TIROIDITE DI HASHIMOTO

Tiroidite di Haschimoto ed ipotiroidismo

La Tiroidite di Haschimoto è la più frequente causa di ipotiroidismo.

La Tiroidite di Haschimoto è causa più frequente di IPOTIROIDISMO. Si tratta di una malattia di tipo autoimmune molto frequente nelle donne

Premessa dell’Autore. Come vedrete in questo articolo parleremo della TIROIDITE DI HASHIMOTO, una di quelle malattie che per la grande diffusione ed il frequente andamento scarsamente sintomatico sono “da cercare” particolarmente nella donna. Non è infrequente infatti purtroppo che la diagnosi venga posta dopo molto tempo dall’esordio della patologia. Parleremo della Tiroidite di Hashimoto, una delle più frequenti cause di ipotiroidismo.

CERCHIAMO DI CAPIRE LA RILEVANZA DEL PROBLEMA. Per comprendere la rilevanza di questo argomento pensate che la Tiroidite di Hashimoto (chiamata anche tiroidite linfocitaria o Tiroidite Cronica Autoimmune) è l’infiammazione della tiroide  più diffusa al mondo. Tende ad avere una distribuzione familiare ed è circa 6 volte più frequente nella donna rispetto all’uomo; la sua incidenza aumenta con l’età.

E’ una malattia di tipo “autoimmune” cioè determinata da una auto-aggressione del proprio sistema immunitario: la produzione di anticorpi e cellule killer verso il tessuto tiorideo ne determina la progressiva distruzione e l’evoluzione frequente verso l’ IPOTIROIDISMO cioè una riduzione dell’attività funzionale della ghiandola.

I pazienti affetti da TIROIDITE DI HASHIMOTO presentano una sintomatologia molto variabile correlata all’andamento clinico della malattia, all’età di insorgenza ed alla presenza di altre malattie concomitanti.
Quando la malattia esordisce in forma acuta (minoranza dei casi) vi è una rapida distruzione ghiandolare con conseguente liberazione nel sangue dei depositi di ormoni tiroidei: la tiroide può essere dolente, aumentata di volume ed ì sintomi sono quelli tipici dell’ipertiroidismo (tachicardia, astenia, dimagramento, febbre, insonnia etc..).
Nella maggior parte dei casi invece l’esordio è lento e spesso asintomatico: per molto tempo la tiroide mantiene una normale produzione ormonale ed i sintomi insorgono solo quando c’è l’evoluzione verso l’ipotiroidismo.

La Tiroidite di Hashimoto è infatti la principale causa di ipotiroidismo. L’evoluzione, spesso lenta, verso una ridotta funzionalità tiroidea è infatti frequente. I sintomi tipici dell’ipotiroidismo sono il facile affaticamento, la depressione, l’intolleranza al freddo, la difficoltà di concentrazione, la perdita dei capelli. Concomita spesso anche un ingrossamento della ghiandola (gozzo) che progressivamente diviene più dura alla palpazione. Nella donna possono verificarsi anche irregolarità mestruali.

Questa malattia può essere associata ad altre malattie tipicamente legate ad una alterata funzione del sistema immunitario quali: malattia di Basedow-Graves, gastrite atrofica, morbo celiaco, epatite C, miastenia, xerostomia, cheratocongiuntivite sicca, deficit surrenalico, insufficienza ovarica prematura (P.O.F. o menopausa precoce), vitiligo, Sindrome di Schmidt (insufficienza surrenale, ipoparatiroidismo, diabete, insufficienza ovarica).

La diagnosi oltre che sui rilievi anamnestici (storia familiare e personale clinica del paziente) e sull’esame obiettivo ( ispezione e palpazione della ghiandola e del collo) si basa su importanti indagini di laboratorio e strumentali come il dosaggio del TSH (ormone ipofisario che controlla la tiroide), FT4 ed FT3 (frazioni libere degli ormoni tiroidei circolanti nel sangue); la ricerca degli anticorpi (AC) anti-tireoperossidasi (un enzima tiroideo) è positiva nel 95% dei casi e quella degli anticorpi anti tireoglobulina lo è nel 60% dei casi; utili anche la ricerca di AC anti-recettore del TSH e l’ecografia tiroidea. Quest’ultima permette lo studio morfologico del parenchima ghiandolare ed una valutazione delle sue dimensioni. Talvolta può anche essere necessario il ricorso all’esame citologico (ago-aspirato) e/o alla scintigrafia.

