PRESENTAZIONE PODALICA DEL FETO?
ROVESCIAMO LA SITUAZIONE CON LA MOXA.

Manuela Emili, Dottore Osteopata.

Parole chiave: gravidanza, presentazione podalica, moxa.

 

Per contatti ed ulteriori informazioni: Manuela Emili, studio privato via Borgo Casette 1, 62013 Civitanova Marche Alta tel./fax +39.0733.890002, Sito internet www.manuelaemili.it
NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori.  La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.9.2006 .

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Durante la gravidanza il feto assume la posizione cefalica orientativamente dal settimo mese in poi; nel caso in cui questo non avvenga naturalmente e la presentazione podalica persista in oriente si ricorre di prassi alla moxibustione o moxa.

Questo trattamento consiste nello scaldare un punto del piede (V67) ed ha una casistica molto favorevole dal 70-al 90% di successo. L’efficacia maggiore è da considerarsi fra la 32^ e la 37^ settimana di gestazione.

Alcuni medici consigliano la moxa anche nelle ultime tre settimane, ed addirittura fino al travaglio, poiché le dimensioni fetali non sembrano influenzare il rivolgimento spontaneo.

La stimolazione di un altro punto della colonna lombare (V 60) aiuta l’inizio e l’accelerazione del travaglio poco prima del parto.

Le controindicazioni al trattamento sono: diabete, gravidanza plurima, gestosi, febbre superiore a 38° e grave ipertensione arteriosa.

E’ opportuno monitorizzare gli eventuali rivolgimenti spontanei con esami ecografici.

La gestante dovrebbe avvertire il feto muoversi dopo un ora dal trattamento o la notte successiva.

La terapia va eseguita per minimo quindici giorni e sospesa nel momento in cui si verifica il capovolgimento; in caso di insuccesso va eseguita per ulteriori 15 giorni poi sospesa.

E’ opportuno informare ostetrica e ginecologa riguardo l’applicazione della moxa, poiché nel girarsi il feto può far ruotare il cordone ombelicale.

La presentazione podalica del feto al termine della gestazione si verifica nel 3-5% delle gravidanze; tale presentazione è considerata di norma indicazione al taglio cesareo.

La moxa è principalmente composta da un’erba, l’“Artemisia vulgaris”che, a seconda delle metodologie che si scelgono per effettuare il trattamento può essere usata sotto forma di sigari, coni, palline o in polvere.

Secondo l’illustre medico tibetano N.Norbu* abbiamo quattro modi di applicare questa stimolazione:

“Tzowa”: letteralmente cucinare. In questo caso la pallina di moxa è applicata direttamente sul punto prescelto e vi si soffia sopra finchè non esce fuori un pezzo di pelle cauterizzato.

“Sepa”: bruciare. La polvere di moxa si mette sopra al punto stabilito, isolata dalla pelle con del sale grosso. 

“Sowa”: scaldare. Si applicano dei conetti di moxa preconfezionati sui punti identificati.

“Bippa”: minacciare. Viene utilizzato un sigaro di artemisia non direttamente sulla cute ma alla distanza di un “tzun”o”cun”, che orientativamente corrisponde ad una falange.

Per la posizione podalica del feto il punto da trattare è unico e facilmente reperibile, perché si trova all’angolo esterno del quinto dito del piede (V67).

La metodologia con cui applicare la moxa è facile e innocua: bisogna scaldare con un sigaro di artemisia ad un “Tzun” di distanza l’angolo del mignolo del piede.

Il sigaro di moxa può essere acquistato in una farmacia ben fornita.

Sarebbe opportuno affidarsi a qualcuno che vi somministri questo rimedio o, ancor meglio, che lo insegni al vostro partner.

La posizione della gestante per una migliore riuscita della terapia è supina, con un cuscino sotto la testa e due o tre sotto le anche e fino alle ginocchia. E’ consigliabile alla neo mamma massaggiarsi la pancia in senso orario o antiorario, comunque sempre nello stesso verso perché il feto tenderà a girarsi nella direzione in cui è praticato il massaggio.

Se conoscete la respirazione “ujjayi” dello yoga praticatela! Altrimenti, durante il trattamento respirate in maniera continuativa e profonda. Inspirate ed espirate con il naso, visualizzate il vostro bebè avvolto dalla luce che gioca nell’acqua e che si gira.

L’odore del fumo della moxa ha anch’esso effetto terapeutico. Non vi preoccupate e magari arieggiate la stanza dopo il trattamento.

L’applicazione della moxa sul piede con il bastoncino prevede un movimento con la mano detto “a beccata di passero”: non appena la gestante avverte il calore allontanarsi un po’ e poi ritornare.

Solitamente i medici orientali contano gli anni della paziente ma è più opportuno fidarsi della sensazione di calore che viene comunicata verbalmente dalla futura mamma.

Il numero dei trattamenti è di uno al giorno con una stimolazione di un quarto d’ora per piede; dopo il trattamento mantenete i piedi caldi e se avete modo fatevi fare o fate un massaggio al piede.

Sarebbe opportuno anche camminare un po’, non bere bevande fredde fino al giorno successivo, non prendere yogurt, non bere birra, vino e caffè.

Non fate lavori pesanti o esercizi ginnici eccessivi ed evitate possibilmente “sonnellini” diurni.

Il meccanismo d’azione di questa terapia è collegato al meridiano della vescica, che induce l’attivazione fisiologica della post-ipofisi, che secerne l’ossitocina -ormone che contrae l’utero-, e l’ADH -ormone antidiuretico-.

Prof.Namkai Norbu Rimpochè è un docente che sta tenendo dei seminari sulla moxa in tutto il mondo, ha insegnato all’università di Napoli ed è presidente dell’unico istituto esistente in Italia di medicina tibetana: ISTITUTO SHANG-SHUNG 58031 Arcidosso (GR) tel 0564-966941- fax 0564-966846   ssinst@tiscali.it  .

N. Norbu Rimpochè ha tradotto e messo a disposizione attraverso i suoi seminari testi risalenti al secolo scorso del famoso medico Tibetano Timarè e del suo maestro e medico tibetano Jan JubD’Orje.

Riferimenti Bibliografici:

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