FERTILITY DAY. Un’opportunità o l’ennesima confusione?

LA NOTIZIA

Il Ministero della Salute ha recentemente introdotto la celebrazione annuale del

piano nazionale fertilità

Il PIANO NAZIONALE SULLA FERTILITA’ invita le donne a pensare a riprodursi e porta le culle al centro del loro futuro. Ma non serve altro?

cosiddetto “FERTILITY DAY”,  giornata nazionale annuale dedicata alla fertilità che si terrà per la prima volta il 22 settembre 2016 e che rappresenterà, secondo quanto descrive il sito del Ministero della Salute, il punto centrale delle iniziative di un progetto ad hoc denominato “Piano Nazionale della Fertilità”.

La giornata del FERTILITY DAY coinvolgerà giovani, insegnanti, medici, farmacie, Ordini Professionali, Associazioni, Società Scientifiche, Istituzioni. Si tratterà di incontri informativi sul tema della riproduzione, delle cure per la sterilità, di come la Medicina Pubblica può sostenere la fertilità. Si parlerà anche dei protocolli per difenderla dal cancro, dei principali fattori di rischio che possono nuocere ad essa ed alla gravidanza.

All’iniziativa è stato dedicato anche un sito sul quale attualmente vi sono informazioni molto sintetiche sulle tematiche oggetto dell’iniziativa, sul programma e sulle leggi che tutelano la famiglia, la genitorialità e le donne lavoratrici.

Il Fertility Day fa parte di un più ampio “PIANO SULLA FERTILIA'” emanato dal governo teso a  “collocare la Fertilità al centro delle politiche sanitarie ed educative del nostro Paese”. Per chi volesse leggerselo il Piano Nazionale della Fertilità può essere scaricato a questo link in formato pdf.

Il Piano sulla Fertilità ed il Fertility Day nascono secondo quanto riportato nel documento del Ministero Della Salute dal fatto che “La combinazione tra la persistente denatalità ed il progressivo aumento della longevità conducono a stimare che, nel 2050, la popolazione inattiva sarà in misura pari all’84% di quella attiva.” Si creerebbe quindi un cortocircuito, un serio problema per il welfare (lo stato sociale e pensionistico).

I DATI ISTAT AGGIORNATI al 1° gennaio 2016 riferiti alla popolazione italiana confermano una riduzione della popolazione attiva (15-64 aa) e di quella sotto i 14aa. Introducono però anche importanti spunti di riflessione come:

  • l’età media delle donne al parto attualmente pari a 31,6 aa;
  • aumentano l’indice di dipendenza strutturale (numero di individui non autonomi) che sale al 55,5%
  • l’indice di dipendenza dagli anziani arriva al 34,2%.

MA LE ITALIANE SONO STERILI? ….O FORSE NON AMANO PIU’ I BAMBINI?

Che con l’età la fertilità si riduca è un fenomeno naturale. Abbiamo più volte parlato in questo sito di “riserva ovarica” e di come essa diminuisca drammaticamente con l’età; come sia in qualche modo anche da proteggere sia con buone pratiche di vita sia in occasione di trattamenti medici che chirurgici. Vi consiglio a questo proposito di leggere questo mio articolo che parla prorio di riserva ovarica, età della donna e molto altro.

Ma il problema vero è che le donne arrivano tardi al momento di desiderare il primo figlio e tante volte non possono permetterselo nemmeno in tarda età per motivi economici. 

E’ evidente quindi che gran parte del problema non è certamente di origine medica ma socio-economica, forse anche culturale ma certamente e soprattuto politica. I dati ISTAT se letti correttamente ci aiutano anche in questa interpretazione: la disoccupazione giovanile non è un racconto dei nostri nonni, è un problema attuale che perdura da troppo tempo ed è ancora grave; il precariato e l’incertezza sul futuro stanno interessando classi di età che arrivano ben oltre i 30aa tanto da far elevare in modo molto preoccupante sia l’INDICE DI DIPENDENZA STRUTTURALE che quello DI DIPENDENZA DAGLI ANZIANI.

 

MA DI COSA HANNO BISOGNO LE DONNE ITALIANE?

Non credo che le donne italiane  abbiano bisogno di essere incitate a riprodursi. Tanto meno per il loro “basso indice riproduttivo” possono essere considerate responsabili di un problema socio-economico e politico che invece le vede vittime.

Credo di trovare un forte consenso tra le donne se dico che hanno bisogno di maggiori certezze sul loro futuro; che soprattutto hanno bisogno di lavoro, di sipendi adeguati, di politiche sulla tutela della genitorialità più moderne e concrete. Se una giovane coppia non riesce ad accedere ad un mutuo, se l’economia è ferma (vedi anche ultimi dati ISTAT sul PIL pari a 0) chi è così irresponsabile di poter pianificare la nascita di un figlio?

