I TUMORI DEL TESTICOLO
A cura del
Dott. Paolo Signoretti.
Chirurgo Pediatra, Ospedale "S. Croce", Fano (PS).
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.9.2006 . |
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Che ne sai del testicolo?
I testicoli, chiamati anche gonadi, sono le ghiandole sessuali del
maschio. Sono localizzati alla base del pene e situati in una tasca
chiamata scroto. La formazione dello sperma richiede una temperatura
più bassa di quella corporea: ecco il motivo della lro localizzazione
extracoporea.
Sono le cellule germinale, situate nei tuboli seminiferi, a produrre
il seme. Di qui si sposta nell'epididimo dove staziona e si matura e
l'intero processo dura circa 60 giorni. Se c'è rapporto sessuale lo
sperma è spinto nei condotti deferenti dove si mescola con le
secrezioni prodotte dalla prostata e dalle vescicole seminali per
formare quello che viene comunamente chiamato liquido seminale.
Le cellule del Leydig (dal nome dello scienziato che le studiò) sono
distribuite nel tessuto testicolare e sono la maggior fonte di
produzione di testosterone.
Il testosterone, ormone sessuale maschile, è essenziale per lo
sviluppo degli organi riproduttivi e delle altre caratteristiche
maschili come la distribuzione dei peli, il timbro della voce, una
maggiore larghezza delle spalle rispetto al bacino. La mancanza di
una quantità adeguata di questo ormone compromette la vita: riduzione
dell'interesse ed attività sessuale, astenia, depressione etc.
Quando si parla di cancro del testicolo in genere ci si riferisce ai
tumori che hanno origine dalle cellule germinali.
E' possibile che possano partire anche dalle cellule di Leydig o del
Sertoli, ma questi tumori non sono frequenti e di solito non hanno
carattere di malignità.
Incidenza ed Cause
Le neoplasie del testicolo sono rare e rappresentano circa 1'1% delle
neoplasie maligne, ed il 3-10% delle neoplasie dell'apparato
urogenitale maschile.
L'incidenza nella popolazione maschile è di circa tre casi ogni anno
per 100.000 persone; se si considera però il gruppo di età tra i 20 e
40 anni, l'incidenza sale a più di 6 casi.
I tumori del testicolo rappresentano tra i 15 e 35 anni la forma più
comiune di cancro e la quarta causa di morte per tumore in ordine di
frequenza dopo le leucemie, i linfomi e i tumori cerebrali.
I tumori testicolari nei bambini hanno una incidenza di 0,5-2,0 per
100.000 abitanti, rappresentando soltanto dal 2 al 5% di tutti i
tumori del testicolo.
Recentemente la prognosi di questi tumori è migliorata in modo
sensibile tanto che oggi le neoplasie del testicolo sono
probabilmente i tumori meglio curabili nell'adulto, soprattutto se la
diagnosi è precoce.
Nel 1970 il 90% dei pazienti con cancro testicolare moriva. Dagli
anni 90, grazie alla introduzione di nuovi chemioterapici -in
particolare il cisplatino- la situazione si è praticamente invertita:
praticamente oggi almeno il 90% di uomini con cancro diffuso possono
essere curati. Tanto che oggi il tumore del testicolo rappresenta uno
dei più brillanti successi della scienza medica.
Nonostante la causa dei tumori testicolari sia a tutt'oggi
sconosciuta - come del resto di tante altre neoplasie, alcuni fattori
di rischio sembrano avere più rilevanza. In primo luogo, l'età: si
individuano 3 picchi di maggiore frequenza. Il primo in età
infantile, il secondo tra 15 e 35 anni ed il terzo oltre i 50 anni.
Non vi è una predilezione di lato; tumori bilaterali hanno una
incidenza attorno al 2%.
L'atrofia testicolare (cioé un testicolo di vomule estremammente
ridotto) ed il criptorchidismo (cioè un testicolo che alla nascita
non sia ancora disceso nella sua sede normale) sono situazioni
favorevoli l'insorgenza di un tumore testicolare, tanto che alcuni
Autori ritengono che debba essere presa in considerazione la
orchiectomia (asportazione del testicolo) nei casi di ritenzione
testicolare nei soggetti con età postpuberale. Il rischio di
sviluppare un tumore nel testicolo criptorchide è di 10-20 volte
superiore al normale, ma in assoluto è del 1-2%: inoltre, i testicoli
ritenuti in addome hanno una probabilità di cancerizzare 4 volte
superiore di quelli ritenuti nel canale inguinale, e nel 15-20% dei
casi, cancerizza il testicolo controlaterale.
