La
Depressione,
la Donna, il Tempo
A cura del
Dott. Ubaldo Sagripanti.
Specialista in
Psichiatria, Dirigente Medico presso il Dipartimento di Salute Mentale
dell'Ospedale di Civitanova Marche 62012 (Macerata). Il Dr. Sagripanti è Autore
di numerose pubblicazioni ed articoli scientifici ed ha sempre dimostrato una
particolare sensibilità per le tematiche di grande attualità riguardanti il
mondo femminile.
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.09.2006 . |
E'
molto frequente oggi sentir parlare della depressione,
ma spesso, le notizie sfumano in altro
lasciando l'eco di un nome, una domanda ( a volte angosciosa) e frammenti
che non riescono a diventare risposta.
Le
cause di ciò sono molte e a vari livelli:
l'informatore, l'informato ed il mezzo di informazione, ma
ancor più nella difficoltà di rappresentare l'esperienza personale del
sentimento e dell'emozione tramite definizioni. Ognuno di noi é stato
innamorato e sa cosa significa, ma non é in grado di far provare la stessa
emozione ad altri, attraverso una descrizione del proprio stato d'animo. In
questo i poeti sono nel loro mondo, mentre medici e ricercatori, devono
utilizzare un linguaggio tecnico che necessita di una sorta di iniziazione per
divenire comprensibile; ne consegue, nell'atto della divulgazione, il
generarsi di una domanda preoccupante:
"
Ma quello ce l'ho anch'io!...Allora ho la depressione?!"
Quasi
sempre ci si risponde da soli, piuttosto che andare dal proprio medico curante o
dallo specialista e, la maggior parte delle volte, si tende a minimizzare,
allontanare o, ancor peggio a risolvere con:
"
Ce la faccio da sola !"
Dei
pochi che rivolgono la domanda al proprio medico solo il 25% riceve un
trattamento e arriva allo
specialista solo 10% di questi.
La
maggior parte di coloro che si trovano di fronte allo psichiatra per la prima
volta, vive quest'incontro come la
lettura di una sentenza:
"...Sono
arrivato allo Psichiatra, vuol dire che ormai sono un malato mentale
grave!"
Nella
realtà, i casi veramente gravi sono un'assoluta minoranza che
risponde alle terapie nel 70% circa dei casi e che, assai spesso, non
sarebbe diventata "grave" rivolgendosi per tempo allo specialista.
D'altro
canto, lo psichiatra é uno specialista della salute mentale che tratta disturbi
diversi tra loro per qualità e quantità dei sintomi.
La salute fisica può
soffrire per una gamma di disturbi che va dal raffreddore al cancro, egualmente
quella mentale.
Questo
insieme di condizioni ha ricadute importanti sul " fenomeno
depressione" e contribuisce ad accrescerne le dimensioni, alcuni dati:
-
il rischio di ammalare di depressione nel corso della vita, va nell'uomo dal 7
al 12% e nella donna dal 20 al 25%( Canegalli F. La rivista del Medico pratico
ottobre 1999)
-
tra coloro che sono nelle sale d'attesa dei propri medici curanti il 12.4%
soffre di un disturbo psichico ed il 18% ne presenta alcuni sintomi; i disturbi
più frequesti sono: ansia, depressione e neurastenia. ( Berardi D. et Al Int J
Psychiatry Med 1999; 29 (2) 133-48 ).
-
Tra i ricoverati in ospedale generale in reparti medici e chirurgici di 17
diversi nosocomi italiani la presenza di disturbi ansiosi e depressivi é
risultata del 19.4% di cui il 60.1% erano donne tra i 55 ed i 75 anni di età. (
Gala C. et Al; Gen Hosp Psy 21,310-317 1999)
La depressione non é un fenomeno
unitario:
-
Ne esistono diverse forme, di diversa gravità , decorso e
differente trattamento.
-
Non é uguale in tutte le persone che ne soffrono e può essere strettamente
legata a altri disturbi fisici e
psichici. Questi, a loro volta, possono prevalere su tutto, fino a
"mascherare" la stessa depressione.
