EMICRANIA:
DALLA NOSOGRAFIA ALLA TERAPIA
A
cura del Dott. Fabio
Antonaci
Centro Cefalee, Dipartimento di Scienze Neurologiche dell’Universita’ di Pavia, Istituto Neurologico IRCCS C. Mondino, Pavia.
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.09.2006 . |
Introduzione
Con
le sue varie forme cliniche, l'emicrania rientra nel capitolo delle cefalee
primarie, ossia di quelle forme in cui il "mal di testa" si presenta
per anni o decenni senza che sia individuabile una causa organica. Nella maggior
parte dei casi, infatti, i fattori eziologici della forma
sono ancora poco chiari,
anche se le ricerche hanno dimostrato che gli emicranici posseggono una
predisposizione genetica al cattivo funzionamento di quelle componenti del
sistema nervoso centrale deputate all'adattamento dell'organismo a stimoli vari
provenienti sia dall'ambiente interno sia da quello
esterno.
Cenni
di epidemiologia
L'emicrania
rappresenta una delle forme piu' comuni di cefalea, manifestandosi in almeno il
10% della popolazione generale. Ne consegue che circa 6.000.000 di italiani sono
afflitti da questo disturbo in questo momento. Tra essi, la maggior parte (circa
3/4) sono donne. Benche' la cefalea
costituisca uno dei motivi di piu' frequente consultazione del medico, e' stato
calcolato che solo una minoranza di "cefalalgici" si rivolge al
proprio medico per cercare
aiuto, mentre solo il 16% consulta uno specialista. Studi epidemiologici recenti
hanno dimostrato che il fenomeno emicrania puo' senz'altro essere paragonato ad
un iceberg, la cui la parte
visibile rappresenta i casi correttamente diagnosticati e quella sommersa
rappresenta i soggetti che non si sono mai rivolti ad un medico o che, pur
avendolo fatto, non hanno ricevuto un corretto inquadramento diagnostico.
Questo spiega perche' la maggior parte degli emicranici ricorre
all'automedicazione, assumendo analgesici da banco per curare il proprio mal di
testa. Negli Stati Uniti, la spesa annuale pro capite per il trattamento della
cefalea e' compresa fra i 200 e gli 800 dollari (400.000-1.600.000 lire),
mentre in Italia la cifra spesa ogni anno per acquistare farmaci contro il mal
di testa si aggira sui 2.000 miliardi di lire. Ma il costo reale dell'emicrania
e' molto maggiore, se si considera che e' una malattia tipica dell'eta'
produttiva.
Una
considerevole porzione di emicranici perde almeno un giorno di lavoro all'anno a
causa della cefalea e molti emicranici si recano al lavoro sotto l’effetto di
analgesici, in condizioni di reale menomazione psicofisica. Alcuni studiosi
hanno calcolato un'equivalente dei giorni di lavoro persi sommando il numero di
giorni in cui il soggetto si e' astenuto dal lavoro al numero di giorni in cui
si e' recato al lavoro con cefalea severa, moltiplicato per l'efficienza reale
sul lavoro. E' stato dimostrato che 1/3 delle donne e 1/4 degli uomini affetti
da emicrania perdono l’equivalente di 6-20
giorni di lavoro all'anno. Ne consegue che l'emicrania rappresenta non solo una
grossa limitazione per chi ne soffre, ma anche un problema rilevante per
l'intera comunita'.
Classificazione
delle Cefalee
L'esigenza
di definire piu' rigorosamente anche dal punto di vista diagnostico un problema
di cosi' grande impatto sociale ha ispirato i lavori dell'Ad Hoc Committee dell'International
Headache Society (IHS), conclusisi nel 1988 con la presentazione di una
nuova classificazione. Essa si basa esclusivamente sulle caratteristiche
cliniche e la storia clinica dei dolori
craniofacciali e individua, unitamente alle categorie diagnostiche, i criteri
per ciascuna di esse allo scopo di fornire, sia al medico di base che allo
specialista, un valido strumento
per la definizione dei quadri cefalalgici (Tab.1). La classificazione e'
strutturata gerarchicamente secondo un codice numerico a quattro livelli, che
permette di fare diagnosi via via piu' sofisticate: il primo e secondo
livello sono di solito sufficienti nella pratica clinica, mentre il terzo
e quarto livello sono "riservati"
allo specialista o a
fini di ricerca. Generalmente
un'anamnesi accurata e l'esame fisico, neurologico ed internistico, sono
sufficienti a definire con sufficiente accuratezza la diagnosi di emicrania.
La
presenza di caratteristiche di allarme, come l'esordio recente o nella terza
eta', un'andamento continuo; subcontinuo, una modificazione delle usuali
caratteristiche del dolore, la presenza di disturbi
neurologici di accompagnamento (come un disturbo della forza o della
sensibilita'), l'eventuale lateralizzazione del dolore, l'intervento di
meccanismi di scatenamento particolari (come ad esempio accade nella cefalea
"da tosse'' o “da sforzo”), devono imporre la massima cautela
diagnostica e suggerire al contempo un approfondimento delle indagini.
Criteri
diagnostici e quadri clinici dell’emicrania
L'emicrania
puo' essere definita come un disordine familiare, caratterizzato da attacchi
ricorrenti di cefalea, ampiamente variabili nella loro frequenza, durata,
intensita'. Il dolore, di solito unilaterale, di intensita' moderata o severa, a
carattere pulsante, si associa a disturbi vegetativi come la nausea e il vomito,
intolleranza alla luce, rumori e odori. L'attivita' fisica quotidiana di routine
aggrava la sintomatologia soggettiva. Nella classificazione dell'IHS il capitolo
dell'emicrania comprende 7 voci distinte.
Gli
elementi considerati nei criteri diagnostici sono stati ritenuti i piu'
caratteristici di questa condizione, anche se molti altri sintomi, quali
pallore, sensazione di freddo (a volte associata a brividi), riduzione della
diuresi (seguita da poliuria alla risoluzione
dell'attacco), anoressia, disturbi della sfera
psichica (irritabilita', depressione o piu' raramente, euforia) possono
riscontrarsi durante una crisi emicranica.
Gli
attacchi insorgono piu' frequentemente durante un periodo di stress o durante il
relax dei giorni festivi (emicrania del week-end) o quello che segue una
"prova impegnativa". Nella donna, la cefalea e' spesso correlata col
flusso mestruale (emicrania mestruale) e può regredire nel corso della
gravidanza. La menopausa, d'altronde, non sempre si associa ad una remissione
della sintomatologia cefalalgica; infatti, in circa il 50% delle donne
emicraniche, le crisi persistono o si intensificano. Anche alcuni cibi
contenenti particolari sostanze attive sui vasi del circolo encefalico
(cioccolato, formaggi fermentati, frutta secca) e l'alcool (probabilmente per la
sua azione vasodilatatrice) possono scatenare l'attacco emicranico. Dannosi
possono essere, inoltre, il digiuno, l'esposizione al sole, il poco o il troppo
sonno, le variazioni atmosferiche, e l'assunzione di estroprogestinici
(pillola). Una familiarita' per emicrania è
presente nel 60-70% dei casi.
Emicrania
con aura
Precedentemente
definita come emicrania classica, emicrania oftalmica, emicrania
"accompagnata", emicrania complicata, l'emicrania con aura e' un
disturbo ricorrente, caratterizzato dalla presenza di sintomi neurologici della
durata di 5-20 minuti (mai piu' di 60). La cefalea, la nausea e/o la
intolleranza alla luce di solito seguono i sintomi neurologici dell'aura,
immediatamente o dopo un intervallo
libero inferiore a 60 minuti. La cefalea di solito dura 4-72 ore.
Questi
pazienti sono mediamente meno giovani di quelli affetti da emicrania senz'aura,
meno frequentemente hanno un'anamnesi familiare positiva per cefalea e, non di
rado, nelle donne questa forma
esordisce durante la gravidanza. Nell'ambito del capitolo dell'emicrania con
aura si distinguono, poi, forme caratterizzate dalla presenza di disturbi visivi
("spettri di fortificazione", scotomi scintillanti, ''greche",
etc.) e/o neurologici (disturbi della forza, sensibilita e del linguaggio)
esclusivi della fase prodromica (emicrania con aura tipica). Sotto la
denominazione di "aura emicranica senza cefalea" (in passato definita
anche "hemicrania sine
hemicrania") vanno le forme nelle quali la sintomatologia che si ha durante
l’aura non e' seguita dalla fase
algica, cosi' ponendo notevoli problemi di diagnosi differenziale con gli
attacchi ischemici cerebrali transitori. Qualora l'aura si sviluppi
completamente in meno di 5 minuti, si parla di emicrania con aura ad esordio
improvviso. Anche in questo caso e' opportuno escludere episodi cerebrovascolari
ischemici.
