La chirurgia laparoscopica in gravidanza
Una nuova frontiera per il ginecologo

Dr. Massimiliano Pellicano  

Dipartimento di Ginecologia, Ostetricia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana - 

Università degli  Studi di Napoli "Federico II", Tel.081-7462903/2938/2918   pellican@unina.it

NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori.  La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.09.2006 .
l panorama della letteratura medica, che ha assistito negli ultimi decenni alla progressiva, incontenibile ascesa della
 laparoscopia operativa, dapprima celebrandola come futuristica, poi promettente, finalmente valida e concreta alternativa
 alla classica chirurgia laparotomica, continua oggi a constatarne i successi e ad azzardare nuove ipotesi di impiego che la
 consacrino definitivamente “gold standard” in una sempre più vasta gamma di procedure chirurgiche.

Nell’ultimo decennio tecniche d’avanguardia eseguite da esperti laparoscopisti hanno sfidato - e vinto- le riserve dei più cauti
 conservatori ed applicato la laparoscopia operativa anche in procedure da sempre considerate appannaggio esclusivo della
 chirurgia “ a cielo aperto”.

Oggi un’anamnesi positiva per pregressi interventi di chirurgia addominale, obesità e gravidanza non costituiscono più, infatti,
 assolute controindicazioni  all’approccio laparoscopico , vengono bensì considerate sempre più frequentemente condizioni
 per le quali si richiede una più attenta- ma non per questo meno efficace né meno vantaggiosa- procedura .

La gravidanza, ed in particolare la risoluzione mediante laparoscopia delle emergenze ginecologiche che si verificano nella
 gestante, rappresentano a nostro avviso un ambito di notevole interesse, sicuramente degno di ulteriore approfondimento.

Tuttora sono disponibili, infatti, solo pochi dati, peraltro relativi ad interventi realizzati in centri specialistici da laparoscopisti 
con esperienza, interessi e competenze altrettanto specialistiche ed ancora, per simili procedure, mancano studi prospettici
che traggano conclusioni certe in merito alla sicurezza e al tasso di complicazioni delle stesse.



Non stupisce dunque una certa diffidente unanime curiosità da parte dei ginecologi laparoscopisti italiani che non abbiamo
la presunzione di soddisfare, ma anzi di ravvivare, con questo attento lavoro di rivisitazione e di elaborazione dei dati più 
recenti disponibili in letteratura.



QUALI PROCEDURE CHIRURGICHE VENGONO PIU’ FREQUENTEMENTE ATTUATE IN LAPAROSCOPIA 
IN CORSO DI GRAVIDANZA?


La procedura laparoscopica più largamente effettuata in gravidanza è la colecistectomia. A questa, in ordine di frequenza,
 fanno seguito interventi a carico degli annessi, quali detorsione annessiale od ovarica e cistectomia ovarica; quindi 
appendicectomie, ed altri interventi quali biopsia epatica, esplorazione addominale per algie del basso addome, rimozione
di una gravidanza extrauterina o cornuale concomitante ad una normale intrauterina1-4.



Meno frequenti sono interventi volti all’asportazione di cisti dermoidi 5-6, tumori benigni 7-8, miomi sintomatici di grosse
dimensioni 9, ematosalpingi 10.



IN QUALE TRIMESTRE DI GRAVIDANZA E’ RACCOMANDATO L’INTERVENTO LAPAROSCOPICO?



Due sono i fattori critici nel tempismo ideale per un approccio laparoscopico: da una parte il rischio fetale che è maggiore 
durante l’organogenesi, completa solo intorno alla 12° settimana; dall’altra  la dimensione dell’utero gravidico che cresce ed 
occupa progressivamente la cavità addominopelvica : intorno alla 20° settimana, questo infatti raggiunge dimensioni tali da
 divenire tangente alla linea ombelicale interferendo così criticamente con l’approccio laparoscopico.



La maggior parte dei laparoscopisti più esperti raccomanda dunque l’intervento in un’epoca compresa fra la 12° e la 16° 
settimana con un limite ultimo alla 26°- 28° settimana 1, 2, 13 . Infatti:



-         il primo trimestre rappresenta sicuramente il periodo di maggiore rischio, dal momento che potrebbe interferire
 con lo sviluppo degli organi fetali; d’altra parte, tecnicamente parlando, la dimensione dell’utero è ancora tale da 
consentire un intervento più agevole.



