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SINDROME X, GLI ESERCIZI DA FARE Autori: Prof. Ario Federici*, Prof. Manuela Valentini*, Dott. Laura Antonelli**, Prof. Ivano Testa*** *Istituto di Ricerca sull'Attività Motoria Facoltà di Scienze Motorie Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo" **Dottore in Scienze Motorie presso l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo" ***Professore Ordinario di Clinica Medica, Università degli Studi dell'Aquila e Direttore Unità Operativa di Diabetologia e Malattie del Ricambio I.N.R.C.A. Ancona. |
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| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.09.2006 . | |
La Sindrome x sembrerebbe una terrificante malattia associata agli alieni ed ai film di fantascienza, invece è un “disturbo” che sta interessando un numero sempre crescente di europei.
La Sindrome x o Sindrome Plurimetabolica è una patologia caratterizzata dalla contemporanea associazione tra Diabete non insulino-dipendente (diabete mellito di tipo 2), l’Obesità e le Malattie Cardiovascolari.
Sebbene il meccanismo patogenetico che sottende la Sindrome x non sia pienamente conosciuto, la causa scatenante sembra essere l’Insulino-Resistenza, stato metabolico caratterizzato da una diminuzione della normale risposta degli organi bersaglio alle concentrazioni fisiologiche dell’ormone.
L’ormone
c’è, a differenza del diabete mellito di tipo
Dopo i pasti si verifica una situazione di accumulo di risorse energetiche: nel sangue circolante il glucosio è più elevato, assieme ad altre sostanze importanti come gli aminoacidi (provenienti dalle proteine) e gli acidi grassi (provenienti dai lipidi). A questo punto è necessario che l’organismo utilizzi o immagazzini queste risorse nelle sue cellule: ed ecco che interviene l’insulina, che è il mediatore centrale di questa funzione nutrizionale.
In parole semplici, il livello dell’insulina nel sangue si innalza e segnala che c’è un eccesso di risorse disponibili.
L’insulina si lega a dei recettori sulla superficie delle cellule, che sono come dei “campanelli” che avvisano l’interno della cellula che sono disponibili glucosio e altre molecole.
A questo punto la cellula, attraverso tutta una serie di segnali, apre delle speciali “porte” che permettono l’ingresso del glucosio, abbassandone quindi il livello nel sangue circolante ( in condizioni normali questo è l’effetto ipoglicemizzante dell’insulina).
Se questo meccanismo si inceppa in qualcuno dei suoi ingranaggi (il recettore oppure i segnali all’interno della cellula) viene a mancare l’effetto fisiologico: si verifica quindi l’Insulino-Resistenza delle cellule stesse e nel sangue la glicemia si mantiene elevata (iperglicemia). L’organismo (il pancreas), nel tentativo di compensare la situazione, cerca di aumentare la quantità di insulina per assicurarne l’effetto sulle cellule.
L’insulino-resistenza ed il possibile aumento dell’insulina circolante (iper- insulinemia) sono quindi gli effetti caratteristici di questo malfunzionamento a livello biochimico.
Oggi si ritiene che lo sviluppo della sindrome da insulino-resistenza sia dovuta dall’interazione da un lato di fattori genetici, cioè costituzionali dell’individuo e non modificabili, dall’altro di elementi ambientali, e quindi modificabili, quali l’inattività fisica, l’eccessiva e squilibrata alimentazione che promuovono, mantengono e/o peggiorano la sua espressione clinica.
E’ probabile che i fattori genetici che influenzano l’espressione delle zone cellulari del segnale dell’insulina siano attivati da fattori ambientali come l’obesità (grasso accumulato a livello addominale) e come le abitudini sedentarie, permettendo l’espressione, in ultima analisi, della predisposizione all’insulino-resistenza. Inoltre questi fattori manifestano una chiara associazione con le malattie cardiovascolari, come l’ipertensione, la cardiopatia ischemica (angina, infarto miocardico) e le vasculopatie cerebrali (attacchi ischemici, ictus), che nei paesi industrializzati dell’occidente rappresentano la prima causa di morte.
Questo insieme di sintomi clinici ha ricevuto la denominazione di Sindrome x, che vuole rappresentare appunto il riconoscimento di questo probabile legame di parentela tra queste diverse malattie.
La Sindrome x viene diagnosticata quando un individuo presenta tre o più dei fattori di rischio metabolici:
1.
Obesità addominale: circonferenza della vita Uomini >
2. Alto livello di trigliceridi: >= 150 mg/dl
3. Basso contenuto di lipoproteine ad alta densità (HDL): Uomini =< 40mg/dl, Donne =< 50mg/dl.
4. Pressione sanguigna elevata: >= 140 mmHg sistolica, >=90 mmHg diastolica.
5. Alti livelli di glicemia a digiuno: >= 110 mg/dl.
Le strategie per il trattamento e la prevenzione della Sindrome x variano in base alle caratteristiche di ciascun individuo, ma quasi tutti gli esperti concordano sul fatto che i sintomi migliorano molto riducendo il peso corporeo, anche solo del 10% e aumentando l’attività fisica.
Il movimento è un fattore essenziale perché il muscolo è il tessuto più abbondante del corpo (il 30-40% della massa corporea è costituita da muscoli) ed è il luogo di maggior consumo di glucosio.
E’ importante svolgere una moderata attività fisica per almeno 30 minuti al giorno, quasi tutti i giorni.
Queste indicazioni, per essere efficaci, devono diventare parte integrante della vita quotidiana ed integrarsi a livello sociale.
Prima di iniziare un programma motorio dobbiamo considerare il fatto che l’obiettivo dell’esercizio fisico è quello di prevenire e trattare le comuni patologie metaboliche attraverso l’esercizio fisico, studiato in termini di Tipo, Intensità, Frequenza e Durata.
Il rispetto di questi parametri consente lo sviluppo di effetti positivi determinati dalla pratica di un Esercizio Fisico Costante e Regolare.
L’attività fisica motoria per essere utile da un punto di vista metabolico dovrebbe essere sia di Tipo Aerobico che Isotonica : ideali sono le attività a circuito (circuit training), dove l’attività aerobica è associata ad un allenamento di potenza. Per attività aerobica si intende un’attività fisica pianificata, ripetitiva, che a livello muscolare si svolge in presenza di ossigeno , ad una intensità sub-massimale ed ha come obiettivo il miglioramento della forma fisica.
L’intensità di lavoro è pari al 60%-75% della propria frequenza cardiaca massima (f.c.m.= 220-età esempio: 220 – 30 anni = 190 190 x 60%= 114 190 x 75%= 142).
Il tempo da dedicare ogni volta all’attività fisica deve essere di 30-60 minuti, per una frequenza settimanale di 3-5 volte.
Questi parametri possono essere adattati a particolari situazioni: diabete associato all’obesità o diabete associato a malattie cardiovascolari.
Nel primo caso l’attività aerobica viene svolta ad una intensità bassa ( 60-70% della f.c.m.), per consentire una lunga durata dell’esercizio ( 45-60 minuti) al fine di ottenere una prevalenza di substrati lipidici nella produzione dell’energia. La frequenza settimanale è di 3-5 volte.
Nel secondo caso l’attività fisica viene esercitata ad una intensità molto bassa pari al 50-60% della f.c.m., la durata è di 30-60 minuti per ogni allenamento, per almeno 4-5 volte la settimana.
Proponiamo di seguito due programmi motori, uno per utenti diabetici ed obesi adulti, e l’altro per soggetti con complicazioni cardiovascolari.
Il primo programma motorio lo possiamo suddividere in due fasi:
1. Fase: Ricondizionamento generale
2. Fase: Attività fisica ad impegno prevalentemente aerobico
1. La fase di ricondizionamento generale comprende: esercizi di respirazione, esercizi di mobilità articolare(arti superiori, arti inferiori, colonna vertebrale) , esercizi di tonificazione muscolare (addome, glutei, schiena, arti superiori, arti inferiori).
Considerando che il più delle volte la persona diabetica ed obesa è una persona sedentaria lo scopo del ricondizionamento generale è quello di indurre adattamenti a carico dei vari organi ed apparati, tali da permettere al soggetto di affrontare esercizi fisici più impegnativi.
Proposte motorie:
a) Esercizio di respirazione diaframmatica:distendersi in posizione supina con gli arti inferiori piegati, piedi in appoggio sul pavimento, le mani sopra l’addome, occhi chiusi, si esegue una inspirazione lenta e profonda. Si percepisce con le mani che l’addome si gonfia mentre l’aria entra e si sgonfia quando l’aria esce durante l’espirazione e le mani si abbassano passivamente.
Esercizio di respirazione toracica alta: distendersi in posizione supina con gli arti inferiori piegati, piedi in appoggio sul pavimento, le mani sono appoggiate sulla parte alta del torace e sullo sterno, si inspira profondamente e lentamente in modo che le mani si alzano passivamente quando l’aria entra e sia abbassano quando l’aria esce durante l’espirazione.