Altre
forme cliniche
Sotto
la definizione di emicrania oftalmoplegica va la rara condizione
contraddistinta da attacchi ripetuti di cefalea associati a visione sdoppiata. L'emicrania
retinica e' invece definita da attacchi ripetuti di cefalea associati a
macchie nere nel campo visivo o ad una scomparsa della vista da un occhio di
durata inferiore all'ora.
Tra
le complicanze dell'emicrania vanno infine annoverati lo stato di male
emicranico e l'infarto emicranico. Il primo e' definito da un attacco
di emicrania in cui il dolore supera le 72 ore nonostante un trattamento
adeguato, oppure da attacchi di emicrania subentranti con intervalli liberi di
durata inferiore alle 4 ore. Lo stato di male emicranico frequentemente si
associa all'abuso di analgesici. Si parla invece di infarto emicranico quando
uno o piu' sintomi dell'aura perdurano oltre una settimana e/o vi e' una
conferma neuroradilogica di una lesione ischemica cerebrale. Un infarto
cerebrale e' pertanto considerato di natura emicranica solo quando si verifichi
nel corso di un attacco di emicrania con aura.
L’emicrania
verso una nuova classificazione
Sulla
base di alcune evidenze cliniche, principalmente legate al particolare andamento
temporale dei disturbi, alla storia naturale di malattia, alla risposta ai
trattamenti farmacologici, e alla luce delle numerose acquisizioni di recente
ottenute nel campo della biologia molecolare, viene
attualmente proposto che alcune forme di emicrania siano considerate alla
stregua di entita' nosologiche autonome. Appare pertanto necessario che si
proceda ad una revisione,
principalmente nella direzione di un ampliamento, dell'attuale
classificazione dell'emicrania.
Fra le categorie di disordini emicranici
che puo’ essere interessante introdurre nell'attuale classificazione o
comunque suscettibili di revisione nosografica vi sono i disordini emicranici
strettamente associati alla vita riproduttiva femminile (sindrome premestruale,
emicrania mestruale).
L’Emicrania
mestruale
Benche'
gli stretti rapporti tra attacchi
emicranici e ciclo mestruale sia ben nota da tempo, gli attuali criteri
diagnostici non riconoscono l'emicrania mestruale come entita' autonoma,
per cui la forma viene fatta rientrare nell'ambito dell'emicrania senz’aura.
In
considerazione del fatto che crisi di cefalea a franca occorrenza mestruale, ma
di natura non emicranica rappresentano una rarita', le caratteristiche
necessarie alla definizione di emicrania mestruale sono solo di ordine
cronologico (il 90% delle crisi dovrebbe essere confinato al periodo compreso
tra i due giorni precedenti l'inizio del flusso mestruale e il termine dello
stesso). I dati epidemiologici
suggeriscono che crisi emicraniche perimestruali sono presenti in piu' del 10%
della popolazione studiata. Vi sono
poi da considerare alcuni aspetti in relazione all’inquadramento della
emicrania mestruale a) l'emicrania mestruale non e' invariabilmente presente in
ogni ciclo mestruale; b) gli attacchi di cefalea non si presentano sempre negli
stessi giorni del ciclo; c) in alcune pazienti sono presenti, con elevata
riproducibilita', attacchi di cefalea intorno alla meta' del ciclo (emicrania
ovulatoria).
Queste
variazioni inter- ed intra-individuali ricordano quelle osservabili nella
sindrome premestruale (PMS), un'entita' che comprende
modificazioni psichiche(alterazione dell’umore in senso depressivo,
irritabilita’, ansia, panico ecc) e somatiche (turgore dei seni, ritenzione
idrica ecc.) ad occorrenza nei giorni precedenti la comparsa del flusso
mestruale. Criterio indispensabile per la diagnosi di PMS e' infatti che
i disturbi siano presenti per almeno due cicli mestruali, monitorizzati in
maniera prospettica. Una proporzione considerevole
di donne e' affetta da PMS, e l'esistenza di una comorbidita' con emicrania
mestruale e' stata ripetutamente dimostrata.
