Arriva in Italia un nuovo farmaco contro il colesterolo cattivo

Il colesterolo è il principale fattore di rischio per il cuore, un nemico subdolo e silenzioso che rischia di mandarlo in tilt.

Finalmente è arrivata in Italia una nuova terapia che riduce i livelli di colesterolo cattivo, anche nei pazienti difficili da trattare. Analizziamo di che cosa si tratta, dando uno sguardo alle ricerche scientifiche.

 

Che cos’è il colesterolo

Il colesterolo alto può essere il risultato di una malattia ereditaria, di una dieta ricca di grassi saturi, oltre a stress e fumo. Si pensa, infatti, che lo stress porti ad un aumento di produzione di adrenalina che influirebbe sulla capacità del fegato di distruggere il colesterolo.

Nell’adulto la colesterolemia si attesta tra i 140 e i 200 mg/dl. Quando la concentrazione di colesterolo nel sangue supera questi valori, si parla di ipercolesterolemia che favorisce la formazione di placche sulle pareti interne delle arterie, andando a diminuire il flusso ematico.

In Italia 2 milioni e mezzo di persone tra i 35 e i 79 anni hanno un problema di colesterolo alto. Ma il dato più allarmante, in un Paese in cui le malattie cardiovascolari sono la causa di circa 300 mila morti ogni anno, è che il 35% è consapevole di avere questo problema senza intraprendere, però, nessun percorso di cura e il 41% non conosce nemmeno i propri livelli di colesterolo.

Il colesterolo LDL funziona come un termometro del rischio cardiovascolare: è un indicatore affidabile sulla probabilità di avere un ictus o un infarto, cioè se salgono i valori, ne aumenta il pericolo. Con livelli elevati di colesterolo cattivo, il rischio di sviluppare malattie delle coronarie cresce di quasi quattro volte, rispetto alle condizioni di normalità.

Questa situazione può causare una serie di patologie, più o meno gravi, che possono interessare anche il sistema nervoso e i processi digestivi. Quando il sangue non riesce a trasportare in maniera corretta le scorie verso gli organi deputati ad eliminarle, queste si accumulano all’interno di organi bersaglio, quali intestino e cistifellea. Tutto ciò può portare a problemi di costipazione e cefalee.

Per approfondire: prevenzione malattie del cuore

 

La novità farmacologica

In molti casi, mantenere sotto controllo i valori di LDL è una sfida difficile per medici e pazienti. Per fortuna, in Italia è ora disponibile una terapia intelligente – primo anticorpo monoclonale interamente umano utilizzato in cardiologia – che riduce i livelli di colesterolo cattivo. Questo farmaco, chiamato Evolocumab, ha appena ottenuto l’approvazione dall’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), in regime di rimborsabilità.

Evolocumab è indicato per i pazienti adulti con forme resistenti di ipercolesterolemia, che non riescono a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo cattivo, nonostante la terapia.

È, inoltre, consigliato per chi è intollerante alle statine, in quanto negli studi clinici ha dimostrato di ridurre i livelli di colesterolo LDL fino al 75% nei pazienti difficili da trattare.

Il paziente lo auto-somministra con un penna pre-riempita a seconda delle indicazioni mediche: sono previste da 1 a 3 iniezioni sottocutee, ogni 2 settimane o una sola volta al mese.

 

Il buon sonno come arma naturale

Una ricerca condotta dall’Università di Helsinki, pubblicata su Scientific Report, ha scoperto che l’insonnia influenza negativamente anche il metabolismo del colesterolo. Gli scienziati hanno rilevato che è sufficiente una settimana di sonno irregolare per osservare i primi cambiamenti negativi.

La soluzione che ne deriva è che il buon sonno aiuti anche a mantenere in equilibrio il tasso di colesterolo nel sangue.

 

Ecco perché le persone private del sonno hanno un più alto rischio di malattie cardiovascolari. Di notte, infatti, l’organismo produce ormoni ad azione “brucia grasso”, come la leptina, l’ormone della crescita e il testosterone.

Ma fare un buon sonno ristoratore non è l’unica arma naturale per tenere a bada il colesterolo cattivo. Quest’ultimo, secondo le nuovissime linee guida presentate al recente congresso della Società Europea di Cardiologia non dovrebbe superare il valore 100.

 

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Silvia Bollettini

Copywriter e Digital PR

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