Il mio bambino sarà sano?
Gli strumenti della diagnostica prenatale.
A cura del Dr. Filiberto Di Prospero,
Specialista in Ginecologia ed Ostetricia, Endocrinologia e Malattie del
Ricambio. Responsabile Unità Funzionale di Endocrinologia Ginecologica presso il Dipartimento Materno Infantile dell'Ospedale di Civitanova Marche (MC).
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Parole chiave: gravidanza, malattie genetiche, screening, diagnosi prenatale, prevenzione.
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.01.2008 . |
LA PREOCCUPAZIONE DI TUTTE
Qualsiasi mamma all'inizio e durante la gestazione si pone questa domanda: il
mio bambino sarà sano? A
volte l'ansietà del
successo riproduttivo, del poter avere in braccio un
bambino assolutamente sano può essere talmente forte da danneggiare psicologicamente la futura mamma
e rendere un periodo fisiologico e denso di contenuti positivi viceversa angosciante e
negativo anche per la vita di coppia.
E' necessario subito precisare che un bambino sano non è solamente il frutto di un corretto corredo cromosomico ma anche di una gravidanza "sana" in una donna quindi in buone condizioni di salute. Potremmo anche dire che ad un bimbo sano dovremmo pensare molto tempo prima di programmare una gravidanza.
Mantenere un peso normale, seguire una
dieta equilibrata ed una giusta attività fisica, evitare il fumo e prevenire le
malattie infettive a trasmissione sessuale, effettuare regolarmente le visite
ginecologiche e gli esami di screening oncologico sono tutti
"accorgimenti" che qualsiasi donna in età riproduttiva e desiderosa
di prole dovrebbe adottare.
PENSARCI PRIMA
Il primo passo, molto importante, è quello del consueling pre-natale
(che andrebbe fatto prima del concepimento) e comunque il primo incontro (la prima
visita)
dallo Specialista Ostetrico Ginecologo che dovrebbe avvenire sempre entro il
primo trimestre di gravidanza. In questa occasione non solo vengono rilevate le condizioni
generali (la gravidanza ed il parto costituiranno un forte impegno per
l'organismo materno) e locali degli organi genitali (presenza
di eventuali malformazioni congenite o patologie acquisite) ma viene fatta anche
una analisi generica di eventuali rischi cromosomici o genici (es. alcune
malattie metaboliche) legati a fattori familiari o all'età; quando questi
vengono rilevati solitamente lo Specialista invita ad un ulteriore valutazione presso un centro specializzato in diagnostica e medicina prenatale.
Vengono date anche utili informazioni dietetiche ed
igieniche, consigli sull'attività fisica e sessuale; vengono individuati
comportamenti che necessitano di una pronta correzione (come ad es. il
tabagismo, l'eventuale consumo di droghe e/o di alcol, la sospensione o la
modifica di alcuni trattamenti farmacologici in corso). A proposito di
alimentazione non tutte le donne sanno ad esempio che un piccola supplementazione di acido
folico (4 mg al dì) nel periodo antecedente e durante le prime settimane di gestazione
è in grado di ridurre notevolmente i difetti del tubo neurale ( spina
bifida). Se si ha modo quindi di "programmare" un concepimento sarebbe
sempre utile iniziare ad assumere con la dieta o con un integratore
nutrizionale una adeguata quantità di acido folico.
IL PROBLEMA DELL'ETA'
Il forte cambiamento dei costumi sociali di questi ultimi decenni ed
indubbiamente anche il nuovo ruolo sociale della donna e fattori economici spingono
molte occidentali a procrastinare l'epoca del momento riproduttivo. Ormai è molto
frequente arrivare al matrimonio dopo i 30 anni e concepire tra i 35 ed i 40
anni e non è infrequente per noi ginecologi assistere in sala parto donne
alla prima gravidanza che hanno superato i 40 anni.
