
Dr.
Andrea CIAVATTINI
Ricercatore
Universitario,
Dr.ssa Alessandra
PIERANTONI, Dr.ssa Isabella CERE’
Dipartimento Scienze
Materno-Infantili, Sezione Clinica Ostetrica e Ginecologica
Università
Politecnica delle Marche, c/o Azienda Ospedaliera “G. Salesi”
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.09.2006 . |
Introduzione:
II fibroma è
il
piu frequente
tumore benigno dell'utero ed è presente
in piu del 20% delle donne con età maggiore di 35 anni (2).
Origina dal tessuto muscolare
uterino e può essere unico, ma
molto spesso si tratta di formazioni
multiple, variamente localizzate nell'utero. Un fibroma può
presentarsi con dimensioni molto
variabili, potendo misurare da pochi millimetri
fino ad oltre 10-15 cm di diametro, raggiungendo, nei casi estremi, delle
dimensioni tali da occupare buona parte dell'addome. Non esiste una sede
caratteristica di insorgenza dei fibromi, poichè ogni parte dell'utero è
potenzialmente occupabile anche se,
prevalentemente, l'insorgenza è a
carico del corpo uterino (95%), dove lo spessore dello strato muscolare è
maggiore. A seconda dello strato
uterino interessato e della direzione in cui evolvono
possiamo distinguere: fibromi
sottosierosi, sessili o peduncolati, quando si sviluppano sotto il
peritoneo che riveste l'utero provocando una modificazione
dello stesso circoscritta alla sede
interessata; fibromi intramurali o
interstiziali, quando il nodo
di fibroma si sviluppa nel contesto dello
spessore miometriale determinando un
aumento volumetrico dell'utero in toto;
fibromi sottomucosi, quando
sporgono nella cavità uterina,
sollevando la mucosa endometriale
I
miomi sono
strutture a consistenza generalmente piuttosto dura. AII'indagine
macroscopica appaiono più o
meno rossicci a seconda che sia
prevalente la componente fibrosa (biancastra) o quella muscolare, rossa (7).
Sono strutture separate dal miometrio da uno spesso strato di tessuto
connettivo, senza la presenza di una vera e propria capsula. II tumore
è irrorato da strutture vascolari uterine che penetrano nella pseudocapsula;
solitamente vi è una sola arteria con calibro di 1-2 mm, vi possono
anche essere altri vasi ma di calibro inferiore. Solitamente i vasi sono più evidenti
alla periferia, mentre al centro I'irrorazione di taluni fibromi è
pressochè assente. Questo è vero soprattutto per quei nodi di mioma di dimensioni maggiori, nei quali è frequente I'evoluzione
verso fenomeni degenerativo-necrotici, proprio riconducibili ad un apporto
vascolare inadeguato
alle dimensioni degli stessi.
La presenza di un
fibroma può non determinare
alcuna sintomatologia.
Evenienza frequente è il riscontro occasionale di fibromi uterini,
nella maggior parte dei casi di tipo sottosieroso, durante visite di controllo
o indagini strumentali effettuate per altri motivi. Negli altri casi il sintomo
d'esordio più frequentemente
riscontrato (30-40%) è la menorragia.
Talora compaiono anche metrorragie, o
il flusso mestruale è riferito piu
abbondante determinando il quadro di
una polimenorrea. Altre volte
possono manifestarsi per primi sintomi non propriamente ginecologici, secondari
a fenomeni di compressione esercitata da parte del fibroma su organi e
strutture circostanti, oppure può esservi
una sintomatologia dolorosa aspecifica.
I
disturbi mestruali costituiti da
meno-metrorragie si verificano principalmente per la presenza di fibromi sottomucosi
che improntano la rima endometriale, mentre si
hanno prevalentemente menorragie quando
la sede intramurale dei fibromi determina
da una parte l'incapacità dell'utero a
contrarsi alla fine della mestruazione e da un'altra uno stato di congestione
uterina e pelvica. I fibromi possono essere una delle cause che determinano
aborto e/o sterilità (20%) soprattutto quando si collocano in corrispondenza degli angoli tubarici ostruendoli, quando determinano
modificazioni anatomiche delle salpingi provocando una loro angolazione
e, soprattutto, quando si sviluppano a livello sottomucoso (55% delle
donne infertili) impedendo o ostacolando un eventuale annidamento. In
particolare, i miomi sottomucosi indurrebbero alterazioni vascolari e tissutali
responsabili di un elevato tasso di aborti; quelli intramurali, provocano
un'ipercontrattilità uterina per cui sono responsabili della difficoltà
nell'impianto.
