Rapporti
a rischio e malattie sessualmente trasmesse: che fare?
Dr.ssa Stefania Luzi, Specialista in Ostetricia e Ginecologia. stefanialuzi@katamail.com
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.09.2006 . |
Parlare
di “rapporti a rischio” oggi evoca subito il pensiero di gravidanze
indesiderate, contraccezione d’emergenza, pillola del giorno dopo. Ma c’è
un altro rischio, subdolo e per lo più misconosciuto; quello di contrarre una
malattia a trasmissione sessuale. Per fare un po’ di chiarezza
sull’argomento, specifichiamo innanzi tutto che cosa intendiamo per
“rapporto a rischio”. Con questa definizione si fa riferimento a qualsiasi
tipo di rapporto sessuale non protetto con partner occasionali o anche con un
partner stabile che abbia avuto, a sua volta, rapporti a rischio; durante questo
tipo di rapporto è possibile contrarre una malattia a trasmissione sessuale (MST).
Negli ultimi anni l’incidenza delle MST è cresciuta drammaticamente, portando
gli esperti a parlare di “epidemia”, anche perché oggi è più probabile
che in passato avere più di un partner sessuale. Le MST inoltre sono un killer
silenzioso, perché spesso non provocano sintomi, o, se li causano, possono
facilmente essere confusi con quelli di altre malattie non a trasmissione
sessuale; è possibile quindi che una persona infetta contagi il partner senza
neanche saperlo. Infine, quando riconosciute e trattate per tempo, la maggior
parte delle MST é facilmente curabile, ma se trascurate,possono causare gravi
conseguenze, fra cui anche la sterilità.
Ma
quali sono le principali malattie a trasmissione sessuale? Fra esse si
annoverano:
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La chlamidia, oggi
l’infezione genitale più diffusa negli Stati Uniti e in Inghilterra. Causata
da un microrganismo che si diffonde esclusivamente per via sessuale, provoca
sintomi quali prurito, leucorrea e bruciore durante la minzione. Spesso però è
completamente asintomatica e per la sua possibile diffusione dalla vagina
all’utero, alle tube e alle ovaie (malattia infiammatoria pelvica o PID), può
causare dolori pelvici, aumentare il rischio di gravidanze extrauterine e
portare alla sterilità
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I condilomi, causati dal virus del papilloma umano (o HPV). Hanno
un’incubazione variabile, da un mese ad anni, e si manifestano più
frequentemente nei periodi di stress. Sono piccole escrescenze carnose, che
possono crescere fino ad assumere a volte un aspetto appuntito (si parla allora
di condilomi acuminati) o addirittura a cavolfiore. Possono causare prurito e
dolore durante i rapporti, ma soprattutto sono associati ad un rischio aumentato
di carcinoma del collo dell’utero.
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L’herpes genitale,
causato dal virus herpes simplex. L’infezione provoca la comparsa di vescicole
a grappolo che, rompendosi, danno luogo ad ulcere estremamente dolorose, tanto
da rendere impossibile il rapporto e, a volte, anche la minzione. È
un’infezione molto dolorosa e contagiosa, che può essere trasmessa anche
dalla madre al feto, con gravi danni per la salute del nascituro.
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La
sifilide, una malattia oggi fortunatamente rara, ma ancora presente. L’agente
eziologico è il Treponema pallido: qualche settimana dopo il contagio, si
formano ulcere non dolorose a livello genitale che vanno incontro ad involuzione
spontanea. Se non riconosciuta e curata, può evolvere in forme secondarie e
terziarie, con coinvolgimento anche del sistema nervoso centrale e danni
gravissimi (fino alla demenza).
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La gonorrea, causata dal
gonococco. I sintomi più comuni sono perdite maleodoranti e minzione
difficoltosa o dolorosa; le complicazioni più importanti e frequenti riguardano
la donna e sono, come per la chlamidia, dolori pelvici, sterilità e aumento del
rischio di gravidanza extrauterina.
L’arma più efficace di tutte contro
le malattie a trasmissione sessuale è ovviamente la prevenzione, vale a dire un
uso corretto del profilattico: ma cosa fare comunque se si teme di avere avuto
un rapporto a rischio?
In primo luogo è bene evitare di
effettuare lavande vaginali interne dopo il rapporto sia perché faciliterebbero
la risalita di eventuali germi nell’utero, aumentando quindi il rischio di PID,
sia perché, rimuovendo la normale flora batterica della vagina, che esercita un
effetto protettivo, la rendono più suscettibile all’attacco dei germi
patogeni. È inutile inoltre ricorrere empiricamente ad una terapia antibiotico,
che potrebbe essere inefficace contro l’agente patogeno in questione
(soprattutto se di origine virale).
L’unica cosa da fare in questi casi
è rivolgersi al proprio ginecologo, anche in assenza di sintomi, per poter
concordare la strategia migliore da seguire: infine, per le donne sessualmente
attive, sarebbe utile anche effettuare dei check-up periodici per le MST
soprattutto quando si cambia partner.