Autore: Dott. Filiberto Di Prospero Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Endocrinologia. Responsabile Modulo Endocrinologia Ginecologica, Ospedale Civitanova Marche (MC). VISITA A CIVITANOVA MARCHE, ROMA, MILANO |
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| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.01.2008 . | |
La sessualità femminile è influenzata da numerose condizioni fisiche, psicologiche e sociali e sue disfunzioni colpiscono tra il 24 ed il 43% delle donne; un problema quindi certamente non infrequente che spesso si esprime attraverso il calo del desiderio, della libido.
Lo stimolo interiore alla ricerca dell'attività sessuale, le fantasie erotiche, l'attrazione verso l'altro sesso risiedono in aree specifiche del cervello localizzate principalmente nell'area limbica che è considerata il centro del desiderio sessuale; queste aree vengono attivate normalmente al momento dello sviluppo puberale. La libido subisce alcune leggere modificazioni fisiologiche durante il ciclo mestruale aumentando nel periodo ovulatorio e permane senza significative variazioni per tutta la vita, anche in tarda età. Contrariamente infatti a quanto generalmente si pensa, l'invecchiamento non influenza negativamente questo aspetto della sessualità.
Ma quali sono i fattori che portano ad una riduzione della libido e quindi ad un allontanamento, ad una riduzione dei rapporti sessuali?
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Fattori che possono influire sul desiderio sessuale |
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- Tra i più frequenti annoveriamo certamente quelli psicologici legati a problemi di interazione con il partner, stress, traumi sessuali, drammi familiari, condizioni sociali ed economiche; alcuni di questi influenzano solo temporaneamente il desiderio, altri possono avere effetti anche di lunga durata e comunque per la loro soluzione richiedono quello che oggi si definisce consueling con un professionista esperto in questa materia.
- Altre importanti cause sono quelle legate a malattie fisiche e mentali: tra queste annoveriamo la depressione e le sindromi ansiose, malattie croniche come il diabete e l'ipertensione arteriosa, malattie endocrine ipofisarie e tiroidee, il cancro, gravi malattie epatiche e degenerative, l'alcoolismo e l'uso di droghe. In occasione di queste condizioni va comunque considerato che la risposta individuale è molto variabile e non sempre prevedibile. Superare la malattia, avere una buona relazione con il partner e l'ambiente, avere una sufficiente dose di ottimismo, mantenere una buon apprezzamento della propria immagine possono certamente contribuire ad evitare il calo della libido.
- Trattamenti medici e chirurgici possono avere anch'essi effetti negativi sul desiderio sessuale.
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Farmaci associati ad una possibile riduzione del desiderio sessuale |
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Alcuni farmaci come gli antipsicotici, barbiturici, benzodiazepine, litio,
antidepressivi triciclici, inibitori del reuptake della serotonina,
ipolipemizzanti (farmaci che abbassano il colesterolo), alcuni antiipertensivi (clonidina,
beta bloccanti), diuretici (spironoloattone), alcuni preparati ormonali (danazolo,
GnRH agonosti, contraccettivi orali), farmaci antiulcera (inibitori recettori
H2) o somministrati per aumentare la motilità gastrica, antifungini (ketoconazolo)
sono stati implicati in una riduzione della libido che normalmente è
reversibile alla sospensione del trattamento.
Ma anche interventi chirurgici demolitivi a carico della mammella o dei genitali
ad esempio pur risolvendo (curando) talvolta in modo definitivo una patologia
possono determinare in modo comunque molto variabile da soggetto a soggetto
(intersecandosi spesso con altre problematiche) una riduzione della libido.
Possiamo dire che questo disturbo abbastanza frequente può essere situazionale (abbastanza frequente) legato cioè ad un particolare evento, ad una situazione di coppia o familiare, ad un trattamento farmacologico o cronico (più raro) quando dipendente ad esempio da alcune patologie.
Nella pratica clinica ginecologica contrariamente al passato, la donna parla più volentieri dei problemi sessuologici ed il ginecologo parallelamente ha assunto un ruolo sempre più importante nella diagnostica differenziale e nel trattamento di questi disturbi.
Abbiamo accennato alla zona limbica dove risiedono il desiderio sessuale, le fantasie erotiche, tutto quello che viene definito come libido; a quest'area arrivano segnali dalle aree vicine, dalla corteccia cerebrale ma anche dagli ormoni che circolano nel sangue portando ad una diversa modulazione di delicati meccanismi neuroendocrini basati sulla diversa espressione di piccolissime sostanze chiamate neuromediatori.
Possiamo quindi affermare che esiste una biochimica
dell'amore basata sulla giusta interazione di questi meccanismi e sulla
diversa capacità modulatoria delle sostanze ormonali. In effetti,
particolarmente nella donna è evidente come alcune sostanze abbiano un ruolo
importante in questo ambito: parliamo degli estrogeni e degli androgeni.
Anche se l'argomento è ancora controverso sembra che l'effetto positivo degli estrogeni
sulla libido non sia dipendente da una stimolazione diretta dei centri del
desiderio sessuale ma sia conseguente ad una sensazione di benessere, di
performance adeguata percepita in altre aree cerebrali.
Gli androgeni viceversa avrebbero un effetto positivo diretto; sarebbero
proprio loro a determinare ad esempio l'incremento dell'attività sessuale e
delle fantasie erotiche nel periodo ovulatorio. Tra i 20 ed i 50 anni la donna
va incontro ad una lenta e progressiva riduzione dei livelli androgenici (pari
al 50%) che in assenza comunque di altri fattori interferenti non determina da
sola significative variazioni dell'appetito sessuale; dopo la menopausa i
livelli androgenici rimangono stabili o subiscono un lieve incremento. E'
principalmente nelle donne che subiscono una castrazione chirurgica, medica
(chemioterapia) o radioterapica che il calo di queste sostanze è
drammaticamente rapido e può quindi determinare un significativo calo del
desiderio; proprio in queste pazienti si è dimostrata utile la somministrazione
di piccole dosi di androgeni, ovviamente quando e condizioni cliniche ne
consentono la somministrazione.
La somministrazione di estrogeni e/o di androgeni sotto diretto controllo ed indicazione medico-specialistica può avere importanti effetti sulla libido e può quindi essere considerata nell'ambito di strategie volte a risolvere questo problema.
Per concludere questo breve trattazione voglio sottolineare alcuni aspetti fondamentali: