La fabbrica della pelle: derma e cute coltivati per le riparazioni di ulcere croniche.

A cura di: A.Scalise, M. Pierangeli, G. Di Benedetto, A. BertaniClinica di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, Università degli Studi di Ancona.


NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori.  La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.09.2006 .

Gli studi di bioingegnria su materiale cellulare umano per la creazione di nuovi tessuti stà portando un grosso contributo alla pratica medica e chirurgica. Lo studio dei biomateriali costituisce la scommessa del futuro della medicina. L’ingegneria dei tessuti non significa manipolazione genetica, ma semplicemente rigenerare in laboratorio componenti di “ricambio” che originano da cellule prelevate dal paziente stesso. Con i tessuti rigenerati in laboratorio si possono curare malattie, si producono pelle nuova e nuove cartilagini necesarie, per esempio, a sostituire tessuti mancanti dopo un trauma. L’equipe italiana che ha ideato questa tecnologia ne ha presentato recentemente (1997) una  nuova classe ottenuta partendo da un composto naturale, l’aciso ieruatico, uno dei principali comonenti di tessuti umani, molecola fondamentale nei processi riparativi tissutali. Molteplici sono le possibilità d’uso di questa nuova strategia di riparazione delle ulcere poichè la pelle e le cartilagini ricostruite con questa nuova tecnica sono del tutto compatibili con l’organismo ed attechiscono facilmente.

 

 

E’ su questo nuovo concetto che abbiamo basato la nostra esperienza clinica di utilizzo in Chirurgia Plastica ottenendo effettivamente soluzioni di gravi perdite da cause molteplici come ustioni, ulcere vascolari, ulcere diabetiche, ulcere post-traumatiche non dimenticando il vantaggio di un prelievo di così modeste proporzioni (circa 1 cm X 1 cm). La notevole praticità nel prelievo consente la risoluzione di patologie assai frequenti in Chirurgia Plastica quali ustioni, ulcere da eziologia diabetica, da insufficienza venosa ed in seguito a trauma. I risultati clinici hanno dimostrato nel tempo già buone percentuali di attechimento con questo nuovo tipo di innesto autologo che sembra aver ottimizzato ulteriormente i tempi riparativi. Infatti il protocollo di utilizzo consiste in una fase pre-innesto che dura 15-16 giorni e dipende sostanzialmente dalla rapidità di risposta della ferita alle fasi di preparazione (vengono di solito trattate ferite definite “difficili”) e dai tempi necessari al laboratorio, in amplificazione, per ottenere le proporzioni desiderate. Và assolutamente sottolineato l’alto indice di gradimento dei pazienti pediatrici e di sesso femminile per la zona donatrice contribuendo ad un esito cicatriziale esteticamente poco importante e permettendo al contempo risultati costanti ed affidabili.

 

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