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Parlare di “rapporti a rischio” oggi evoca subito il pensiero di gravidanze indesiderate, contraccezione d’emergenza, pillola del giorno dopo. Ma c’è un altro rischio, subdolo e per lo più misconosciuto; quello di contrarre una malattia a trasmissione sessuale. Per fare un po’ di chiarezza sull’argomento, specifichiamo innanzi tutto che cosa intendiamo per “rapporto a rischio”.

Con questa definizione si fa riferimento a qualsiasi tipo di rapporto sessuale non protetto con partner occasionali o anche con un partner stabile che abbia avuto, a sua volta, rapporti a rischio; durante questo tipo di rapporto è possibile contrarre una malattia a trasmissione sessuale (MST). Negli ultimi anni l’incidenza delle MST è cresciuta drammaticamente, portando gli esperti a parlare di “epidemia”, anche perché oggi è più probabile che in passato avere più di un partner sessuale. Le MST inoltre sono un killer silenzioso, perché spesso non provocano sintomi, o, se li causano, possono facilmente essere confusi con quelli di altre malattie non a trasmissione sessuale; è possibile quindi che una persona infetta contagi il partner senza neanche saperlo. Infine, quando riconosciute e trattate per tempo, la maggior parte delle MST é facilmente curabile, ma se trascurate,possono causare gravi conseguenze, fra cui anche la sterilità.

Ma quali sono le principali malattie a trasmissione sessuale? Fra esse si annoverano:

-      La chlamidia, oggi l’infezione genitale più diffusa negli Stati Uniti e in Inghilterra. Causata da un microrganismo che si diffonde esclusivamente per via sessuale, provoca sintomi quali prurito, leucorrea e bruciore durante la minzione. Spesso però è completamente asintomatica e per la sua possibile diffusione dalla vagina all’utero, alle tube e alle ovaie (malattia infiammatoria pelvica o PID), può causare dolori pelvici, aumentare il rischio di gravidanze extrauterine e portare alla sterilità

-     I condilomi, causati dal virus del papilloma umano (o HPV). Hanno un’incubazione variabile, da un mese ad anni, e si manifestano più frequentemente nei periodi di stress. Sono piccole escrescenze carnose, che possono crescere fino ad assumere a volte un aspetto appuntito (si parla allora di condilomi acuminati) o addirittura a cavolfiore. Possono causare prurito e dolore durante i rapporti, ma soprattutto sono associati ad un rischio aumentato di carcinoma del collo dell’utero.

-      L’herpes genitale, causato dal virus herpes simplex. L’infezione provoca la comparsa di vescicole a grappolo che, rompendosi, danno luogo ad ulcere estremamente dolorose, tanto da rendere impossibile il rapporto e, a volte, anche la minzione. È un’infezione molto dolorosa e contagiosa, che può essere trasmessa anche dalla madre al feto, con gravi danni per la salute del nascituro.

-        La sifilide, una malattia oggi fortunatamente rara, ma ancora presente. L’agente eziologico è il Treponema pallido: qualche settimana dopo il contagio, si formano ulcere non dolorose a livello genitale che vanno incontro ad involuzione spontanea. Se non riconosciuta e curata, può evolvere in forme secondarie e terziarie, con coinvolgimento anche del sistema nervoso centrale e danni gravissimi (fino alla demenza).

-      La gonorrea, causata dal gonococco. I sintomi più comuni sono perdite maleodoranti e minzione difficoltosa o dolorosa; le complicazioni più importanti e frequenti riguardano la donna e sono, come per la chlamidia, dolori pelvici, sterilità e aumento del rischio di gravidanza extrauterina.

L’arma più efficace di tutte contro le malattie a trasmissione sessuale è ovviamente la prevenzione, vale a dire un uso corretto del profilattico: ma cosa fare comunque se si teme di avere avuto un rapporto a rischio?

In primo luogo è bene evitare di effettuare lavande vaginali interne dopo il rapporto sia perché faciliterebbero la risalita di eventuali germi nell’utero, aumentando quindi il rischio di PID, sia perché, rimuovendo la normale flora batterica della vagina, che esercita un effetto protettivo, la rendono più suscettibile all’attacco dei germi patogeni. È inutile inoltre ricorrere empiricamente ad una terapia antibiotico, che potrebbe essere inefficace contro l’agente patogeno in questione (soprattutto se di origine virale).

L’unica cosa da fare in questi casi è rivolgersi al proprio ginecologo, anche in assenza di sintomi, per poter concordare la strategia migliore da seguire: infine, per le donne sessualmente attive, sarebbe utile anche effettuare dei check-up periodici per le MST soprattutto quando si cambia partner.

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Dott.ssa Stefania Luzi

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