Tab.1
Classificazione delle cefalee secondo l'International Headache Society (1988)
1. Emicrania
2. Cefalee di tipo
tensivo
3. Cefalee a grappolo
ed emicrania cronica parossistica
4. Cefalee varie non
associate a lesioni strutturali
5. Cefalea associata a
trauma cranico
6. Cefalea associata a
patologie vascolari
7. Cefalea associata a
patologia endocranica non vascolare
8. Cefalea da
assunzione o da sospensione di sostanze esogene
9. Cefalea associata
ad infezioni
10. Cefalea associata
a patologie metaboliche
11. Cefalee
o dolori facciali associati a patologie del cranio, collo, occhi, orecchi, naso
e seni paranasali, denti, bocca o di altre strutture facciali o craniche
12. Nevralgie
craniche, nevriti e dolori da deafferentazione
13. Cefalee non
classificabili
Terapia
dell’emicrania
Nel
1993 la Societa' Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC) ha pubblicato
(prima esperienza italiana) le
"Linee Guida e Raccomandazioni per il Trattamento dell'Emicrania",
frutto di un'ampia revisione della letteratura esistente sull'argomento
sottoposta al giudizio o consenso interno di un
gruppo di esperti. Questo documento e' stato promulgato allo scopo di far
conoscere e validare anche in Italia le piu'recenti indicazioni della ricerca
internazionale sul trattamento e la prevenzione dell'emicrania, tendendo conto
dell'esperienza medica italiana, delle abitudini di vita del
nostro paese e dei farmaci disponibili sul mercato.
Secondo
le indicazioni delle Linee Guida l'approccio terapeutico al malato emicranico
viene suddiviso in tre momenti: 1) identificazione dei fattori
scatenanti e/o favorenti gli attacchi; 2) assunzione di misure precauzionali;
3) identificazione di un'idonea terapia sintomatica e/o di profilassi.
Premessa indispensabile per tutti e tre i momenti e' il monitoraggio da parte
del paziente della propria
sintomatologia per alcuni mesi mediante apposite carte diario su cui
andranno indicati frequenza, intensita', durata delle crisi, intensita' dei
sintomi di accompagnamento, consumo di analgesici
o altri farmaci, intervento di fattori/situazioni scatenanti o favorenti.
E'
opinione comune che gli attacchi emicranici sono spesso innescati da fattori o
situazioni ricorrenti. Il primo passo verso una corretto approccio terapeutico
all'emicrania consiste nell'indirizzare il soggetto verso piu' adeguate norme
igieniche di vita e nell'istruirlo in merito ai comportamenti di evitamento da
adottare.
Terapia
sintomatica
I
farmaci vanno prescritti in dose adeguata, preferendo quelli contenenti un solo
principio attivo. E' opportuno istruire il paziente ad assumerli il piu'
precocemente possibile, dando la precedenza alla via di assunzione rettale o
parenterale in presenza di nausea o vomito precoci e/o severi. E' importante
adottare, quando possible, misure supplementari come il riposo a letto in
ambiente buio e
silenzioso, almeno nelle fasi immediatamente successive all'assunzione
del farmaco. La tab. 3 riporta i
farmaci utilizzabili per l'estinzione della crisi emicranica, con l'indicazione
delle preparazioni
disponibili in Italia, del dosaggio terapeutico e della dose massima
nelle 24 ore. Cinque sono i gruppi
di sostanze piu' comunemente usate: gli agonisti dei recettori serotoninergici
5-HT1, i derivati
dell'ergot, gli analgesici, e gli antiemetici.
Per
la scelta del farmaco sintomatico, gli attacchi emicranici vengono suddivisi
sulla base dell'intensita' del dolore e dei sintomi associati in:
-forti (o totalmente disabilitanti) quando costringono a
letto, impedendo qualsiasi attivita';
-moderati (o parzialmente disabilitanti) quando limitano le
normali attivita', ma non costringono a letto;
-lievi
(non disabilitanti) quando la cefalea e' presente, ma non limita in alcun modo
le normali attivita'.
Agonisti
dei recettori 5-HT1
Capostipite
di questo gruppo di farmaci e' il sumatriptan, raccomandato dalle linee-guida
per il trattamento degli attacchi emicranici di elevata o moderata intensità.
Va utilizzato per gli attacchi di lieve entita' solo nel caso in cui gli altri
farmaci sintomatici siano risultati inefficaci o
controindicati. Si tratta di un agonista selettivo dei
recettori 5-HT1 in grado di indurre vasocostrizione dei grossi vasi
cerebrali. Rappresenta probabilmente uno fra i farmaci piu' efficaci nel
trattamento sintomatico dell'emicrania, ma il suo uso e' limitato dall'incidenza
relativamente elevata di
effetti collaterali (per lo piu' innocui, ma fastidiosi), nonche' dalla
significativa occorrenza di recidive
dell'attacco emicranico nell'arco delle 24 ore successive alla
assunzione. Per tale ragione, numerosi altri farmaci della stessa classe, ma
dotati di maggiore selettivita' (rizatriptan, zolmitriptan) sono disponibili in
commercio, mentre altri (naratriptan, eletriptan), sono in fase avanzata di
sperimentazione.
