ANORESSIA E BULIMIA: la fame dell’anima.

Misteriose e dilaganti come un’epidemia sociale, l’ ANORESSIA e la BULIMIA sono le due manifestazioni complementari di un profondo e radicato malessere esistenziale. Il tentativo di cancellare la consistenza corporea o, all’opposto, di espanderne i confini scaturisce spesso da una tensione etico-spirituale che sceglie il corpo come veicolo privilegiato di purificazione.

L’anoressia e la bulimia non sono pertanto patologie del corpo, ma dell’anima, un’anima che cerca disperatamente di far sentire la propria voce in un mondo sentito come incapace di rispondere ai bisogni più naturali. Il comportamento anoressico-bulimico si propone di rubare “briciole” di senso alla nostra vita quotidiana, percepita come povera di significato e di valori autentici. E’ una condanna estrema e radicale a una società consumistica, che incessantemente costruisce prodotti e oggetti per “divorarli” velocemente. Il vuoto dell’anima non può essere riempito con il cibo: ciò che l’anoressica e la bulimica rivendicano non è la soddisfazione materiale dei bisogni, ma l’amore dell’altro. Il loro corpo, emaciato o ingombrante, diventa l’espressione tangibile di questo messaggio e assume su di sé il “peso” di una semplice e sempre insoddisfatta domanda d’amore.

Nonostante il loro valore ideale e morale, l’anoressia e la bulimia sono pregiudicate da un’intrinseca debolezza, essendo dominate dall’idea persecutoria del cibo e del peso, che conduce a sovvertire ogni legge naturale e a bandire qualsiasi forma di legame sociale. La condizione anoressico-bulimica si sottrae al dialogo con l’altro, scegliendo come interlocutore privilegiato il cibo, sempre disponibile per essere rifiutato, divorato, espulso. Risulta pertanto necessario riaccostare i soggetti portatori di questo disagio a una dimensione verbale, al fine di reintrodurli nell’universo dei rapporti sociali.

Nel Centro Psiche è sorto un Day Hospital per la cura dei disturbi alimentari (anoressia, bulimia, binge eating disorder, obesità) che prevede programmi terapeutico-riabilitativi nei quali la permanenza nel Centro è estesa a più ore della giornata, per periodi di tempo variabili in base ai bisogni individuali.

Il nostro “protocollo clinico” si contrappone ai metodi “medicalistici” offerti dai centri di cura ospedalieri, in quanto pone al centro dell’attenzione le componenti più propriamente psichiche del disturbo alimentare, considerato come una domanda estrema di amore.

Agire esclusivamente sul sintomo alimentare, per esempio attraverso la prescrizione della dieta o l’alimentazione forzata, impedisce un approccio autentico al disagio esistenziale che anoressia e bulimia sottendono, in quanto rafforza nel soggetto la sensazione di non essere accettato, accolto, capito, amato…

E’ per tale ragione che il nostro Centro privilegia una direzione di cura orientata alla singola persona, al suo mondo interno, al suo immenso bisogno di affetti sinceri, sostituendo alla preoccupazione per il peso e il cibo la creazione di nuovi modelli relazionali.

Il Day Hospital è arredato e attrezzato come una vera e propria casa, uno spazio simbolico di vita dove il soggetto possa ritrovare la propria dimensione psichica più autentica, liberandolo dal senso di solitudine e di isolamento che pervade la sua vita.

Le attività svolte all’interno del Day Hospital mirano a rafforzare le potenzialità inespresse e i bisogni profondi del singolo soggetto, al fine di costruire un’individualità unica e irripetibile.

All’interno dello spazio simbolico della casa, l’anoressia e la bulimia non vengono più considerate come malat­tie, ma come difficoltà esistenziali.

Il percorso soggettivo è altamente individualizzato, in linea con le aspirazioni e le attitudini della persona.

Il Day Hospital è riservato ai pazienti in fase critica. I pazienti che hanno superato la fase acuta vengono trattati con colloqui psicologici individuali e/o di gruppo.

Il protocollo clinico prevede:

  • Colloqui psicodiagnostici

I colloqui preliminari, rivolti al paziente e alla sua famiglia, sono orientati a delineare la tipologia del disturbo alimentare.

Attraverso la raccolta dei dati anamnestici e la somministrazione di specifici test, valutiamo la necessità di una presa in carico terapeutica, attraverso colloqui psicologici o in regime di day hospital.

