
TIROIDITE DI
HASHIMOTO.
La causa più frequente di ipotiroidismo.
A cura del Dott.
Filiberto Di Prospero
Medico Chirurgo. Specialista in Ginecologia ed Ostetricia, Endocrinologia e
Malattie del Ricambio.
Responsabile dell'Unità di Endocrinologia Ginecologica presso il Dipartimento
Materno Infantile dell'Ospedale di Civitanova Marche. Direttore SaluteDonna.it
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| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.01.2008 . |
Premessa dell'Autore. Come vedrete in questo articolo parleremo di un di quelle malattie che per la grande diffusione ed il frequente andamento scarsamente sintomatico sono "da cercare" particolarmente nella donna. Non è infrequente infatti purtroppo che la diagnosi venga posta dopo molto tempo dall'esordio della patologia. Parleremo della Tiroidite di Hashimoto, una delle più frequenti cause di ipotiroidismo.
Per comprendere la rilevanza di questo argomento pensate che la Tiroidite di Hashimoto (chiamata anche tiroidite linfocitaria) è l'infiammazione della tiroide più diffusa al mondo. Tende ad avere una distribuzione familiare ed è circa 6 volte più frequente nella donna rispetto all'uomo; la sua incidenza aumenta con l'età.
E' una malattia di tipo "autoimmune" cioè determinata da una auto-aggressione del proprio sistema immunitario: la produzione di anticorpi e cellule killer verso il tessuto tiorideo ne determina la progressiva distruzione e l'evoluzione frequente verso l'ipotiroidismo cioè una riduzione dell'attività funzionale della ghiandola.
I pazienti affetti da Tiroidite di Hashimoto presentano
una sintomatologia molto variabile correlata all'andamento clinico della
malattia, all'età di insorgenza ed alla presenza di altre malattie
concomitanti.
Quando la malattia esordisce in forma acuta (minoranza dei casi) vi è una
rapida distruzione ghiandolare con conseguente liberazione nel sangue dei
depositi di ormoni tiroidei: la tiroide può essere dolente, aumentata di volume
ed ì sintomi sono quelli tipici dell'ipertiroidismo (tachicardia, astenia,
dimagramento, febbre, insonnia etc..).
Nella maggior parte dei casi invece l'esordio è lento e spesso asintomatico:
per molto tempo la tiroide mantiene una normale produzione ormonale ed i sintomi
insorgono solo quando c'è l'evoluzione verso l'ipotiroidismo.
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| La Tiroide ha una forma a "farfalla" ed è situata nella regione anteriore del collo |
La Tiroidite di Hashimoto è infatti la principale causa di ipotiroidismo. L'evoluzione, spesso lenta, verso una ridotta funzionalità tiroidea è infatti frequente. I sintomi tipici dell'ipotiroidismo sono il facile affaticamento, la depressione, l'intolleranza al freddo, la difficoltà di concentrazione, la perdita dei capelli. Concomita spesso anche un ingrossamento della ghiandola (gozzo) che progressivamente diviene più dura alla palpazione. Nella donna possono verificarsi anche irregolarità mestruali.
Questa malattia può essere associata ad altre malattie tipicamente legate ad una alterata funzione del sistema immunitario quali: malattia di Basedow-Graves, gastrite atrofica, morbo celiaco, epatite C, miastenia, xerostomia, cheratocongiuntivite sicca, deficit surrenalico, insufficienza ovarica prematura (P.O.F. o menopausa precoce), vitiligo, Sindrome di Schmidt (insufficienza surrenale, ipoparatiroidismo, diabete, insufficienza ovarica).
La diagnosi oltre che sui rilievi anamnestici (storia familiare e personale clinica del paziente) e sull'esame obiettivo ( ispezione e palpazione della ghiandola e del collo) si basa su importanti indagini di laboratorio e strumentali come il dosaggio del TSH (ormone ipofisario che controlla la tiroide), FT4 ed FT3 (frazioni libere degli ormoni tiroidei circolanti nel sangue); la ricerca degli anticorpi (AC) anti-tireoperossidasi (un enzima tiroideo) è positiva nel 95% dei casi e quella degli anticorpi anti tireoglobulina lo è nel 60% dei casi; utili anche la ricerca di AC anti-recettore del TSH e l'ecografia tiroidea. Quest'ultima permette lo studio morfologico del parenchima ghiandolare ed una valutazione delle sue dimensioni. Talvolta può anche essere necessario il ricorso all'esame citologico (ago-aspirato) e/o alla scintigrafia.
Nella diagnostica differenziale è bene sempre escludere l'assunzione di farmaci che possono indurre la formazione di anticorpi contro la tiroide: amiodarone, alfa-interferone, interleuchina-2): riferite sempre al vostro medico od allo specialista le medicine che avete assunto o che state assumendo.
La terapia è data in relazione alla funzione tiroidea al momento della diagnosi. Essendo frequente uno stato di ipotiroidismo spesso si basa sulla somministrazione (terapia sostitutiva) di levotiroxina (LT4); nei rari casi di riscontro in fase ipertiroidea sarà invece utilizzata una terapia inibente la funzione ghiandolare.
La tiroidite del post-partum è una forma particolare di infiammazione toroidea sempre su base autoimmune che esordisce molto presto dopo il parto con ipertiroidismo transitorio seguito da ipotiroidismo. Questa patologia è caratterizzata da un ritorno frequente ad una funzione ghiandolare normale.
Mi preme qui sottolineare l'importanza del monitoraggio clinico di questi pazienti sia per i necessari aggiustamenti della terapia ma nche per la sorveglianza rispetto alle malattie che precedono o che possono accompagnare questa condizione. Per le donne vorrei in particolare enfatizzare il rischio di insufficienza ovarica prematura (menopausa precoce): si tratta di una evenienza non frequente ma che bisogna comunque considerare particolarmente in donne che non hanno ancora avuto un successo riproduttivo.