La DEPRESSIONE, la Donna, il Tempo

La DEPRESSIONE ha un particolare rapporto con la DONNA. E’ molto frequente oggi sentir parlare della depressione, ma spesso, le notizie sfumano in altro  lasciando l’eco di un nome, una domanda ( a volte angosciosa) e frammenti che non riescono a diventare  risposta.

Le cause di ciò sono molte e a vari  livelli: l’informatore, l’informato ed il mezzo di informazione, ma  ancor più nella difficoltà di rappresentare l’esperienza personale del sentimento e dell’emozione tramite definizioni. Ognuno di noi é stato innamorato e sa cosa significa, ma non é in grado di far provare la stessa emozione ad altri, attraverso una descrizione del proprio stato d’animo. In questo i poeti sono nel loro mondo, mentre medici e ricercatori, devono utilizzare un linguaggio tecnico che necessita di una sorta di iniziazione per divenire comprensibile; ne consegue, nell’atto della divulgazione, il  generarsi di una domanda preoccupante:

” Ma quello ce l’ho anch’io!…Allora ho la depressione?!”

Quasi sempre ci si risponde da soli, piuttosto che andare dal proprio medico curante o dallo specialista e, la maggior parte delle volte, si tende a minimizzare, allontanare o, ancor peggio a risolvere con:

” Ce la faccio da sola !”

Dei pochi che rivolgono la domanda al proprio medico solo il 25% riceve un trattamento e  arriva allo specialista solo 10% di questi.

La maggior parte di coloro che si trovano di fronte allo psichiatra per la prima volta, vive quest’incontro  come la lettura di una sentenza:

“…Sono arrivato allo Psichiatra, vuol dire che ormai sono un malato mentale grave!”

Nella realtà, i casi veramente gravi sono un’assoluta minoranza che  risponde alle  terapie nel 70% circa dei casi e che, assai spesso, non sarebbe diventata “grave” rivolgendosi per tempo allo specialista.

D’altro canto, lo psichiatra é uno specialista della salute mentale che tratta disturbi diversi tra loro per qualità e quantità dei sintomi.

La salute fisica può soffrire per una gamma di disturbi che va dal raffreddore al cancro, egualmente  quella mentale.

Questo insieme di condizioni ha ricadute importanti sul ” fenomeno depressione” e contribuisce ad accrescerne le dimensioni, alcuni dati:

– il rischio di ammalare di depressione nel corso della vita, va nell’uomo dal 7 al 12% e nella donna dal 20 al 25%( Canegalli F. La rivista del Medico pratico ottobre 1999)

– tra coloro che sono nelle sale d’attesa dei propri medici curanti il 12.4% soffre di un disturbo psichico ed il 18% ne presenta alcuni sintomi; i disturbi più frequesti sono: ansia, depressione e neurastenia. ( Berardi D. et Al Int J Psychiatry Med 1999; 29 (2) 133-48 ).

– Tra i ricoverati in ospedale generale in reparti medici e chirurgici di 17 diversi nosocomi italiani la presenza di disturbi ansiosi e depressivi é risultata del 19.4% di cui il 60.1% erano donne tra i 55 ed i 75 anni di età. ( Gala C. et Al; Gen Hosp Psy 21,310-317 1999) .

  Queste cifre, sono solo alcune di quelle presenti nella letteratura scientifica internezionale, riguardo la depressione e quanto ad essa correlato e, a   questo proposito, sono indispensabili alcuni chiarimenti.

La depressione non é un fenomeno unitario:

– Ne esistono diverse forme, di diversa gravità , decorso e  differente trattamento.

 – Non é uguale in tutte le persone che ne soffrono e può essere strettamente legata a altri disturbi  fisici e psichici. Questi, a loro volta, possono prevalere su tutto, fino a “mascherare” la stessa depressione.

– Tra i sintomi psichici ricordiamo che l’ansia  riveste un significato particalare,  poiché, per diversi autorevoli studiosi, ansia e depressione non sono che aspetti diversi dello stesso disturbo psichico.

