PROBLEMI UROLOGICI IN MENOPAUSA
A cura del Dott. Enrico Caraceni, Specialista in Urologia,
Direttore Responsabile Unità Operativa di Urologia, Ospedale di Civitanova
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 16.9.2006 . |
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INTRODUZIONE
La menopausa comporta una serie di adattamenti a carico dei principali organi ed apparati dell’organismo femminile.
I suoi effetti sono soprattutto evidenti a carico dell’apparato
genitale, della pelle e delle ghiandole mammarie; nondimeno ne sono coinvolti
anche l’apparato locomotore (ossa e muscoli), l’apparato cardiocircolatorio
(cuore, arterie e vene), il sistema nervoso centrale (cervello e midollo
spinale) e la
bassa via escretrice urinaria (vescica ed uretra). In altre
parole, l’atrofia genitale, la secchezza vaginale, la riduzione di peli pubici,
la riduzione del volume e del tono delle mammelle, l’aumento e la comparsa di
nuove rughe, l’aumento di peso, la facile affaticabilità, sono soltanto alcune
delle manifestazioni della menopausa, quelle più conosciute.
Ben più temibili anche se meno evidenti ma sempre legate in larga
misura alla menopausa sono le conseguenze dell’arteriosclerosi sul cuore (rischio
aumentato di infarto) e sul sistema nervoso centrale (rischio aumentato di
incidenti cerebrovascolari), le modificazioni delle ossa che divengono povere
di calcio ed espongono più facilmente a fratture anche gravi, le modificazioni
del sistema nervoso centrale che espongono alle alterazioni dell’umore ed alla
demenza, nonché le alterazioni della vescica e dell’uretra
che sono
specificamente oggetto di questa trattazione.
Sebbene la relazione causa – effetto tra la definitiva e permanente
caduta dei livelli ormonali e le alterazioni di alcuni apparati siano ormai ben
documentate, ad esempio per l’apparato tegumentario (pelle e mammelle) o quello
cardiocircolatorio, meno ben conosciuti sono gli effetti a carico di altri
distretti come l’apparato urinario, dove è più difficile distinguere tra le
conseguenze della menopausa e quelle dell’invecchiamento o di altri agenti
etiologici che possono entrare in giuoco e determinare il loro effetto .
In altre parole anche se sappiamo
che alcune alterazioni della bassa via escretrice urinaria (vescica ed uretra)
sono correlate con la menopausa, vale a dire che si manifestano quasi
esclusivamente solo dopo che tale evento si sia reso evidente, non siamo ancora
riusciti a provare scientificamente che tali manifestazioni riconoscano come
unica causa la carenza estrogenica
anche se dobbiamo riconoscere che
frequentemente la terapia con estrogeni contribuisce in modo anche determinante
alla risoluzione del quadro clinico.
D’altra parte il notevole aumento della vita media che è divenuto
evidente in questo ultimo mezzo secolo espone le donne, che una volta morivano
pochi anni dopo la comparsa della menopausa, ad una deprivazione estrogenica
notevolmente più lunga. Vale a dire che la carenza di estrogeni può attualmente
persistere anche per molti anni (sicuramente diverse decine nella maggioranza
delle donne) rendendo i suoi effetti notevolmente più gravi e manifesti.
Dal punto di vista dell’urologo sono particolarmente rilevanti gli
effetti sulla vescica e uretra che, sia per ragioni anatomiche che fisiologiche
ed embriologiche di seguito esposte, non possono essere considerati
disgiuntamente da almeno una parte delle alterazioni dell’apparato genitale
femminile e dell’ultimo tratto dell’intestino.
In particolare, Vulva, Vagina ed Ano-retto costituiscono insieme quella
regione del corpo della donna che in termine tecnico viene tutta insieme
denominata Piano Perineale o Perineo che, come vedremo, rappresenta una singola
unità dal punto di vista sia anatomico che funzionale.
