Conservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale

cellule staminali

Il parto è un momento prezioso per la donazione delle cellule staminali da cordone ombelicale.

Staminali e dintorni

Quando si parla di cellule staminali in Italia, la nostra mente rievoca subito le tanto discusse staminali embrionali il cui uso per fini terapeutici e di ricerca riesce a far dividere il mondo scientifico e, tanto per cambiare, quello politico. Ma in questo articolo ci occuperemo di staminali derivate da cordone ombelicale la cui origine quindi, non implica l’embrione di un essere umano ma appena una parte del suo corpo.

Lo stesso cordone ombelicale che fin dall’inizio della storia dell’umanità veniva gettato subito dopo il parto come un corpo estraneo, viene ora conservato in “banche private” o viene “donato a banche pubbliche” come se si trattasse dell’argenteria di famiglia.

Il valore terapeutico delle staminali contenute nel cordone ombelicale viene percepito sempre più dal grande pubblico e soprattutto dai futuri genitori come una “assicurazione per la salute” dei futuri figli nella misura in cui, quasi quotidianamente, ricevono informazioni dai media sulle nuove potenzialità e possibilità di cure future derivate dall’uso delle staminali in esso contenute.

Normalmente la speranza è l’ultima a morire ma, almeno in questo caso, possiamo dire che è la prima a nascere.

Se la verità è che le applicazioni terapeutiche ad oggi possibili con l’uso di queste cellule sono finalizzate al trattamento di patologie rare e gravissime come alcune forme di leucemia, anemia plastica, ecc. è anche vero che l’unica certezza che abbiamo sul loro futuro è che il numero di patologie trattabili non può far altro che aumentare.

Ad esempio, in uno studio recente realizzato in pazienti nel post-infarto, vennero effettuati auto-trapianti di cellule staminali autologhe (cioè dello stesso paziente) isolate dal midollo osseo che portarono a risultati promettenti. Ovviamente, per questi studi, le staminali si devono ottenere dal midollo osseo perchè, ad oggi, non vi sono adulti che abbiano le proprie staminali del cordone ombelicale conservate, ma solo bambini.

Malgrado queste prospettive, i governi italiani negli ultimi anni hanno mantenuto una linea proibizionista per quanto riguarda l’istituzione di banche private del sangue del cordone ombelicale lasciando spazio appena per l’esportazione per conservazione all’estero, previa autorizzazione ministeriale o per la donazione. La conseguenza di questa postura legislativa è che, ancora oggi, in molte regioni d’Italia facciamo del cordone ombelicale quello che fanno la maggior parte dei primati: lo gettiamo. Anzi, l’indifferenza umana è maggiore visto che alcune scimmie lo mangiano con la placenta probabilmente convinte di assimilarne le proprietà curative.

 

Ma cosa fare quindi del cordone ombelicale subito dopo il  parto?

La risposta è semplice: non gettarlo nei rifiuti, questo è chiaro.

Al momento le possibilità che le future mamme hanno sono sostanzialmente due: donarlo (se possibile nell’ospedale dove partoriranno, se rientrano nei criteri di selezione e non partoriscono nel week-end) o conservarlo all’estero.

La conservazione all’estero ha costi molto variabili: tra i 1345€ ai 2-3000€. Tenendo conto del fatto che si tratta di una spesa una-tantum per 20 anni di conservazione, che la si può considerare una spesa per la salute nella dichiarazione dei redditi e che vi sono elettrodomestici ben più cari che durano molto meno, penso sia una ipotesi da non scartare.

 

Documenti per esportare

L’autorizzazione ministeriale necessaria per l’esportazione del cordone ombelicale è semplice e rapida. La logica di questa burocrazia è fare in modo che i futuri genitori abbiano un colloquio telefonico con il centro nazionale trapianti dove verranno informati della possibilità di donare il sangue del cordone e del fatto che le applicazioni terapeutiche attualmente disponibili tuttoggi sono realmente poche.

Le varie banche del cordone ombelicale che offrono il servizio in Italia sono normalmente informatissime e danno tutto l’appoggio necessario per richiedere l’autorizzazione. In Hematos, ad esempio, abbiamo preparato una pagina dedicata alla autorizzazione ministeriale con una sequenza di slides in flash, per schematizzare, passo-a-passo, il percorso burocratico da seguire senza avere problemi.

 

L’isolamento delle cellule

Per quanto riguarda la buona riuscita dell’isolamento delle cellule staminali bisogna tenere conto di almeno due fattori.

Il primo fattore è il tempo. Benchè possa sembrare strano non è assolutamente il fattore che incide maggiormente sulla qualità e quantità delle cellule. Ovviamente è conveniente che la sacca con il sangue arrivi in meno di 48 ore dal parto al laboratorio e per questo la DHL è organizzatissima (ad esempio i campioni che ci vengono spediti da Napoli nel primo pomeriggio durante i giorni lavorativi, ci arrivano normalmente in meno 20 ore, con eventuale consegna al sabato). Nel fine settimana impiegano 24 ore in più ma, in quasi la totalità dei casi, non riscontriamo problemi derivati del fattore tempo.

Il secondo fattore è la quantità di cellule staminali presenti nel campione. Talvolta ci arrivano sacche in 12 ore con pochissime cellule, altre volte in 72 ore ma con un numero di cellule molto elevato. Il sangue nel cordone può avere concentrazioni di staminali molto variabili, vale quindi sempre la pena spedire la sacca per tentare l’isolamento, indipendentemente dalla quantità di sangue iniziale. Una lunga durata del travaglio di parto può ridurre la quantità di cellule staminali ed è per questo che nei travagli in acqua, normalmente più prolungati, si può supporre che vi sia una riduzione di staminali (questa è appena una nostra conclusione, non supportata da dati clinici).

 

In caso di necessità

Per finire è importante sapere che, nel malaugurato caso di necessità delle staminali, il trasporto di ritorno dal locale dello stoccaggio fino all’ospedale dove avverrà il trapianto è un trasporto speciale, con corriere dedicato ed in azoto liquido. Nel caso di Hematos è tutto a carico del nostro laboratorio.

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Dott. Franco Accarpio

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