Nella lotta contro il tumore al seno l’unione fa la forza

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Unite per vincere. La lotta contro il tumore si combatte con la rete sociale.

Ammalarsi di cancro è un evento traumatico che investe la persona nella sua totalità: bisogna considerare non solo la sfera fisica ma anche quella psicologica, i valori e i rapporti interpersonali.

E una nuova ricerca pone l’accento proprio sulla rete personale, sostenendo che le donne socialmente integrate hanno una maggiore sopravvivenza nella lotta contro il tumore. 

Curare l’anima per curare il corpo

Non si può pensare di intraprendere la lotta contro il tumore eliminandolo solo dal corpo ma è necessario rimuoverlo dalla mente, poiché la malattia viene elaborata a lungo nel pensiero ed è lì che bisogna scardinarla.

In uno studio pubblicato sulla rivista American Cancer Society è emerso che le donne colpite da tumore al seno socialmente integrate, quindi circondate da legami sociali forti (coniugi, amicizie e familiari), hanno dimostrato di avere un tasso più basso di mortalità e recidive della malattia, rispetto alle donne socialmente isolate.

I risultati della ricerca, infatti, mostrano l’influenza benefica dei legami sociali sulle donne malate di cancro, in particolare quello alla mammella. Lo studio, finanziato dal National Cancer Institute, ha incluso quasi 10.000 donne con diagnosi di carcinoma mammario invasivo, comprese dal 1° al 4° stadio e iscritte al progetto After Breast Cancer Pooling.

Un’altra ricerca pubblicata su Science Daily conferma che la qualità delle relazioni personali di ogni individuo riveste un ruolo importante, tanto quanto le dimensioni della sua rete sociale, nel predire la vittoria contro la malattia.

Una buona pratica, quindi, potrebbe essere quella di condurre una vita ricca di relazioni sociali, naturalmente positive, per affrontare meglio la patologia e combattere tutte le difficoltà che ne conseguono.

Per approfondire: test genetici per il tumore del seno e dell’ovaio

 

Quali sono i programmi di screening per il tumore al seno?

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Prevenzione tumori femminili

Attualmente la mammografia è il metodo più efficace per la diagnosi precoce. Il Ministero della Salute suggerisce di eseguire una mammografia ogni 2 anni, dai 50 ai 69 anni di età, ma la cadenza può variare, a discrezione del medico, sulla base della storia personale di ogni donna. Ad esempio, le donne con familiarità genetica, oppure con un tessuto mammario più denso possono cominciare ad effettuare gli screening verso i 40-45 anni.

In realtà, dai risultati dell’Osservatorio nazionale screening – Rapporto 2016, relativo al 2014 e al 2015, emerge una nota dolente: a fronte dei quasi 13 milioni di utenti invitati a sottoporsi a uno screening per la diagnosi precoce di un tumore al seno, al colon-retto o alla cervice uterina, i test effettuati sono poco meno di sei milioni. Questo vuol dire che, per vari motivi, oltre la metà degli italiani invitati non ha sfruttato l’occasione di sottoporsi gratuitamente a screening.

Un breve video realizzato dall’AIRC  Associazione italiana per la ricerca sul cancro illustra bene la panoramica sulla prevenzione.

 

Vincere il tumore con la medicina centrata sulla persona

La Fondazione dell’Istituto Europeo di Oncologia ha lanciato una campagna di raccolta fondi che durerà fino al 28 gennaio a sostegno del primo Women’s Cancer Center in Italia. Un centro multidisciplinare e multifunzionale a misura di donna, in grado di farsi carico del prima, durante e dopo il cancro.

L’obiettivo prima di tutto è di integrare la ricerca clinica in Senologia e Ginecologia insieme agli studi genetici, per proporre a ogni donna la cura più efficace e rispettosa della sua identità. Ma significa anche andare oltre la terapia oncologica, per restituire alla donna una normale quotidianità nella vita affettiva, sessuale e lavorativa, sconvolta dalla diagnosi di cancro.

Il Centro ha uno spazio dedicato all’interno dell’ospedale per fare in modo che ogni donna possa trovare in un’unica area i servizi necessari per tutte le sue esigenze: senologi, ginecologi, oncologi, radiologi, radioterapisti, chirurghi plastici, genetisti, nutrizionisti, psicologi, sessuologi ed endocrinologi.

Il Women’s Cancer Center è un’applicazione della Medicina della Persona: un nuovo concetto di medicina che allarga la prospettiva dall’organo malato, alla persona nella sua integrità.

“Perché quando si ammala una donna, perno solido di un sistema complesso di affetti e relazioni, si ammala tutto il mondo intorno a lei e quando è lei ad avere bisogno di un punto fermo a cui appoggiarsi, è nostro compito offrirglielo”.

 

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Silvia Bollettini

Copywriter e Digital PR

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