-
Tra i sintomi psichici ricordiamo che l'ansia
riveste un significato particalare,
poiché, per diversi autorevoli studiosi, ansia e depressione non sono
che aspetti diversi dello stesso disturbo psichico.
Il
modo di presentarsi della depressione, può essere multiforme e connotarsi degli
aspetti del carattere di chi ne é affetto ed ecco che: tristezza, irascibilità,
rabbia, stanchezza, noia, insonnia, diminuizione o aumento dell'appetito,
isolamento, perdita degli interessi e della capacità di provare piacere,
sentimenti di inadeguatezza, incapacità ed autosvalutazione,
si intrecciano alle caratteristiche individuali formando il ritratto di
quella singola persona, in quel momento sofferente.
Non
é tuttavia, da un elenco di sintomi che si fa diagnosi di depressione, e non é
in base a loro che ci si rivolge o meno al medico, ma in conseguenza della consapevolezza di malessere che si prova.
Questa
condizione può essere del tutto nuova nella nostra esperienza, ma più spesso
ricalca condizioni simili e già vissute come il lutto, la separazione, una
grave perdita affettiva o materiale. Queste circostanze, fanno parte della vita
e non sono malattia, tuttavia lasciano una traccia indelebile che siamo in grado di riconscere. Quando
avvertiamo in noi qualcosa di analogo senza una causa apparente, oppure, pur
conoscendo l'origine della sofferenza, non riusciamo più ad uscirne, può e
deve sorgere il dubbio di essere in uno stato depressivo. In questa evenienza é
necessario chiedere un aiuto
competente a confermare o meno la possibile diagnosi.
Dai
dati riportati, appare evidente la gradezza del fenomeno e come sia
un'esperienza abbastanza comune il vivere uno stato depressivo. Cercheremo di
riassumerne brevemente le cause e la loro possibile relazione col dato che le
donne risulatano essere colpite da una forma depressiva due volte più degli
uomini.
Le cause della
depressione sono state finora individuate in diversi ambiti
L'ereditarietà
gioca un suo ruolo anche se con meccanismi in buona parte ignoti, e la sua
influenza é stata considerata significativa dal 21 al 45% per i diversi tipi di
depressione, ma vi é comune accordo sul dato che non si trasmette la malattia in quanto tale ma la presdisposizione ad
ammalare.
Nel
passaggio dalla predisposizione alla manifestazione della malattia,
gli ambienti: sociale, familiare, scolastico o lavorativo sono fattori certamente
attivi e riconosciuti, fanno parte della vita e dell'evoluzione psicologica
di ognuno di noi eppure, non la influenzano allo stesso modo nei due sessi. La
mente maschile e quella femminile, posseggono in comune le stesse potenzialità
di acquisizione, ma hanno diverse caratteristiche e competenze.
La
maggior parte delle forme depressive, colpisce prevalentemente le donne
e spesso in periodi della
vita femminile come: la fase premestruale,
il puerperio e la menopausa.
Questi,
non possono essere ridotti meccanicamente alla semplice variazione di
livelli ormonali, quando contengono e rappresentano,
significati assoluti dell'esistenza umana. La donna,
é l'unica in grado di far
nascere un altro essere umano, e, la struttura somatica, biologica e psicologica
che chiamiamo mente, le é
connaturale nell'organizzazione femminile
che la identifica: " Tutte le cose erano insieme; poi venne la mente e le
dispose in ordine" (Anassagora).
Alla
mente, arrivano i messaggi
dell'organismo femminile quando vive gli
sconvolgimeni ormonali che consentono la fertilità e la vita, e questi a loro
volta, vengono riflessi in una dimensione
esistenziale del tempo. Menarca e menopausa segnano i confini della stagione
procreativa e, il ciclo mestruale
stesso, racchiude in sè un succedersi di eventi paragonabile alle quattro
stagioni dell'anno. Vi sono ritualizzazioni e rappresentazioni del ciclo, in
tutte culture del mondo, che in un
ponte simbolico, collegano i tempi della donna a quelli della natura stessa. La
mente femminile quindi, aveva e dovrebbe avere uno spazio ed un tempo nel mondo
in cui vive. Oggi, diversamente, il tempo segue più le leggi di mercato che
quelle naturali; lo spazio e le esistenze tendono sempre più ad un
indifferenziato unisex.