Nel periodo postmenopausale la donna manifesta con frequenza
notevolmente maggiore rispetto al periodo fertile, Cistite Recidivante,
Disfunzione Sessuale Femminile, Caruncola Uretrale, Prolasso Genitale ed
Incontinenza Urinaria. Come già detto non tutti questi disturbi sono dovuti
esclusivamente alla carenza di Ormoni Estrogeni legata alla menopausa.
Passeremo in disamina ciascun disturbo fornendo prima qualche breve
cenno di Anatomia e Fisiopatologia del Piano Perineale di cui vescica ed uretra
sono parte integrante.
CENNI DI ANATOMIA E
FISIOPATOLOGIA DEL PIANO PERINEALE FEMMINILE, VESCICA ED URETRA.
L’Apparato Urinario è costituito dai Reni la cui funzione è di produrre
l’urina e da una serie di condotti che servono per portare all’esterno l’urina da
loro prodotta denominati Via Escretrice
Urinaria.
Quest’ultima viene generalmente suddivisa in due parti, denominate
Superiore ed Inferiore, con funzioni differenziate:
La prima, costituita dai calici renali, dalla pelvi renale e dagli
ureteri ha una semplice funzione di trasporto dell’urina prodotta dai reni; la
via escretrice superiore è generalmente doppia poiché due sono i reni e
confluisce sempre nella via escretrice inferiore.
Quest’ultima è invece generalmente unica ed è costituita dalla Vescica
e dall’Uretra, separabili dal punto di vista anatomico, anche se in continuità tra
loro, ma costituenti dal punto di vista della funzione una singola unità
denominata Complesso Vescico Uretrale
con la funzione di immagazzinare l’urina prodotta ed espellerla, non
continuamente, ma solo dopo che ne sia stato prodotto un certo volume.
In altre parole la vescica
serve da “serbatoio” in cui l’urina viene accumulata prima di essere
eliminata. Se così non fosse perderemmo urina continuamente, con la stessa
velocità con la quale viene prodotta dai reni vale a dire 1-4 millilitri il minuto.
La vescica
è un organo cavo costituita
da un muscolo denominato “Detrusore” rivestito al suo interno da una
mucosa, simile a quella della bocca. Quando è vuota al suo interno tutte le
pareti collabiscono senza lasciare nessuno spazio e la cavità in essa contenuta
diviene una cavità virtuale. Man mano che gli ureteri convogliano l’urina
prodotta dai reni il Detrusore si distende rilassandosi e la cavità al suo
interno diviene reale riempiendosi di urina fino ad un volume di circa 200 –
500 centimetri cubi senza alcun aumento di pressione.
Quando decidiamo di urinare?
Solo ed esclusivamente quando
ci troviamo in condizioni di poter assolvere a questa funzione, vale a dire in
luoghi e tempi appropriati: lo stimolo minzionale ha avvertito il nostro
cervello che la vescica è piena ed è necessario vuotarla. Ci siamo isolati in
un ambiente idoneo (in genere il bagno) e ci siamo preparati per urinare; a
questo punto e solo allora il nostro cervello fa partire l’ordine che fa
contrarre il muscolo detrusore e solo allora l’urina viene convogliata
all’esterno attraverso l’uretra con una contrazione attiva.
Tutto questo succede sia nei
soggetti di sesso maschile che femminile, unica differenza sta nel fatto che il
muscolo detrusore della donna è notevolmente più sottile e che la minzione
avviene con pressioni endovescicali sensibilmente inferiori.
Il canale che convoglia all’esterno l’urina si chiama Uretra ed è notevolmente diverso nei
due sessi.
Nella donna è un tubicino della lunghezza di 4-6 centimetri che si
origina dalla parte più bassa della vescica detta “collo vescicale” e si porta
in basso, davanti all parete vaginale anteriore e, attraversando i muscoli del
piano perineale, si porta fino al suo orificio esterno, denominato meato
uretrale, situato tra le piccole labbra della vulva 1-2 centimetri dietro
al clitoride e un centimetro davanti all’introito vaginale.