 

  • Colloqui psicologici individuali

I colloqui individuali mirano ad avvicinare il soggetto con disturbi alimentari al proprio mondo interno in un clima di accoglimento e di comprensione che permette di cogliere il proprio modo di essere in rapporto agli altri, e di liberare le energie, imprigionate in un circolo vizioso di digiuni e abbuffate, in investimenti più creativi, capaci di rimettere in moto la vita psichica.

Attraverso continui confronti con il proprio Sé più autentico, i pazienti anoressici e bulimici ritrovano il contatto con le emozioni e i sentimenti più profondi e nascosti.

L’obiettivo è quello di rendere comprensibile a se stessi e agli altri una sofferenza apparentemente inesprimibile a parole, ma che proprio nella parola trova il suo effetto catartico.

  • Trattamento terapeutico di gruppo

Attraverso un percorso di cura con gruppi monosintomatici, gli individui che condividono la stessa sofferenza, sia che mangino troppo sia che non mangino nulla, vengono liberati dal loro isolamento e ricondotti in una sfera affettivo-relazionale, di apertura al mondo.

Il gruppo è un contenitore attivo, portatore di un progetto comune, in cui è possibile esprimere vissuti ed emozioni. L’esperienza terapeutica di gruppo favorisce una crescita affettiva, in quanto si strutturano nuove modalità di relazione, attraverso la reciprocità e l’ascolto.

  • Interventi di mediazione familiare

L’anoressiae la bulimia sono l’espressione di un disagio che coinvolge l’intero sistema familiare, che viene pertanto reso partecipe del percorso terapeutico.

Attraverso periodici momenti di incontro e di confronto con lo psicologo, la famiglia viene sostenuta e incoraggiata ad affrontare il problema, ristabilendo quei legami affettivi profondi minati dal travaglio della malattia.

  • Trattamento farmacologico (se necessario)

Nella fase acuta, l’anoressiae la bulimia possono generare gravi danni organici, quali alterazioni dell’equilibrio elettrolitico, amenorrea, alterazioni cutanee, disturbi gastrointestinali…

Il Centro Psiche si avvale della collaborazione di medici psichiatri per monitorare costantemente il livello di alterazione organica che il disturbo produce e, se necessario, per offrire un supporto farmacologico finalizzato a ridurre l’intensità del dolore psichico.

  • Programma psicoeducativo nutrizionale

L’intervento psicoeducativo è orientato a modificare alcune convinzioni erronee all’origine del disturbo alimentare, attraverso incontri di informazione sulle modalità di alimentazione e sul contenuto calorico dei cibi.

L’acquisizione di corrette informazioni nutrizionali consente al soggetto di entrare in contatto con il “nemico cibo” in maniera più scientifica, depurandolo dalle sue connotazioni emotive negative.

  • Arteterapia

L’arteterapia è uno strumento terapeutico non verbale che utilizza il processo creativo (pittura, disegno, musica, poesia, psicodramma…) per superare i confini del linguaggio e accedere in maniera diretta al piano delle emozioni.

L’atelier espressivodiviene luogo privilegiato di manifestazione dell’interiorità: attraverso la liberazione delle enormi potenzialità creative sottese al disturbo alimentare il soggetto riesce ad elaborare i propri vissuti e a comunicarli al mondo esterno.

  • Attività  psicosociali

Il percorso di cura avviene all’interno della realtà di vita dei singoli individui.

Attraverso attività culturali, socializzanti, ludiche e ricreative (lettura, video, fotografia, informatica…) i soggetti portatori di un disagio esistenziale vengono accompagnati in un percorso di integrazione sociale, familiare, lavorativo e scolastico, che consenta la valorizzazione delle loro potenzialità inespresse.

 

  • Gestione alimentare individualizzata

All’interno del Day Hospital, i pazienti vivono il momento dell’incontro con il cibo in maniera libera e spontanea, consumando i pasti nei momenti più opportuni da un punto di vista soggettivo e non secondo regole e orari prestabiliti.

La possibilità di utilizzare la cucina e di preparare pietanze dando libero sfogo alla propria creatività porta a un graduale avvicinamento a una dimensione alimentare svincolata dall’ossessione del peso.

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Dott.ssa Arianna Nardulli

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