La scelta di una riproduzione che potremmo definire "tardiva" (quando
avviene in particolare dopo i 35 anni) pone infatti due ordini di problemi: da
un lato l'incremento di alcune patologie in gravidanza e durante il parto (ad
esempio l'aborto spontaneo ed il parto prematuro, distocie dinamiche del collo
uterino) e dall'altro un inevitabile incremento della patologia fetale di tipo
cromosomico (es. Sindrome di Down) e non cromosomico (ad es. iposviluppo).
Come è possibile osservare nella tabella che segue, il Rischio di Sindrome di
Down e più in generale anche quello di altre malformazioni cromosomiche fetali
incrementa con l'avanzare dell'età materna.
| ETA' DELLA MAMMA |
RISCHIO DI SINDROME DI DOWN |
RISCHIO DI ALTRE MALFORMAZIONI CROMOSOMICHE |
|
30 |
1 bambino su 885 | 1 bambino su 385 |
|
32 |
1 su 725 | 1 su 323 |
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34 |
1 su 465 | 1 su 244 |
|
36 |
1 su 287 | 1 su 149 |
|
38 |
1 su 177 | 1 su 105 |
|
40 |
1 su 109 | 1 su 63 |
|
42 |
1 su 67 | 1 su 39 |
|
44 |
1 su 41 | 1 su 24 |
|
46 |
1 su 25 | 1 su 15 |
|
Età materna e rischio di malformazione cromosomica fetale |
||
L'incremento maggiore, come
potete osservare, si verifica intorno ai 36 anni; da questo punto infatti molte
Società
Scientifiche
e molte Strutture ed Organizzazioni Sanitarie consigliano l'effettuazione
routinaria (cioè in tutti i casi) di test diagnostici come la villocentesi o l'amniocentesi precoce.
Senza alcun dubbio il progresso della medicina in generale e della assistenza ostetrica in particolare ora consentono una più agevole gestione dei piccoli e grandi problemi che si pongono in queste donne e nel prodotto del concepimento (il feto) nella fase gestazionale e nel travaglio.
Di pari passo grandi progressi sono stati fatti nella diagnostica delle malformazioni fetali. In realtà nessuna donna può ritenersi completamente esente da rischi malformativi fetali. A questo punto quindi si è sentita la necessità di individuare nella fascia di popolazione gravidica a basso rischio (età < 36 anni) test di screening , di facile esecuzione, a basso costo e sufficientemente attendibili, tali da individuare una eventuale inattesa sindrome malformativa.
TEST DI SCREENING E TEST DIAGNOSTICI
Abbiamo cominciato a parlare di test di screening e di test diagnostici. Precisiamo subito cosa intendiamo
con questi termini.
Sono test di screening quegli esami che
per definizione possono essere applicati senza rischi ed a costi contenuti ad ampie fasce di
popolazione per individuare i casi da sottoporre a test più
accurati (diagnostici). I test di screening possono
sbagliare; cioè possono dare falsi positivi (sospetto di malformazione poi non
confermata) e falsi negativi (nascita di un bambino malformato non individuato
in fase pre-natale). Vengono normalmente impiegati in una popolazione non a
rischio, cioè dove l'evento negativo (nel nostro caso la malformazione fetale)
è poco frequente.
L'indagine diagnostica è un esame che viene effettuato solamente in popolazioni selezionate (positive ai test di screening) o a rischio (es. mamme di età uguale o superiore a 36 anni). Queste indagini possono essere talora anche invasive, hanno una accuratezza diagnostica (capacità di individuare la malformazione fetale) molto elevata ed il loro costo è certamente superiore ai test di screening.
MA QUALI SONO I TEST CHE CI AIUTANO A
SAPERE?
