Il trapianto di midollo nel linfoma: opzione efficace contro le forme più aggressive

Alessandro Rambaldi – Direttore U.S.C. Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo, Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII – Bergamo

Il trapianto di midollo osseo è una delle opzioni che l’ematologo può valutare nel trattamento delle malattie del sangue: quando viene utilizzato e che importanza ha in presenza di una diagnosi di linfoma?

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche viene utilizzato solo in alcuni pazienti che presentano forme di linfoma particolarmente aggressive. Nella maggioranza dei casi questa modalità terapeutica costituisce una terapia di seconda linea o “di salvataggio” dopo che si è documentata una ricaduta della malattia oppure quando la malattia è resistente alla terapia di prima linea. Il trapianto può essere considerato parte della terapia di prima linea soltanto in alcuni tipi di linfoma come il linfoma mantellare o quello linfoblastico.

Quale tipo di trapianto viene utilizzato per il paziente ematologico con linfoma?

Nella grande maggioranza dei casi il trapianto di cellule staminali emopoietiche viene effettuato utilizzando le cellule dello stesso paziente (trapianto autologo) che sono prima raccolte e poi congelate nel corso del programma terapeutico. Questa procedura consente al medico di impiegare dosi molto elevate di chemioterapia, in alcuni casi combinata alla radioterapia, in modo da vincere la resistenza del linfoma.

A questi dosaggi terapeutici tuttavia anche il midollo osseo normale del paziente viene danneggiato. L’infusione delle cellule staminali autologhe dopo questa “megadose” di chemio-radioterapia permette al malato di superare la tossicità del trattamento e spesso porta ad ottenere una guarigione definitiva della malattia.

In una piccola frazione di pazienti che purtroppo si dimostrano resistenti anche a questa modalità terapeutica, è possibile ricorrere al trapianto allogenico. Questa tipologia di trapianto richiede l’individuazione di un donatore compatibile (reperibile tra i familiari o nei registri internazionali dei donatori che oggi raccolgono oltre 20 milioni di volontari). Rispetto al trapianto autologo, quello allogenico aggiunge anche un effetto immunologico di controllo della patologia, infatti per quanto compatibile ogni donatore resta comunque un po’ diverso rispetto al paziente. Questa minima ma fondamentale diversità permette al sistema immunitario del donatore di attaccare e distruggere anche le residue cellule linfomatose e consentire così la guarigione persino ai pazienti più resistenti alla chemioterapia.

Purtroppo questo effetto immunologico può essere diretto contro le cellule sane del ricevente, evenienza che può essere motivo di tossicità anche molto grave generando la cosiddetta “malattia del trapianto contro l’ospite”. È per questo che il trapianto allogenico è ancora indicato solo per una piccola percentuale di pazienti di età non superiore ai 65 anni e che non abbiano significative patologie associate.

Quali sono i risultati e le percentuali di sopravvivenza e di guarigione?

I risultati sono diversi a seconda del tipo di linfoma. In generale possiamo dire che il trapianto di cellule staminali emopoietiche autologhe consente di ottenere una remissione completa nella maggior parte dei pazienti con linfoma che hanno ricadute della malattia dopo una precedente linea di terapia. Questa remissione è duratura nel tempo in oltre il 50% dei casi. Per i pazienti che non rispondono alla terapia di salvataggio o per quei pazienti che ricadono dopo essere stati trattati con essa, si può porre l’indicazione al trapianto allogenico che permette di guarire in maniera definitiva oltre la metà di questi pazienti.

Come è organizzato il Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo? Come fa ricerca e come collabora con la REL?

L’attività di trapianto è organizzata in Italia da una Società scientifica denominata GITMO (Gruppo Italiano Trapianto Midollo Osseo) che coordina l’attività di tutti i ricercatori italiani (medici, biologi, statistici, data manager, infermieri) che si occupano prevalentemente di questa specifica materia.

Il GITMO ha messo a punto e aggiorna continuamente gli standard delle attività (le indicazioni al trapianto, le tipologie di trapianto indicate per singolo paziente) e soprattutto registra l’insieme dell’attività trapiantologica che viene effettuata nel nostro Paese.

Per tale motivo il GITMO detiene i dati nazionali che consentono di capire quali sono i risultati ottenuti a lungo termine. Com’è naturale questi dati sono oggetto di importanti pubblicazioni scientifiche realizzate dal GITMO in questi anni e che hanno rappresentato lo strumento fondamentale per il progresso della disciplina trapiantologica italiana.

Il GITMO collabora quotidianamente con il Registro italiano donatori di midollo osseo (IBMDR) che conduce le ricerche per identificare i donatori non familiari di cellule staminali emopoietiche o le unità di cordone ombelicale con i quali possiamo offrire l’opzione terapeutica del trapianto allogenico a tanti pazienti che non dispongono di un donatore in famiglia. Il GITMO è responsabile della comunicazione di questi dati alla comunità scientifica internazionale rappresentata in Europa dall’European Blood and Marrow Transplant (EBMT) e soprattutto alle autorità sanitarie competenti rappresentate in Italia dal Centro Nazionale Trapianti (CNT).

Poiché in Italia l’attività è organizzata a livello regionale, è importante che in Lombardia si sia costituita una rete di coordinamento (REL) che consente agli ematologi e ai pediatri che svolgono attività di trapianto di colloquiare con le autorità regionali. Questo ci ha permesso di organizzare l’attività di trapianto in Lombardia in modo da coprire adeguatamente i bisogni dei pazienti che possono trovare Centri trapianto ben distribuiti sul territorio e con garanzie di qualità a seconda del tipo di trapianto che ad essi può essere offerto.

 

 

 

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