DOMANDE & RISPOSTE SULLA SCLEROTERAPIA DELLE VENE VARICOSE E DEI CAPILLARI
A cura del Dott.
Edoardo Colombo.
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 15.04.2008 . |
I
trattamenti sclerosanti per le varici ed i capillari delle gambe sono
normalmente eseguiti lontano dal periodo estivo, in modo da evitare che l'azione
dei raggi solari possa creare pigmentazioni cutanee e che la vasodilatazione
dovuta al caldo non diminuisca l'effetto della terapia.
Usando
come traccia proprio le domande che mi sono state poste direttamente dai
pazienti nel corso di numerosi anni di pratica scleroterapica, ho compilato una
serie di domande e risposte sull'argomento.
D:
Che cosa è esattamente la scleroterapia?
R:
La scleroterapia è una tecnica che comporta la chiusura di un tratto venoso
sede di varice oppure di un gruppo di capillari (teleangectasie) mediante
l'iniezione nei vasi stessi, in punti ben determinati, di una soluzione
sclerosante che causa istantaneamente una reazione infiammatoria locale (flebite
chimica); questa reazione provoca in seguito la trombizzazione ed il successivo
riassorbimento del tratto varicoso oppure la cancellazione dei capillari.
D:
Ma se elimino le vene superficiali, cosa succede alla circolazione venosa?
R:
Nulla. Il circolo venoso superficiale è "sacrificabile", poiché la
maggioranza del sangue venoso che ritorna al cuore passa attraverso il circolo
venoso profondo. E' lo stesso motivo per cui ci si può operare di varici.
D:
Che cosa contengono le soluzioni sclerosanti?
R:
Nelle soluzioni usate per la scleroterapia sono presenti diversi composti; poiché
esistono più di dieci tipi di soluzioni sclerosanti, diventa lungo e noioso
elencare qui tutti la loro composizione chimica. Nelle soluzioni sclerosanti
d'uso più frequente i componenti principali sono l'alcool polidocanolico, la
glicerina cromata, il sodio salicilato ed il sodio tetradecilsolfato usati a
varie concentrazioni. Sono ormai quasi del tutto abbandonate le soluzioni
contenenti iodio.
D:
Ci sono state reazioni allergiche a queste soluzioni sclerosanti?
R:
Sono parecchi anni che non si registrano reazioni allergeniche importanti.
Ovviamente ciò non significa che non possano esistere pazienti sensibilizzati a
qualcuno dei composti sclerosanti.
D:
Iniettando la soluzione sclerosante in vena e provocando perciò una flebite
chimica, ci sono rischi di provocare emboli o di avere una flebite di grosse
dimensioni?
R:
No. L'azione lesiva della soluzione sclerosante è limitata alla parete venosa
nel punto d'iniezione; già a breve distanza dal punto sottoposto a sclerosi il
composto è così diluito da essere inoffensivo.
D:
La scleroterapia è una tecnica recente?
R:
No. La scleroterapia delle varici è una tecnica antica; nel 1853 in Francia già
si eseguivano sclerosi di varici. L'introduzione della scleroterapia su vasta
scala risale alla metà degli anni '70.
D:
Quali sono i distretti venosi cui è applicabile la scleroterapia?
R:
La scleroterapia è particolarmente indicata per la rimozione di capillari (teleangectasie),
di piccole varici e degli angiomi cutanei; tuttavia anche le vene varicose di
grosse dimensioni sono rimosse con successo. Alcune Scuole, come ad esempio
quella Svizzera e quella Francese, adottano questa metodica per sclerosare
completamente anche le varici della safena.
D:
Quale percentuale di riuscita possiede la scleroterapia?
R:
Basandosi sui dati disponibili nella Letteratura Scientifica, circa l'80% delle
teleangectasie e il 75% delle microvarici trovano soluzione definitiva con la
scleroterapia. Come esperienza personale, nella mia casistica dal 1984 ad oggi
ho ottenuto percentuali sovrapponibili.
D:
Quali sono le controindicazioni a questa tecnica?
R:
Le controindicazioni alla scleroterapia, comuni peraltro alla maggior parte
degli interventi terapeutici invasivi, sono divise in assolute e relative:
Controindicazioni
assolute sono la gravidanza, le lungodegenze che obbligano
il paziente a letto, episodi recenti (meno di dodici mesi) di
tromboflebite superficiale o di trombosi venosa profonda, , il diabete
mellito scompensato, la presenza di tumori maligni, le malattie
del surrene, la tubercolosi, alcune malattie renali (glomerulonefriti
e nefrosi).
Controindicazioni
relative sono alcune malattie del fegato (epatiti acute virali,
tossiche o da farmaci; cirrosi epatica),
gli stati febbrili, , l'asma allergico e bronchiale, alcune
malattie del cuore (miocarditi e endocarditi), le discrasie ematiche.
D:
La scleroterapia è una tecnica dolorosa?
R:
Poco o nulla; gli aghi ipodermici monouso usati per la scleroterapia sono di
calibro ridottissimo. Nei soggetti particolarmente sensibili è possibile far
precedere l'iniezione dall'applicazione di una pomata anestetica.
D:
E' vero che per le donne esiste un periodo preferenziale del ciclo nel quale
eseguire la scleroterapia?
R:
Sì. Alcune Scuole ritengono necessario, per ottenere risultati duraturi,
sottoporre a scleroterapia le donne in età fertile nella prima metà del
ciclo mestruale, per evitare l'azione vasodilatante dovuta agli ormoni prodotti
dopo l'ovulazione. Personalmente, io concordo con questa impostazione.
D:
Esiste un periodo dell'anno specifico per eseguire la scleroterapia?
R:
La scleroterapia viene eseguita di solito nel periodo freddo, ciò non tanto per
l'assenza della venodilatazione dovuta al calore, quanto per evitare che i UV,
colpendo direttamente la parte sclerosata, creino pigmentazioni della pelle
difficili poi da rimuovere. E' buona norma comunque evitare di sottoporsi a
scleroterapia nei mesi molto caldi (luglio-agosto).
D:
Dopo la sclerosante come si presenta la pelle sovrastante la zona trattata?
R:
La cute della zona sottoposta a sclerosi non è di norma interessata dal
processo chimico, il quale avviene all'interno della parete dei vasi; nel caso
dei capillari è normale che parte della soluzione sclerosante fuoriesca nei
tessuti vicini (data la sottigliezza della loro parete); in tal caso il fenomeno
più frequente consiste in un modesto arrossamento (eritema) della parte
sottoposta a sclerosi, che viene trattato localmente mediante pomate contenenti
estratti di hamamelis, centella asiatica ed altre sostanze emollienti.
D:
Dopo la scleroterapia è necessario applicare un bendaggio sulla parte trattata?
R:
Sì. L'applicazione di un
bendaggio elastico adesivo sulla parte sottoposta a scleroterapia è un
passaggio fondamentale per la buona riuscita della sclerosi. In
alternativa, o in associazione, si usano calze elastiche terapeutiche di
compressione tipo K1 o K2.
D:
Per quanto tempo si deve tenere fasciata la zona sottoposta a scleroterapia?
R:
Il bendaggio adesivo elastico o la calza elastica vengono rimossi generalmente
dopo sette giorni; se non sono programmate altre sedute di sclerosi si continua
la compressione mediante calza elastica terapeutica di compressione tipo K1 o K2
per altri quindici giorni.
D:
La scleroterapia può provocare effetti indesiderati?
R:
Anche se raramente, la terapia sclerosante può presentare complicanze; esse
sono essenzialmente dovute 1). all'eccessiva aggressività della soluzione
sclerosante nei confronti della parete venosa e dei tessuti circostanti. 2). al
fenomeno conosciuto come "matting".
D:
Qual'è l'effetto locale dovuto all'aggressività della soluzione sclerosante?
R:
L'eccessiva aggressività del composto può provocare la comparsa d'ematomi nel
punto dell'iniezione: in soggetti con marcata reattività personale verso il
composto oppure con pelle delicata o molto chiara ciò può anche risultare in
un livido di colore blu-verdastro (questo accade specialmente nei pazienti con i
capelli rossi).