Il modo di presentarsi della depressione, può essere multiforme e connotarsi degli aspetti del carattere di chi ne é affetto ed ecco che: tristezza, irascibilità, rabbia, stanchezza, noia, insonnia, diminuizione o aumento dell’appetito, isolamento, perdita degli interessi e della capacità di provare piacere, sentimenti di inadeguatezza, incapacità ed autosvalutazione,  si intrecciano alle caratteristiche individuali formando il ritratto di quella singola persona, in quel momento sofferente.

Non é tuttavia, da un elenco di sintomi che si fa diagnosi di depressione, e non é in base a loro che ci si rivolge o meno al medico, ma in conseguenza della consapevolezza   di malessere che si prova.

Questa condizione può essere del tutto nuova nella nostra esperienza, ma più spesso ricalca condizioni simili e già vissute come il lutto, la separazione, una grave perdita affettiva o materiale. Queste circostanze, fanno parte della vita e non sono malattia, tuttavia lasciano una traccia  indelebile che siamo in grado di riconscere. Quando avvertiamo in noi qualcosa di analogo senza una causa apparente, oppure, pur conoscendo l’origine della sofferenza, non riusciamo più ad uscirne, può e deve sorgere il dubbio di essere in uno stato depressivo. In questa evenienza é necessario chiedere  un aiuto  competente a confermare o meno la possibile diagnosi.

Dai dati riportati, appare evidente la gradezza del fenomeno e come sia un’esperienza abbastanza comune il vivere uno stato depressivo. Cercheremo di riassumerne brevemente le cause e la loro possibile relazione col dato che le donne risulatano essere colpite da una forma depressiva due volte più degli uomini.

Le cause della depressione sono state finora individuate in diversi ambiti

L’ereditarietà gioca un suo ruolo anche se con meccanismi in buona parte ignoti, e la sua influenza é stata considerata significativa dal 21 al 45% per i diversi tipi di depressione, ma vi é comune accordo sul dato che non si trasmette la malattia in quanto tale ma la presdisposizione ad ammalare.

Nel passaggio dalla predisposizione alla manifestazione della malattia,  gli ambienti: sociale, familiare, scolastico o lavorativo sono fattori certamente attivi e riconosciuti, fanno parte della vita e dell’evoluzione psicologica di ognuno di noi eppure, non la influenzano allo stesso modo nei due sessi. La mente maschile e quella femminile, posseggono in comune le stesse potenzialità di acquisizione, ma hanno diverse caratteristiche e competenze.

La maggior parte delle forme depressive, colpisce prevalentemente le donne  e spesso in periodi  della vita femminile come: la fase  premestruale, il puerperio e la menopausa.

Questi,  non possono essere ridotti meccanicamente alla semplice variazione di livelli ormonali, quando contengono e rappresentano,  significati assoluti dell’esistenza umana. La donna,  é l’unica  in grado di far nascere un altro essere umano, e, la struttura somatica, biologica e psicologica che chiamiamo mente, le é connaturale nell’organizzazione femminile che la identifica: ” Tutte le cose erano insieme; poi venne la mente e le dispose in ordine” (Anassagora).

Alla mente, arrivano i messaggi dell’organismo femminile quando vive  gli sconvolgimeni ormonali che consentono la fertilità e la vita, e questi a loro volta, vengono riflessi in una  dimensione esistenziale del tempo. Menarca e menopausa segnano i confini della stagione procreativa e, il  ciclo mestruale stesso, racchiude in sè un succedersi di eventi paragonabile alle quattro stagioni dell’anno. Vi sono ritualizzazioni e rappresentazioni del ciclo, in tutte culture  del mondo, che in un ponte simbolico, collegano i tempi della donna a quelli della natura stessa. La mente femminile quindi, aveva e dovrebbe avere uno spazio ed un tempo nel mondo in cui vive. Oggi, diversamente, il tempo segue più le leggi di mercato che quelle naturali; lo spazio e le esistenze tendono sempre più ad un indifferenziato unisex.