L’uretra femminile è un organo molto importane nella dinamica della
minzione e della continenza urinaria: è infatti circondata da una serie di
muscoli in parte volontari ed in parte involontari che tutti insieme costituiscono il Meccanismo Sfinterico.
La contrazione di questi
muscoli mantiene chiusa l’uretra ed impedisce all’urina di “cadere” all’esterno
per gravità. In altre parole l’Apparato
Sfinterico con le sue due componenti prossimale e distale garantisce da un
lato la continenza urinaria quando è contratto e dall’altro consente, con il
proprio rilasciamento, l’attivazione del riflesso minzionale.
Nella donna la minzione viene
iniziata proprio grazie al rilasciamento di questi muscoli essendo la
contrazione del detrusore attivata per via riflessa dopo questo evento.
Riassumendo, dal punto di vista fisiologico affinché l’urina possa
essere immagazzinata all’interno della vescica è necessario che nell’uretra
esista un regime pressorio più elevato rispetto a quello endovescicale
altrimenti la continenza urinaria non si potrebbe verificare. I regimi pressori
invece si invertono quando l’uretra si apre come normalmente avviene durante la
minzione o, patologicamente, quando si verifica l’incontinenza urinaria (la
perdita involontaria di urina attraverso l’uretra).
Da ciò si evince la
fondamentale rilevanza del Meccanismo Sfinterico che circonda è vero l’uretra
ma è talmente intimamente connesso con essa da risultarne difficilmente
separabile anche dal punto di vista anatomico oltre che da quello funzionale.
Nel Meccanismo Sfinterico
non tutti i muscoli hanno la stessa funzione; ve ne sono alcuni (Collo Vescicale e Rabdosfintere detti
meccanismo sfinterico intrinseco) che hanno una contrazione tonica pressoché
continua rilasciandosi solo durante la minzione ed altri come i muscoli del Piano Perineale che contribuiscono al
Meccanismo Sfinterico soprattutto in modo “Fasico” aumentando bruscamente la
pressione all’interno dell’uretra in particolari situazioni bilanciando
l’aumento della pressione addominale come durante i colpi di tosse, gli
starnuti, gli sforzi fisici in generale.
Il Piano Perineale è
costituito da diversi muscoli il più importante dei quali prende il nome di Elevatore
dell’Ano. Essi formano una specie di amaca che chiude in basso il Bacino,
la struttura ossea che contiene tutti visceri addominali ed è attraversato da
tutti gli orifizi esterni di essi: dall’avanti all’indietro lo attraversano
infatti l’uretra, la vagina che poi diviene vulva ed il retto che poi diviene
ano. Come già detto svolge un ruolo importante non solo nel meccanismo della
continenza urinaria ma anche nell’impedire agli organi contenuti nella cavità
addominale di scivolare al di fuori di essa come avviene nel prolasso genitale.
CISTITE RECIDIVANTE
Disturbi come bruciore durante la minzione (Stranguria); minzione molto
frequente sia di giorno che di notte (pollachiuria diurna e\o notturna); dolore sovrapubico; sensazione di incompleto svuotamento vescicale tanto da
dover andare quasi continuamente ad urinare anche se la vescica è completamente
vuota (Tenesmo vescicale): insomma, il quadro clinico della cistite fa parte
dell’esperienza di ogni donna. In altre parole la cistite nelle donne è molto
più comune che nel sesso maschile, tanto che si può dire che quasi tutte le
donne sperimentano almeno due o tre volte nell’arco della loro vita un episodio
di cistite. Questo è dovuto a ragioni anatomiche, infatti l’uretra femminile è
sensibilmente più breve di quella maschile ed è situata molto vicino
all’introito vaginale . Per tali motivi è relativamente facile che germi
comunemente presenti in vagina colonizzino l’uretra e talvolta anche la vescica
dando luogo a sporadici episodi di cistite batterica, che richiedono come ulteriore
trattamento la terapia antibiotica.