-         La laparoscopia effettuata nel secondo trimestre di gravidanza od oltre è invece una scelta che associa un minore
 rischio fetale a maggiori difficoltà tecniche e che, pertanto, richiede competenze chirurgiche di alto livello.



-         Emergenze ginecologiche nel corso del terzo trimestre sono sicuramente evenienze più rare; qualora si verifichino,
 le grosse dimensioni dell’utero gravidico che occupa maggiormente la cavità addomino-pelvica, aumenta enormemente
 il rischio di possibili complicanze rendendo un trattamento laparoscopico fortemente sconsigliato.




QUALI  SONO I  VANTAGGI  DELL’APPROCCIO LAPAROSCOPICO…


Molteplici e ben documentati in letteratura 1-2 sono i vantaggi garantiti dalla tecnica laparoscopica.


In primo luogo le minime cicatrici addominali risultanti da tale approccio chirurgico cui conseguono, al di là di un ottimo- ma
 più o meno secondario- effetto estetico, una significativa riduzione delle algie ad esse correlate e dunque una ridotta richiesta
 di analgesici. Va sottolineato, inoltre, che tali vantaggi risultano ancor più desiderabili in corso di gravidanza, laddove la 
tensione applicata ai muscoli addominali e alla parete anteriore dell’addome dall’utero progressivamente crescente ritarda
 la guarigione delle ferite, esacerba le manifestazioni algiche e le complicanze infettive, favorite anche da una depressione
 immunitaria caratteristica dello stato gravidico.



Ancora, la ridotta  invasività dell’approccio laparoscopico garantisce un rapido ritorno alla normale funzione intestinale, 
minimizzando complicanze aderenziali e possibile ostruzione intestinale. Tale ridotta invasività esita, inoltre, in una breve
 degenza ospedaliera e in una precoce mobilizzazione postchirurgica, fattori, questi, critici nel condizionare una riduzione
 significativa del rischio di eventi tromboembolici o di atelettasia 15 .





LAPAROSCOPIA E LAPAROTOMIA A CONFRONTO IN GRAVIDANZA

La gestione chirurgica delle emergenze ginecologiche in gravidanza rappresenta sicuramente una procedura poco comune
 e non priva di rischi, tale da giustificare la scelta di un più cauto “wait & watch” o- nei casi più arditi- di un approccio
 laparotomico. L’analisi degli studi riportati in letteratura 1,2,13,25 sembra, comunque, confermare la fattibilità e il risultato
 globalmente favorevole della chirurgia pelvica laparoscopica eseguita in gravidanza.

Entrambi gli approcci, laparotomico e laparoscopico, sembrano essere ragionevolmente sicuri. 

 

Soriano e Yefet 13 confrontano le due tecniche in termini di outcome neonatale. Non viene riportata alcuna differenza tra
 laparoscopia e laparotomia per quanto riguarda l’età gestazionale alla diagnosi e alla nascita e per il peso alla nascita. 
Altri autori27 riportano un vantaggio della tecnica laparoscopica in termini di necessità di analgesici, dolore postoperatorio, 
uso di tocolitici e degenza.


Dalla nostra revisione dei dati disponibili in letteratura, sembra dunque che la gestione laparoscopica delle emergenze
 in gravidanza sia un approccio sicuro e vantaggioso- persino preferibile- sia per la madre che per il feto, posto, ovviamente,
 che esso venga eseguito da un team esperto di chirurghi, nel rispetto di adeguati principi tecnici e anestesiologici ed in 
associazione ad una buona assistenza ostetrica.



 ESISTONO PRECAUZIONI O PARTICOLARI TECNICHE CHIRURGICHE RACCOMANDATE NELLA GESTIONE
  LAPAROSCOPICA DELLE EMERGENZE IN GRAVIDANZA?
Esistono una serie di precauzioni e di tecniche chirurgiche che potrebbero significativamente ridurre i numerosi rischi
 associati all’approccio laparoscopico delle emergenze in gravidanza:


1)      in primo luogo, è utile differire l’intervento laparoscopico almeno fino alla 12° settimana di gestazione al fine di
 evitare che il rischio chirurgico si sommi ad un rischio di evenienze abortive che, in questa epoca, è naturalmente 
maggiore. D’altra parte, le dimensioni dell’utero in questa età gestazionale, sono ancora tali da garantire una più o 
meno agevole manipolazione degli organi pelvici.