Poiché l'aspetto istologico é essenziale ai fini terapeutici, la
World Health Organization (Organizzazione Mondaliale della Sanità) ha
formalizzato una classificazione che tiene conto delle differenti
cellule del testicolo e della loro funzione, dividendo i tumori
testicolari in base alle cellule d'origine, dalle quali si ritiene
che si sviluppino: tumori germinali quelli che originano da cellule
germinali primitive o differenziate; tumori non germinali quelli che
originano dalle cellule di Sertoli, dalle cellule interstiziali o dal
tessuto testicolare di sostegno. Sia i tumori germinali che i tumori
non germinali che si sviluppano in età pediatrica o adolescenziale
differiscono dai tumori testicolari degli adulti per il fatto che i
germinali sono meno maligni e i non germinali più comuni.
Diagnosi
Dal punto di vista clinico il paziente con una neoplasia testicolare
va all'osservazione del medico per uno dei seguenti motivi: graduale
aumento di volume del testicolo talora con senso di pesantezza,
riscontro accidentale di un nodulo, raramente con un sintomo acuto
quale il dolore o la infiammazione locale simulante
un'orchiepididimite o una torsione del testicolo; a volte per
comparsa di ginecomastia (aumento di volume della ghiandola mammaria)
o do sintomi dovuti a metastasi.
Il dolore è presente nel 20% dei casi.
Ogni tumefazione del testicolo che nel giro di pochi giorni non
regredisce con le cure mediche deve essere considerata sospetta.
Un appello a chi legge:
non si abbia timore di parlare di irregolarità testicolari (dolore,
tumefazione) ai vostri genitori o al vostro medico.
Il falso pudore può costare caro!
I tumori del testicolo nei bambini vengono spesso scoperti
occasionalmente dai genitori o dal pediatra come una massa scrotale
indolente. In circa un terzo dei casi viene posta una diagnosi
inizialmente errata .
E' necessario sottolineare che le neoplasie del testicolo nel bambino
si presentano di solito come tumefazione, non dolorosa, presente da
uno o più mesi, di volume assai variabile, spesso dura e "pesante",
raramente aderente alla cute dello scroto. Può presentare talora una
transilluminazione ingannevole in quanto la trasparenza può essere
confusa con un teratoma cistico o un tumore del seno endodermico o
altre masse solide qualora coesista idrocele (5-10% dei casi) talora
lievemente ematico. I bambini più grandicelli a volte lamentano una
sensazione di pesantezza e di stiramento nello scroto. La tumefazione
testicolare può, nel 15-35% dei casi, produrre un dolore irradiato
all'inguine, spesso secondario ad emorragie intratumorali.
Una visita accurata effettuata dal medico deve essere effettuata con
attenzione onde accertare la possibilità di una diffusione
linfonodale della malattia a distanza; in particolare alle stazioni
linfonodali inguinali, sovraclaveari e retroperitoneali. Una massa
inguinale o della parte bassa dell'addome in presenza di una sola
gonade nello scroto, o di un sacco scrotale vuoto, dovrebbe porre il
sospetto di un tumore sviluppatosi in un testicolo non disceso o
ectopico.
Nel 3% circa dei casi la malattia esordisce con metastasi, senza che
venga segnalata una massa scrotale.
La presenza di interessamento dei linfonodi retroperitoneali può
essere sospettata se il paziente lamenta dolori lombari; nei casi con
neoplasia in fase avanzata la palpazione profonda dell'addome
consente di apprezzare la presenza di una o più masse in sede iliaca
e/o paravertebrale. Possono talora coesistere segni di ostruzione
delle vie urinarie in presenza di voluminose adenopatie comprimenti
le vie urinarie. In fase iniziale é rara la presenza di adenopatia in
sede sovraclaveare e ancora più rara l'evidenza clinica di metastasi
pleuro-polmonari. Ginecomastia e pigmentazione del capezzolo possono
coesistere in presenza di tumore a partenza dalle cellule di Sertoli.
