguire con le attività di screening organizzato mediante pap-test.

 Inoltre considerando l’ampia diffusione dell’HPV nella popolazione non è così facile identificare una categoria a rischio da proporre come target della vaccinazione. Infatti la vaccinazione prima dell’inizio dei rapporti sessuali è particolarmente vantaggiosa perché induce un’efficace protezione prima di un eventuale contagio con l’HPV; del resto, la bassissima probabilità che una giovane donna sia già stata esposta a tutti e 4 i tipi di virus contenuti nel vaccino tetravalente, ne suggerisce l’uso anche nelle donne più giovani. Anche l’estensione della vaccinazione al partner maschile potrebbe portare benefici sia diretti (riduzione cancro scroto, pene, uretra), sia indiretti diminuendo la possibilità di trasmissione dell’infezione alle donne.

Infine non va sottovalutato il costo di un tale piano vaccinale sia a livello nazionale che internazionale e soprattutto nei  paesi in via di sviluppo, nei quali il cancro della cervice rappresenta ancora oggi, per l’elevata incidenza, un importante problema sanitario.

The following two tabs change content below.
Avatar

Dott. Eugenio Fusco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.