Il ruolo dei rapporti sessuali
in queste cistiti occasionali è controverso; sembra però logico pensare che in
presenza di una vaginite, sintomatica o meno, il rapporto sessuale possa
favorire la risalita dei germi lungo l’uretra.
Dopo la menopausa e soprattutto dopo diversi anni da questo evento
senza terapia estrogenica sostitutiva, le pazienti spesso sperimentano con
frequenza molto più elevata episodi di cistite o anche episodi di infezioni
urinarie asintomatiche. Se questo si verifica più di due volte l’anno si parla
di “cistite recidivante” o, rispettivamente, di Infezione delle vie Urinarie (I.V.U.) recidivante.
Di sovente a questi sintomi si associa prurito o dolore perineale o
vulvare con o senza incontinenza urinaria e\o prolasso genitale.
La spiegazione del quadro richiede un piccolo passo
indietro.
Nell’embrione fino ad una certa fase della vita intrauterina non
esistono ancora né la vagina né l’uretra; al loro posto si trova una unica
cavità denominata Cloaca in cui si
raccolgono l’urina ed anche le feci.
Solo dopo tale periodo i diversi organi si differenziano ma sia il
collo vescicale che l’uretra conservano, anche
nella vita adulta, il ricordo della comune origine che è differente da quella della via
escretrice urinaria derivata da un altro organo fetale denominato “Dotto di
Wolf “.
Infatti, l’epitelio (la mucosa)
che riveste l’uretra ed il collo vescicale
è identico a quello vaginale ( Epitelio Pavimentoso ) e differente da
quello che riveste la restante parte della vescica che, a sua volta, è invece identico a quello della via
escretrice superiore (Epitelio di Transizione).
Tutto questo è molto importante ; infatti se si tiene conto che il
trofismo dell’epitelio vaginale è sotto controllo estrogenico se ne deduce in
base alla comune derivazione embriologica che anche il trofismo dell’epitelio
del collo vescicale e dell’uretra deve essere sotto controllo estrogenico.
Pertanto quello che si verifica nella vagina quando mancano gli estrogeni
succede anche nell’uretra.
La vagina, dopo periodi lunghi di deprivazione estrogenica, va incontro
ad una atrofia epiteliale importante che prende il nome di Distrofia Vaginale
Senile. In pratica diviene più sottile e la sua superficie diviene più ruvida e
friabile . In queste condizione diventa
molto più probabile che germi normalmente non patogeni divengano
aggressivi od anche che germi patogeni che normalmente sarebbero stati
eliminati possano invece colonizzare l’epitelio determinando degli episodi di
Vaginite che possono essere così frequenti da cronicizzarsi (Vaginite Cronica
Atrofica).
Anche l’uretra ed il collo
vescicale si comportano in modo del tutto simile tanto che si parla di Cistopatia
Disendocrina proprio per indicare queste forme di cistite recidivante
postmenopausale che sono frequentemente associate con un grado più o meno
marcato di Distrofia Vaginale.
Controprova di quanto affermato è il fatto che queste pazienti ,in assenza di altre concause, guariscono con terapia estrogenica topica (in pomata)se protratta per periodi di tempo sufficienti.
DISFUNZIONE SESSUALE
FEMMINILE
Con questo termine viene
indicata la "persistente incapacità ad ottenere o mantenere una
lubrificazione vaginale adeguata, quale risposta alla eccitazione sessuale, durante tutto il rapporto fino al suo completamento ”.
Il congresso ha avuto il merito
di affrontare in modo scientifico, così come è stato fatto ormai da molti anni
per la disfunzione sessuale maschile, un problema finora trascurato.
In particolare si è potuto dimostrare che disturbi come disordini della
eccitazione sessuale, perdita della libido, perdita della lubrificazione e\o
della sensibilità vaginale, dolore durante la penetrazione (Dispaureunia)
nonché la perdita o l’assenza dell’orgasmo sono problemi che non sono solo
frequenti, ma rivestono un impatto non trascurabile nel vissuto psicologico
della paziente con rilevanti ripercussioni sociali.