LA MEDICINA NON PUO’ FARE QUELLO CHE DEVE FARE LA POLITICA.

Non vorrei quindi che ora italianicamente si confondessoro le idee per non arrivare alle soluzioni reali. Sarebbe come, consentitemi l’esempio, curare una malattia con la medicina sbagliata in manierà però colpevole perchè non si è voluta fare la diagnosi.

Non è mobilitando eserciti di medici o facendo proclami come il PIANO SULLA FERTILITA’ che risolviamo veramente il problema della denatalità e delle CULLE VUOTE. Le azioni vanno fatte dove certamente le parole servono a poco e dove invece occorro i fatti e cioè nelle politiche sociali e del lavoro in particolare.

SORPRESA…MA I GIOVANI MANCANO DAVVERO?

Certo che se le nostre analisi si fermano alla popolazione italiana si.  Ma fermarsi ad analizzare la popolazione italiana in un paese pieno di stranieri è corretto? Se considerassimo l’Italia come sistema chiuso ed impermeabile, avulso  dalle dinamiche migratorie internazionali ci sarebbe veramente un grosso problema che nemmeno 100 Fertility Day sarebbero in grado di risolvere. Non sarebbero certo in grado di risolvero i “bonus bebè” che già in passato non hanno mai funzionato.

Siamo tanti su questo vecchio pianeta e saremo tanti di più nel prossimo futuro, state tranquilli. Sembra infatti chiaro che il problema dei nostri anni futuri non sarà certamente la riduzione delle nascite. La popolazione mondiale infatti cresce ad un ritmo incalzante: attualmente secondo stime riportate nell’ ONU World Population Prospects del 2015 siamo 7,3 miliardi di persone sul pianeta TERRA e saremo 8,5 miliardi entro il 2030 e 9,7 miliardi nel 2050.

Questa straordinaria crescita della popolazione sarà legata sempre secondo il rapporto delle Nazioni Unite al contributo di paesi molto poveri come l’India, la Nigeria, il Pakistan ma sarà soprattutto il continente africano ad assicurare più della metà della crescita della popolazione mondiale tra il 2015 ed il 2050.

La distribuzione delle risorse diventerà progressivamente il punto critico di un pianeta sopraffollato ed in un equilibrio mondiale basato su una sempre maggiore globalizzazione asimmetrica dove le disuguaglianze e la carenza di risorse naturali porteranno il benessere a concentrarsi in zone sempre più limitate anche in virtù dei cambiamenti climatici già in atto.

Il FERTILITY DAY ed il PIANO NAZIONALE PER LA FERTILITA’ se da un lato possono essere utili a sensibilizzare verso migliori partiche di tutela della fertilità in realtà non POSSONO ARRIVARE A CENTRARE il principale obiettivo che si prefiggono: incrementare la natalità. Per il semplice motivo che partono da un presupposto medico, di malattia e non sociale e politico.

 

QUALI SOLUZIONI CONCRETE QUINDI PER IL WELFARE?

Preoccupiamoci delle donne senza vederle come strumenti riproduttivi. Il contributo che possono dare e che danno al nostro paese non può più essere relegato a quello di “mater familias”. Rivolgersi a loro in questi termini può essere denigrante ed offensivo; non poche infatti sono state le proteste femminili anche all’estero.

Molte donne si sono sentite ferite nella propria intimità da questa campagna governativa; alcune anche colpevolizzate della propria mancata riproduzione.

Pensiamo al lavoro! Ridurre la disoccupazione ed il precariato è il principale problema. Evitiamo di parcheggiare per troppo tempo i ragazzi nell’Università, rendiamoli indipendenti dalle famiglie e mettiamoli in contatto con il mondo del lavoro.

Contrastiamo la corruzione e facciamo politiche fiscali incentivanti per far crescere il paese e dare certezze a tutti, uomini e donne.

Utilizziamo meglio il pratimonio dei nostri immigrati; giovani, tanti giovani che ogni giorno arrivano in Italia. Diamogli un futuro di integrazione facendoli partecipare alla ricostruzione di una nazione che deve essere multietnica; facciamoli partecipi del nostro futuro.

 

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Dott. Filiberto Di Prospero
Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Endocrinologia e Metabolismo. Direttore dell’Unità di Endocrinologia Ginecologica presso l’Ospedale Santa Lucia di Civitanova Marche 62012. Visita a Civitanova Marche (Macerata), Milano e Roma. Prenotazioni tel. +39 337 634491 Numero Verde (rete fissa) 800131014

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