Menopausa Precoce e Infertilità: la Psicologia del figlio mancante.

L’Insufficienza Ovarica Prematura (POF) chiamata talvolta anche Menopausa Precoce, comporta la

Francesca nicotiati

Dott.ssa Francesca Nicotiati. Psicologa Psicoterapeuta

cessazione della normale funzione ovarica prima dei 40 anni, causando infertilità, sintomi della menopausa (mancanza delle mestruazioni, caldane, insonnia….) e problemi di salute generali. Sebbene siano disponibili molti studi sulla fisiopatologia della POF, ci sono pochissime ricerche sulla risposta psicologica a questo disturbo.

Nella letteratura esistente è ben documentato come l’incapacità delle donne di riprodurre crei una perdita profonda, influenzando la loro autostima e le loro relazioni con gli altri. Di solito le donne scoprono di non essere fertili solo dopo diversi tentativi di concepire.

Ciò causa una profonda sofferenza e può rappresentare, talvolta, uno dei momenti più difficili nella vita di una donna.

Scoprendo di non poter avere figli, infatti, non si perde solo la propria capacità generativa, ma si scopre di dover rinunciare a quel figlio immaginario, che esiste in maniera inconsapevole nelle fantasie inconsce. In questo senso la scoperta della propria infertilità si costituisce come un vero e proprio lutto, perchè è la perdita concreta di un bambino, ancora non nato, ma ben presente dentro ciascuno di noi.

La maggior parte degli individui dà per scontata la possibilità di riprodursi, anche perché è una condizione insita nella natura umana. Questo è uno dei motivi per cui le donne reagiscono con incredulità alla diagnosi di infertilità in generale ed ancor più quando connessa ad una condizione di Menopausa Precoce – Insufficienza Ovarica Prematura..

Dopo la fase dello shock, la perdita della generatività, considerata fino a quel momento una caratteristica data per scontata, insita nel proprio corpo come un dato di fatto, scatena rabbia, sensazioni di perdita, sensi di colpa e quasi un senso di violazione, di ingiustizia, oltre che un disagio sociale e un senso di vergogna. Si vive una sensazione di perdita di controllo nei confronti del proprio corpo, che viene vissuto come malato, ferito, mancante in qualcosa, creando delle ferite nell’immagine di sè, che viene danneggiata.

Se è vero che confidarsi è una scelta che aiuta a liberarsi almeno momentaneamente da un peso, è altrettanto vero che, nel tempo, può comportare il rischio di non riuscire a mettere un limite a tutte le domande che le persone possono fare. Questo è uno dei motivi per cui le donne preferiscono mantenere la riservatezza. La difficoltà di parlare liberamente dell’infertilità, il malessere associato all’invidia, la rabbia, la vergogna provata verso chi è vicino e non può capire perché non vive la stessa esperienza e lo stesso dolore, sono situazioni che mettono la donna, ed eventualmente la coppia, nella condizione di chiudersi in se stessa per limitare la sofferenza. La condizione di Insufficienza Ovarica Menopausa Precoce e la perdita riproduttiva può, dunque, attivare comportamenti di fuga dalle relazioni e, nei casi più gravi, provocare l’isolamento familiare e sociale. Questi atteggiamenti, seppur comprensibili, con il tempo possono suscitare vissuti di solitudine.

Inoltre, la scoperta di avere un problema di concepimento, ma anche la scelta di affidarsi alla medicina, iniziando un percorso di Riproduzione Medica Assistita (PMA), sono eventi che suscitano ansia e stress. L’ansia compare quando le donne o le coppie attendono gli esiti degli esami o dei trattamenti: com’è risaputo l’attesa genera un vissuto di impotenza per la paura di scoprire un problema che impedisce la realizzazione di un progetto personale e/o condiviso.

Il confronto con il fallimento e il rischio di non realizzare il desiderio di genitorialità possono portare alla comparsa di una depressione reattiva o a negare l’esistenza stessa del problema. Nel primo caso, la donna o la coppia soffre sia per la perdita dell’illusione di diventare genitori, sia per il senso di privazione provato per un figlio che è stato solo desiderato e immaginato; nel secondo, la coppia è concentrata solo sulla ricerca del figlio e continua a sottoporsi ai trattamenti, anche quando le probabilità di successo sono nulle.

I dati della letteratura dicono che parlare del problema con persone competenti riduce gli effetti collaterali; al  clinico la donna dovrebbe ricevere tutte le informazioni necessarie sul significato, sviluppo, esiti e decorso della malattia, ma anche avere l’offerta di possibili soluzioni e alternative.

Perchè rivolgersi allo Psicologo-Psicoterapeuta? Dopo l’iniziale reazione di shock la donna si trova di fronte ad un processo decisionale molto importante. La prima decisione riguarda la scelta di proseguire o meno nel cammino verso la ricerca di un figlio, la seconda decisione riguarda la strada da percorrere, quella della Riproduzione Medicalmente Assistita, o eventualmente, se c’è una coppia, dell’adozione.

In una prima fase lo psicologo può aiutare la donna ad elaborare la sofferenza iniziale e i conflitti legati alla diagnosi di infertilità, accompagnandola nella scelta da intraprendere. La diagnosi di infertilità, infatti, comporta una revisione dell’immagine di sé, e il bisogno di rivalorizzare la propria femminilità. Significa rivedere il proprio progetto immaginario di famiglia e rivolgere la propria generatività a un altro ambito, oltre la genitorialità. Riattivare e rivitalizzare le risorse presenti e ristrutturare l’immagine di sé, oltre le proprie potenzialità generative. E’ un passaggio fondamentale che qualsiasi donna dovrà affrontare prima di decidere se proseguire nel desiderio di diventare madre.

In una seconda fase lo psicologo può supportare la persona, qualora quest’ultima decida di intraprendere un percorso medico, aiutandola ad elaborare emozioni negative intense che il percorso stesso comporta, come ansia, senso di colpa, stess e depressione. Ciò, riduce il rischio di ricadute o di rinuncia, aiuta la donna o la coppia a recuperare uno stato di maggior benessere, porta a migliori risultati, aiuta la coppia elaborare i propri conflitti, a trovare nuove possibilità di dialogo, a ristrutturare la propria immagine di sé e a rivolgersi a un altro tipo di generatività.

Può essere utile appartenere a gruppi di supporto? Può essere d’aiuto per dare, ricevere e condividere informazioni, ma è difficile trovare gruppi “ideali” per l’eterogeneità delle persone che sono colpite da questa patologia. Gruppi di supporto non condotti da esperti potrebbero trasmettere paure, ansie ed esperienze negative non filtrate.

Raccomandazioni finali

  1. parlane con un professionista esperto della materia
  2. cercare supporto psicologico ti aiuterà a “realizzare” il tuo progetto
  3. parla subito delle tue ansie e non perdere tempo perché il problema peggiora.

Bibliografia

Visigalli R. (2015), Desiderare un figlio. Milano: Franco Angeli.

Groff A.A., Covington S.N., Sharon N., Halverson L.R., Fitzgerald O.R., Vanderhoof V., Calis K., Nelson L.M. (2005), “Assessing the emotional needs of women with spontaneous premature ovarian failure”, in Fertility and Sterility, 83(6):1734-41.

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Francesca Nicotiati

Francesca Nicotiati

La Dott.ssa Francesca Nicotiati è Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Interessi: sostegno alla genitorialità ed alle problematiche connesse alla sterilità. Riceve a Civitanova Marche (MC). Per prenotazioni tel.: +393922835878.
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