CHI E' IL PADRE?  
Il significato della figura paterna e della coppia in gravidanza e puerperio

A cura del Dott. Ubaldo Sagripanti.
Specialista in Psichiatria, Dirigente Medico presso il Dipartimento di Salute Mentale dell'Ospedale di Civitanova Marche 62012 (Macerata). Il Dr. Sagripanti è Autore di numerose pubblicazioni ed articoli scientifici ed ha sempre dimostrato una particolare sensibilità per le tematiche di grande attualità riguardanti il mondo femminile.

NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori.  La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.09.2006 .

Ho voluto iniziare con questa domanda "drammatica" a volte, altre "comica", ma sempre legata alla "incertezza" della paternità naturale del nuovo nato; vorrei riproporla nel significato diverso della "incertezza"  circa l'identità esistenziale e di ruolo che vive oggi la figura paterna.

Il neo-papà, in modo particolare, si trova spesso ad affrontare una missione in territorio inesplorato: é scopritore senza altro riferimento che il percorso stesso. Tale condizione é il risultato di molteplici fattori: storici, biologici, psicologici e sociologici.

Il Pater Familias, sopravvissuto in qualche forma nel nostro diritto fino a pochi anni fa é stato sostituito dalla equivalenza dei diritti/doveri di entrambe i genitori nei confronti  della prole.

Il mondo lavorativo, d'altro canto, impone che assai spesso i coniugi debbano avvicendarsi nella cura dei figli che non é più appannaggio esclusivo della madre insieme alle incombenze domestiche. Molto recentemente,  nuove leggi sui congedi lavorativi tengono conto della necessaria presenza di entrambi i genitori nel rapporto con i figli ed allungano i periodi consentiti di assenza lavorativa.

Anche il versante clinico e biologico mostrano nuovi dati: é noto che molte donne nell'immediato post-partum, vanno incontro al "baby blues" o "maternity blues" e cioè ad un breve periodo caratterizzato da lieve depressione, labilità emotiva, ansia e facilità al pianto, ( assai più raramente possono insorgere disturbi psichiatrici più gravi) ma, da poco tempo, lo stesso quadro clinico é stato descritto anche negli uomini.

Non solo, é altrettanto noto che durante la gravidanza, nella donna si riscontra una maggiore quantità di prolattina, ormone legato alla gestazione capace di indurre modificazioni organiche e psichiche: infatti, é implicato nella facilitazione dei comportamenti legati alla cura ed alla protezione del bambino. Recentemente, é stato dimostrato che vi é un innalzamento della prolattina nei futuri papà in coincidenza degli ultimi mesi di gravidanza della loro partner.

Queste evidenze scientifiche aprono a diverse considerazioni ed ulteriori ricerche, ma certamente fin da ora dimostrano che é necessario ri-pensare alle "categorie" materna e paterna della nostra eredità culturale ed iniziare a porsi di fronte alla coppia genitoriale, come sistema articolato e flessibile, aldilà di una specificità dei ruoli.

Questo modello, probabilmente, può essere in grado di rispondere con maggiore appropriatezza a quelle  condizioni di "solitudine" in cui si vengono a trovare entrambe i genitori e a prevenire quella serie di stati d'animo che, dalla condizione di solitudine porta a volte fino alla depressione o  altro disturbo  nel singolo e/o ad una crisi della coppia.

Riconsiderare il ruolo del padre in questo contesto é  il punto di partenza per ricongiungersi alla coppia prima, ed al nuovo gruppo familiare, dopo, la nascita del bambino.

E' necessario  progettare ed incentivare corsi di preparazione al parto non solo per le madri ma anche per i padri: il parto psichico del padre deve essere assistito quanto quello della madre, ed anche il puerperio. Durante la gravidanza, la donna vive il modificarsi del proprio corpo: lo spostarsi degli organi per far posto al feto, avverte i movimenti fetali i "calci", le "testate" come espressioni vitali del proprio bambino in un continuum di gioia/dolore che crea l’identità del rapporto.

Il padre, non può sperimentare il vissuto della nuova presenza nel proprio spazio fisico, ma ciò si verifica in quello vitale, sia prima che dopo la nascita con un’analoga connotazione di gioia/dolore.

“Sia per gli uomini che per le donne, crescere i figli non è intrinsecamente né meraviglioso né terribile. Quasi sempre è entrambe le cose insieme.” Sostiene Harriet Lerner.  Mentre prima  gli “spazi” maschili e femminili erano culturalmente ed antropologicamente separati ora, lo stereotipo del padre che consuma sigarette fuori la sala parto è sostituito dal partner che sostiene la compagna nel dare alla luce il nuovo nato. Fino a pochi anni fa, era del tutto eccezionale incontrare per strada un padre che sospingesse una carrozzina, oggi è piuttosto comune.

L’equivoco sarebbe vederlo come “crisi” o “rinuncia” del ruolo oppure come stato di necessità, piuttosto che  arricchimento e ri-scoperta di una “competenza” maschile obliatasi paradossalmente nei processi di civilizzazione.

“ Sappiamo che la verità è una conquista difficile e parziale e che dobbiamo, per quanto possibile, governare la nostra vita personale  e collettiva attraverso una conoscenza delle componenti irrazionali che non ne decreti l’esilio.” (S. Vegetti Finzi)

Così, il passaggio da Principe a Re può essere sostenuto da una dimensione di autorevolezza piuttosto che di autorità conducendo ad una “Coppia Regale” che governa in modo illuminato il proprio mondo emotivo ed esperienziale.

Questo, a sua volta è il primo luogo in cui il nuovo nato impara a conoscere se stesso ed il mondo.

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