Farmaci Brand o Generici? Italiani e Farmaci.

Da una intervista al Prof. Ettore Ambrosini, membro dell’European Society of Hypertension (ESH) e già Direttore della Clinica Medica dell’Università di Bologna.

Gli interventi sulla modalità di prescrizione cozzano con quella che è la personalizzazione del rapporto tra cittadini e farmaco, un rapporto che passa attraverso la consuetudine di prendere una medicina riconoscibile da nome commerciale, forma, confezione e colore.

Il Prof. Ambrosini accenna all’ultima indagine CENSIS sull’impatto della prescrizione del principio attivo sulla qualità delle cure. Da questa indagine emerge come gli italiani percepiscano come il fattore economico pesi molto sulla attività prescrittiva dei medici e come il 45% degli italiani preferisca integrare la spesa di tasca propria per avere il farmaco brand piuttosto che quello generico equivalente ed a fare questo maggiormente risultano essere le persone anziane! le donne e chi ha gravi malattie.

“Ricorrere al farmaco equivalente non deve diventare un gioco di quanto costa l’uno rispetto all’altro, altrimenti si producono solo svantaggi per il paziente” afferma il Prof. Ettore Ambrosini. E aggiunge inoltre che quando si sceglie un farmaco non brand bisognerebbe cercare di continuare con il medesimo senza cambiarlo con altri generici come spesso purtroppo succede. Non bisogna infatti generare sfiducia nel paziente che altrimenti rischia di confondersi con scatole di tipo diverso e di perdere l’aderenza alla terapia.

Dall’indagine del CENSIS si evidenzia infatti che il rapporto con il farmaco per sua natura entra nelle abitudini quotidiane innestandosi quasi un’automaticità dei comportamenti personali di ogni giorno. Ecco perché creano disagi cambiamenti riguardanti nome del farmaco, confezione, colore e forma della compressa. Tutto questo è particolarmente vero per gli anziani e per le persone in pessimo stato di salute. Il 30% degli italiani dichiara che si potrebbe confondere se il farmacista gli consegnasse un medicinale contenente lo stesso principio attivo di quello che prende solitamente ma con una confezione diversa o nome differente.

Il Prof. Ambrosini fa notare che questo rischio di confusione è più alto negli anziani ((oltre il 39%) e nelle donne (quasi il 28%); una parte di popolazione abbastanza vasta e socialmente più fragile.

I cittadini associano farmaco e nome commerciale facendo di quest’ultimo l’identificativo principale pur consapevoli dell’esistenza di altri farmaci equivalenti e si comportano quindi secondo la logica che “questo farmaco è il mio farmaco”.

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