Alcuni androblastomi possono invece produrre segni di precoce
virilizzazione, anchese la maggior parte delle cellule tumorali è
inattiva dal punto di vista ormonale in quanto non produttrici di
ormoni. Segni di virilizzazione sono anche prodotti nell'età
prepuberale da tumori delle cellule di Leydig: il pene e la prostata
aumentano di volume, compaiono peli al pube ed alle ascelle, la voce
si abbassa di tono, l'altezza del bambino aumenta e vi é sviluppo
muscolare sproporzionato all'età. In questo caso, la presenza di una
massa intrascrotale é un importante fattore diagnostico differenziale
con la sindrome andro-genitale.
La più semplice e la più affidabile indagine diagnostica é
l'ecografia con sonde ad alta frequenza (10-13 MHz).
Qualora, dinanzi a una tumefazione testicolare, il medico non possa
escludere con certezza la possibilità di una neoplasia, il paziente
deve essere inviato al chirurgo, a cui spetta il compito di
completare l'accertamento clinico con una valutazione diretta del
testicolo mediante incisione chirurgica inguinale.
Se persiste un dubbio diagnostico, é tassativo eseguire un esame
istologico estemporaneo al criocongelatore su una biopsia a cuneo
allo scopo di accertare se si tratti di neoplasia.
A fine diagnostico deve essere evitata una biopsia chirurgica
transcrotale in quanto con tale metodica si ha discreta incidenza di
recidive locali e di metastasi a distanza.
Fondamentale per un corretto atteggiamento terapeutico é il processo
di stadiazione che deve essere quanto mai accurato ed attendibile. E'
indispensabile una attenta valutazione dell'estensione anatomica del
tumore, e, soprattutto, un meticoloso esame dei linfonodi asportati
in corso di una eventuale linfoadenectomia. Dovranno essere infatti
definiti: il numero dei linfonodi interessati da metastasi, la sede,
le dimensioni e l'eventuale infiltrazione della capsula.
La stadiazione, pre o post operatoria, può essere clinica con esami
strumentali alcuni obbligatori, altri facoltativi oppure
anatomo-patologica con l'esame istologico delle sedi linfonodali di
drenaggio in sede retroperitoneale.
La stadiazione clinica prevede lo studio dei marcatori tumorali (AFP,
HCG, LDH) e la ricerca delle metastasi regionali e/o a distanza.
L'iter diagnostico prevede una radiografia del torace in due
proiezioni, una ecografia dello scroto e prelievo ematico per il
dosaggio sierico degli ormomi steroidei specie in presenza di
femminilizzazione o virilizzazione precoce, e dei marcatori tumorali
(AFP, HCG, ecc); che risultano elevati, prima dell'orchiectomia
nell'80-90% dei tumori non seminomatosi, dosaggi che dovranno essere
ripetuti nel post-chirurgia nel follow-up della malattia.
Lo studio dei linfonodi retroperitoneali viene eseguito dopo
l'orchiectomia con tomografia computerizzata (TC) o risonanza
magnetica (RM). Entrambe queste indagini sono gravate da circa un 20%
di falsi negativi o falsi positivi, in quanto il limite di
risoluzione é attorno a 1-1,5 cm.
Localmente la neoplasia testicolare può invadere progressivamente la
tunica albuginea, la rete testis, l'epididimo, il funicolo spermatico
e la parete dello scroto. La metastatizzazione ai linfonodi regionali
é frequente, interessando inizialmente quelli situati tra l'aorta e
l'ilo renale, per i tumori del testicolo sinistro, e anteriormente
fra cava e aorta per i tumori del testicolo destro. I linfonodi
secondariamente interessati sono quelli para-aortici bilaterali,
quelli mediastinici e sopraclaveari per via ascendente, quelli
pelvici e inguinali per via reflua. Le metastasi inguinali si
manifestano solo nei tumori che invadono l'albuginea o in quelli
ritenuti nel canale inguinale. La diffusione ematogena dei tumori del
testicolo può avvenire attraverso le vene spermatiche, la vena renale
dal lato sinistro e la vena cava inferiore dal lato destro. I polmoni
rappresentano la sede piu frequente di metastatizzazione
extralinfonodale. Nei casi più avanzati coesiste versamento pleurico
emorragico, invasione del fegato, metastasi osse di tipo litico,
metastasi cerebrali e cutanee (molto rare, ma possibili), metastasi
peritoneali in caso di tumore insorto in testicolo ritenutoin addome
se l'albuginea viene superata. Le complicazioni più frequenti sono di
tipo compressivo e ostruttivo (vie urinarie, cava inferiore, spazio
epidurale), cerebrali e insufficienza respiratoria.