Tra le cause della disfunzione sessuale femminile non figura solamente
quella psicologica come si è da sempre ritenuto, ma viene riconosciuto un ruolo
etiopatogenetico importante a diverse malattie come l’arteriosclerosi, il
diabete, l’ipertensione, malattie neurologiche ed altre.
Tra tutte le cause organiche la menopausa figura al
primo posto.
In particolare è emerso che il problema riveste proporzioni decisamente
rilevanti : il 62-85% delle donne oltre i 60 anni soffrirebbero di disfunzione
sessuale .
La menopausa agisce attraverso la carenza cronica di estrogeni che può
causare riduzione importante fino alla perdita del desiderio sessuale e della
lubrificazione vaginale e difficoltà nell’orgasmo. Inoltre nei casi più
avanzati quando si manifesta la distrofia vaginale compare dolore durante la
penetrazione tale da rendere il coito difficile o addirittura impossibile.
Il dato più rilevante, in ogni caso, è che anche questi disturbi,
qualora non fossero stati prevenuti, possono comunque essere curati e guariti
prima di essere etichettati come “disturbi psicologici “ inviando la paziente
dallo psichiatra od abbandonandola al suo destino.
Talvolta, soprattutto dopo diversi anni dalla menopausa, le pazienti
lamentano disturbi come minzione frequente e difficoltosa e sanguinamento vaginale
o uretrale.
Alla visita si mette in evidenza una escrescenza carnosa, rossastra, che talvolta la paziente stessa riferisce di aver percepito in
corrispondenza del meato uretrale esterno.
In genere non si tratta di niente di grave ma solo di un polipo più o
meno grande ma solitamente piccolo, di natura assolutamente benigna, situato
allo sbocco dell’uretra solitamente attaccato alla sua parete posteriore . La
causa ancora una volta è rappresentata dall' infiammazione cronica favorita
dall' atrofia della mucosa dell’uretra per la carenza di estrogeni secondaria
alla menopausa.
La terapia varia secondo le dimensioni e può consistere nella semplice
somministrazione di estrogeni nelle forme lievi o, nei casi più gravi , nella
asportazione chirurgica con un piccolo intervento eseguibile in anestesia
locale.
La caruncola vera andrebbe sempre differenziata dalla
Pseudocaruncola, che è una lesione in tutto simile alla precedente ma che
solitamente si manifesta in soggetti in età fertile ed è dovuta ad una
infezione, in genere da Clamidia o da Tricomonas Vaginalis e la cui terapia è
differente essendo basata sugli antibiotici.
In altri casi anziché un piccolo polipo si evidenzia un vero e proprio Prolasso
della Mucosa Uretrale. La differenza sta nel fatto che mentre la caruncola
si reperta nella parete posteriore dell’uretra , il prolasso uretrale riguarda
tutta la mucosa dell’uretra e perciò la lesione si rinviene tutto intorno allo
sbocco uretrale che viene a trovarsene al centro.
La causa ed i sintomi sono gli
stessi della caruncola e perciò anche la terapia non se ne differenzia granché se
non per il fatto che il prolasso uretrale più facilmente trova giovamento con
la terapia estrogenica e pertanto con meno frequenza richiede il trattamento
chirurgico .
In ogni caso queste lesioni devono essere differenziate dal cancro
dell’uretra femminile che, seppure notevolmente più raro, può con esse
coesistere o può essere con esse confuso potendo avere aspetto e sede in tutto
simili .
Per questo motivo, oltre che
per le cure del caso, soprattutto se la paziente riferisce di aver visto sangue
di provenienza vaginale o uretrale (in genere nella carta igienica dopo la
minzione) la visita specialistica è fortemente consigliabile.
La continenza urinaria è l' abilità di accumulare urina fino ad
una certa quantità al fine di poterla evacuare tutta insieme nei tempi ed in
luoghi adeguati .
