
La
fase che segue la nascita di un figlio è, per la donna, un momento emotivamente
molto delicato. L’ingresso nella maternità è un periodo transitorio, di
crisi evolutiva, caratterizzato da instabilità psicoemotiva che deriva dal
trovarsi ad affrontare sentimenti e stati d’animo che non trovano immediato
riconoscimento e conseguente collocazione all’interno dei propri personali
riferimenti, dalla paura di non essere all’altezza del compito, dal
riferimento alla propria esperienza di figlia, di neonata accudita ed educata,
la cui memoria aiuta od ostacola la propria esperienza genitoriale, come
sostiene, estendendo la considerazione anche al padre, il noto psicoanalista
D.Winnicott.
Purtroppo
la presa di coscienza intorno a questo problema è piuttosto scarsa e
l’interesse al periodo del post partum si concentra intorno alle cure ed ai
consigli per accudire il neonato o alla mamma che allatta, piuttosto che agli
aspetti relazionali della diade madre - figlio e alle emozioni ed ai sentimenti
della neomamma.
Su
quest’ultimo aspetto poi, peraltro basilare, l’interesse è quasi nullo; il
sociale assume come “normale” il periodo depressivo che segue alla nascita;
tutti hanno, in qualche modo sentito parlare della depresssione post partum, ma
l’interesse e la sensibilità al problema è molto scarsa; nell’immaginario
collettivo, inoltre, l’inizio della maternità è un evento carico di
positività; la madre è felice per definizione, ed in questo stato trova la
forza per reagire ai problemi , in nome dell’amore verso il neonato ed il
compagno.
In
realtà se ci si sofferma ad ascoltare una puerpera si scopre immediatamente che
sentimenti e stati d’animo che vive non sono assolutamente identificabili in
questi luoghi comuni ed anzi, il rapportarsi ad essi, crea inevitabili stati di
smarrimento e sentimenti di autocolpevolizzazione per non essere all’altezza
del ruolo. Capita, infatti, piuttosto frequentemente sentire formulare da una
neomamma domande come “ ma tutto questo è normale?” “ sono forse
malata?”
In
realtà, quando nasce un bambino, nasce anche una madre, che necessita di
sostegno e di contenimento affettivo allo stesso modo del piccolo che ha
generato. La maternità è un evento di enorme portata psicoaffettiva nel
vissuto di una donna; è sicuramente il più radicale cambiamento di ruolo che
possa vivere.
In
un arco di tempo che origina dai primi giorni dopo il parto fino a oltre i 12
mesi di distanza, si collocano tre livelli di depressione, differenti per
tipologie e gravità della sintomatologia manifestata. Credo valga la pena di
scorrerli sommariamente.
a.:
Baby blues
ha
un incidenza statistica che supera il 70% e si manifesta a distanza di qualche
giorno dal parto, fino alle prime settimane di vita. E’ caratterizzata da
umore depresso, crisi frequenti di pianto, stanchezza, ansia nei confronti del
bambino, senso di inadeguatezza. Si definisce un periodo di tristezza,
attribuibile al cambiamento ormonale, alla stanchezza fisica, come risposta
all’adattamento alla nuova situazione. La tristezza non permane per l’intera
giornata e lascia spazi liberi.
b.
: depressione postpartum
ha
un’incidenza che si aggira intorno al 20-25% . I sintomi si possono presentare
fin dalle prime settimane o più gradatamente nel corso dei mesi successivi (
5-6 mesi dopo ) . La depressione postpartum può essere diagnosticata molto più
tardi ( ben oltre i dodici mesi ).
A
questo livello la depressione pervade tutta la giornata; si assiste a sbalzi di
umore non attribuibili ad eventi esterni, disturbi del sonno o
dell’alimentazione, attacchi di panico , mal di testa, mal di schiena, paura
dei contatti esterni, chiusura, affaticamento eccessivo o iperattività
c.
psicosi puerperale
ha,
fortunatamente un’incidenza molto bassa , 0.1-0.2% e si caratterizza per la
presenza di sintomi psicotici quali distorsioni della realtà, manie,
ossessioni, disorientamento; si assiste alla presenza di pulsioni infanticide,
anche se è molto rara la messa in pratica. Si manifesta a brevissima distanza
dal parto, comunemente entro 72 ore, ma può emergere anche più tardi e
comunque entro il primo mese.
