CONSIDERAZIONI SULL'IMPORTANZA DEL SUPPORTO
PSICOLOGICO AL POST PARTUM.

Dott.ssa Claudia Mazzoni


NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori.  La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 1.3.2005 .

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La fase che segue la nascita di un figlio è, per la donna, un momento emotivamente molto delicato. L’ingresso nella maternità è un periodo transitorio, di crisi evolutiva, caratterizzato da instabilità psicoemotiva che deriva dal trovarsi ad affrontare sentimenti e stati d’animo che non trovano immediato riconoscimento e conseguente collocazione all’interno dei propri personali riferimenti, dalla paura di non essere all’altezza del compito, dal riferimento alla propria esperienza di figlia, di neonata accudita ed educata, la cui memoria aiuta od ostacola la propria esperienza genitoriale, come sostiene, estendendo la considerazione anche al padre, il noto psicoanalista D.Winnicott.

Purtroppo la presa di coscienza intorno a questo problema è piuttosto scarsa e l’interesse al periodo del post partum si concentra intorno alle cure ed ai consigli per accudire il neonato o alla mamma che allatta, piuttosto che agli aspetti relazionali della diade madre - figlio e alle emozioni ed ai sentimenti della neomamma.

Su quest’ultimo aspetto poi, peraltro basilare, l’interesse è quasi nullo; il sociale assume come “normale” il periodo depressivo che segue alla nascita; tutti hanno, in qualche modo sentito parlare della depresssione post partum, ma l’interesse e la sensibilità al problema è molto scarsa; nell’immaginario collettivo, inoltre, l’inizio della maternità è un evento carico di positività; la madre è felice per definizione, ed in questo stato trova la forza per reagire ai problemi , in nome dell’amore verso il neonato ed il compagno.

In realtà se ci si sofferma ad ascoltare una puerpera si scopre immediatamente che sentimenti e stati d’animo che vive non sono assolutamente identificabili in questi luoghi comuni ed anzi, il rapportarsi ad essi, crea inevitabili stati di smarrimento e sentimenti di autocolpevolizzazione per non essere all’altezza del ruolo. Capita, infatti, piuttosto frequentemente sentire formulare da una neomamma domande come “ ma tutto questo è normale?” “ sono forse malata?”

In realtà, quando nasce un bambino, nasce anche una madre, che necessita di sostegno e di contenimento affettivo allo stesso modo del piccolo che ha generato. La maternità è un evento di enorme portata psicoaffettiva nel vissuto di una donna; è sicuramente il più radicale cambiamento di ruolo che possa vivere.

In un arco di tempo che origina dai primi giorni dopo il parto fino a oltre i 12 mesi di distanza, si collocano tre livelli di depressione, differenti per tipologie e gravità della sintomatologia manifestata. Credo valga la pena di scorrerli sommariamente.

a.: Baby blues

ha un incidenza statistica che supera il 70% e si manifesta a distanza di qualche giorno dal parto, fino alle prime settimane di vita. E’ caratterizzata da umore depresso, crisi frequenti di pianto, stanchezza, ansia nei confronti del bambino, senso di inadeguatezza. Si definisce un periodo di tristezza, attribuibile al cambiamento ormonale, alla stanchezza fisica, come risposta all’adattamento alla nuova situazione. La tristezza non permane per l’intera giornata e lascia spazi liberi.

b. : depressione postpartum

ha un’incidenza che si aggira intorno al 20-25% . I sintomi si possono presentare fin dalle prime settimane o più gradatamente nel corso dei mesi successivi ( 5-6 mesi dopo ) . La depressione postpartum può essere diagnosticata molto più tardi ( ben oltre i dodici mesi ).

A questo livello la depressione pervade tutta la giornata; si assiste a sbalzi di umore non attribuibili ad eventi esterni, disturbi del sonno o dell’alimentazione, attacchi di panico , mal di testa, mal di schiena, paura dei contatti esterni, chiusura, affaticamento eccessivo o iperattività

c. psicosi puerperale

ha, fortunatamente un’incidenza molto bassa , 0.1-0.2% e si caratterizza per la presenza di sintomi psicotici quali distorsioni della realtà, manie, ossessioni, disorientamento; si assiste alla presenza di pulsioni infanticide, anche se è molto rara la messa in pratica. Si manifesta a brevissima distanza dal parto, comunemente entro 72 ore, ma può emergere anche più tardi e comunque entro il primo mese.

