LA
MIOMECTOMIA: CHIRURGICA CONSERVATIVA DEI FIBROMI UTERINI.
A cura del Dott. Filiberto Di Prospero, Responsabile del Modulo Organizzativo di Endocrinologia Ginecologica presso il Dipartimento Materno Infantile dell'Ospedale di Civitanova Marche.
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Una patologia purtroppo poco o nulla controllabile con la terapia medica che ha spesso solo una funzione complementare alla chirurgia. E' doveroso a mio parere considerare la possibilità di un approccio conservativo, particolarmente quando questo è tecnicamente possibile e la paziente è piuttosto giovane o desidera una gravidanza.
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.01.2008 . |
CENNI SULLA FIBROMATOSI UTERINA
La fibromatosi uterina è una malattia legata a proliferazione benigna, diffusa
o localizzata, delle cellule muscolari della parete uterina; è molto frequente
e può colpire donne anche in giovane età determinando talvolta un sensibile
incremento volumetrico dell'utero, algie addomino-pelviche,
irregolarità mestruali, disturbi urinari e talvolta sterilità. L'utero
è deformato, duro, irregolare nel profilo.
LA MIOMECTOMIA
La miomectomia, cioè l'asportazione di uno o più fibromi (miomectomia multipla) è l'intervento chirurgico più
conservativo per la cura di questa malattia e si pone l'obiettivo di ridare l'integrità anatomica e funzionale
all'utero. Può essere condotto sia per via
laparotomica (solitamente con una piccola incisione estetica sovrapubica) che per
via laparoscopica; la scelta tra le due diverse vie di
approccio chirurgico dipende dalle esigenze e dalle differenti situazioni dei singoli casi
clinici,
dall'esperienza dell'operatore. I miomi o fibromi (termini analoghi) sono tumori
benigni che crescono creando sulla loro superficie una capsula che li delimita
molto bene dal tessuto circostante e ne consente anche spesso un'agevole
asportazione.
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Nella foto: 11 fibromi di diverse dimensioni (il maggiore ha un diametro di 5 cm) asportati nel corso di un intervento di miomectomia. |
E' la loro grandezza, il numero talvolta elevato, la posizione che però
talvolta determina seri problemi al chirurgo. Particolarmente insidiosi sono
quelli vicini a grossi vasi, alla cervice uterina, alla cavità endometriale (
la parte più interna dell'utero) o quelli che crescono dentro le strutture di
sostegno (legamenti) dell'utero. Questo tipo di intervento è caratterizzato da
tempi molto differenti legati ovviamente al diversa complessità delle
singole situazioni e spesso è complicato da un discreto sanguinamento
intra-operatorio, motivo per il quale eventuali stati anemici andrebbero
corretti o tenuti in attenta considerazione predisponendo eventualmente misure
adeguate.
A CHI PUO' ESSERE CONSIGLIATO L'INTERVENTO?
La miomectomia può essere effettuata a qualsiasi età ma certamente questo
tipo di intervento è molto indicato in donne giovani e particolarmente in
quelle di età inferiore ai 41 anni ed in tutte quelle desiderose di prole. Va considerata quando ovviamente esiste una ragionevole probabilità
di successo che deriva dall'analisi della posizione, della grandezza e del
numero dei fibromi.
GLI ACCERTAMENTI PRELIMINARI.
Le pazienti candidate all'intervento devono aver effettuato abbastanza
recentemente un Pap test (da non più di un anno) con esito tranquillizzante.
Prima dell'intervento raccomando sempre una ecografia pelvica per via
transvaginale e sovrapubica, una isteroscopia (valutazione del canale cervicale
e della cavità uterina), e la isterosalpingografia al fine di verificare
l'integrità anatomica delle tube. Raccomando anche un tampone vaginale e
cervicale al fine di identificare ed eventualmente trattare una infezione
misconosciuta. Utile anche il dosaggio del CA 125 (marker particolarmente utilizzato
nell'indentificazione dell'endometriosi) particolarmente nei casi associati a
sterilità e/o algie pelviche.
TRATTAMENTI MEDICI COMPLEMENTARI
In alcuni casi, prima dell'intervento (da 1 a 3 mesi prima) può essere
utile un pre-trattamento con analoghi del GnRH, farmaci che mettono
temporaneamente in menopausa la paziente. I fibromi infatti sono estrogeno
dipendenti e questa terapia oltre a ridurre la loro dimensione e renderne più
evidente la capsula determina anche un minor sanguinamento
intra-operatorio facilitando l'intervento stesso.
POSSIBILITA' DI FALLIMENTO
DELL'INTERVENTO E DI RECIDIVA DELLA MALATTIA
Il fallimento dell'intervento consiste nel dover ricorrere alla isterectomia
totale (completa asportazione dell'utero) o sub-totale (asportazione solo della
parte superiore, il corpo, conservando il collo). Non è certamente un'evenienza
rara e deve sempre essere tenuta in considerazione particolarmente di fronte
interventi particolarmente complessi.
Nell'affrontare questo intervento bisogna anche essere consapevoli che il
successo operatorio non vuol dire guarigione definitiva dalla malattia; infatti
è possibile che con il trascorrere del tempo nuovi fibromi possano formarsi nel
tessuto che in precedenza appariva completamente sano ed allo stato delle nostre
conoscenze non conosciamo nemmeno delle strategie di prevenzione per far si che
ciò non accada.