Vediamo ora quali sono i test generalmente proposti ad una donna di età inferiore a 36 anni, non a rischio anche per altri motivi differenti dall'età (es. malattie ereditarie familiari). In queste pazienti noi e molti altri suggeriamo l'effettuazione routinaria di test di screening; sarebbe infatti irragionevole procedere direttamente con tecniche invasive. Come abbiamo visto anche questa popolazione pur potendosi definire non a rischio per il fattore età in realtà non è completamente esente da sindromi malformative. Applicare quindi una o più indagini di screening può aiutarci ad individuare quei pochi casi di malformazione fetale che altrimenti sfuggirebbero inevitabilmente ad una diagnosi precoce.
Il TRI-TEST è uno dei primi e più importanti test di screening. Introdotto negli anni Ottanta si esegue tra la 15^ settimana compiuta di amenorrea e non dopo il compimento della 17^; si basa sull'analisi computerizzata di 4 elementi: l'età materna e tre proteine di origine feto-placentare (alfa-fetoproteina, estriolo non coniugato, frazione libera della gonadotropina corionica). Individua il 70% dei bambini affetti da Trisomia 21 ed ha un 5% circa di falsi positivi, cioè di risposte allarmanti ma non veritiere. Consente di individuare feti affetti da Sindrome di Down ma anche da Sindrome di Edwards e Spina Bifida. Viene definito positivo quando il rischio stimato è superiore a una probabilità su 300. Le pazienti positive al test (si stima circa il 10%) devono eseguire l'amniocentesi per una diagnosi definitiva. Attenzione: questo test è scarsamente attendibile in caso di gravidanza gemellare e diabete materno.
Il BI-TEST ha il vantaggio di poter essere eseguito più precocemente tra la 11^ e la 14^ settimana di amenorrea. Il risultato dipende dalla analisi dell'età materna rapportata al dosaggio di due ormoni: la Gonadotropina Corionica e la Plasma Proteina Associata alla Gravidanza (PAPP-A). La Gonadotropina Corionica aumenta in caso di malattie cromosomiche mentre la PAPP-A diminuisce. Il test viene definito positivo quando il rischio stimato è superiore ad una probabilità su 300.
L'ULTRASCREEN è una evoluzione del bi-test. L'associazione infatti del bi-test con una ecografia genetica (all'epoca in cui fu proposto veniva studiata la translucenza nucale) può aumentare la sensibilità.
L'ECOGRAFIA GENETICA
Questo tipo di ecografia si basa sulla constatazione da parte che i feti
affetti da anomalie cromosomiche presentano delle caratteristiche anatomiche
particolari individuabili con una indagine ecografica nel corso del primo
trimestre di gestazione.
Una di queste indagini è la valutazione della cosiddetta translucenza
nucale. Si è visto in effetti che molti embrini affetti da anomalie
cromosomiche hanno, per ragioni ancora non completamente conosciute, un accumulo
transitorio di liquido negli strati sottocutanei della regione retronucale del
collo nel periodo tra 10 e 14 settimane. Se lo spessore di questa zona supera i
3 mm si ha una probabilità di anomalie cromosomiche pari al 75% con un 5% di
falsi positivi. In questi casi è consigliabile procedere quindi subito ad una
biopsia dei villi coriali e se questa è negativa è consigliabile comunque
ripetere un accurata osservazione del feto mediante un'ecografia di II^ livello
tra la 20^ e la 22^ settimana, in 1 caso su 20 infatti possono essere presenti
altre malformazioni, soprattutto cardiache.
Nel novembre 2001 un gruppo di ricercatori del King's College Hospital di Londra
ha proposto un ulteriore marker ecografico utile per l'individuazione degli
embrioni affetti da Sindrome di Down, lo studio delle ossa nasali. Si è
infatti scoperto che il 73% dei bambini nati con Sindrome di Down non ha ossa
nasali. Si stima che questa indagine associata all'ultrascreen può portare la
predittività fino al 93% circa.
Nelle donne a rischio perchè di età uguale o superiore a 36 anni o perchè risultate positive ad un test di screening o perchè facenti parte di alcuni particolari gruppi familiari è legittimo procedere con indagini diagnostiche invasive la cui elevata accuratezza diagnostica contribuisce a rendere il rapporto rischio /beneficio comunque vantaggioso.