Nella diagnostica differenziale è bene sempre escludere l’assunzione di farmaci che possono indurre la formazione di anticorpi contro la tiroide: amiodarone, alfa-interferone, interleuchina-2): riferite sempre al vostro medico od allo specialista le medicine che avete assunto o che state assumendo.

La terapia è data in relazione alla funzione tiroidea al momento della diagnosi. Essendo frequente uno stato di ipotiroidismo spesso si basa sulla somministrazione (terapia sostitutiva) di levotiroxina (LT4); nei rari casi di riscontro in fase ipertiroidea sarà invece utilizzata una terapia inibente la funzione ghiandolare.

La tiroidite del post-partum è una forma particolare di infiammazione toroidea sempre su base autoimmune che esordisce molto presto dopo il parto con ipertiroidismo transitorio seguito da ipotiroidismo. Questa patologia è caratterizzata da un ritorno frequente ad una funzione ghiandolare normale.

Mi preme qui sottolineare l’importanza del monitoraggio clinico di questi pazienti sia per i necessari aggiustamenti della terapia ma nche per la sorveglianza rispetto alle malattie che precedono o che possono accompagnare questa condizione. Per le donne vorrei in particolare enfatizzare il rischio di insufficienza ovarica prematura (menopausa precoce): si tratta di una evenienza non frequente ma che bisogna comunque considerare particolarmente in donne che non hanno ancora avuto un successo riproduttivo.

Articolo segnalato su: diggita, oknotizie,

 

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Dott. Filiberto Di Prospero
Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Endocrinologia e Metabolismo. Direttore dell’Unità di Endocrinologia Ginecologica presso l’Ospedale Santa Lucia di Civitanova Marche 62012. Visita a Civitanova Marche (Macerata), Milano e Roma. Prenotazioni tel. +39 337 634491 Numero Verde (rete fissa) 800131014

  2 comments for “TIROIDITE DI HASHIMOTO

  1. Avatar
    Laura
    21 Maggio 2018 at 13:03

    Buongiorno. Mi è stata “diagnosticata” da pochi mesi la menopausa. Improvvisamente, a febbraio, senza alcun precedente sintomo, le mestruazioni sono scomparse e non sono più tornate, gli esami del betaestradiolo e di altri ormoni, fino a pochi mesi prima perfettamente normali, hanno indicato l’ingresso nella menopausa, a 45 anni. Vista l’età, entrambi i ginecologi che ho sentito hanno trovato la cosa assolutamente normale. Io invece non l’ho trovata tale, avendo una storia familiare di ingresso nella menopausa oltre i 50 anni! ho richiesto al mio medico di base altri esami, dai quali è risultato che ho la tiroidite autoimmune di Hashimoto. Per ora il TSH è nei limiti “di norma”. A questo punto mi è venuto un dubbio: è possibile che, in situazione di forte stress al quale sono stata negli ultimi due anni, il mio fisico abbia sviluppato di recente questa patologia e che a causa di essa sia entrata in menopausa così presto? E’ possibile uscire da questo stato curando la tiroidite o una volta entrati in menopausa non se ne esce più? Ho un figlio, ma nonostante l’età, dopo il divorzio dal mio ex marito ho formato una nuova famiglia e con il mio compagno desidereremo tanto avere un altro bambino, che stavamo cercando da un po’.

  2. Avatar
    raffaella
    4 Giugno 2019 at 23:49

    A me è successa la stessa cosa. Menopausa secca da un giorno all’altro a 48 anni, mentre in famiglia si arrivava oltre ai 50. Sonnolenza continua, freddolosità, depressione, mancanza di forze. Nessuno mi ha mai fatto fare le analisi per controllare il funzionamento della tiroide. Né il medico di base né il medico omeopata. Trovo scandaloso che con un’insorgenza così alta di questa malattia, se non presa in tempo porta a scompensi cardiaci, ad aumento del livello di colesterolo nel sangue oltre che problemi al fegato, il sistema sanitario non raccomandi alle donne di controllare questi sintomi. Altro che mammografie.

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