MALATTIA E CASTIGO – marzo 2008

Entrò nel mio studio ed una volta seduta esordì dicendo in lacrime: <<perchè a me?>>, << cosa ho fatto di male?>>. Vidi in quella donna molto più di una malattia grave, vidi la mortificazione profonda di chi è stato oggetto di un castigo, di una condanna comminata da qualcuno che forse io potevo conoscere. Non mi si chiedeva la ragione biologica del male ma la fonte dell’ingiustizia che si compiva nei suoi confronti; una ingiusta privazione della propria autonomia, della propria bellezza e forse anche della vita stessa.

 

Mi sentii impreparato ed attesi un attimo prima di rispondere, poi cercai di fargli capire che non era colpevole di nulla e che la malattia non era affatto una punizione o l’espressione di una volontà soprannaturale. Sono passati molti anni da quel giorno ed ancora oggi mi capita di riflettere sul significato della malattia nella nostra vita.

Purtroppo ho constatato che nella nostra cultura la percezione della malattia come castigo è purtroppo molto ben radicata. Certamente la componente religiosa ha una grande importanza: già nella Bibbia il castigo arriva a rappresentare la malattia come suo strumento quando nel  quarto capitolo dell’Esodo, Davide dovendo scegliere per se stesso una punizione tra la carestia, la sconfitta in guerra e la peste, scelse quest’ultima che evidentemente gli appariva il male minore.

Un castigo che nella storia dell’uomo è stato frequentemente interpretato anche come punizione divina  per responsabilità collettive come talvolta avvenne nel corso di grandi epidemie infettive e che anche nell’Europa positivista di fine Ottocento non venne meno nell’accostamento di malattie come la Sifilide e Tisi al peccato.

Nella mia professione di medico questa “valenza aggiuntiva” della malattia gioca un ruolo estremamente negativo perchè, se presente, crea nel paziente sfiducia verso le terapie e soprattutto verso le proprie capacità di recupero inducendo talvolta allo sviluppo di atteggiamenti depressivi oppure mistici o magici ben lontani dalla realtà biologica del problema.

La percezione di essere stati puniti determina anche paura di mostrarsi malati e l’allontanamento da chi invece potrebbe fornire sostegno in un vortice di esperienze negative che possono portare anche alla perdita di una comunicazione efficace con il medico e l’ambiente circostante.

Ma il malato può sentirsi “colpevole” anche in conseguenza di nostri atteggiamenti anche involontari e quindi è estremamente importante sviluppare una particolare sensibilità verso questo tipo di problema forse troppo spesso dimenticato o comunque trascurato.

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Dott. Filiberto Di Prospero
Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Endocrinologia e Metabolismo. Direttore dell’Unità di Endocrinologia Ginecologica presso l’Ospedale Santa Lucia di Civitanova Marche 62012. Visita a Civitanova Marche (Macerata), Milano e Roma. Prenotazioni tel. +39 337 634491 Numero Verde (rete fissa) 800131014
Dott. Filiberto Di Prospero

Dott. Filiberto Di Prospero

Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Endocrinologia e Metabolismo. Direttore dell’Unità di Endocrinologia Ginecologica presso l’Ospedale Santa Lucia di Civitanova Marche 62012. Visita a Civitanova Marche (Macerata), Milano e Roma. Prenotazioni tel. +39 337 634491 Numero Verde (rete fissa) 800131014 

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