Derivati
dell'ergot
La
diidroergotamina e l'ergotamina sono efficaci nel trattamento sintomatico
dell'emicrania in virtu' della marcata
attivita' vasocostrittrice sui vasi centrali e periferici e della depressione
dell'eccitabilita' dei neuroni serotoninergici centrali. Trovano indicazione nel
trattamento delle crisi di intensita' moderata o severa nei soggetti con bassa
frequenza di crisi (per il possibile rischio di fenomeni
di abuso/dipendenza in soggetti con frequenza medio-alta) e nelle crisi
resistenti al sumatriptan o agli analgesici.
Possono essere utilizzati nel trattamento di crisi lievi solo
in caso di insuccesso degli analgesici. Non vanno mai associati al sumatriptan
(e' necessario un intervallo di almeno 24 ore fra l'assunzione di ergot-derivati
e sumatriptan). La diidroergotamina e' da preferire all'ergotamina per la minore
incidenza di effetti collaterali. Le riserve sull'uso specie di quest'ultima
sostanza come
sintomatico della crisi emicranica derivano dalla sua scarsa
tollerabilita' e potenziale tossicita'. Gli effetti collaterali di piu' comune
riscontro sono: nausea, vomito, dolori addominali, diarrea, vertigini, crampi
muscolari e parestesie distali, e piu' raramente sincopi, dispnea, disturbi
stenocardici, crisi ipertensive, claudicatio agli arti inferiori. E' da qualche
mese disponibile per il trattamento sintomatico delle crisi una preparazione
spray di diidroergotamina mesilato, che rappresenta il primo farmaco
antiemicranico per uso endonasale in commercio Rispetto all'ergotamina,
il farmaco sembra dare effetti indesiderati di minor frequenza ed intensita', e
per lo piu' limitati alla sede di applicazione (rinite).
Analgesici
Numerose
sono le sostanze dotate di attivita' sia anti-infiammatoria che analgesica
proposte nel trattamento sintomatico dell'emicrania. Il loro comune meccanismo
d'azione sembra principalmente legato all'inibizione della sintesi delle
prostaglandine, secondaria al blocco della
ciclossigenasi. Trovano indicazione nel trattamento delle crisi di
intensita' lieve o moderata, quando la loro efficacia comporti anche
l'eliminazione della disabilita', oppure nel trattamento delle crisi di forte
intensita' in presenza di controindicazioni per il sumatriptan o per i derivati
dell'ergot. Potenzialmente meno efficaci degli agonisti serotoninergici se
utilizzati da soli, gli analgesici mostrano
efficacia confrontabile quando usati in combinazione con antiemetici.
Esistono, poi, in commercio varie formulazioni in cui l'analgesico e' associato
a caffeina per migliorarne assorbimento
ed efficacia.
Antiemetici
La
metoclopramide ed il domperidone trovano indicazione da soli nelle crisi
emicraniche con dolore lieve, ma associato a nausea e/o vomito.
Trattamento
profilattico dell’emicrania
Il
trattamento preventivo dell'emicrania riveste un notevole interesse in termini
di aspettative per il medico e il paziente.
Il farmaco ideale dovrebbe essere quello che elimina gli attacchi di
emicrania risolvendo pertanto i sintomi del paziente. I farmaci attualmente
disponibili, fatte sporadiche eccezioni, non
sono efficaci più del 50% nel ridurre la frequenza degli attacchi e
pertanto i pazienti hanno la
necessità di assumere anche i farmaci per l'attacco emicranico.
In
base alle attuali linee-guida, le indicazioni al trattamento preventivo sono le
seguenti: 1) due o più attacchi emicranici al mese, disabilitanti, che durano 3
o più giorni; 2) controindicazione o inefficacia del trattamento sintomatico,
3) uso di farmaci sintomatici superiore a 2 volte alla settimana; oppure: 4) in casi particolari: emicrania emiplegica,
attacchi di cefalea dove sia presumibile l'occorrenza di un deficit neurologico
permanente. Queste norme diventano più rigide durante la gravidanza nel caso la
cefalea diventi più intensa, e si accompagni a nausea e vomito.
