Legge PROCREAZIONE MEDICA ASSISTITA 40/2004: riflessioni

Il 10 marzo 2004 è stata approvata definitivamente la Legge 40/2004 che regolamenta in Italia la Procreazione Medicalmente Assistita. Bisognerà attendere ora tre mesi per avere atti di emanazione dalle Regioni che regoleranno i requisiti tecnico-scientifici ed organizzativi delle strutture, le caratteristiche del personale delle stesse,i criteri per la determinazione della durata delle autorizzazioni e dei casi di revoca delle stesse ed i criteri per lo svolgimento dei controlli sulle suddette strutture. Sempre nei prossimi tre mesi il Ministero della Salute, avvalendosi della collaborazione di una Commissione di esperti, definirà linee guida contenenti l’indicazione delle procedure e delle tecniche di PROCREAZIONE MEDICA ASSISTITA (PMA) che saranno vincolanti per tutte le strutture autorizzate.

Negli ultimi mesi, nel nostro Paese, è in atto un dibattito serrato sulla valutazione della legge che ha suscitato perplessità in molteplici organismi tra cui le principali società scientifiche che si occupano di PMA e che stanno valutando di stilare un documento che possa consentire di emendare alcuni punti della legge stessa.

In queste mie brevi note vorrei riflettere su alcune delle norme che la legge introduce.

DIVIETO DI OGNI FORMA DI FECONDAZIONE ETEROLOGA

Con l’avvento della ICSI ( intra cytoplasmatic sperm injection) che consente la fecondazione assistita anche a coppie con partner con gravi deficit del liquido seminale, la percentuale di coppie che devono ricorrere alla donazione di gameti, siano essi ovociti o spermatozoi, non supera il 3-5% dei casi. Sono, dunque, casi rari ma non per questo meno degni di attenzione e rispetto e la scelta dell’eterologa non si motiva certo con capricci o futili motivi, che peraltro nessun centro medico asseconderebbe, ma nasce dal desiderio di vivere l’esperienza della genitorialità naturale all’interno della coppia anche quando uno dei genitori sia privo della capacità riproduttiva.

Questa legge, vietando la fecondazione eterologa, non fermerà questo desiderio, ma costringerà le coppie a recarsi in Centri esteri alimentando una sorta di “turismo procreativo “  che discriminerà sicuramente le coppie abbienti dalle meno abbienti. Sarebbe stato, secondo me, più utile una legge che avesse avuto come obiettivo la regolamentazione rigorosa delle indicazioni all’eterologa per evitare l’uso improprio di detta procedura.

LIMITE AL NUMERO DI EMBRIONI PRODUCIBILI

L’articolo 14 della legge sulla PMA consente la produzione di un numero di embrioni non superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto e, comunque, mai più di tre.

Ovvio che, quindi, potranno essere fertilizzati solo tre ovociti ; ciò porterà a grandi differenze nei risultati tra donne di età diversa.  Nelle donne più giovani, infatti, si produrranno spesso tre embrioni, raramente due e saltuariamente uno ; più spesso due, raramente uno o tre nelle donne di età intermedia ; prevalentemente uno, più raramente due o nessuno quasi mai tre nelle donne meno giovani. Il significato di questi risultati sarà ben evidente considerando le percentuali di successo : un aumento del numero di gravidanze trigemine nelle donne più giovani, una modesta riduzione delle gravidanze nelle donne di età intermedia; un sostanziale peggioramento dei risultati nelle donne meno giovani. Invece di limitare la produzione di embrioni si sarebbe dovuto ancor più precisamente stabilire il numero massimo di embrioni da inserire in utero per ogni ciclo di trattamento e questo per evitare gravidanze plurime pericolose per la vita della donna e dei nascituri; già adesso la maggior parte dei Centri trasferisce non più di tre embrioni e spesso anche due quando vi sono alte probabilità di attecchimento degli embrioni stessi.

DIVIETO DI CRIOCONSERVAZIONE DEGLI EMBRIONI

La legge sulla PMA vieta la crioconservazione degli embrioni, ma stabilisce un’eccezione, per i casi in cui il trasferimento di embrioni non risulti possibile per grave e documentata causa di forza maggiore, relativa allo stato di salute della donna, non prevedibile al momento della fecondazione; per questi casi è consentita la crioconservazione degli embrioni fino alla data del trasferimento da realizzare prima possibile. Resta da domandarsi cosa possa succedere nel momento in cui la donna rifiuti, anche il momento prima del trasferimento, di ricevere tutti e tre gli eventuali embrioni .La donna non è punibile visto che non esistono nella legge indicazioni a sanzioni specifiche in caso di rifiuto; il medico si troverebbe, quindi, nella assoluta necessità di congelare gli embrioni determinando un’altra eccezione ad una norma di legge sicuramente ambigua.

La considerazione principale da fare è, pero’, che la crioconservazione serve ad evitare alle pazienti di ripetere la trafila medico-chirurgica che porta alla creazione degli embrioni, conservandone alcuni per trasferirli in un tentativo successivo qualora il primo non abbia successo, visto che le probabilità di gravidanza in un ciclo di PMA generalmente non superano il 25-30 % dei casi con percentuali ancora più basse considerando il fattore età della donna. Detto questo, il divieto di congelare embrioni appare estremamente penalizzante nei confronti della donna ed impone sicuramente un’attenta riflessione. E’ pur vero che la legge permette il congelamento dei gameti      ( ovociti e spermatozoi ), ma il congelamento ovocitario è ancora da considerarsi sperimentale e non consolidato come il congelamento embrionario.

Quelli da me analizzati sono solo alcuni dei punti controversi della legge approvata il 10 marzo. Ma ritengo che questa legge costituisca una sconfitta per tutti; per i cattolici che,approvando una legge sulla fecondazione artificiale finiscono per il riconoscerne la legittimità e tradiscono il principio di inscindibilità tra vita sessuale e vita riproduttiva; per i laici che vedono fortemente limitata la volontà personale dalla volontà di un parlamento dove hanno fortemente prevalso principi di chiusura e di fondamentalismo. Ora cosa fare? Aspettiamo, innanzitutto la stesura delle linee guida, e poi è auspicabile che, attraverso l’impegno della comunità scientifica, si possa riuscire a rendere meno  restrittiva questa legge che, questo è sicuramente l’aspetto più importante, è certamente penalizzante per la coppia sterile che già è costretta a seguire un percorso diagnostico-terapeutico estremamente gravoso.

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Dr. Maurizio Cignitti

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