Ipocondria, vivere nella costante paura delle malattie

ipocondria

L’ipocondriaco, inconsciamente, cerca di attirare l’attenzione su di sé e di essere protagonista attraverso le sue paure.

Se al primo malessere ci si prepara al peggio, il problema si chiama ipocondria: l’ansia da malattia spinge alcune persone ad andare dal medico anche dieci volte al mese. È ipocondriaco chi, nonostante abbia ricevuto rassicurazioni mediche, continua ad interpretare in modo sbagliato alcune sensazioni corporee.

L’ipocondria è un disturbo somatoforme caratterizzato da diversi fastidi fisici ricorrenti, come mal di testa, dolori muscolari e disturbi gastroenterici, molto simili per tipologia e intensità ai sintomi tipici di patologie specifiche, che però non hanno un riscontro clinico. Essa può colpire indistintamente sia uomini sia donne, principalmente in età adulta.

Alla base di questa condizione vi è una percezione di sé stessi come persone fragili e vulnerabili alle malattie che si forma nella prima infanzia, attraverso le relazioni con le figure significative di riferimento, che spesso rafforzano e confermano questa immagine di debolezza.

Le cause

L’ipocondriaco, inconsciamente, cerca di attirare l’attenzione su di sé e di essere protagonista attraverso le sue sofferenze e paure. Ne deriva, quindi, che l’ipocondria potrebbe nascere da un bisogno narcisistico irrisolto o da un’ansia di chi cerca continue conferme.

“L’ipocondria è la ‘maschera accettabile’ di questo bisogno di essere amati e approvati e al contempo l’alibi per non affrontare la vita e le sue prove in modo più maturo”.

 

Gli italiani sono ipocondriaci

Ogni giorno ingurgitiamo quasi due dosi di farmaci a testa. Questo è il dato emerso dal rapporto Osmed dell’Aifa la quale sostiene che il primato, in termini di spesa di medicinali, è detenuto dagli antimicrobici, con un carico di spesa per il sistema sanitario nazionale pari a 3.621 milioni di euro.

L’Italia si conferma il terzo Paese europeo con la più alta incidenza sulla spesa pubblica e privata per farmaci cardiovascolari, di cui circa il 70% è stato erogato a carico del Servizio Sanitario Nazionale, mentre circa il 29% si riferisce a medicinali acquistati direttamente dal cittadino.

Come diagnosticare l’ipocondria

L’Illness Attitude Scale (IAS) è un test brevettato che permette di misurare se una persona è soggetta o meno ad ammalarsi di ipocondria. Questo esame, infatti, misura quanto un soggetto che tende all’ipocondria sia suggestionato e quanto, invece, sia davvero malato.

Lo IAS, dunque, permette di distinguere il malato sofferente fisicamente dall’ipocondriaco.

Nello specifico, durante il test viene somministrato un questionario composto da 28 domande per descrivere la situazione personale del paziente che deve necessariamente rispondere con onestà. Il test va eseguito sotto controllo medico, per evitare possibili distorsioni da parte della persona ipocondriaca. Se viene eseguito correttamente, lo IAS permette di identificare una cura specifica che riduce i sintomi delle malattie inesistenti anche del 70%.

 

Cybercondria e Patofobia

Nell’era digitale si sta sviluppando un nuovo tipo di patologia chiamata “cybercondria”, la cattiva abitudine di rivolgersi a Google anziché al medico, nel momento in cui si avvertono dei disturbi fisici. Così facendo, il soggetto si convince di essere afflitto da una malattia grave, e questa tendenza potrebbe essere definita come una sorta di ipocondria 2.0, a causa della quale si cerca di curarsi a colpi di mouse.

Esistono poi casi in cui una persona si convince di avere qualcosa di grave ed è certa che il medico glielo confermerà; di conseguenza, non va dallo specialista per poter rimanere nel dubbio. Si tratta di un disturbo parente stretto dell’ipocondria, definito patofobia: è la paura, in apparenza opposta, che spinge ad evitare qualsiasi controllo medico. Il paradosso è che più il soggetto si preoccupa del proprio corpo, meno se ne occupa.

Le soluzioni

Da uno studio pubblicato su The Lancet, emerge che contro l’ipocondria c’è una cura valida: la psicoterapia cognitivo-comportamentale praticata a cadenza solitamente settimanale, nella quale il paziente svolge un ruolo attivo nella soluzione del proprio problema. Il terapeuta aiuta il soggetto, dal punto di vista comportamentale, ad entrare in contatto con la propria paura e ad interpretare gli stimoli temuti senza ricadere nell’ipocondria. Con la terapia cognitiva si individuano i pensieri automatici negativi e si porta il paziente a sviluppare interpretazioni alternative dei sintomi. Per maggiori informazioni sulla tipologia di approccio terapeutico, si rimanda all’Associazione di Psicologia Cognitiva (APC).

Tra le terapie alternative, l’utilizzo dei fiori di Bach è risultato molto utile ed efficace, soprattutto come accompagnamento della psicoterapia, poiché favoriscono il rilassamento. Le forme più lievi di ipocondria possono essere trattate con rimedi naturali quali la valeriana e la passiflora, per il loro effetto calmante; anche la melissa ha una buona azione sedativa, oltre a tiglio, camomilla e biancospino.

Una buona abitudine per chi soffre di ipocondria è quella di praticare attività fisica perché consente di prendere le distanze dalle preoccupazioni immaginarie e guadagnare, pian piano, confidenza con il proprio corpo.

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Silvia Bollettini

Copywriter e Digital PR

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