Non tutti gli animali
possiedono questa capacità che si è sviluppata solo tardivamente nella scala
filogenetica essendo prerogativa pressoché esclusiva dei mammiferi. Anche nell’uomo non è presente alla nascita e solo
successivamente, nei primi tre anni di vita, il bambino acquisisce il
controllo della propria minzione e defecazione.
Si tratta perciò di una importante oltreché complessa funzione la cui
perdita comporta risvolti psicologici e sociali rilevanti . Essere incontinente
comporta una modificazione della propria immagine, con grave perdita di autostima
capace di innescare pericolosi meccanismi dal punto di vista psicologico con
evoluzione in senso ansioso-depressivo.
Come conseguenza il soggetto tende ad evitare i rapporti sociali
autoescludendosi con ripercussioni non trascurabili nella sfera sessuale e familiare. In pratica la perdita della funzione “continenza “ viene a costituire
una vera e propria disabilità capace di generare un Handicap . Il
tentativo di superarlo nel modo più semplice ovvero ricorrendo al pannolino rappresenta
una voce importante nei bilanci delle spese sanitarie delle società industriali
evolute.
Si calcola infatti che negli Stati Uniti per la incontinenza urinaria
si spendono 37 milioni di dollari ogni anno ( dati H.I.P.: Help for
incontinence people).
Costi così elevati sono giustificati dalla frequenza del
problema: gli
studi epidemiologici disponibili dimostrano che dopo i 50 anni l’incontinenza
urinaria riguarda il 20 –30% della popolazione femminile e dopo i settanta anni
oltre il 10% della popolazione maschile; calcolando un numero medio di 3-4
pannolini il giorno per ogni persona si spiegano queste cifre ragguardevoli (
in Inghilterra si consumerebbero 120 milioni di pannolini ogni anno) .
Per Incontinenza Urinaria si
intende la perdita involontaria di urina attraverso l’uretra. Nella definizione
è opportunamente sottolineato che la fuoriuscita di urina deve avvenire al di
fuori della volontà del soggetto poiché è proprio questo che determina la
perdita della funzione fisiologica denominata “Continenza Urinaria”.
L’Incontinenza Urinaria così come è stata definita non è prerogativa
del sesso femminile né della menopausa : essa riconosce infatti cause
differenti e , anche se più frequentemente interessa le donne , può affliggere
anche i maschi.
Nella donna però , segnatamente
dopo la menopausa, diviene molto frequente tanto da rappresentare la forma più
comune di incontinenza .
Per cercare di spiegare in modo semplice la fisiopatologia della Incontinenza Urinaria bisogna ricordare quanto
già accennato sopra, vale a dire che la Continenza Urinaria è legata alla
efficienza del complesso Vescica-Uretra nell’assicurare le alterne funzioni di Serbatoio
- Svuotamento.
Dal punto di vista
fisico si
tratta di un problema di idrodinamica (Dinamica dei Fluidi) : al fine di
garantire la continenza urinaria i regimi di pressione vigenti nell’uretra
devono essere più elevati rispetto a quelli presenti nella vescica : in caso
contrario, ovvero se nella vescica la pressione fosse maggiore di quella
esistente nell’uretra, inevitabilmente l’urina entrerebbe dapprima nell’uretra
per poi finire all’esterno.
In altre parole si può avere perdita involontaria di urina perché
esiste una pressione troppo elevata nella vescica (Incontinenza da causa
Detrusoriale), ovvero perché vi è una pressione troppo bassa nell’uretra (Incontinenza
da causa Sfinterica), od infine per una combinazione di entrambi i fattori
citati.
In pratica la vescica deve poter essere sempre rilasciata senza
contrazioni involontarie (cioè non controllate dalla corteccia cerebrale); il
meccanismo sfinterico deve essere sempre efficiente sia nella sua componente
uretrale che in quella estrinseca rappresentata dai muscoli volontari del piano
perineale che devono essere sufficientemente tonici da sostenere la vescica ed
aiutare lo sfintere a mantenere l’uretra chiusa .
