La
miomectomia
laparoscopica.Una tecnica sicura e vantaggiosa per le donne infertili. A cura del Dott. Massimiliano Pellicano
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di Ginecologia, Ostetricia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana,
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| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.09.2006 . |
I
leiomiomi uterini sono un problema clinico estremamente comune nella pratica
ginecologica, essendo infatti rinvenibili in circa il 20% delle donne di età
superiore ai 30 anni (1). Essi rappresentano il più comune tumore del tratto
genitale femminile e sono causati dall’espansione di una singola cellula
miometriale. Essendo quasi sempre benigni, il loro trattamento è quindi
necessario solo quando divengono sintomatici (menometrorragie, algie pelviche,
tensione ipogastrica, aborti ripetuti, sterilità) ed il gold standard di
trattamento è da considerarsi senz’altro la chirurgia. La letteratura attuale
riflette, tuttavia, anche in questo campo, come in molti altri, una tendenza
verso approcci chirurgici meno invasivi e più conservativi e, nella
fattispecie, una tendenza sempre maggiore alla ricerca di alternative (2) alla
isterectomia addominale nel trattamento dei miomi uterini sintomatici.
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Nella
figura viene rappresentata la classificazione
dei miomi uterini |
Nella
selezione delle pazienti un ruolo importante è sicuramente svolto
dall’affinamento delle metodiche diagnostiche ed in particolare dall’ultrasonografia
con la tecnica transvaginale e con l’applicazione della color-doppler
flussimetria.
La
presenza di leiomiomi uterini sintomatici è attualmente, negli Stati Uniti, la
più frequente indicazione alla isterectomia (20-30%) e la gran maggioranza di
queste isterectomie è eseguita per via laparotomica. Non è tuttavia solo la
sintomaticità dei miomi a decretare l’indicazione all’intervento demolitivo,
ma anche, secondo l’American College of Obstetricians and Gynecologists, le
dimensioni uterine complessive quando raggiungono le 12 settimane di gestazione;
ed infatti oltre queste dimensioni aumenta significativamente la morbidità di
un successivo intervento di isterectomia.
Se
l’isterectomia resta il trattamento chirurgico più utilizzato per la
fibromiomatosi dell’età peri-menopausale, l’approccio chirurgico
conservativo e cioè la miomectomia, da sempre standard di trattamento per le
donne che desideravano preservare la potenzialità riproduttiva, va recuperando
sempre maggiori indicazioni sia per i negativi influssi psicologici
dell’isterectomia, sia per la riduzione delle complicanze emorragiche ottenute
grazie al pre-trattamento con GnRH-a. La miomectomia consente di risolvere la
sintomatologia meno-metrorragica in oltre l’80% dei casi e di ripristinare la
fertilità nel 60% delle infertilità legate a miomatosi (2).
L’approccio
endoscopico alla miomectomia sia per miomi sottomucosi con resezione
isteroscopica, che per miomi sottosierosi ed intramurali mediante laparoscopia
operatoria, va sempre più affermandosi.
Ruolo
degli analoghi del Gn-RH
Gli
analoghi del Gn-RH per quanto si siano rivelati inadeguati come trattamento
risolutivo e inadatti ai trattamenti a lungo termine, sono sicuramente efficaci
nel ridurre le dimensioni dei miomi, la massa e la vascolarizzazione uterina, il
sanguinamento intraoperatorio e la sintomatologia algica, configurandosi così
come un’ottimale opzione pre-operatoria finalizzata ad una minore invasività
e ad una maggiore conservatività dell’atto chirurgico (3). Un recente studio
di ha dimostrato poi che, associando il tibolone agli analoghi del Gn-RH prima
di un intervento di miomectomia laparoscopica, non vi sarebbe un decremento
dell’efficacia degli analoghi, ma una migliore compliance per la paziente (4).
La
diminuzione dei tempi operatori non si verificherebbe per i miomi marcatamente
ipoecogeni. Infatti gli analoghi del Gn-RH indurrebbero aree di necrosi
coagulativa e di degenerazione mista a carico principalmente dei miomi più
cellulari. Uno studio da noi effettuato ha dimostrato che le pazienti con miomi
marcatamente ipoecogeni pretrattati con analoghi del Gn-RH presentano tempi
operatori significativamente più lunghi Questo è riconducibile al fatto che
gli analoghi del Gn-RH riducendo la densità dei miomi, ne rendono più
difficoltosa l’enucleazione dalla parete uterina (5).
Secondo altri autori (6), non soltanto il trattamento pre-operatorio con analoghi del Gn-RH non offrirebbe sostanziali vantaggi alla miomectomia laparoscopica, ma l’utilizzo degli stessi sarebbe associato ad un incrementato rischio di recidiva (legato al fatto che i miomi più piccoli sfuggono all’intervento) (7), ad una più difficile enucleazione (legata una sostanziale difficoltà a trovare un buon piano di clivaggio) (8) e a un possibile ritardo nella diagnosi di un leiomiosarcoma (9).
