Il PARTO A DOMICILIO

 A cura dell'Ostetrica Marta Levada.


NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori.  La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.9.2006 .

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Quando una donna sceglie di partorire a casa, bisogna innanzi tutto che prenda contatti con l’ostetrica almeno dalla 28/30esima settimana di gravidanza, meglio sarebbe se l’ostetrica seguisse la gravidanza fin dall’inizio. Gli incontri che avvengono servono (a parte per seguire l’andamento della gravidanza) per conoscersi, capire se la donna ha preso da sola questa decisione e se ha un sostegno familiare.

Alla 38esima sett.di gravidanza l’ostetrica con una collega si reca a casa della donna ed insieme controlla che tutto  sia pronto per il parto, ed è in quest’occasione che è compilata la scheda del “consenso informato” dove in sintesi l’ostetrica dichiara che la gravidanza è stata controllata regolarmente ed è fisiologica, assisterà il parto, il bambino ed il puerperio, i genitori dichiarano di voler far nascere il proprio bambino a domicilio ma qualora occorressero dei segni clinici fuori norma si procederà ad un controllo medico.

La reperibilità dell’ostetrica parte dalla 38esima sett. di gravidanza alla 42esima, tutto quello che può succedere al di fuori di queste settimane va seguito in ambito ospedaliero.  Quando inizia il travaglio la prima ostetrica si reca a casa della donna, mentre la seconda arriva a travaglio avanzato, a casa la donna travaglia dove vuole e nelle posizioni che preferisce, spesso travaglia in acqua perché quest’elemento naturale ha un buon potere analgesico e rilassante, facilitando così la dilatazione.

Non è necessario mantenere il digiuno (come spesso avviene in ospedale) la donna può mangiare e bere ciò che desidera, perché le è stato insegnato a saper ascoltare il proprio corpo, ciò che richiede e a domicilio è più facile esaudire le proprie esigenze.

Il partner non è una figura estranea che, come spesso avviene in ospedale non sa cosa fare, ma al contrario partecipa attivamente a quest’evento che porterà alla nascita del bambino, sapendo ad esempio come massaggiare la schiena o i piedi della donna alleviandone così il dolore.

Nel frattempo l’ostetrica registra l’andamento del travaglio sulla cartella ostetrica, segnando il procedere della dilatazione, il battito cardiaco fetale (che si ascolta ogni 20/30 min. con gli ultrasuoni), gli atteggiamenti che la donna assume e se si usa o no l’acqua:  quando siamo sui 6/7 cm. di dilatazione si chiama la seconda ostetrica (che comunque è già stata avvisata in precedenza), ed assieme le due ostetriche assistono l’ultima fase del travaglio. Il sacco amniotico,a meno che non si sia rotto spontaneamente,non viene toccato e si lascia che la sua rottura sia spontanea quando la donna inizia a spingere.  Durante il periodo espulsivo, la donna assume le posizioni che preferisce, in ogni modo la più usata è la posizione accovacciata, dove la donna è sostenuta dal partner e davanti accucciata con lei ha l’ostetrica che controlla la discesa della parte presentata (la testa del bambino) e al momento giusto invita la donna a toccare la testa del suo bambino che di lì a poco potrà finalmente abbracciare.

La stanza scelta per il parto deve essere calda, accogliente e con la luce soffusa, se la donna lo desidera può ascoltare della musica dolce che infonda tranquillità.Una volta nato, il bambino è subito asciugato con un telo caldo e morbido e messo immediatamente tra le braccia della sua mamma, non c’è fretta in questi momenti, tutto avviene  nel totale rispetto

dell’intimità e dei ritmi della donna/coppia. Il cordone ombelicale è tagliato quando smette di pulsare (si lascia al neonato il tempo di adattarsi), se vuole lo può fare il papà ed il neonato è avvicinato al seno per la sua prima poppata. Nel frattempo le ostetriche controllano il secondamento (espulsione della placenta), la perdita ematica mediante delle sacche graduate, ed il perineo.

Nella maggior parte dei casi il perineo rimane pressoché integro, perché durante la gravidanza è stato insegnato alla donna cosa fare per prepararlo.

Con calma si procederà a pesare il neonato, a fargli il bagnetto (che può fare sia la mamma che il papà) ed infine lo si vestirà.Nelle due tre ore successive al parto le ostetriche resteranno con la donna per controllare l’immediato puerperio, annotando tutto sulla cartella ostetrica..Vengono. date le prime nozioni di puericultura e viene avvisato il pediatra, che verrà a casa della donna per visitare il neonato. Nei giorni successivi al parto l’ostetrica tornerà per controllare il puerperio, l’allattamento e per seguire la donna nelle cure al neonato.

La scelta di partorire a casa è una scelta importante, ma non bisogna dimenticare che esiste una selezione per esempio:

·       La gravidanza deve essere fisiologica

·       Il tampone vaginale deve essere negativo

·       L’ospedale non deve essere più distante di  30 min.

L’ostetrica deve inoltre conoscere i protocolli usati nella zona in cui lavora, sapere in quale laboratorio inviare le analisi e rispettare l’eventuale cambiamento d’idea sul luogo del parto da parte dei genitori.

 Infine mi è impossibile trascrivere le emozioni di questi momenti, che la donna vive nel suo ambiente familiare, rispettando i suoi ritmi e avendo vicino chi desidera, bisogna solo viverli.  

Per ulteriori informazioni: ostetrica.marta@libero.it

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