Al
di là di quelle che sono le casistiche, rimane , comunque aperto il problema di
come aiutare le neomamme ad affrontare questa delicata fase e conseguentemente
il tipo di assistenza da offrire.
Sulla
base della letteratura in materia e sulla mia esperienza diretta a contatto con
le neomadri ritengo di poter formulare alcune linee guida di carattere generale
che potrebbero essere utilizzate per proporre un modello di intervento nel dopo
parto.
Innanzitutto,
per offrire alla neomamma un corretto approccio assistenzialistico,
bisogna riconoscere che il post partum è una esperienza emotiva molto
forte ; essa rappresenta un vero e proprio shock e necessita di un periodo di
adattamento psichico, in cui i precedenti punti di riferimento, ora
destabilizzati, devono trovare
modalità e tempi di rielaborazione e riorganizzazione, oltre che, naturalmente,
di un adattamento pratico alla nuova situazione.
E’
proprio in relazione a quanto sopra, che la donna necessita di figure che
entrino in sintonia con i suoi stati d’animo e che comprendano il suo
indiscutibile bisogno di essere sostenuta e contenuta affettivamente.
Se
questo approccio di tipo empatico ( empatia = capacità di percepire lo stato
emozionale dell’altro come se fosse proprio) avrà luogo, anche la qualità
del rapporto nella diade madre - figlio potrà sicuramente migliorare.
L’obiettivo
finale del sostegno al post partum è quello di condurre la donna alla
piena accettazione del proprio ruolo di madre, oltre che naturalmente
quello di favorire la relazione affettiva con l’essere che ha generato e
ritengo sia proprio attraverso il percorso di sostegno psicoaffettivo alla
madre, che si otterrà il pieno raggiungimento di tale scopo.
Nello stesso allattamento,
tema ampiamente trattato, intorno al quale vengono proposti modelli di
comportamento, gli aspetti fisiologici del processo di lattazione , si
intrecciano , diventando quasi tutt’uno con
processi di tipo affettivo e relazionale. Specialmente
nell’allattamento al seno, la madre partecipa addirittura con una parte del
suo corpo del piacere che la suzione provoca nella creatura che ha generato; il
tatto, che viene stimolato attraverso l’intimo contatto fisico che
caratterizza l’allattamento, non è solo una esperienza
fisica, ma anche e soprattutto un affetto, un sentimento.
Per quello che riguarda la mia esperienza a contatto con le neomadri, ho potuto constatare che là dove esiste un adeguato sostegno psicoemotivo verso la madre, esistono concrete possibilità che anche l’allattamento possa procedere con successo, indipendentemente dai vari modelli proposti ( a richiesta, a orari ecc.).
Quest’ultimo
punto conduce la mia riflessione ad una inevitabile considerazione: un sostegno
al puerperio in termini di consigli e note informative su cosa e come fare è
sicuramente molto importante e utile, ma il sostegno psicologico,
l’incoraggiamento e l’ascolto ed il rispetto delle proprie sensazioni e
stati d’animo è sicuramente basilare. Per offrire cure e assistenza ad un
esserino totalmente dipendente è indispensabile essere psicologicamente ed
emotivamente in grado di farlo , e questo può avvenire solamente se una madre
è, a sua volta accudita.
Questo
principio non è sicuramente una novità, se, si considera che in alcune
contesti sociali, caratterizzati da minor complessità rispetto alla nostra, la
madre ed il neonato ricevono sostegno e protezione da altre esigenze e persone
per settimane o addirittura mesi dopo il parto; in Cina questo periodo dura
quaranta giorni. In India la madre della madre accoglie nella propria casa la
figlia ed il neonato e fornisce alla neomamma cibo, calore sostegno, affinché
questo possa favorire la relazione madre - figlio.
Lavorare
nella direzione dell’ascolto dello stato emotivo e dei bisogni della donna,
non significa naturalmente voler imporre il modello psicologico o
psicoterapeutico a tutti i costi ed identificare le misure assistenzialistiche
con interventi esclusivisti in questo senso.
Ciò
che ho voluto offrire, è una serie di considerazioni a supporto della tesi che identifica la base dell’approccio
al post partum nell’ascolto e nella valorizzazione di sensazioni e stati
d’animo della neomamma, per condurla verso la piena elaborazione e
accettazione del nuovo ruolo che sta ricoprendo e la conseguente serenità nella
relazione con il proprio bambino.
Per
ulteriori informazioni: claudiamazzoni@opla.net