L'associazione del fibroma con
la gravidanza è una
condizione clinica relativamente rara
se si considera la frequenza della fibromatosi uterina. Tuttavia, molto
spesso i fibromi uterini vengono diagnosticati per la prima volta
durante la gravidanza. La loro incidenza varia dallo 0,3% al 2,6% in considerazione
del fatto che la patologia fibromatosa si sviluppa prevalentemente
dopo i 40 anni, che i fibromi di grosso volume frequentemente provocano sterilità e che, verosimilmente, molti fibromi
di dimensioni modeste non vengono
diagnosticati con la sola visita ginecologica
ma necessitano di una valutazione ecografica accurata. Tuttavia,
I'attuale tendenza a differire la gravidanza ad un'età più
avanzata, rende relativamente più
frequente che in passato osservare una gravidanza
"complicata" da fibroma uterino. La questione della fibromatosi in gravidanza deve essere affrontata da
due punti di vista; il primo riguarda gli effetti che la gravidanza produce sulla
patologia, I'altro gli effetti che la fibromatosi ha sull'andamento della gravidanza
stessa.
Rosadi e Coil,
in uno studio longitudinale effettuato per valutare la crescita dei miomi
uterini durante la gravidanza, hanno rilevato che i fibromi vanno incontro ad
un accrescimento nel 31,6% dei casi e che le complicanze durante la gravidanza
e al momento del parto sono direttamente correlate al volume del mioma.
La diagnosi di gravidanza in utero fibromatoso è generalmente
posta nel corso del primo
trimestre di gestazione e ciò può
avvenire sia con I'esame clinico sia
attraverso l'ultrasonografia. II perfezionarsi della diagnostica
ultrasonografica, la non invasività, la
possibilità di controlli seriati consentono un adeguato monitoraggio
ecografico ed indirizzano un management ostetrico appropriato. Per
questo motivo I'ecografia è sicuramente
la metodica diagnostica più utilizzata
e facilmente applicabile per la diagnosi dei miomi uterini. La valutazione ecografica
deve includere l'indicazione della dimensione, del numero, della localizzazione,
della ecogenicità del mioma e del rapporto con l'area di inserzione placentare.
L'utilizzo delle metodiche color Doppler e power Doppler permette inoltre
di studiare la vascolarizzazione dei miomi e, soprattutto nelle fasi iniziali
della gestazione, di discriminare tra zona di contrazione uterina e nodo
miomatoso, condizioni che possono
creare difficoltà nella diagnosi differenziale. II mioma mostrerà
il caratteristico pattern perilesionale dei vasi sanguigni al color Doppler, mentre
ciò non accade per la
contrazione uterina che, inoltre non distorce il contorno
della superficie sierosa e scompare prolungando I'esame o ripetendolo a distanza di tempo. Nonostante I'ecografia abbia
delle limitazioni nelle pazienti obese, in uno studio effettuato su 74 pazienti con fibromi
in gravidanza, è stata incontrata difficoltà per l'habitus delle pazienti,
limitatamente al primo trimestre, perchè,
con l'avanzare dell'età gestazionale, questo problema veniva superato grazie
al fatto che l'utero gravido, crescendo, distende la parete addominale e sposta
la vescica favorendo una migliore visualizzazione. Anche se nella letteratura
ostetrica è opinione comune che i
fibromi crescano in gravidanza e si involvano col puerperio, vi sono
numerosi studi che rifiutano questo concetto; infatti,
alcuni Autori sostengono che non vi sia una significativa modificazione delle dimensioni
nella seconda metà della gravidanza. Anna
e coll. (13) hanno rilevato che circa
metà dei fibromi non modifica significativamente le sue dimensioni e che I'eventuale
crescita dipende dalle dimensioni iniziali;
infatti
sembra che i fibromi di piccola taglia tendano ad aumentare di diametro nel
primo e secondo trimestre e diminuiscano nel terzo trimestre, mentre i fibromi
piu grandi tendono ad aumentare solo nel primo, diminuendo nel secondo e terzo
trimestre. Nello studio condotto da Samir non
è stata notata alcuna diminuzione nei tre trimestri di gravidanza. La crescita
del miomi in gravidanza non può essere imputata ad una proliferazione
cellulare, ma piuttosto si può ricondurre ad una ipertrofia cellulare; allo
stesso modo, la riduzione dimensionale osservata in altri studi nella gravidanza
tardiva, potrebbe essere spiegata con una riduzione del volume cellulare. Nello
studio di Samir si conclude che I'ecopattern
dei fibromi più frequente in gravidanza è quello ipoecogeno e che le modifiche
maggiori in termini di ecostruttura e di taglia si verificano principalmente nel
secondo trimestre di gravidanza. Tuttavia, sembra che non ci sia alcuna
relazione tra i cambiamenti dimensionali e quelli ecostrutturali.