STRATEGIE TERAPEUTICHE
La terapia dei tumori del testicolo é tipicamente multidisciplinare e
deve prevedere una stretta collaborazione tra il medico
endocrinologo, chirurgo, oncologo e radioterapista.Il primo approccio
terapeutico é, in genere, chirurgico e prevede per tutti i tumori del
testicolo la orchiectomia radicale (asportazione del testicolo con il
funicolo -arteria e vene spermatiche, deferente-). Una volta
precisata la diagnosi istologica ed eseguito lo staging clinico, la
terapia successiva si differenzierà a seconda del tipo istologico e
dello stadio di appartenenza.
Poiché la neoplasia è abbastanza rara è INDISPENSABILE rivolgersi a
Centri Medici di riferimento nazionali che hanno la sufficiente
esperienza per una corretta gestione del caso
CHIRURGIA:
L'orchiectomia radicale é il trattamento di tutte le forme
neoplastiche primitive e deve essere sempre eseguito mediante
incisione inguinale, lussazione del testicolo con la vaginale, i vasi
testicolari e il deferente vengono clampati separatamente a livello
dell'anello interno.
L'intervento condotto in modo non corretto espone ad alto rischio di
recidiva nello scroto e nei linfonodi inguinali. Questa evenienza può
verificarsi in pazienti in cui il drenaggio linfatico é alterato da
un pregresso intervento (orchidopessia, ernioplastica). Ciò impone
una estensione dell'intervento che, a seconda dei dei casi, può anche
prevedere un'emiscrotectomia e/o una linfoadenectomia inguinale
omolaterale.
La linfoadenectomia retroperitoneale, in genere mediante incisione
addominale xifopubica, deve essere eseguita solo dopo orchiectomia e
a conoscenza esatta del tipo istologico della neoplasia.
L'intervento chirurgico in questi casi ha un doppio significato: di
stadiazione patologica e di trattamento curativo. La possibilità di
guarigione mediante chirurgia estensiva é infatti molto elevata
(stadio I: 90%, Stadio IIA: 70-75%). Nei casi classificati come
stadio IIB e IIC l'intervento chirurgico deve essere rimandato al
momento in cui la neoplasia é ben regredita dopo più cicli di
polichemioterapia. A volte l'impossibilità a eseguire l'intervento si
rivela evidente solo al momento dell'esplorazione chirurgica
dell'addome.
L'asportazione linfonodale lungo i grossi vasi (arterie e vene
iliache, aorta e vena cava) può essere eseguita in blocco o, più
facilmente ed altrettanto correttamente, per catene linfonodali. Se
l'esame linfografico é negativo (No) la linfoadenectomia
retroperitoneale é monolaterale. Nei casi con evidenza radiologica e
intraoperatoria di piccole (< 2 cm) metastasi esclusivamente
monolaterali é consigliabile effettuare anche la dissezione
linfonodale controlaterale, cercando di risparmiare le fibre
postgangliari del simpatico lombare, per evitare la perdita
dell'eiaculazione in pazienti giovani con elevatissima probabilità di
guarigione. E' solitamente inutile estendere la dissezione
retroperitoneale al di sopra dei vasi renali. Nei casi con pT4
(grosse dimensioni del tumore) e nei casi in cui la neoplasia é
insorta su in testicolo ritenuto é d'obbligo l'asportazione dei
linfonodi dell'arteria iliaca esterna e otturatori omolaterale. La
linfectomia inguinale viene eseguita solo in presenza di un fondato
sospetto clinico e/o radiologico di metastasi in questa sede. La
linfoadenectomia può essere considerata completa quando é
macroscopicamente radicale e il controllo linfografico mostra che
tutti i linfonodi francamente patologici o sospetti sono stati
asportati.
Dopo un intervento di linfoadenectomia retroperitoneale ben eseguito,
il rischio di ricidive di tumore avviene solo in organi distanti, in
particolare i polmoni. Tale rischio é di circa il 10% nei casi con
linfonodi istologicamente negativi e del 25-35% in quelli con piccoli
(<2 cm) linfonodi positivi. Negli ultimi anni alcuni Autori hanno
proposto di escludere l'intervento di linfoadenectomia retroperitoneale
nei pazienti allo stadio I, evitando così le possibili complicazioni
della dissezione linfonodale; attuando una "vigile attesa" cioè un
attento monitoraggio clinico e strumentale della malattia, che in
realtà é di difficile attuazione in quanto mantiene in eccessiva
tensione medici e pazienti.