Oltre
alla sua interelazione con l'organismo, la mente femminile,
possiede anche fattori innati, inderivabili, che non provengono dai sensi
comuni e da quello complessivo di sè
e si attuano nella relazione con l'altro:
"
Nulla é nell'intelletto che non sia stato nel senso, eccepisci: se
non l'intelletto stesso."
Sostiene
Leibniz, e la donna, lo dimostra quotidianamente, almeno in una circostanza di
comune riscontro.
La
neo-mamma, é naturalmente in possesso del linguaggio misterioso che la lega
al neonato consentendogli di conoscerene le diverse esigenze:
lei sa perfettamente se il bambino
ha fame, sonno o sta male, quando piange; un osservatore esterno, avverte solo
il pianto senza comprenderne il
significato.
L'identità
femminile costituitasi in millenni d'evoluzione, si confronta oggi con un mondo in cui, nell'ambiente sociale e lavorativo:
-
Leggi adeguate su maternità, puerperio e sindrome premestruale, sono
acquisizioni del tutto recenti.
-
Nell'ambiente familiare,
spesso, si trova divisa tra un ruolo di riferimento
tradizionale ed uno produttivo molto differenti per valori e
riconoscimenti.
-
sul piano personale, vive
frequentemente la distanza dagli aspetti dell'immagine femminile proposta da
moda e media, assai più virtuale
che reale.
E'
ragionevole ipotizzare che tutto questo costituisca
una stabile condizione ambientale
di stress correlabile alla maggiore prevalenza della depressione
nelle donne rispetto agli uomini.
Una
volta realizzatosi, l'evento patologico, va comunque affrontato nella sua realtà.
Il trattamento della depressione,
oggi, viene generalmente concepito come l'integrazione di una terapia
farmacologica ed una psicoterapia ( quando indicata ) adeguate ai singoli casi.
I farmaci disponibili attualmente hanno la funzione di aiutare il sistema
nervoso a ripristinare l'equilibrio di alcune sostanze
(neuromediatori) che
regolano la trasmissione dei messaggi tra le diverse strutture cerebrali. Vanno
intesi come un mezzo adeguato al substrato organico del disturbo; danno meno
effetti collaterali rispetto a
quelli delle precedenti generazioni e dal Febbraio scorso sono dispensati dal
Servizio Sanitario Nazionale. La terapia
con questi farmaci, dura almeno
6-12 mesi, occorrono circa due settimane perché dia apprezzabili risultati
e necessita di regolari controlli clinici. Solo in un limitato numero di
condizioni é necessario protrarre la terapia per tempi
lunghi, dettati comunque, da particolari tipologie
del disturbo.
Accade
a volte che, appena ci si sente meglio, si tenda a sospendere autonomamente il
farmaco: questo comportamento conduce spesso a ricadute e può rendere più
vulnerabili ad ulteriori episodi di malattia. Inoltre, non bisogna mai
sospendere bruscamente, ma in modo graduale e controllato dal medico che
valuterà i tempi adeguati al caso.
La
mente umana é un sistema complesso, se da un lato esiste l'alterazione
organica, dall'altro, questa stessa, viene percepita come esperienza vissuta: la
psicoterapia, agisce
promuovendo e facilitando la
reintegrazione di questi particolari vissuti nella continuità esistenziale.
Esistono
molte tecniche di terapia psicologica e l'indicazione di quelle adeguate spetta
allo specialista; la terapia può essere condotta dallo stesso o parallelamente,
da altro terapeuta qualificato.
Concluderei
con una affermazione di Vincenzo Cerami: "L'emozione é un momento della conoscenza"
Cerami,
con la capacità dell'artista, definisce l'emozione con il termine temporale di "momento",
in funzione della conoscenza, ed é propriamente nella dimensione tra, tempo
personale e rapporto col mondo, che la depressione si insinua, interrompendo
quella continuità che identifica ognuno di noi.
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