Estetica e psicologia. La valenza psicologica della chirurgia estetica

L’estetica è un settore della filosofia che si occupa della conoscenza del bello naturale e artistico, ovvero del giudizio di gusto. Ogni persona che varca la soglia del mio studio ha un’idea di bellezza generica e una riferita al sé. Ognuno di noi, in realtà, costruisce un’immagine del proprio corpo differente da quella che gli altri percepiscono.

Spesso le persone “si piacciono”, ma vorrebbero migliorarsi in “qualcosa” e chiedono a me che cosa cambierei in loro. Mi ricorda un po’ l’effetto che suscita l’ascoltarsi in una registrazione. Viene da dire: “Ma sono io?”. E’ come osservarsi mediante due specchi che si riflettono l’uno nell’altro.

Nella maggior parte dei casi i pazienti mi chiedono come si “vedranno” dopo, se si riconosceranno e se la metamorfosi da me creata sarà di loro gradimento o se porterà verso una crisi di riconoscimento, una sorta di scompenso psicologico.

La parola aesthetica ha origine dalla parola greca aisthesis che significa “sensazione” e dalla parola aisthanomai che significa “percezione mediata dal senso”. Originariamente l’estetica non era una parte a sé stante della filosofia, ma semplicemente l’aspetto della conoscenza che riguarda l’uso dei sensi.

Immanuel Kant tratta dell’ “estetica trascendentale” nella Critica della Ragion pura come di una teoria della conoscenza, basata sulle funzioni trascendentali. Riprende il termine estetica nella Critica del giudizio (Kritik der Urteilskraft) nel 1790, dove, a proposito del “giudizio estetico”, espone la sua teoria sul bello soggettivo e su quello naturale (oggettivo) che si esprime nel sentimento del sublime.

Il famoso motto cartesiano recita: “Cogito ergo sum”, “Penso, dunque sono”.

Cartesio ricava la certezza dell’esistenza soggettiva dall’attività del pensiero; per l’esattezza, dal pensiero d’essere vivi.
Si è detto molto a proposito di questa affermazione categorica che di recente è stata criticata per la sua posizione eccessivamente razionalista, tale da squalificare tutta la componente psicologica dell’uomo.
All’apice di questa critica, la psicologia moderna ci ha riportati a una concezione della vita più immediata, esprimibile nell’assioma “Sentio ergo sum”, “Sento, dunque sono”: io deduco la mia esistenza dal fatto di sentire in senso lato, di essere dotato di una sensibilità che mi fa percepire il mondo esterno e la sua bellezza. Queste sensazioni sono alla base del sentimento di esistere.
Sentire, allora, significa essere in contatto, percepire, attraversare un paesaggio e intuirne l’intima struttura, rimanere colpiti dal sorriso di un anziano e coglierne la saggezza, osservare con gioia il gioco d’un bambino e comprenderne il senso assoluto.

I canoni estetici cambiano nelle diverse epoche, essendo legati a mode o a correnti culturali, ma l’ideale di bellezza resta invariato nel tempo e si esprime attraverso l’armonia delle forme e delle proporzioni, in un perfetto equilibrio di corpo e spirito.

Mi capita spesso di visitare delle persone che sembrano voler rivelare qualcosa che va al di là di quello che appare, un qualcosa che non riesce ad “uscire” dal loro corpo.
Il loro desiderio è quello di diventare più belli, essendo la bellezza spesso associata al successo e alla realizzazione sociale e affettiva. Un aspetto piacevole e bello infonde una maggiore fiducia in se stessi e nelle proprie capacità relazionali.

In seguito a un miglioramento dell’aspetto esteriore dopo un intervento di chirurgia estetica, si assiste a una rielaborazione della propria immagine interiorizzata e tale rielaborazione produce effetti significativi a livello psicologico.

La correzione dei difetti della forma (dismorfie), e quindi dell’involucro esterno, agisce a livello profondo sulla percezione soggettiva dell’Io psichico e corporeo. L’elaborazione di una nuova immagine di sé viene trasmessa all’esterno sotto forma di un innalzamento dell’autostima e di una maggiore apertura al mondo.

L’effetto più immediato è la comparsa di una maggiore sicurezza in se stessi e nel rapporto con gli altri che conduce, a detta dei miei pazienti, a un’esistenza più felice.

Un miglioramento della condizione esteriore libera inoltre la persona dalla preoccupazione ossessiva per la propria immagine, consentendole di esplorare e di coltivare con maggiore serenità il proprio universo interiore.

Sentirsi più belli nel proprio corpo porta ad esserlo veramente e ad entrare in contatto con la vera bellezza psichica.

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Dott. Massimiliano Quatela

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