Maternità surrogata: la recente sentenza della Corte Europea

 maternita-surrogataLa maternità surrogata è un fenomeno in costante aumento tra le coppie italiane che non riescono ad avere figli. Quest’ultime si rivolgono, così, all’estero alla ricerca del cosiddetto “utero in affitto” per aggirare le leggi nazionali.

La Corte di Strasburgo ha recentemente bocciato il ricorso di una coppia italiana, per mancanza di legame biologico con il bambino nato da madre russa.

 

Che cos’è la maternità surrogata

La maternità surrogata permette ad una coppia eterosessuale o omosessuale che non riesce a procreare, di diventare genitori, servendosi di una donna che accetta di affrontare gestazione e parto per conto loro.

La fecondazione può essere effettuata con seme e ovuli sia della coppia sterile, sia di donatori e donatrici, attraverso il concepimento in vitro. Il percorso è complesso e, di solito, facendo riferimento ad agenzie e cliniche specializzate, si seguono tre fasi principali:

  1. Contatto della madre surrogata;
  2. Fecondazione in vitro dell’ovulo con impianto dell’embrione nell’utero della portatrice e assistenza per tutta la gravidanza;
  3. In prossimità del parto, si avviano le procedure legali per il riconoscimento formale dei genitori biologici.

Poiché in Italia la maternità surrogata è illecita, molte coppie si rivolgono all’estero per coronare il sogno di diventare genitori.

Questa pratica è lecita a pagamento in alcuni paesi (Russia, Armenia, Bielorussia, Georgia, Ucraina, India, Stati Uniti, Sudafrica, Thailandia), mentre in altri è gratuita (Belgio, Danimarca, Grecia, Olanda, UK, Ungheria, Australia, Canada, Israele).

Al rientro in Italia, però, il Tribunale dei Minorenni può sollevare dei problemi per il  riconoscimento del bambino.

Da leggere: scambio di embrioni e diritto di maternità

 

La storia della coppia italiana

Il caso “Paradiso-Campanelli contro Italia” riguarda una coppia italiana residente in provincia di Campobasso che si è recata in Russia nel 2011 per una maternità surrogata. Attraverso un’agenzia privata, la coppia aveva ottenuto un bambino da una “madre surrogata”, senza però avere alcun legame biologico.

Grazie alla legge russa, la coppia ha potuto registrare il bambino come figlio proprio ma, al rientro in Italia, il Tribunale dei Minorenni si è rifiutato di riconoscerlo come tale. In pratica, dopo avere appurato l’assenza di un legame biologico con gli aspiranti genitori, il Tribunale italiano ha disposto che il bambino venisse sottratto alla cura dei ricorrenti, affidandolo poi in adozione ad un’altra famiglia.

La coppia italiana si è successivamente rivolta alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per ottenere l’annullamento della sentenza del tribunale italiano. A tal proposito, nel gennaio 2015 la Corte si era pronunciata a favore della coppia, poiché l’allontanamento del bambino dagli aspiranti genitori non era stato dimostrato necessario dal tribunale italiano.

Una nuova sentenza, però, ribalta la precedente emessa dalla stessa Corte di Strasburgo e afferma che la magistratura italiana aveva agito nel superiore interesse del bambino, ponendo di fatto un freno alla pratica della maternità surrogata.

Se le autorità italiane avessero accettato di lasciare il bambino con la coppia, dandogli la possibilità di divenirne i genitori adottivi, questo sarebbe equivalso a legalizzare una situazione creata dalla coppia in violazione di importanti leggi nazionali”, tra cui quella che regola le adozioni.

Una coppia non può riconoscere un figlio, se è stato generato da una madre surrogata e senza alcun legame biologico con i due aspiranti genitori.

Per fare chiarezza, la Corte di Strasburgo ritiene legittimo “il desiderio delle autorità italiane di riaffermare l’esclusivo diritto dello Stato di riconoscere una relazione genitori-figli, solo in presenza di un legame genetico o di un’adozione legale”.

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Silvia Bollettini

Copywriter e Digital PR

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