Intestino irritabile, una malattia al femminile sottovalutata

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La sindrome dell’intestino irritabile o Inflammatory Bowel Disease (IBS) colpisce 6 milioni di italiani, prevalentemente donne tra i 20 e i 40 anni, di cui due milioni in forma grave che condiziona pesantemente la qualità di vita.

La diagnosi è spesso tardiva perché inizialmente sottovalutata dagli stessi pazienti che tengono a bada i sintomi in modo inadeguato.

La sindrome dell’intestino irritabile, chiamata anche colite, si manifesta con sintomi fastidiosi come dolore addominale e gonfiore, accompagnati da stipsi e diarrea. Scopriamo il sottile legame che lega l’intestino al cervello.

 

Una sindrome al femminile

L’intestino irritabile è una patologia che colpisce più spesso le donne e chiama in causa svariati fattori tipici della società attuale come dieta, stati d’ansia, vita sedentaria e stress. Questa sindrome crea conseguenze nelle donne sotto forma di infezioni dell’apparato urinario e genitale, come la cistite e la candidosi, per motivi di vicinanza tra i diversi apparati.

I ricercatori stanno indagando come mai il nostro “secondo cervello” risulta più vulnerabile nel gentil sesso. Ecco scoperti i tre possibili motivi:

  • La fluttuazione ormonale dall’intero periodo fertile femminile: l’alternanza di estrogeni e progesterone che si verifica in ogni ciclo mestruale può rallentare o accelerare la motilità intestinale;
  • Le donne sono maggiormente sensibili ai segnali inviati al loro corpo;
  • Lo stress psicofisico rende le donne più vulnerabili.

 

Una malattia sottovalutata

Alcuni medici continuano a considerare i soggetti affetti da intestino irritabile come “malati immaginari” perché dagli esami non si evidenziano danni visibili all’intestino. Ma immaginari non lo sono affatto perché i sintomi sono molto reali.

La causa più conosciuta dell’intestino irritabile è lo stress, uno degli stimoli più importanti che cervello e intestino affrontano insieme. Il fatto di essere considerato malato immaginario può instaurare un circolo vizioso: il paziente sta male ma non riceve soluzioni da parte del medico e, naturalmente, alla fine si stressa di più. Se, invece, riesce a trovare un medico che comprenda a fondo il suo vero problema, lo stress si riduce e la possibilità di guarire aumenta.

Tale sindrome non viene ancora riconosciuta come patologia e molto spesso viene liquidata come un problema psicosomatico, soprattutto dai medici generici che faticano a riconoscerla come malattia.

Per questo motivo è nato IBSCOM, il primo Comitato per la Sindrome dell’Intestino Irritabile, per dare voce ai pazienti che sono alla ricerca di una risposta sanitaria per questo problema. Il Comitato si prefigge di favorire la conoscenza, la diagnosi e l’accesso alle terapie per questa patologia che ha un forte impatto sullo stato di salute e sulla qualità della vita di chi ne è affetto.

La sindrome dell’intestino irritabile non è solo un malessere o un sintomo ma una vera e propria patologia.

 

Un legame tra mente e intestino

Quando il cervello affronta un problema di rabbia o stress cerca di risolverlo e, per far ciò, necessita di energia che prende in prestito principalmente dall’intestino; quest’ultimo risparmia dunque energia nella digestione e riduce la propria irrorazione sanguigna.

Questo meccanismo di collaborazione tra cervello e intestino è salutare se non si protrae troppo a lungo; in caso contrario, l’intestino è costretto a inviare dei segnali d’allarme al cervello affinché la situazione cambi. Le ricerche, infatti, confermano che se l’intestino lavora bene si scongiura l’insorgere di possibili patologie come il diabete.

Di recente, si sta registrando un crescente interesse per la psicobiotica, una disciplina che studia gli effetti del microbioma intestinale sulla mente, in particolare sulle funzioni cognitive e sull’umore.

Da alcuni decenni è noto il ruolo fondamentale che il microbioma intestinale, cioè l’insieme dei microrganismi (batteri e lieviti) che vive nell’intestino, può avere una notevole influenza sulla salute fisica. Ma solo di recente si è scoperto che questa influenza si può esercitare anche sul cervello.

L’intestino irritabile ha un impatto molto pesante sulla vita quotidiana ed è spesso causa di assenteismo dal lavoro, oltre a influenzare la condizione psicologica del paziente. Di conseguenza, sarebbe importante che le terapie, almeno per i pazienti più gravi, fossero rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale, su esclusiva prescrizione dello specialista.

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Silvia Bollettini

Copywriter e Digital PR

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