In
conclusione, le modifiche dimensionali dei fibromi non sembrano avere effetti
significativi sulla gravidanza e le complicanze che possono sopraggiungere sono
riferibili principalmente alla loro localizzazione (6).
Nel
considerare I'effetto che la gravidanza esercita sui fibromi uterini sembra
importante fare una premessa sugli aspetti eziopatogenetici della fibromatosi
uterina. L'origine dei fibromi è sconosciuta
e si fonda presumibilmente su una disendocrinia
che vede coinvolti in vario grado gli estrogeni, il GH ed i fattori di crescita.
Diversi studi hanno dimostrato che nei miomi la presenza di recettori ormonali
per estrogeni e progestinici è in
concentrazioni ben più alte
che nel miometrio circostante. L'
ipotesi è che gli estrogeni siano i
mediatori della crescita. A supporto
di questa teoria vi è l'osservazione
che generalmente, con l'avvento della
menopausa, si assiste ad una regressione del miomi, mentre la gravidanza provoca,
spesso, una crescita più veloce,
soprattutto nel primo trimestre di gestazione
(11_16) . Un ruolo
importante è sicuramente svolto anche dal progesterone; si può
infatti osservare un aumento
dell'attività mitotica delle cellule miometriali nella
fase secretiva del ciclo mestruale. Al momento attuale non vi sono dei tests in
grado di valutare il numero dei recettori e la loro risposta. Possiamo solo
affermare che la crescita dei miomi
sarebbe condizionata dai livelli ematochimici di questi ormoni.
In linea generale, osserviamo
che il primo effetto che la gravidanza esercita
sui miomi è conseguente al fatto che
il fibroma partecipa ai processi di ipertrofia
e iperplasia della gravidanza stessa per cui, nel periodo
gestazionale iniziale, assistiamo
ad un aumento dimensionale del miomi (in
media il 25% del volume) e ad una
stabilizzazione degli stessi nel secondo e terzo, effetto
della down-regulation recettoriale indotta dagli elevati livelli circolanti.
A causa di fenomeni di imbibizione, il fibroma tende
anche a diminuire di consistenza. A volte
tale caratteristica è così spiccata
che si ha addirittura
l'impressione di una
fluttuazione : la "degenerazione
pseudocistica" . Un
altro effetto delta gravidanza sui miomi è che,
a volte, come conseguenza dell'aumento
di volume dell'utero e dell'edema, che slamina le strutture muscolari,
il fibroma può subire modificazioni di forma (specie per quanto riguarda quelli
intramurali) andando incontro ad una dislocazione del mioma
con fenomeni
di compressione degli
organi viciniori (vescica, ureteri, retto) accompagnata
da una sintomatologia dolorosa di varia durata ed intensità, associata
talora a segni di reazione peritoneale (4).
I fibromi che crescono nella parete
uterina hanno una loro vascolarizzazione indipendente e quando l'utero inizia
ad aumentare di dimensioni come conseguenza della gravidanza, le pareti dell'organo
vengono stirate e ruotate. Tale processo, che si accentua in corrispondenza
delle contrazioni, comporta una riduzione dell'apporto vascolare che
è alla base del fenomeno
degenerativo. II corrispettivo
clinico di questo processo è il dolore che, a volte, è cosi
severo da richiedere I'ospedalizzazione. Più frequentemente, nel caso di
miomi peduncolati,
un'altra eventualità e rappresentata dalla
torsione del
mioma con successiva
necrosi e reazione
peritoneale acuta (16).
Come
sopra accennato, i fibromi in gravidanza possono determinare dei problemi
in relazione alla loro localizzazione
e alle loro dimensioni (12). II
maggior problema incontrato dalle pazienti con fibromi uterini è la
minaccia di parto
prematuro e l'incidenza di
questa complicazione è tanto maggiore
quanto maggiore è la
dimensione del fibroma. Nella popolazione generale, senza fibromi uterini,
questa evenienza accade in circa il 6% delle pazienti gravide. Donne con fibromi
maggiori di 5 cm hanno un aumento dell'incidenza che raggiunge il 20% e se
il mioma supera i 7,5 cm questa percentuale sale al 28%. La minaccia di parto pretermine
può essere anche secondaria al rischio di rottura prematura delle membrane,
evenienza più frequente in gravide con
fibromi uterini. Un'altra complicanza temibile
è il distacco di
placenta; che si verifica quando i fibromi si sviluppano nella porzione uterina in cui essa è impiantata.