2)      La maggior parte degli autori raccomanda di eseguire l’intervento preferendo che la paziente sia in decubito laterale
sinistro28. Tale accorgimento garantirebbe il massimo apporto ematico all’utero minimizzando l’effetto compressivo 
esercitato da quest ultimo sulla vena cava inferiore. Morrell et al. suggeriscono invece di ruotare lateralmente il tavolo 
operatorio per ottenere lo spostamento dell’utero29


3)  Anche per la scelta della lunghezza dell’ago di Veress nonché del sito di introduzione dello stesso esistono in
 letteratura particolari suggerimenti: la lunghezza dell’ago dovrebbe essere adeguata alle esigenze individuali della
 paziente previa misurazione ecografica della lunghezza uterina; l’introduzione dell’ago andrebbe effettuata preferibilmente
 nel quadrante superiore sinistro30, in corrispondenza della linea emiclaveare destra, due cm al di sotto della gabbia 
toracica.

Alternativamente essa può avvenire in area subxifoidea, 6 cm al di sopra dell’ombelico.Simili manovre garantirebbero l’introduzione videoguidata di un trocar infraombelicale o intraombelicale da 5 o da 10 mm di diametro.

4)      Il maggior rischio di danneggiamento dell’utero resta comunque associato alle fasi preliminari dell’intervento, cioè
 all’inserimento dell’ago di Veress e successivamente del trocar. Onde evitare una simile, catastrofica evenienza, alcuni
 autori propongono che l’introduzione di tali strumenti venga effettuata simultaneamente all’esecuzione di manovre volte 
ad allontanare l’utero e le ovaie, o ad elevare la parete addominale in modo da aumentare la distanza esistente fra questa 
stessa e l’utero.

5)      Evitare l’introduzione di strumenti in vagina o in utero per accomodare la cervice.

6)      Ridurre al minimo tecniche di elettrochirurgia (da evitare il monopolare) al fine di minimizzare l’irritabilità uterina. 
Alcuni autori 31 hanno sperimentato con successo l’uso di colla di fibrina spray per ottenere la coagulazione in corso 
di gravidanza corneale rimossa laporoscopicamente e ne hanno proposto l’estensione anche agli interventi in corso 
di gravidanza. 

7)      Altro fattore critico nel determinismo di complicanze intraoperatorie in laparoscopia è un eccessivo aumento della 
pressione intraddominale: ecco perché molti autori raccomandano che la pressione del CO2 in addome sia mantenuta 
ai livelli inferiori possibili e che comunque resti costantemente al di sotto dei 15 mmHg. La stessa problematica è risolta 
in modo più radicale da altri autori: sono recenti i primi casi di laparoscopia gasless in gravidanza27,32,33.
 8)      Accorgimenti di ordine anestesiologico 2,34 risultano inoltre di cruciale importanza: un monitoraggio standard non
 invasivo è sufficiente in caso di chirurgia laparoscopica condotta su gestanti sane: la frequenza del battito cardiaco fetale
e l’attività uterina vanno monitorate sia nel pre che nel post operatorio. L’anestesista dovrebbe comunque prestare attenzione
ai fisiologici cambiamenti associati allo stato gravidico e agli effetti dell’avvelenamento, nonché a quelli che il
 pneumoperitoneo determina sulla partoriente e sul feto. Sebbene non siano necessarie speciali tecniche di monitoraggio
 in pazienti sane, bisognerebbe effettuare un’ attenta valutazione di ogni singolo caso ed un monitoraggio invasivo dovrebbe 
essere garantito in tutte le pazienti portatrici di importanti patologie cardiovascolari e polmonari. Infine, una sorveglianza con 
un tocodinamometro esterno dovrebbe essere immediatamente istituita sia preoperativamente che postoperativamente in 
associazione ad agenti tocolitici nel caso in cui sia documentata o sospettata un’attività uterina.



9)      Il trattamento con agenti tocolitici non dovrebbe essere effettuato mai profilatticamente ma solo nel caso in cui 
la pazienti presenti irritabilità uterina o contrazioni.



NOTE BIBLIOGRAFICHE:


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 Corrispondenza:



Dott. MASSIMILIANO PELLICANO, Dipartimento di Ginecologia ed Ostetricia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana
Università di Napoli Federico II - Via Pansini, 5 – 80131 Napoli,  Tel e Fax: 081-7462905, E-mail: pellican@unina.it

Alcune immagini:



Limiti dell’utero in rapporto all’ombelico e alle vie laparoscopici

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