E'
consigliabile che un trattamento di
profilassi a lungo termine venga preceduto da un periodo di
osservazione di tre mesi con solo trattamento sintomatico. I trattamenti
preventivi vanno iniziati a basse dosi ed aumentati progressivamente finché non
si raggiunga l'efficacia terapeutica, oppure fino alla dose massima per quel
determinato farmaco. Va tenuto presente che spesso i pazienti
emicranici necessitano di un dosaggio dei farmaci preventivi più basso
rispetto a quanto avviene per altre indicazioni dello stesso farmaco (es.
amitriptilina). E' inoltre importante ricordare che, talvolta, in alcuni
pazienti è necessario un aumento dei dosaggi fino alle massime dosi tollerate
prima che il farmaco venga considerato inefficace.
Al
fine di ottenere dalla terapia preventiva il massimo beneficio possibile è
necessario che il paziente non faccia abuso di analgesici o di ergotaminici. Va
inoltre tenuto in considerazione che gli estroprogestinici, la terapia
sostitutiva ormonale o farmaci vasodilatatori come la nifedipina o la
nitroglicerina possono interferire con la terapia preventiva.
L'emicrania può comunque, indipendentemente dal tipo di
trattamento effettuato, attraversare periodi in cui si assiste ad un
miglioramento spontaneo delle crisi; è pertanto consigliabile, nelle fasi in
cui il trattamento produce un buon controllo degli episodi emicranici, tentare
delle "vacanze terapeutiche" attraverso un programma di progressiva
riduzione posologica. Inoltre, nei trattamenti prolungati e
ripetuti con lo stesso farmaco, si può avere una riduzione o perdita di
efficacia che richiede il passaggio ad un’altra classe farmacologica. Per una
corretta valutazione della risposta alla terapia profilattica si raccomanda di
monitorizzare per almeno tre mesi su apposite carte diario le principali
caratteristiche (frequenza, intensità, durata, aura, sintomi di
accompagnamento) delle crisi superstiti e il
consumo di analgesici; molto utile è anche la semplice registrazione del
numero dei giorni di cefalea.
Nelle
pazienti in cui vi è un elevato rischio di gravidanza occorre consigliare
l'attuazione di mezzi contraccettivi prima di iniziare il trattamento. Nel caso
in cui si tratti di pazienti gravide o che comunque abbiano in programma una
gravidanza, che necessitano di un trattamento preventivo è
doveroso informare le pazienti sui rischi potenziali
e scegliere fra i farmaci
con i minori rischi per il feto.
Scopo
fondamentale del trattamento è quello di prevenire o rimuovere la cefalea ed i
sintomi associati all'emicrania e restituire al paziente la capacità di
"funzionare" normalmente. E'
consigliabile trattare il paziente per almeno tre mesi anche se è utile, ove
possibile, rivedere il paziente che arriva per la prima volta all’attenzione
del medico già dopo i primi due mesi di trattamento.
La terapia va sospesa quando
le crisi sono scomparse o ridotte a 1-2 per mese da almeno due mesi. Non sono
disponibili dati sull’efficacia della terapia di profilassi a lungo termine.
Qualora,
dopo aver utilizzato vari farmaci in monoterapia (a dosi adeguate e per
un periodo di tempo di almeno tre mesi), non si siano ottenuti risultati
significativi (numero delle crisi ridotto di almeno il 50%) oppure, ab initio,
in presenza di patologie concomitanti (depressione, ipertensione, ecc.), è
utile associare due trattamenti (vedi tab. 5). Il razionale per queste
associazioni è, comunque, attualmente basato sulla sola esperienza clinica.
L'efficacia dei beta-bloccanti è stata riscontrata
incidentalmente nei pazienti che venivano trattati per
l'ipertensione e che avevano contemporaneamente l'emicrania. E' stato
dimostrato che il propranololo e il metoprololo sono efficaci nella prevenzione
dell'emicrania. I beta-bloccanti selettivi come il nadololo, il timololo, l'atenololo
sono anch'essi efficaci nella profilassi
emicranica, mentre non sono risultati efficaci
l'acebutololo, l'alprenololo, l'oxiprenololo e il pindololo. I beta
bloccanti sono farmaci di prima scelta in presenza di ipertensione e /o
tachicardia; sono da evitare in caso di depressione (anche solo anmnestica),
asma, bradicardia, nei soggetti anziani e nei diabetici. Non sono indicati nei
casi di emicrania con aura e se vi è uso cronico di ergot-derivati. Non vi sono
controindicazioni all'associazione con flunarizina e cinnarizina. E'
consigliabile utilizzare dosi crescenti prima
di raggiungere la dose di mantenimento, per ridurre gli effetti indesiderati e
migliorare la tolleranza; anche la sospensione va attuata gradualmente, per
evitare fenomeni di rimbalzo.