Tale complicanza determina la morte
fetale in una percentuale intorno al 50% (14). Anche
se, in generale, la crescita fetale
non sembra essere condizionata dalla presenza dei miomi
uterini, è stato riportato che, con fibromi di grosse dimensioni, si sono verificate
anomalie degli arti e della testa fetali in
conseguenza della pressione esercitata
dai miomi sulla crescita di queste
parti. Tra le complicanze gravidiche, riferibili alla presenza dei miomi
uterini, ricordiamo anche I'elevata percentuale di presentazioni
fetali anomale che impongono I'effettuazione di un parto tramite taglio
cesareo. La presenza di nodi miomatosi nella muscolatura uterina può
ostacolare la normale progressione
dell'onda contrattile, da cui derivano discinesie,
ipotonie, durata del travaglio superiore alla media e successive inerzia uterina
in travaglio. I fibromi possono dislocare la parte presentata e quindi causare
con maggiore frequenza procidenza del
funicolo o di piccole
parti o la deformazione della cavità
uterina può essere causa
di anomalie
di presentazione.
I fibromi che hanno sede
nella parete
cervicale anteriore o posteriore
(10-25%) possono causare
distonie cervicali
da deficiente
formazione del
segmento uterino
inferiore e quindi difficoltà nel
processo di dilatazione del collo.
Circa la sede, se i fibromi
interessano i 2/3 superiori del corpo ci si orienta verso il parto spontaneo. Nel secondamento il mioma puo disturbare
il distacco della placenta (2%) sia normalmente inserita che inserita più vicina
all'OUI. A causa della profonda infiltrazione dei villi coriali e della
scarsa reazione deciduale più frequente
è il secondamento incompleto da
cui la necessità di un secondamento manuale o
di una revisione della cavità uterina. II fibroma può
causare inoltre deficit
delle contrazioni e della involuzione puerperale dell' utero cui conseguono atonia
ed emorragie post-partum. Se
questo avviene, si può avere
una eccessiva perdita di sangue, a volte tale da richiedere necessariamente l'uso di emotrasfusioni
e, nei casi piu gravi,
di isterectomie d'urgenza (15). In caso di tumori previ
il parto dovrà essere operativo e tanto piu tempestivo (prima della rottura delle
membrane), non tanto per il pericolo di rottura dell'utero; ma per il rischio
di infezioni successive.
La
terapia dei fibromiomi in gravidanza è, per
quanto possibile, conservativa. In linea
di massima I'asportazione del fibromiomi deve essere evitata, sia perchè vi è
il pericolo di provocare I'interruzione
intempestiva della gravidanza, sia per il pericolo di gravi
emorragie, sia infine perchè in puerperio l'involuzione spontanea dei
fibromi poco voluminosi può essere
tale da rendere I'intervento superfluo. Le indicazioni più
frequenti ad eseguire una miomectomia in gravidanza sono date
dalla torsione di un fibroma
peduncolato o dei rari casi di necrosi
con persistenza di grave
sintomatologia nonostante la terapia conservativa (riposo a letto, analgesici,
miolitici uterini). Se si verifica la colliquazione dei fibromi,
al sintomo dominante
che è il dolore si possono accompagnare
un aumento della temperatura, nausea e vomito. Questi sintomi sono
molto simili a quelli del travaglio e della minaccia di parto prematuro. E' buona
norma che una paziente gravida, con fibromi, che sviluppi dolore lo comunichi
immediatamente
al proprio ginecologo il quale deve
necessariamente effettuare una
valutazione pelvica per controllare la cervice uterina dal
momento che,
generalmente, questo dolore non provoca
modificazioni del collo, contrariamente
al dolore conseguente la minaccia di parto
prematuro (9). La terapia prevede 2 o
3 giorni di riposo a letto; in ospedale, invece, il trattamento
del dolore e il monitoraggio ecografico del feto e del fibroma. Se non si
assiste ad un miglioramento, durante il ricovero è indicato ricorrere
alla chirurgia per diagnosticare problemi più
seri come l'appendicite, che può
essere responsabile di una sintomatologia simile.
