
A cura del Dr. Giancarlo Balercia,
Responsabile
del Settore di Andrologia Medica e del Laboratorio di Andrologia e Genetica dell’Infertilità
Maschile
presso la Clinica di Endocrinologia dell’Az. Ospedali Riuniti di
Ancona – Università Politecnica delle Marche.
Per contatti ed ulteriori informazioni: ospedale +39.071.5963738), cellulare
+39.338.8474596 e-mail:
g.balercia@ao-umbertoprimo.marche.it
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 25.01.2009. |
La ginecomastia è caratterizzata dall’aumento volumetrico di una o di entrambe le mammelle maschili ed è dovuta alla proliferazione non tumorale dei dotti mammari e del relativo stroma di supporto. Va distinta dal semplice accumulo di tessuto adiposo (la cosiddetta “lipomastia” o pseudo-ginecomastia) e dalla presenza di un processo infiammatorio o tumorale.
Il segno/sintomo clinico principale è costituito dalla percezione dell’aumento concentrico della mammella, che si può accompagnare a dolore (circa un terzo dei casi, legato alla fase “florida”, cioè di espansione del volume mammario) o ipersensibilità nella regione. La presenza di altri sintomi o segni clinici possono essere legati alla patologia di base che può essere causa della ginecomastia stessa.
Il riscontro di ginecomastia è assai frequente nell’età puberale, quando i drastici cambiamenti ormonali possono indurre un “tentativo” di sviluppo mammario, limitato in ogni caso dall’assetto genetico maschile. La ginecomastia peripuberale è in sostanza un fenomeno parafisiologico, che può comunque creare disagio nell’adolescente, specialmente se evidente ed in considerazione della delicatezza del particolare periodo della vita del ragazzo.
Accanto alle situazioni parafisiologiche, una serie di altre cause possono essere coinvolte nella patogenesi della ginecomastia. L’assunzione di alcune categorie di farmaci, turbe endocrine (in primis quelle comportanti la riduzione dei livelli testosterone), tumori testicolari, severe disfunzioni epatiche o gravi malattie sistemiche, malattie genetiche quali la sindrome di Klinefelter o l’alterazione del recettore degli androgeni, l’assunzione a scopo terapeutico o l’abuso di steroidi (es. estrogeni, testosterone) possono essere alla base dello sviluppo di una ginecomastia. La ginecomastia può essere inoltre il segno di patologie neoplastiche producenti fattori ad azione endocrina (le cosiddette “sindromi paraneoplastiche”).
La comparsa di ginecomastia rende consigliabile sempre e comunque una valutazione endocrinologica-andrologica specialistica, allo scopo di accertarne l’origine. Un esame ecografico mammario ed un’eventuale mammografia sono necessari, allo scopo di confermare la diagnosi di ginecomastia ed escludere altri processi (es. un tumore della mammella maschile, raro ma possibile). Anche l’esame ecografico testicolare è fortemente consigliabile, allo scopo di escludere processi locali responsabili della ginecomastia stessa. Una valutazione ormonale specifica ed una valutazione della funzionalità epatica e dei principali parametri ematochimici sono analogamente importanti. I dati anamnestici circa l’epoca, le modalità di comparsa e presentazione dei sintomi, l’eventuale concomitanza di turbe della funzione sessuale, l’anamnesi farmacologia, sono fondamentali per l’inquadramento diagnostico.
L’approccio terapeutico è fortemente condizionato dalla patogenesi della ginecomastia stessa. L’eliminazione o contenimento di eventuali cause è senza dubbio la terapia razionale, compatibilmente con le situazioni cliniche (es. sostituzione del farmaco implicato, se possibile e senza pregiudizio per la salute del paziente; ripristino di un adeguato ambiente androgenico, se il paziente è ipogonadico, previo accertamento delle cause). La terapia medica specifica comporta inoltre l’utilizzo di farmaci anti-infiammatori anti-edemigeni che possono ridurre il disagio sintomatologico nelle fasi precoci (la cosiddetta fase “florida” della ginecomastia). L’eventuale utilizzo di antiestrogeni può essere utile solo nelle fasi precoci della ginecomastia, quando può contrastare il processo di sviluppo mammario.
Dato che, almeno nell’adolescente, la ginecomastia è spesso semplicemente un fenomeno parafisiologico, andrà anche opportunamente spiegato al paziente ed ai familiari il significato della stessa, dopo aver comunque escluso anche in questi casi una secondarietà.
Una volta che il tessuto mammario si è comunque sviluppato, l’eventuale trattamento chirurgico costituisce una ragionevole approccio risolutivo, da considerare in ogni caso sulla base dell’entità stessa della ginecomastia e sulle implicazione psico-fisiche per il paziente.