Calcio-antagonisti.
La flunarizina è stata introdotta nella profilassi emicranica come
calcio-antagonista sulla base di una azione protettiva nei confronti dell'ipossia
cerebrale. Se però si valutano quelli che sono gli effetti collaterali del
farmaco, appare evidente che questo possiede effetti
antidopaminergici (rallentamento motorio), antiserotoninergici (sedazione,
incremento ponderale) e antiadrenergici (depressione). Sono generalmente
necessarie 4-5 settimane per il raggiungimento di livelli plasmatici stabili. I
possibili effetti collaterali della flunarizina sono: sedazione, incremento
ponderale, depressione, tremore, parkinsonismo. Il farmaco è controindicato in
gravidanza, durante l'allattamento e in caso di tremore, obesità e depressione.
I
calcio-antagonisti "puri" impiegati nella profilassi emicranica si
sono rivelati parzialmente efficaci, come
ad esempio il verapamil che trova indicazione in presenza di depressione,
ipertensione, tachicardia. E' da evitare l'associazione con betabloccanti. La
nifedipina e la nimodipina
sono risultati totalmente inefficaci. Anche la cinnarizina è risultata utile
nella profilassi dell'emicrania.
Con
riferimento agli ergot-derivati, la diidroergotamina viene ancora
utilizzata come farmaco preventivo in alcuni paesi europei, ma esistono pochi
studi controllati che ne dimostrino l'efficacia. Fra gli effetti collaterali
si segnalano, nausea, cefalea e sensazione di instabilità. Il farmaco è
controindicato in caso di gravidanza, allattamento, cardiopatia ischemica,
claudicatio intermittens e sindrome di Raynaud. L'uso protratto della
diidroergotamina può portare ad un quadro di cefalea cronica quotidiana. Poiché
l'emivita del farmaco è breve, è consigliabile l'uso di preparati a cessione
programmata che mantengono livelli piu’ costanti nel sangue
I
farmaci antagonisti dei recettori serotoninergici 5-HT2
utilizzati nella profilassi dell'emicrania sono il pizotifene e la
metisergide. E' da evitare negli obesi. Entrambi i farmaci sono efficaci ma
frequentemente danno luogo ad effetti collaterali. La metisergide non va
somministrata per più di sei mesi in quanto può dar luogo a fibrosi
retroperitoneale. Il farmaco è pertanto da prendersi in considerazione nei casi
resistenti agli altri trattamenti.
L'efficacia
dell'aspirina e dei farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) è
ampiamente riconosciuta nell'attacco
emicranico, vi sono evidenze in letteratrura che dimostrano una riduzione del
20% degli attacchi emicranici in chi fa uso di aspirina.
Il
naprossene sodico è stato oggetto di studio in numerosi studi sulla
profilassi emicranica. Il farmaco si è dimostrato di efficacia pari al
pizotifene in particolare nella profilassi dell'emicrania mestruale.
L'amitriptilina
si è dimostrata efficace nell'emicrania,
in particolare se vi è associata una cefalea di tipo tensivo, depressione (in
questo caso potrebbero essere indicati dosaggi più elevati), ansia e/o
insonnia. Il farmaco può essere associato ai beta-bloccanti. Gli effetti
collaterali più frequentemente incontrati sono: secchezza delle fauci,
ipotensione arteriosa, ritenzione urinaria, sedazione e acatisia. Il farmaco è
controindicato nel blocco atrioventricolare e nel glaucoma.
Nei
casi con emicrania associata a depressione potrebbero trovare impiego nella
prevenzione gli inibitori del reuptake della serotonina (fluoxetina,
paroxetina, sertralina, citalopram).
Studi
recenti, infine, hanno indicato che il valproato di sodio possa avere un
effetto nella profilassi emicranica. Il farmaco trova indicazione se l'emicrania
si associa ad ansia, epilessia e disturbi dell'umore.
Trattamenti
non farmacologici
Il
biofeedback è una metodica che è stata perfezionata nel corso degli ultimi 20
anni e che si è dimostrata utile nel trattamento di alcune forme di cefalea
come l'emicrania.