Preliminarmente
all’intervento di miomectomia deve essere eseguita sistematicamente una
isteroscopia al fine di distinguere quei miomi intramurali profondi che vanno
trattati per via laparoscopica, da quelli sottomucosi che richiedono un
approccio isteroscopico.
Le
vie di accesso, oltre quella ombelicale , sono normalmente tre: due laterali da
5 mm ed una terza mediale sovrapubica da 10 o 15 mm.
L’utilità
di sostanze ischemizzanti (octrapessina o adrenalina) è caldeggiata da alcuni
autori (5,10) e messa in discussione da altri che la ritengono inutile (11) o
addirittura pericolosa per le possibili complicanze anestesiologiche e per gli
eventuali sanguinamenti secondari.
La
tecnica di asportazione è diversa a seconda dei casi:
Per
quel che concerne i miomi a sviluppo intramurale può essere difficile in alcuni
casi la loro localizzazione in assenza di una protuberanza esterna.
L’intervento consisterà in una incisione profonda della sierosa cui
seguiranno trazioni con pinza o con il myoma-drill di Semm allo scopo di trovare
un piano di clivaggio tra il mioma e l’utero. La trazione sul mioma combinata
alla controtrazione sull’utero faciliterà la dissezione. Le briglie di
tessuto connettivo tra il mioma e l’utero all’interno del piano di clivaggio
verranno tagliate o coagulate con elettrodo bipolare se si tratta di peduncoli
vascolari.
Per
i miomi sottosierosi, sessili e/o peduncolati, se la base di impianto è
piccola, si procede soltanto alla coagulazione e sezione del peduncolo; se la
base di impianto è larga è utile l’applicazione di un endoloop prima della
sezione del peduncolo.
I
miomi vengono quindi parcheggiati nel cul-de-sac prima di essere rimossi. Si
procede alla chiusura della breccia uterina. Le incisioni uterine profonde sono
chiuse in duplice strato utilizzando suture 0 a punti staccati per il miometrio
e 2-0 introflettenti o a 8 per la superficie sierosa. Per l’estrazione del
mioma, che rappresenta uno dei momenti più complessi e lunghi dell’atto
laparoscopico, possono essere adottate diverse soluzioni: - per via addominale,
attraverso una delle brecce laparoscopiche, eventualmente ampliata; - mediante
morcellamento con strumenti manuali o elettrici di vario diametro - attraverso
una piccola incisura del fornice vaginale posteriore, che viene poi suturata con
tecnica classica, senza preoccuparsi del peritoneo parietale.
Outcome
riproduttivo
I
miomi, modificando la normale contrattilità uterina, possono interferire con la
migrazione degli spermatozoi e col trasporto dell’embrione; inoltre possono
determinare cambiamenti nell’architettura vascolare uterina influenzando così
il trofismo endometriale e di conseguenza l’impianto dell’embrione. Sono
soprattutto i grossi miomi intramurali ad avere un effetto negativo sulla
fertilità; la grandezza del mioma può rappresentare un altro importante
fattore prognostico e un diametro di 5 cm rappresenta la misura limite che
giustifica un intervento di miomectomia. Diversi studi clinici hanno dimostrato
una ripresa della fertilità dopo l’intervento di miomectomia con tassi di
gravidanza variabili tra il 44 ed il 62% e con l’80% dei concepimenti nel I
anno dopo l’intervento chirurgico (12).
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Utero
fibromatoso: multipli miomi uterini |
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Sezione di utero fibromatoso: si notano diversi miomi |
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Approccio laparoscopico alla miomectomia |
1. Healy DL, Lawson SR, Abbott M et al Fraser HM.
Toward removing uterine fibroids without surgery: subcutaneous infusion of a
luteinizing hormone-releasing hormone agonist commencing in the luteal phase. J
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619-25.
2. Verkauf BF.
Myomectomy for fertility enhancement and preservation. Fertil Steril 1992; 58,
1-15.
3. Adamson GD. Treatment of uterine fibroids: current
findings with gonadotropin-releasing hormone agonists. Am
J Obstet Gynecol 1992; 166, 746-51.
4.
Palomba S, Pellicano M, Affinito P et al. Effectiveness of short-term
administration of tibolone plus gonadotropin-releasing hormone analogue on the
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5.
Zullo F, Pellicano M, De Stefano R, et al. A prospective
randomized study to evaluate leuprolide acetate treatment before laparoscopic
myomectomy: efficacy and ultrasonographic predictors. Am
J Obstet Gynecol 1998; 178, 108-112.
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premenopausal women with and without preoperative treatment using
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before myomectomy and the risk of short-term myoma recurrence. Br J Obstet
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Lafrague F. Myomectomie par coelioscopie. J Obstet Gynecol 1994; 2, 219-223.
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