Utilizzare entrambi gli esercizi di respirazione per cinque o sei volte fino a quando il respiro prosegue da solo.
b) Esercizio per mobilizzare la schiena. Posizione di partenza: distendersi in posizione supina con gli arti inferiori piegati, piedi in appoggio sul pavimento, con gli arti superiori flessi ed extraruotati ai lati delle spalle (posizione a candeliere). Eseguire la retroversione del bacino, mantenerla distendendo in alto lentamente gli arti superiori, cercando di mantenere i contatti delle mani, dei polsi e dei gomiti sul pavimento, ritornare nella posizione di partenza (10 ripetizioni per 5 volte).
c) Esercizio per mobilizzare gli arti superiori e inferiori. In posizione eretta, gambe distese e moderatamente divaricate, braccia in avanti. Effettuare una pronosupinazione (ruotare le mani di 180°) delle mani (10 rip. x 5 volte), flettere gli avambracci sulle braccia fino a toccare con le mani le spalle (10 rip. x 5 volte), con le mani appoggiate sopra le spalle ruotate le braccia intorno alle spalle (10 rip x 5 volte in senso orario e 10 rip. x 5 volte in senso antiorario).
In posizione supina, si sollevano uno alla volta gli arti inferiori distesi e ritorno , poi uno alla volta si flettono al petto e ritorno. L’arto controlaterale è piegato e appoggiato sul pavimento (10 rip. x 5 volte).
d) Esercizio per tonificare i muscoli addominali: Ci si distende in posizione di decubito supino, mani alla nuca, gomiti aperti, gambe flesse, piedi in appoggio sul pavimento, si chiudono i gomiti, si espira e si flette il busto in avanti fino a 30° (arrotolamento del capo sul collo, del collo sulle spalle, delle spalle sul tronco, del tronco sul ventre) e ritorno (20 rip. x 3 volte).
e) Esercizio per tonificare gli arti inferiori ed i glutei: in stazione eretta, schiena appoggiata alla parete, gambe divaricate (larghezza corrispondente al bacino), mani ai fianchi. Piegare gli arti inferiori fino a quando le ginocchia non oltrepassano la punta dei piedi e ritorno in stazione eretta (20 rip. x 3 volte).
2. L’attività fisica di tipo aerobico o gli sport di tipo aerobico comprendono: camminata a passo svelto (4-5km/h), corsa lenta, jogging, bici, cyclette, ballo, danza, ciclismo, nuoto, sci di fondo.
(
L’attività aerobica deve durare 30’-
Il secondo programma motorio si divide in due fasi:
1. Fase: Rieducazione motoria
2. Fase: attività fisica ad impegno prevalentemente aerobico.
1. Un ciclo di rieducazione motoria comprende esercizi di rilassamento, respirazione, allungamento muscolare, trofismo muscolare, esercizi di chinesiterapia libera.
E’ consigliato l’uso di piccoli attrezzi come palline di spugna, bastoni, elastici…
Esempio di alcuni esercizi che vengono fatti svolgere durante un ciclo di rieducazione motoria:
a) Posizione Supina: Distendersi con le braccia lungo i fianchi, palmi delle mani rivolte verso il basso, mantenere una respirazione naturale ed eseguire delle circonduzioni dei piedi (10 rip. x 5 volte in senso orario e 10 rip. per 5 volte in senso antiorario); flettere ed estendere contemporaneamente i piedi (10 rip. x 5 volte); piegare la gamba destra facendo scivolare il tallone sul pavimento e ritorno (10 rip. x 5 volte), ripetere con la gamba sinistra; portare il ginocchio destro al petto e mantenere la posizione 2-3 secondi e ritorno, ripetere con l’arto sinistro (10 rip. x 5 volte).
b)Posizione Seduta, con gambe e braccia distese in avanti, flettere il busto in avanti fino alla propria massima distensione e senza forzare (mantenere la posizione per 1 minuto, ripetere 5 volte). Ripetere l’esercizio divaricando le gambe (1 minuto per 5 volte).
c) In piedi: gambe distese e leggermente divaricate, braccia in avanti. Impugnare il bastone con entrambe le mani alla stessa larghezza delle spalle, i pollici delle mani rivolti verso l’interno.
Con braccia distese, portare il bastone verso l’alto e ritorno (10 rip. x 5 volte).
Gli esercizi proposti sono solo un piccolo esempio di come strutturare una seduta.
2. L’attività fisica aerobica favorisce la resistenza cardiovascolare, un parametro fondamentale nella prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari.
Si
consiglia durante l’attività fisica l’uso del cardiofrequenzimetro o in
alternativa il controllo della frequenza cardiaca con il polso. Le proposte
motorie nell’ambito di questa fase sono: camminata a passo svelto (4-
E’ bene ricordarsi di bere prima di avvertire il senso della sete.
Da un punto di vista metodologico gli esercizi devono rispondere ai principi di consapevolezza, progressività, continuità.
Sarà inoltre bene tenere un “diario” dove registrare l’attività, ricordando che l’esercizio produce un effetto immediato (rossore /pallore,dispnea, ecc...), un effetto durante l’attività fisica, un effetto dopo l’esercizio, ed un effetto postumo come ad esempio la presenza di indolenzimenti il giorno seguente o la sera.