I tumori del tessuto di sostegno testicolare sono solitamente
benigni, ma possono dare metastasi nel 10% dei casi. Poiché non
esistono sicuri criteri istologici di malignità e queste neoplasie
sono poco responsive alla chemioterapia, la linfadenectomia
retroperitoneale é indicata in tutti i casi con stadiazione clinica
positiva o dubbia per metastasi linfonodali.
RADIOTERAPIA
Il trattamento radiante delle neoplasie del testicolo, esclusi i
pazienti affetti da seminoma puro, trova utile applicazione a scopo
palliativo soprattutto in presenza di compressioni (es. mediastinica,
epidurale, a livello dell'ilo epatico o dell'ilo renale) o di
sindromi dolorose (es. metastasi osse) o di metastasi cerebrali. Il
suo uso a scopo precauzionale, quale alternativa alla
linfoadenectomia retroperitoneale al I° stadio, é oggi abbandonato.
CHEMIOTERAPIA
Negli anni 80-90 I'introduzione nella pratica clinica di nuovi
farmaci e nuove schemi terapeutici ha nettamente migliorato la
possibilità di controllare l'evoluzione clinica di tutti i tumori del
testicolo in fase avanzata. I farmaci singoli più efficaci nei tumori
del testicolo e, in particolare nei non-seminomi, sono: la
vinblastina, la bleomicina, il cisplatino, l'etoposide (VP-16),
l'actinomicina D, la ciclofosfamide, l'ifosfamide, l'eutramicina.
Il trattamento farmacologico di scelta oggi é costituito per tutti i
tumori germinali del testicolo dalla polichemioterapia. Attualmente
lo schema PEB (cisplatino, etoposide, bleomicina) é ritenuto il
trattamento farmacologico di prima scelta per quasi tutti i tumori
del testicolo (seminomi e non seminomi) che necessitano di
chemioterapia perché la malattia é in fase avanzata (oltre lo stadio
IIB). Il trattamento é oggi consigliato per 4 cicli rispettando il
più possibile la massima intensità di dose; tale schema é in grado di
produrre remissioni complete nel 60-70% dei pazienti con
non-seminoma. La PEB viene utilizzata con successo anche in presenza
di coriocarcinoma puro (tutti gli stadi, una volta eseguita
l'orchiectomia radicale). In oltre i due terzi dei casi che ottengono
la regressione completa, lo stato di remissione tende ad essere
duraturo. Dal momento che la maggior parte delle ricadute avviene
durante i primi dodici mesi, é lecito affermare che se la remissione
completa persiste dopo il secondo anno dal termine del trattamento la
possibilità di ottenere una vera guarigione é in realtà molto elevata.
Se non si ottiene una risposta completa entro il terzo ciclo, le
possibilità di guarigione con la stessa terapia sono nulle. Non é
invece necessaria una terapia di mantenimento, nei casi rivalutati
accuratamente, agli effetti di prolungare la remissione completa
iniziale. Tuttavia é bene ricordare che se l'intervento chirurgico
post-chemioterapia mostra presenza di malattia residua é opportuno
prendere in considerazione la somministrazione di altri due cicli di
chemioterapia.
Controlli regolari sono, poi, indispensabili per tutti coloro che
sono stati curati per tale tipo di tumore. Un paziente che ha avuto
un cancro del testicolo deve essere accuratamente seguito per diversi
anni per essere sicuro che il cancro sia definitivamente scomparso.
Se dovesse ritornare, l'accorgersene rapidamente è estremamente
importante per mettere in atto le cure e contenere rapidamente il
tumore
Prospettive
Molti scienziati e Centri Medici stanno studiando le problematiche
relative a questo tipo di tumore. In particolare si vogliono meglio
capire le cause, la prevenzione, la diagnosi e la cura.
I ricercatori stano in particolare cercando delle sostanze elaborate
dal tumore (i cosiddetti markers) che potrebbero essere presenti nel
sangue e/o nelle urine di persone in una fase del tutto iniziale
della malattia. Se questi markers effetttivamente si trovassero,
sarebbe possibile diagnosticare la malattia prima che compaia
qualsiasi sintomo.
Inoltre si stanno ricercando metodi di trattamento più efficaci e più
tollerati dal paziente.