La VILLOCENTESI o prelievo dei villi coriali rappresenta la tecnica di
più recente acquisizione. Viene effettuata ambulatorialmente tra la 10^ e la
12^ settimana ed è indicata per lo studio della mappa cromosomica fetale e di
alcuni difetti enzimatici e molecolari correlati ad alcune malattie metaboliche.
Ha il vantaggio di poter essere effettuata precocemente e di dare delle risposte
in tempi abbastanza brevi (7-15gg). Un tempo era accusata di avere un rischio di
aborto pari al 4-5%; oggi ha un rischio stimato molto prossimo a quello dell'amniocentesi
( 0,5%).
L'AMNIOCENTESI è indubbiamente la tecnica invasiva di diagnosi prenatale
più utilizzata al mondo. E' finalizzata principalmente allo studio cromosomico
del feto. Facile da eseguire, ha un rischio di aborto molto basso (0,2-0,3%). Si
effettua ambulatorialmnete tra la 15^ e la 16^ settimana e consiste
nell'aspirazione di circa 10-15 ml di liquido amniotico mediante un ago
sottile infisso attraverso parete addominale materna e la parete uterina
sotto guida ecografica. Le cellule fetali presenti nel liquido amniotico vengono
messe in coltura e studiate: viene così individuato quasi il 100% delle
malattie cromosomiche. Il dosaggio della alfa-fetoproteina nel liquido amniotico
consente inoltre di individuare eventuali difetti "aperti" del tubo
neurale. tempi di risposta del laboratorio sono mediamente di circa 14
giorni.
La FUNICOLOCENTESI consiste nel prelievo di una piccola quantità di sangue fetale (1-3ml) dal cordone ombelicale. Consente di eseguire indagini citogenetiche per la diagnosi di anomalie cromosomiche, malattie legate al cromosoma sessuale X (x-linked diseases), ricerca del X fragile; indagini biochimiche per la diagnosi di emoglobinopatie (talassemia), coagulopatie (particolari deficit della coagulazione); indagini immunologiche ed infettivologiche. Questa metodica consente inoltre di effettuare trasfusioni fetali (ad es. nel caso di isoimmunizzazione Rh) ed eventualmente anche di infondere farmaci direttamente al feto. La funicolocentesi può essere effettuata a completamento del prelievo dei villi coriali o dell'amniocentesi quando queste metodiche pongono dubbi diagnostici. La coltura dei linfociti fetali consente di dare risposte molto rapide (3 giorni).
IL GRANDE RUOLO DELL'ECOGRAFIA
L'ecografia ostetrica è il più
importante metodo diagnostico non invasivo in gravidanza. Introdotta circa
25 anni fa, ora costituisce un esame di routine che fornisce moltissime
informazioni sullo sviluppo e sull'anatomia del bambino. Infatti con l'ecografia
possono essere diagnosticate malformazioni cardiache, scheletriche,
dell'apparato digerente, urogenitale, degli arti e delle loro estremità, del sistema
nervoso; può essere valutato il benessere generale anche attraverso lo studio
dell'accrescimento, del Liquido Amniotico, dei movimenti fetali e lo studio
velocimetrico, la flussimetria, dei vasi uterini e fetali. Del grande
ruolo della cosiddetta ecografia genetica abbiamo già parlato.
Attualmente in Italia, a tutte le gestanti, vengono raccomandati 3 esami
ecografici di routine.
Il primo controllo ecografico viene effettuato a 10-12 settimane e serve
a datare la gravidanza (corrispondenza con il periodo mestruale), vedere la
collocazione (normalmente in sede intrauterina) e la forma della camera
gestazionale, il numero degli embrioni e la loro vitalità (presenza
dell'attività cardiaca).