Questa
tecnica combina la moderna tecnologia con antiche pratiche orientali e con
acquisizioni della psicologia. In questa metodica si fa uso di dispositivi
piuttosto complessi per monitorare accuratamente varie funzioni dell'organismo,
come la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la
temperatura, la tensione muscolare e l'attività elettrica cerebrale,
funzioni di cui il soggetto non è normalmente cosciente.
Fornendo all'individuo informazioni sul livello di queste attività, il
biofeedback consente di imparare a controllare una funzione dell'organismo in
precedenza
controllata in modo involontario, o alterata.
La
tecnica si basa su un sistema di informazione a feedback, nel quale il soggetto
ascolta un suono di frequenza proporzionale al livello di contrazione muscolare
del distretto interessato, rilevato con elettromiografia (EMG).
Con
questa tecnica di biofeedback associata a metodi di rilassamento, i pazienti con
emicrania non solo imparano a ridurre l'attività elettromiografica del muscolo
frontale o dei muscoli trapezi, ma mostrano anche una sensibile riduzione della
frequenza della cefalea.
L'utilizzo di una combinazione di biofeedback e training
autogeno é risultato efficace nella profilassi dei pazienti emicranici, in
quanto capace di ridurre la frequenza di attacchi attraverso il controllo dei
disturbi d'ansia che, come è noto, sono fattori scatenanti/aggravanti l'attacco
emicranico.
Poiché
il 50% dei pazienti con problemi di cefalee soffre anche di algie cervicali di
varia eziologia, trova spesso utilità l'impiego della TENS ( stimolazione
elettrica nervosa transcutanea) che viene applicata mediante un apparecchio non
più grande di un pacchetto di sigarette.
L'uso
della fototerapia, ovvero l'esposizione del paziente a brevi sedute di
"bagni di luce", potrebbe essere indicato in quelle forme di emicrania
con associata sintomatologia depressiva, disturbi del ritmo sonno-veglia e
disturbi perimestruali.
Queste
metodiche, così come i trattamenti farmacologici di profilassi,
possono indurre un miglioramento dell'emicrania ed allontanare il
paziente da quei farmaci preventivi o
sintomatici che possono causare effetti collaterali e tendenza all'abuso.
Rimangono tuttavia da considerare con attenzione alcuni possibili errori nella
conduzione del trattamento preventivo dell'emicrania)
Possibili
errori nella terapia di profilassi emicranica
Diagnosi
errata
In alcuni pazienti la diagnosi può non essere corretta. La cefalea di tipo
tensivo non risponde ai beta bloccanti o alla flunarizina. La profilassi
emicranica non è efficace nella cefalea da abuso di analgesici.
Farmaci
dall'efficacia non provata. Alcuni
pazienti vengono trattati con farmaci inefficaci come ad es. clonidina,
barbiturici o antiepilettici.
Uso
errato Errori nella selezione del farmaco di prima scelta. Occorre iniziare
il trattamento con i beta
bloccanti o la flunarizina e non, ad esempio, con la metisergide.
Dose
eccessiva.
Molti pazienti sospendono la terapia a causa
degli effetti collaterali che si manifestano
all'inizio della terapia. La profilassi va iniziata con dosi molto basse.
Alcuni pazienti possono avere effetti collaterali più marcati di altri che
usano lo stesso farmaco con indicazioni differenti.
Impostazione inadeguata del trattamento Talvolta
il trattamento viene sospeso dal medico o dal paziente dopo solo 2-4 settimane.
Il tempo minimo affinché la profilassi
emicranica diventi efficace è 3 mesi.
Uso
continuato.
In caso di efficacia i pazienti, talvolta, continuano il trattamento per anni.
La
profilassi emicranica deve essere interrotta dopo 9-12 mesi;
il paziente va poi rivalutato.
Aspettative Il paziente si aspetta una "guarigione"
dalla profilassi emicranica. La profilassi in relatà
riduce soltanto la frequenza e l'intensità degli attacchi.
Intolleranza I pazienti devono essere informati sui possibili effetti collaterali. Talvolta, tuttavia, gli effetti collaterali possono essere utilizzati per trattare una patologia concomitante: i beta-bloccanti, ad esempio, sono indicati se vi è ipertensione o ansia; la flunarizina se i pazienti sono anoressici o insonni; l'aspirina se il paziente presenta fattori di rischio tromboembolico.
Per
ulteriori informazioni: cefalee2000@libero.it