Al di là
di casi di urgenza per un addome acuto,
la miomectomia in gravidanza, secondo
gli autori che la propongono, sarebbe applicabile alle pazienti che presentano:
dolore ricorrente, mioma grande o che cresce rapidamente, mioma di
notevoli dimensioni localizzato nel
segmento inferiore o che deforma la sede di
impianto della placenta (16); secondo
gli stessi autori l'intervento ablativo in corso di gestazione
non influenzerebbe il decorso della stessa, ma addirittura, ridurrebbe le complicanze,
soprattutto di tipo emorragico, connesse al parto ed all'immediato post-partum
(17). Secondo altri Autori la miomectomia in corso di gravidanza dovrebbe
essere eseguita solo in quei rarissimi casi di gravità assoluta
o quale unica soluzione possibile, come in caso di compressione con quadri di
occlusione o subocclusione intestinale
oppure in casi di torsione con necrosi
e reazione flogistica
peritoneale, non controllabile con il trattamento medico (18). Se
si verifica infarcimento
emorragico del fibroma (fenomeno detto anche "degenerazione
rossa" ), particolarmente
frequente nel secondo
trimestre di
gestazione, si ha l'insoregnza di dolore localizzato che si esacerba alla
palpazione, accompagnato da uno stato
febbrile, e di leucocitosi. In questi casi il trattamento medico, a base di antibiotici, antinfiammatori, analgesici e
progesterone (100-200 mg/die) e/o
tocolitici beta adrenergici, generalmente riesce a superare il quadro critico
senza la necessità di ricorrere all'intervento.
Il management conservativo della
gravidanza è sicuramente la strada da percorrere.
Minaccia di aborto e di parto prematuro vanno gestite con le usuali terapie,
mentre il distacco intempestivo di placenta, la complicanza sicuramente più
grave ed imprevedibile, va temuta per quelle pazienti in
cui l'area di impianto placentare si
sovrappone al fibroma, soprattutto se di notevoli dimensioni e con localizzazione
prevalentemente sottomucosa. Giunti
al termine dell' epoca gestazionale, non sempre le modalità del parto sono gestibili
secondo una evoluzione fisiologica (11).
Il mioma può condizionare I'evoluzione
del parto ostacolando l'evoluzione del travaglio sia dal punto di vista dinamico
che meccanico. Numerosi studi hanno dimostrato che la propagazione ed
intensità della contrazione uterina, sia spontanea sia stimolata dalla somministrazione
di ossitocina, è condizionata dalla
presenza di fibromatosi miometriale.
D'altra parte uno o piu noduli
fibromatosi, specie se di dimensioni rilevanti
e localizzati in sede del segmento uterino inferiore, oltre a costituire un ostacolo meccanico alla progressione della parte presentata lungo il
canale del parto, sono spesso causa di anomalie della posizione fetale.
Numero, dimensioni e sede del fibroma o dei
fibromi sono quindi le variabili condizionanti una elevata percentuale di taglio
cesareo nelle gestanti con utero fibromatoso.
La
letteratura non fornisce indicazioni univoche sulla opportunità di effettuare
la miomectomia in
corso di taglio cesareo. Le
complicanze che possono insorgere con
l'intervento di miomectomia in un utero gravido, soprattutto se i noduli sono multipli
e profondi, è gravato da un'alta
percentuale di complicanze soprattutto emorragiche.
La miomectomia in corso di taglio cesareo va
praticata quando è possibile
enucleare il mioma attraverso la breccia isterotomica, se il mioma od i miomi
sono peduncolati oppure se si tratta di miomi sottomucosi enucleabili digitalmente
dalla cavita aperta (19). In
generale possiamo affermare che I'opzione chirurgica al taglio cesareo è in relazione
soprattutto al : volume,
all'ubicazione bassa del mioma, ai casi di placenta
accreta o increta o nei casi di emorrogia da atonia. Nelle pazienti gravide
con fibromi generalmente si effettua iI taglio cesareo nel 39% dei casi, in confronto
ad un 17% della popolazione generale. In seguito al taglio cesareo, la presenza
di fibromi nella parete uterina può ostacolare
la contrazione dell'organo, determinando
il fenomeno dell'atonia uterina. Se questo avviene, si può
avere una
eccessiva perdita di sangue, a volte tale da richiedere necessariamente I'uso di
emotrasfusioni e, nei casi piu gravi,
di isterectomie d'urgenza.(15).
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