La seconda ecografia, chiamata anche morfologica, si esegue tra la 20^ e
la 22^ settimana e fornisce utilissime informazioni sull'anatomia del bambino e
sul suo accrescimento (biometria fetale). Questa importante indagine
normalmente è affidata a medici specialisti con una particolare formazione ed
addestramento. Utili informazioni vengono fornite anche riguardo il liquido
amniotico e la placenta (posizione).
La terza ecografia, effettuata tra la 30^ e la 32^ settimana, serve a
controllare lo sviluppo dell'embrione, la placenta ed il liquido amniotico.
L'ecografia ostetrica di II^ livello è un'ecografia effettuata con strumentazione di elevata tecnologia e da personale medico specialistico particolarmente addestrato che può diagnosticare circa il 70-80% di tutte le maggiori malformazioni. Viene solitamente effettuata su indicazione della ecografia morfologica (20-22 sett.) o in soggetti considerati a rischio.
Un cenno meritano alcune tecniche
ecografiche particolari quali l'ecografia tridimensionale (3D) che
consente uno studio morfologico più approfondito di alcuni distretti fetali
come il cuore, il cervello, la conformazione facciale, il palato, le labbra, la
colonna vertebrale, gli arti e le loro estremità e l'ecografia transvaginale
che con l'utilizzo di una sonda vaginale consente ecografie molto
precoci (6-7 settimane), di avere una ottima definizione dei genitali interni
nelle fasi iniziali della gravidanza, di poter studiare e monitorizzare il collo
uterino nelle epoche successive (es. nel corso di una minaccia di
parto prematuro).
ANTICA MA SEMPRE ATTUALE: LA CARDIOTOCOGRAFIA
La cardiotocografia (ctg) non è
certamente un esame nato per diagnosticare una eventuale sindrome malformativa
ma certamente può essere annoverato tra quelle indagini utili alla valutazione
del benessere fetale. E' un esame non
invasivo che può essere effettuato a partire dalle 30^ settimana e consente di
valutare la frequenza cardiaca fetale e l'attività
contrattile uterina.
La ctg si
è dimostrata particolarmente utile nel valutare le condizioni fetali nelle
gravidanze a rischio per patologia (gestosi, iposviluppo) e nella risposta alla
terapia tocolitica nel corso di minaccia di parto prematuro. E' anche utilizzata
in travaglio di parto per avere una valutazione obiettiva dell'attività
contrattile uterina e del benessere fetale.
In questo ultimo decennio la metodica è stata sempre più affiancata da
sofisticati sistemi di elaborazione ed interpretazione computerizzata.
Attualmente nelle gravidanze fisiologiche i protocolli ministeriali lo raccomandano solo dopo
il compimento della 41 settimana ma molti specialisti continuano a consigliarla
settimanalmente a partire dalla 37^ - 38^settimana. E' stato accusata di fornire
troppi falsi positivi (allarmi ingiustificati) ma indubbiamente ha contribuito
notevolmente a migliorare l'assistenza ostetrica e perinatale in questi ultimi
decenni.
In alcuni centri ed in casi selezionati (gravidanze ad alto rischio) viene
associata contemporaneamente allo studio ecografico consentendo di avere un profilo
biofisico del feto altamente correlato con le sue condizioni attuali e
con una buona capacità predittiva.
IL FUTURO
E' ormai noto che nel sangue materno compaiono molto precocemente cellule fetali. Alcuni gruppi di ricerca sono al lavoro per sviluppare tecniche affidabili basate sullo studio di queste cellule che potrebbero portare ad uno screening o ad una vera e propria diagnosi con un semplice prelievo di sangue.
UNA CONSIDERAZIONE FINALE
Ricordo quando si parlava per definire l'ambiente
intrauterino come
di una "scatola chiusa", difficile da studiare. Ora certamente
molto è cambiato. Conosciamo molti aspetti della vita fetale e sempre più
precocemente possiamo individuare malformazioni e patologie. Purtroppo
però dobbiamo ammettere che molta strada deve ancora essere percorsa.