Da ultimo ma non perché meno importante va sottolineato il ruolo del Sistema Nervoso
: I delicati
centri di controllo della vescica e dell’uretra, contenuti nel Sistema Nervoso
dalla Corteccia Cerebrale fino al Midollo Spinale e poi nei Nervi Periferici,
devono essere integri. A loro competono importanti funzioni come trasmettere i
messaggi motori (gli ordini) dalla corteccia e dai nuclei del cervello fino
alla vescica attraverso il midollo spinale ed i nervi e raccogliere le
informazioni provenienti dalla vescica ,saperle interpretare e prendere
decisioni.
Malattie del Sistema Nervoso come
la Demenza Senile ,l’Ictus cerbrale, la Sclerosi Multipla , Il Morbo di Parkinson,
i Traumi Midollari possono dare incontinenza urinaria prevalentemente da causa
detrusoriale poiché viene a mancare il controllo del sistema nervoso sulla
vescica ( si parla in questo caso di “vescica neurologica”).
Dal punto di vista sintomatologico si distinguono diverse forme di
incontinenza urinaria che ma è necessario sapere che ogni intervento
terapeutico rivolto a risolvere il sintomo deve sempre essere finalizzato a
rimuovere la causa della incontinenza indipendentemente dalla sua manifestazione
sintomatologica. Per questo motivo la diagnostica della incontinenza urinaria è
spesso molto complessa e frequentemente richiede esami anche moderatamente
invasi come un accurato Studio Urodinamico.
La classificazione clinica della
incontinenza distingue le seguenti forme:
1)
Overflow incontinence : si verifica quando la vescica è troppo piena e la
pressione al suo interno diviene troppo elevata a causa della impossibilità a
distendere ulteriormente l’organo. In pratica la condizione si realizza quando
il soggetto non riesce a vuotare la vescica per cause ostruenti anatomiche
(prolasso grave ,ipertrofia o neoplasia prostatica ,Stenosi dell’uretra) o
neurologiche (vescica neurologica ad esempio nei mielolesi o nella sclerosi
multipla).
2 ) Urge Incontinence ovvero Incontinenza da Urgenza,
si manifesta con uno stimolo urinario imperioso, improcrastinabile
, tale da non poter esser controllato o
da essere controllato con difficoltà con conseguente frequente perdita di
urina.
3 ) Stress Incontinence ovvero incontinenza da sforzo si manifesta in seguito ad un improvviso
aumento della pressione addominale come avviene ad esempio durante i colpi di
tosse , gli starnuti, il sollevamento di pesi (borsa della spesa , prendere in
braccio un bambino ecc.).
4 ) Giggle Incontinence, è la perdita di urina durante
il riso ,in genere interessa soggetti giovani, di sesso femminile ed avviene in
seguito a risate prolungate e fragorose.
5 ) Sex incontinence ossia la perdita involontaria di urina durante il rapporto
sessuale .
Spesso l’incontinenza non è attribuibile ad una solamente delle
categorie elencate; possono infatti verificarsi forme
miste: la più frequente di
queste è la Stress – Urge Incontinence ma la incontinenza da stress frequentemente
si associa anche con la Sex Incontinence.
Nella donna in menopausa la
forma di incontinenza più frequente è la Incontinenza da Stress più o meno
associata con Urge e Sex Incontinence; non per questo la diagnosi ,soprattutto se
in funzione della pianificazione dell’approccio chirurgico, non deve essere basata
su di una valutazione complessiva del problema che passi attraverso una
accurata raccolta dei sintomi (Anamnesi) , una obiettivazione del grado di
incontinenza nonché una valutazione radiologica ed urodinamica .
Riguardo alle cause
possiamo
dire che diversi fattori interagendo tra loro possono determinare la comparsa
della incontinenza urinaria femminile da stress :
· Ipermobilità
della giunzione vescico-uretrale : I muscoli del piano perineale sono più flaccidi e così anche i
tendini che tengono attaccati i muscoli alle ossa ed il complesso vescica -
uretra ai muscoli per effetto delle precedenti gravidanze ,parti, obesità e
probabilmente anche della carenza estrogenica.