Al di là di quelle che sono le casistiche, rimane , comunque aperto il problema di come aiutare le neomamme ad affrontare questa delicata fase e conseguentemente il tipo di assistenza da offrire.

Sulla base della letteratura in materia e sulla mia esperienza diretta a contatto con le neomadri ritengo di poter formulare alcune linee guida di carattere generale che potrebbero essere utilizzate per proporre un modello di intervento nel dopo parto.

Innanzitutto, per offrire alla neomamma un corretto approccio assistenzialistico,  bisogna riconoscere che il post partum è una esperienza emotiva molto forte ; essa rappresenta un vero e proprio shock e necessita di un periodo di adattamento psichico, in cui i precedenti punti di riferimento, ora destabilizzati,  devono trovare modalità e tempi di rielaborazione e riorganizzazione, oltre che, naturalmente, di un adattamento pratico alla nuova situazione.

E’ proprio in relazione a quanto sopra, che la donna necessita di figure che entrino in sintonia con i suoi stati d’animo e che comprendano il suo indiscutibile bisogno di essere sostenuta e contenuta affettivamente.

Se questo approccio di tipo empatico ( empatia = capacità di percepire lo stato emozionale dell’altro come se fosse proprio) avrà luogo, anche la qualità del rapporto nella diade madre - figlio potrà sicuramente migliorare.

L’obiettivo finale del sostegno al post partum è quello di condurre la donna alla  piena accettazione del proprio ruolo di madre, oltre che naturalmente quello di favorire la relazione affettiva con l’essere che ha generato e ritengo sia proprio attraverso il percorso di sostegno psicoaffettivo alla madre, che si otterrà il pieno raggiungimento di tale scopo.

Nello stesso allattamento, tema ampiamente trattato, intorno al quale vengono proposti modelli di comportamento, gli aspetti fisiologici del processo di lattazione , si intrecciano , diventando quasi tutt’uno con  processi di tipo affettivo e relazionale. Specialmente nell’allattamento al seno, la madre partecipa addirittura con una parte del suo corpo del piacere che la suzione provoca nella creatura che ha generato; il tatto, che viene stimolato attraverso l’intimo contatto fisico che caratterizza l’allattamento, non è solo una esperienza  fisica, ma anche e soprattutto un affetto, un sentimento.

Per quello che riguarda la mia esperienza a contatto con le neomadri, ho potuto constatare che là dove esiste un adeguato sostegno psicoemotivo verso la madre, esistono concrete possibilità che anche l’allattamento possa procedere con successo, indipendentemente dai vari modelli proposti ( a richiesta, a orari ecc.).

Quest’ultimo punto conduce la mia riflessione ad una inevitabile considerazione: un sostegno al puerperio in termini di consigli e note informative su cosa e come fare è sicuramente molto importante e utile, ma il sostegno psicologico, l’incoraggiamento e l’ascolto ed il rispetto delle proprie sensazioni e stati d’animo è sicuramente basilare. Per offrire cure e assistenza ad un esserino totalmente dipendente è indispensabile essere psicologicamente ed emotivamente in grado di farlo , e questo può avvenire solamente se una madre è, a sua volta accudita.

Questo principio non è sicuramente una novità, se, si considera che in alcune contesti sociali, caratterizzati da minor complessità rispetto alla nostra, la madre ed il neonato ricevono sostegno e protezione da altre esigenze e persone per settimane o addirittura mesi dopo il parto; in Cina questo periodo dura quaranta giorni. In India la madre della madre accoglie nella propria casa la figlia ed il neonato e fornisce alla neomamma cibo, calore sostegno, affinché questo possa favorire la relazione madre - figlio.

Lavorare nella direzione dell’ascolto dello stato emotivo e dei bisogni della donna, non significa naturalmente voler imporre il modello psicologico o psicoterapeutico a tutti i costi ed identificare le misure assistenzialistiche con interventi esclusivisti in questo senso.

Ciò che ho voluto offrire, è una serie di considerazioni  a supporto della tesi che identifica la base dell’approccio al post partum nell’ascolto e nella valorizzazione di sensazioni e stati d’animo della neomamma, per condurla verso la piena elaborazione e accettazione del nuovo ruolo che sta ricoprendo e la conseguente serenità nella relazione con il proprio bambino.

 

Per ulteriori informazioni: claudiamazzoni@opla.net

http://www.opla.net/neomamme

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