GLI AMIDI FANNO MALE AI BAMBINI.

Articolo pubblicato per gentile concessione di www.zerodieta.com


NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori.  La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.09.2006 .

Tra tutti gli alimenti consumati dall'uomo, gli amidi sono quelli che necessitano di una masticazione più accurata: essi devono essere ben sminuzzati e mischiati alla saliva della bocca, il cui enzima, la ptialina, ne inizia la digestione. 

Per queste due semplici ragioni ai bambini, fino ai ventiquattro mesi, non dovrebbero essere somministrati amidi. I bambini fino a quell’età, infatti, non possiedono la ptialina e mancano della dentatura appropriata alla masticazione degli amidi. Inoltre i bambini sono privi anche degli enzimi pancreatici ed intestinali necessari alla digestione degli amidi.

L'abitudine moderna di alimentare i bambini con cereali, patate al forno, pane ed altri cibi a base di amidi è spesso causa di molte malattie infantili: indigestione, costipazio­ne, diarrea, coliche, eruzioni cutanee, problemi catarrali, tonsil­lari, etc.

Anche se si pensa di ovviare ai problemi di masticazione alimentando i bambini con amidi ammorbi­diti (poltiglie, purè di patate, farinate semiliquide), non è comunque questa la corretta soluzione, poiché la ptialina con cui iniziare la digestione è sempre assente; inoltre, anche se la ptialina fosse presente, il consumo di amidi ammorbiditi non stimo­lerebbe il flusso della saliva. Questo perché tutti gli amidi, sia se consumati dai bambini che dagli adulti, dovrebbero essere consumati secchi per poter garantire una giusta salivazione.

Molte madri, senz’altro ritenendo di fare la cosa giusta, triturano, passano e sminuzzano i cibi pensando così di ovviare all’impossibilità di masticare del bambino. Mele grattug­iate, purè di patate e di frutta, poltiglie di cereali, sono tutti alimenti somministrati ai bambini nella speranza che questi li possano digerire con facilità. Ma questo purtroppo non avviene, soprattutto per ciò che riguarda gli amidi, poiché prima che il bambino non abbia compiuto i due anni di età, gli enzimi necessari alla loro digestione sono assenti.

L'abitudine di alcune madri di masticare i cibi del bambino, anche se disapprovato dai medici in quanto c’è il rischio che la madre passi i suoi germi al figlio,  ha più senso dell'attuale sistema ali­mentare, poiché è un sistema che insaliva il cibo, e quindi lo predigerisce per il bambino.

Dobbiamo pensare che somministrando al bambino i cibi che non richiedono masticazione (anche i cereali bagnati possono essere ingoiati senza masticare), gli si insegna ad ingoiare il cibo senza masticare. Se gli si sommi­nistrassero i cibi solidi al momento giusto, egli istintivamente im­parerebbe a masticare.

Tra tutti gli amidi consumati dall'uomo, i cereali ed i legumi sono i meno adattabili alle capacità digestive del suo organismo. I bambini alimentati con tali cibi manifestano diarrea, indigestione, coliche, costipazione, raffreddori, problemi alle ton­sille e alle adenoidi, orticaria, ed anche difficoltà più gravi. Svi­luppano denti deboli e presto nella vita saranno clienti abituali del dentista.

Una considerazione interessante deriva dal fatto che la natura ha previsto il latte per i bambini, il quale non possiede amidi. Il carboidrato del latte è, infatti, lo zucchero. Se, verso la fine dell'infanzia, si vogliono aggiungere carboidrati nel­la dieta del bambino, si dovrebbe far uso degli zuccheri dei dat­teri, dell'uva dolce, delle banane ben mature e di altri frutti dolci, zuccheri che sono predigeriti e non hanno bisogno di ptialina per essere digeriti.

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