Abbiamo già visto sopra che la
funzione dei muscoli e dei tendini del piano perineale consiste proprio nello
stabilizzare la posizione della vescica e dell’uretra all’interno della cavità
addominale . Quando tale funzione viene a mancare per eccessiva debolezza
muscolo-tendinea la vescica e l’uretra tendono a spostarsi al di fuori della
cavità addominale durante l’aumento della pressione addominale per lo sforzo .
In questo modo l’aumento pressorio non può essere trasmesso all’uretra e per
questo tende a verificarsi la incontinenza da stress.
·
Incompetenza
sfinterica: un danno più o meno grave
del meccanismo sfinterico può essere determinato da differenti cause come il
diabete, le applicazioni di radiazioni, precedenti interventi chirurgici che
possono aver danneggiato i nervi o direttamente lo sfintere. Inoltre, dopo la
menopausa, la carenza prolungata di estrogeni determina sicuramente una
riduzione dei valori pressori nell’uretra femminile per la riduzione del flusso
di sangue nel plesso sottomucoso dell’uretra e per riduzione del tono dello
sfintere uretrale intrinseco.
La eccessiva mobilità uretrale e la incompetenza sfinterica possono
ciascuna determinare incontinenza da stress ma talvolta coesistono diventando
entrambe determinanti nel causare il sintomo.
Lo sfiancamento del Piano Perineale è inoltre responsabile di un’altra
patologia che spesso si associa con l’incontinenza urinaria: il Prolasso
Urogenitale. Si tratta dello scivolamento di alcuni
visceri che sono normalmente contenuti all’interno dell’addome verso l’esterno
attraverso il canale vaginale: possono così essere interessati la vescica , il
retto ed anche l’utero o ,nelle donne in cui l’utero è stato asportato, del
fondo della vagina (Cupola Vaginale).
Il prolasso si può manifestare come una massa che la donna può sentire
con le mani subito fuori dell’ingresso della vagina . Può causare una fastidiosa
sensazione di ingombro tra le gambe, dolore perineale e può essere associato
con incontinenza urinaria od anche con sensazione di minzione difficoltosa, ovvero
può essere del tutto asintomatico.
Il prolasso può essere più o meno grave e perciò più o meno evidente ed ogni volta che si prende in considerazione una ipotesi di pianificazione terapeutica della incontinenza è necessario anche valutare l’esistenza o meno di un prolasso e la sua entità perché questo può influenzare in modo anche decisivo le opzioni terapeutiche.
Come si risolvono questi
problemi?
Escludendo il pannolino, che non è una terapia poiché non comporta la
guarigione ma tende a consentire semplicemente di limitare gli effetti dell’incontinenza
senza effetto però sulle dinamiche psicologiche innestate, la risoluzione della
incontinenza urinaria femminile da sforzo passa attraverso un programma
terapeutico che ,attraverso una corretta diagnosi, l’eventuale somministrazione
di farmaci, la riabilitazione perineale può arrivare fino all’intervento
chirurgico.
In tal modo in una buna parte dei casi si riesce ad ottenere un buon
risultato con misure terapeutiche semplici come la somministrazione di farmaci (estrogeni
o farmaci attivi sulla vescica o sull’uretra) od il ricorso alla riabilitazione
perineale (una ginnastica dei muscoli del piano perineale che tende a rinforzarli).
L’intervento chirurgico, che deve essere il meno invasivo possibile, è
riservato ai casi in cui le misure precedenti non hanno dato risultati
soddisfacenti od ai casi in cui è presente un prolasso od altra patologia ginecologica
associata tale da richiedere in ogni modo un approccio chirurgico.
La chirurgia dell’incontinenza urinaria è una disciplina in continua
evoluzione che attualmente consente di ottenere buoni risultati con interventi
veramente mininvasivi ,con degenze molto brevi o addirittura di un solo
giorno.
Per
maggior informazioni: ecarace@tin.it