OCCLUSIONE
VENOSA CON RADIOFREQUENZA (“CLOSURE TECHNIQUE”):
UNA
NUOVA TECNICA PER IL TRATTAMENTO DELLE VENE VARICOSE.
A cura del Dott. Giuseppe Serpieri.
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.9.2006 . |
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Anche all’inizio del terzo millennio la malattia varicosa continua a rappresentare una delle patologie più diffuse tra la popolazione italiana, interessando prevalentemente il sesso femminile il quale, per ragioni soprattutto di tipo costituzionale oltre che di stile di vita, ne risulta colpito in modo preferenziale rispetto al sesso maschile. La donna infatti è esposta fin dall’adolescenza, e per alcuni decenni della sua vita, all’azione degli ormoni sessuali (estrogeni e progesterone) con le loro ripercussioni negative sulle pareti venose.
In un soggetto costituzionalmente predisposto, soprattutto per ragioni familiari, tali ormoni sono in grado di accelerare la comparsa di vene varicose. La gravidanza, inoltre, rappresenta un momento predisponente primario per l’insorgenza di tale patologia, associando alla citata azione ormonale sulla parete venosa l’incremento di peso legato a tale condizione e l’aumento di volume del sangue circolante.
I disturbi provocati dalla presenza delle vene varicose sono molteplici: si va dal senso di peso e di stanchezza degli arti inferiori ai crampi notturni, dal gonfiore delle caviglie al senso di bruciore ed al prurito delle gambe. Anche in assenza di tali sintomi tuttavia la donna, di qualsiasi età, si rivolge allo specialista in chirurgia vascolare perché, a differenza di quanto avveniva in passato, è sempre più sentita l’esigenza di eliminare l’evidente problema estetico rappresentato sia dai “capillari” che dalle dilatazioni venose che alterano la silhouette delle gambe.
Una nuova procedura per il trattamento delle varici degli arti inferiori è da oggi disponibile in Italia dopo aver superato con successo una fase di sperimentazione durata circa 3 anni e condotta in contemporanea in centri universitari di 8 nazioni europee, negli Stati Uniti ed in Australia.
Si tratta di una tecnica innovativa e decisamente attraente in quanto dotata di minima invasività, a differenza, ad esempio, del più tradizionale e più conosciuto stripping.
Questa procedura, chiamata “Closure technique”, comporta l’inserimento di un catetere all’interno della vena ammalata attraverso una incisione puntiforme eseguita con un ago: attraverso il catetere viene liberata energia sotto forma di radiofrequenza la quale, agendo sulla parete venosa, ne determina il restringimento fino alla completa chiusura.
Ottenuta la chiusura del tronco venoso principale, i vasi collaterali sono in grado di ripristinare un normale deflusso sanguigno dagli arti inferiori. Non appena ciò avviene si assiste ad una riduzione, fino alla scomparsa, della sintomatologia accusata dal paziente.
La “Closure technique” può essere eseguita anche in ambito ambulatoriale, permettendo così al paziente di ritornare nel proprio ambiente familiare poco dopo il termine dell’intervento.
La metodica può richiedere a volte una legatura alta della vena Grande Safena; è inoltre comunemente associata ad una flebectomia per microincisioni con la quale si eliminano le ulteriori varici dell’arto interessato. Ciò che rende questa tecnica estremamente interessante è l’assoluta mancanza di ematomi (complicanza costante dopo stripping safenico), la ridotta sintomatologia dolorosa postoperatoria e, in alcune limitate situazioni, l’assenza di incisioni cutanee.
Va naturalmente aggiunto che questa tecnica ha delle precise indicazioni e che non può essere applicata indistintamente a qualsiasi arto affetto da vene varicose: sarà pertanto indispensabile un accurato esame clinico associato ad un EcoColorDoppler eseguito da un operatore esperto (meglio ancora se eseguito dallo stesso chirurgo che dovrà poi effettuare l’intervento). In questo modo sarà possibile porre una corretta indicazione chirurgica, decidendo se la “Closure technique” sarà la metodica più adatta per quel paziente.
Questa tecnica ha tutte le premesse per diventare nel prossimo futuro il “gold standard” per il trattamento delle vene varicose.
Per ulteriori informazioni: serpieri@flebologia.it