Oltre alla sua interelazione con l’organismo, la mente femminile,  possiede anche  fattori innati, inderivabili, che non provengono dai sensi comuni e da quello  complessivo di sè e si attuano nella relazione con l’altro:

” Nulla é nell’intelletto che non sia stato nel senso, eccepisci: se non l’intelletto stesso.”

Sostiene Leibniz, e la donna, lo dimostra quotidianamente, almeno in una circostanza di comune riscontro.

La neo-mamma, é naturalmente in possesso del linguaggio misterioso che la lega  al  neonato consentendogli di conoscerene le diverse esigenze: lei  sa perfettamente se il bambino ha fame, sonno o sta male, quando piange; un osservatore esterno, avverte solo il pianto  senza comprenderne il significato.

L’identità femminile costituitasi in millenni d’evoluzione, si  confronta oggi con un mondo in cui, nell’ambiente sociale e lavorativo:

– Leggi adeguate su maternità, puerperio e sindrome premestruale, sono acquisizioni del tutto recenti.

Nell’ambiente familiare,  spesso, si trova divisa tra un ruolo di riferimento  tradizionale ed uno produttivo molto differenti per valori e riconoscimenti.

sul piano personale, vive frequentemente la distanza dagli aspetti dell’immagine femminile proposta da moda e media, assai  più virtuale che reale.

E’ ragionevole ipotizzare che tutto questo  costituisca una stabile condizione ambientale  di stress correlabile alla maggiore prevalenza della depressione nelle donne rispetto agli uomini.

Una volta realizzatosi, l’evento patologico, va comunque affrontato nella sua realtà.

Il trattamento della depressione, oggi, viene generalmente concepito come l’integrazione di una terapia farmacologica ed una psicoterapia ( quando indicata ) adeguate ai singoli casi. I farmaci disponibili attualmente hanno la funzione di aiutare il sistema nervoso a ripristinare l’equilibrio di alcune sostanze    (neuromediatori)  che regolano la trasmissione dei messaggi tra le diverse strutture cerebrali. Vanno intesi come un mezzo adeguato al substrato organico del disturbo; danno meno effetti collaterali  rispetto a quelli delle precedenti generazioni e dal Febbraio scorso sono dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale. La terapia con questi farmaci,  dura almeno 6-12 mesi, occorrono circa due settimane perché dia apprezzabili risultati e necessita di regolari controlli clinici. Solo in un limitato numero di condizioni é necessario protrarre la terapia per tempi  lunghi, dettati comunque, da particolari tipologie  del disturbo. 

Accade a volte che, appena ci si sente meglio, si tenda a sospendere autonomamente il farmaco: questo comportamento conduce spesso a ricadute e può rendere più vulnerabili ad ulteriori episodi di malattia. Inoltre, non bisogna mai sospendere bruscamente, ma in modo graduale e controllato dal medico che valuterà i tempi adeguati al caso.

La mente umana é un sistema complesso, se da un lato esiste l’alterazione organica, dall’altro, questa stessa, viene percepita come esperienza vissuta: la  psicoterapia,  agisce promuovendo  e facilitando la reintegrazione di questi particolari vissuti nella continuità esistenziale.

Esistono molte tecniche di terapia psicologica e l’indicazione di quelle adeguate spetta allo specialista; la terapia può essere condotta dallo stesso o parallelamente, da altro terapeuta qualificato.

Concluderei con una affermazione di Vincenzo Cerami: “L’emozione é un momento della conoscenza”

Cerami, con la capacità dell’artista, definisce l’emozione con il termine temporale di “momento”, in funzione della conoscenza, ed é propriamente nella dimensione tra, tempo personale e rapporto col mondo, che la depressione si insinua, interrompendo quella continuità che identifica ognuno di noi.  

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Dott. Ubaldo Sagripanti

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