D:
Come ridurre al minimo la possibilità di ematomi post-sclerosi?
R:
Un controllo eseguito dopo sette giorni dall'iniezione solitamente elimina i
microtrombi eventualmente formatisi all'interno della vena sclerosata, mentre
l'applicazione di un bendaggio elastico adesivo per i giorni seguenti la
scleroterapia annulla in pratica la possibilità di comparsa di ematomi.
D:
Quanto tempo rimane visibile un livido comparso dopo scleroterapia?
R:
In genere il livido scompare dopo due/otto settimane (è importante non
esporre la parte livida all'azione del sole o dei raggi UV, perché creano
pigmentazioni difficili da rimuovere); la persistenza oltre i due mesi di un
ematoma è raramente seguita dalla sua scomparsa completa.
D:
E' possibile tentare di rimuovere un ematoma post-sclerosi di lunga data?
R:
In presenza di un ematoma post-sclerosi di vecchia data si devono attentamente
valutare le due possibili alternative per "schiarire la parte":
preparati per uso topico a base di idrochinone e di acido cogico, l'uso del
laser dermatologico, le tecniche di "microabrasione" oppure l'uso di
un esfoliante cutaneo come l'acido tricloroacetico o da applicare localmente (è
bene ricordare che quest'ultimo è un composto di non facile maneggiabilità).
D:
Cosa è il fenomeno chiamato "matting"?
R:
Il "matting" è un fenomeno per cui, dopo la rimozione di capillari e
varici di piccolo calibro mediante la scleroterapia, si assiste alla formazione
di nuovi vasi, che nascono nei pressi della zona sottoposta a sclerosi o
addirittura nello stesso sito. Statisticamente il "matting" è
osservabile nel 2% dei pazienti sottoposti a scleroterapia. Qualora il fenomeno
si ripeta anche nelle sedute seguenti, la prima misura d'attuare è quella di
cambiare il tipo di soluzione sclerosante o la sua concentrazione. Questo
accorgimento tuttavia non sempre elimina il fenomeno.
D:
Quali altri rimedi esistono allora per il "matting"?
R:
Per fenomeni di "matting" ribelli il rimedio migliore oggi è l'uso
del laser dermatologico.
D:
Quante sedute di scleroterapia servono per eliminare i capillari o le varici?
R:
Il numero delle sedute scleroterapiche dipende, ovviamente, dal quadro clinico e
dall'estensione della zona da sottoporre a terapia. La media delle sedute è
tre-quattro per gamba ma nei casi più complicati si arriva anche a dieci-dodici.
D:
Quanta soluzione sclerosante viene iniettata nella vena?
R:
Come regola generale si tende sempre ad iniettare la minor quantità possibile
di soluzione sclerosante; soprattutto durante la prima seduta non si usa mai più
di 1 cc. di liquido.
D:
Con quale cadenza vengono eseguite le sedute di scleroterapia?
R:
Di solito, in assenza di effetti indesiderati importanti, esse sono settimanali
o quindicinali.
D:
Dopo la scleroterapia devo assumere qualche farmaco?
R:
No. Anzi bisogna evitare di assumere per le 72 successive alla scleroterapia
tutti i farmaci a base di acido acetilsalicilico (Aspirina etc.), per evitare
una riduzione dell'efficacia della soluzione sclerosante.
D:
Dopo la scleroterapia posso avere un po' di febbre?
R:
Sì. In soggetti molto reattivi è possibile osservare un lieve rialzo della
temperatura, soprattutto serale, nelle 48 ore successive alla sclerosi . In tal
caso si può assumere tranquillamente farmaci antipiretici a base di
paracetamolo.
D:
La scleroterapia per la rimozione degli angiomi cutanei è differente da quella
esposta finora?
R: No. Gli angiomi cutanei ricevono lo stesso trattamento praticato a livello delle vene e dei capillari delle gambe. Anch'essi poi necessitano della appropriata compressione post-sclerosi. Nei casi in cui l'angioma da rimuovere fosse posto su una parte impossibile da bendare (palpebra, guancia) si usano speciali cerotti che comprimono a sufficienza la parte interessata.
Per maggiori informazioni scrivete a : coledoco@alice.it