Gli ATTACCHI DI PANICO

Quello degli ATTACCHI DI PANICO è un argomento scottante di cui si parla e si legge spesso ed ovunque, tuttavia crediamo possa essere utile affrontarlo di nuovo e non solo sul piano tecnico. Negli ultimi quarant’anni le conoscenze scientifiche sull’ansia si sono molto evolute ed hanno portato a classificarne le varie forme in diverse categorie definite da segni, sintomi e risposta ad uno specifico trattamento: una è il Disturbo da Attacchi di Panico.

Questa diagnosi è successivamente migrata dal mondo scientifico a quello della divulgazione con sempre maggiore frequenza; è ormai comune leggerne in qualsiasi rivista ma, più spesso in quelle femmili. E’ una prova della diffusione del Disturbo e della sua distribuzione tra i sessi: le donne sono colpite da 2 a 3 volte più degli uomini ed in generale, la possibilità di avere un Attacco di Panico nel corso della vita è molto alta.

Ciò che può provare una persona durante un Attacco di Panico è descritto dal Manuale Statistico Diagnostico dei Disturbi Mentali alla sua edizione (DSM IV TR) come segue: un periodo preciso di paura o disagio intensi, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di dieci minuti:

  1. palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
  2. sudorazione
  3. tremori fini o a grandi scosse
  4. dispnea o sensazione di soffocamento
  5. sensazione di asfissia
  6. dolore o fastidio al petto
  7. nausea o disturbi addominali
  8. sensazione di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento
  9. derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distanti da sé stessi)
  10. paura di perdere il controllo o di impazzire
  11. paura di morire
  12. parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
  13. brividi o vampate di calore.

L’attacco, qualora si ripeta con una determinata frequenza, può dar luogo al Disturbo da Attacchi di Panico propriamente detto, ma non solo: l’Attacco di Panico come manifestazione d’ansia, può presentarsi in molti altri quadri clinici sia psichici che fisici. In ragione di questo è sempre bene, in caso se ne venga colpiti, rivolgersi al proprio medico ed effettuare gli adeguati accertamenti sia sul piano psicologico che su quello organico.

Il disturbo da Attacchi di Panico, associato o meno ad altri Disturbi, va comunque trattato ed il più precocemente possibile.
Attualmente sono disponibili farmaci di nuova generazione con un’alta specificità sul Disturbo che appartengono alla categoria degli antidepressivi, sono in genere ben tollerati e non costringono a particolari cambiamenti o limitazioni delle proprie abitudini di vita.

Ai farmaci va associata una psicoterapia cognitivo-comportamentale che si è dimostarta efficace in modo documentato, ma altri interventi psicologici stanno mostrando risultati soddisfacenti.

La possibilità di guarire o di migliorare molto giunge all’80% dei casi, ma è probabbilmente maggiore intervenendo precocemente, poichè molte persone giungono ad un trattamento adeguato dopo anni di Disturbo con modificazioni di qualità e stile di vita croniche che sono più difficili da trattare.

Tuttavia, altre all’informazione tecnica fornita fino a questo punto, riteniamo essenziale qualche parola sulla profonda umanità di questa manifestazione che va oltre gli aridi criteri di classificazione dei manuali statistico diagnostici.

Ognuno, nella propria vita ha provato la “Sensazione di Attesa Penosa” che chiamiamo ansia o angoscia. In pratica si distingue dalla paura, solo per la mancanza del motivo reale che causa la paura, ma quanto si prova, è esattamente la stessa cosa.

L’ansia non è sempre e solo un “sintomo” da collegare ad un disturbo mentale o alla malattia, ma anzi è nata come un meccanismo di aiuto a nostra disposizione: durante uno stato d’ansia, tutto il nostro corpo è coinvolto, i nostri sensi sono più vigili ed i muscoli più pronti all’azione. Ai tempi delle caverne, l’ansia, ha permesso ai nostri antenati di adattarsi alle insidie della natura, preparandoli al pericolo con il meccanismo di allerta che le è proprio.

Dalla funzione originale legata alla sopravvivenza, l’ansia si è evoluta insieme alla specie umana assumendo, a volte, un significato addirittura opposto a quello iniziale. Se l’ansia “sana” ci aiuta ad affrontare i pericoli e sostiene l’esistenza nelle scelte della vita, quella “patologica”, schiaccia la sicurezza interiore e disperde l’iniziativa.

Escluse alcune cause organiche come ad esempio: un problema cardiaco, respiratorio od ormonale, rimane l’angoscia nella sua manifestazione psichica più primitiva: la stessa che ancora oggi condividiamo con l’animale impaurito.

E’ intuitivo a questo punto che l’angoscia anche in forma di attacco di panico, sia un’esperienza profondamente umana e per quanto terribile, strettamente legata da sempre, alla nostra identità storica e di specie.

Il panico prende nome da Pan, divinità dell’antica Grecia per metà uomo e per metà capra; molto simile alle rappresentazioni del diavolo dal medioevo in poi. Pan viveva nella natura selvaggia lontano dalle città ed era temuto per i suoi attacchi improvvisi (per lo più aggressioni sessuali) alle ninfe o a giovani pastori. Una vita solitaria la sua ma non arida: Pan era maestro nel suonare il flauto che ancora oggi porta il suo nome; a modo suo, sempre innamorato e ben disposto a far bisboccia con Dioniso quando capitava. ma non solo, ha compiuto salvataggi famosi: a maratona unendosi ai Greci contro i Persiani ma anche salvando Psiche che, disperata per la perdita di Amore, stava per uccidersi. In questa narrazione il mito si schiude ad una complessità di Pan che rievoca contraddizioni e passioni che si vivono nell’adolescienza, quando molte parti ancora selvaggie di ognuno di noi, devono confrontarsi con le necessità di un ruolo sociale, civilizzato e produttivo.

L’adolescienza è un periodo di transizione della nostra vita dai confini molto sfumati e, in una prospettiva più psicologica, è augurabile che lo rimangano. In  ragione di questo, nel considerare il panico, credo sia più naturale accettarlo come espressione paradossale di una propria forza, come un “ragazzaccio ribelle” difficile da educare, perfino violento e pericoloso la cui energia è però essenziale alla nostra esistenza. Piuttosto che una qualsiasi malattia, un “disturbo” da ridurre in categorie diagnostiche e profili terapeutici, che rimangono strumenti importanti della cura, ma nient’altro che strumenti.

La Cura e, nel Panico in particolare, è un atto umano e tecnico in cui, le dimensioni psicologiche, culturali, esistenziali e tecniche sono insieme nel sostenere i processi personali che, attravreso la sofferenza, conducono ad un nuovo equilibrio con sé stessi e con le cose.

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Dott. Ubaldo Sagripanti

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