L'ECOGRAFIA OSTETRICA NEL PRIMO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

Autori: Dott.ssa Stefania Luzi, Dott.ssa Monia Ubertosi
Specialisti in Ginecologia e Ostetricia, Ecografia Ostetrica e Ginecologia

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La prima ecografia è sicuramente il momento più emozionante per la donna in gravidanza: per la prima volta vede sullo schermo il suo bambino! Tante ansie e tante paure scompaiono in un attimo alla vista di un piccolo cuore che pulsa. Tuttavia, proprio per il suo carico emotivo e di aspettative, l’ecografia del primo trimestre va fatta nelle epoche giuste e da operatori esperti, che sappiano interpretare correttamente l’esame, per evitare inutili paure. Scopo di questo articolo è chiarire alle donne in gravidanza come e quando fare l’ecografia del primo trimestre, cosa si può vedere e quali informazioni riguardo alla salute del feto si possono trarre.

Quando si esegue l’ecografia del primo trimestre?
Il SSN prevede nel primo trimestre l’esecuzione di una sola ecografia. In realtà riteniamo che sia importante eseguirne almeno due: una nelle prime settimane di gravidanza (intorno alla settima/ottava settimana) e una alla fine del primo trimestre (undicesima/dodicesima settimana). Nella prima ecografia infatti si controllerà la localizzazione intrauterina della camera gestazionale, la presenza dell’embrione e del battito cardiaco, si determinerà con precisione l’epoca gestazionale, e si verificherà l’assenza di eventuali patologie uterine o ovariche che possano complicare la gravidanza. Particolarmente importante è eseguire una ecografia a quest’epoca nelle gravidanze gemellari, perché è l’unico momento in cui è agevole fare diagnosi di corionicità e amnionicità, informazione fondamentale per la gestione corretta del benessere della paziente e dei feti. Nell’ecografia successiva invece l’embrione è quasi completamente formato, e sarà possibile evidenziarne gli arti, le estremità, stomaco e vescica.

Alcune immagini ecografiche del I° trimestre di gravidanza.

Come si esegue l’ecografia del primo trimestre?
L’ecografia si può eseguire sia per via addominale che per via transvaginale. Nelle prime settimane di gravidanza l’approccio è sempre transvaginale; questa metodica non è assolutamente dolorosa e non comporta nessun rischio per il feto. Permette di identificare la camera gestazionale e l’embrione più precocemente rispetto alla transaddominale e con più precisione. Va invece evitato l’uso del doppler per evidenziare il battito cardiaco e farlo ascoltare alla paziente; ci sono molti dati in letteratura che evidenziano come tale tecnica possa essere dannosa per l’embrione. È meglio osservare e far osservare alla mamma il battito cardiaco sullo schermo, essendo la pulsazione perfettamente riconoscibile già a partire dalla sesta settimana di epoca gestazionale. Alla fine del primo trimestre invece il primo approccio sarà sempre per via addominale, che è comunque da preferire quando si riscontrano fibromi o masse che potrebbero rendere difficoltosa la visualizzazione dell’embrione. A volte, comunque, in caso di sacrsa ecogenicità tissutale materna o di spesso pannicolo adiposo, è necessario ricorrere alla metodica transvaginale.

Come interpretare il referto dell’ecografia?
Le linee guida della SIEOG (Società Italiana di Ecografia Ostetrico e Ginecologica), a cui si attiene la stragrande maggioranza degli operatori, prevedono che l’ecografia del primo trimestre abbia la seguenti finalità: visualizzazione dell’impianto in sede uterina della camera gestazionale e il loro numero - visualizzazione della presenza dell’embrione, del loro numero e dell’’attività cardiaca - datazione della gravidanza. Le misure previste sono esclusivamente il CRL (lunghezza cranio-caudale dell’embrione) e/o il BPD (diametro biparietale della testa). È frequente quindi che il referto riporti esclusivamente tali informazioni (oltre alla presenza o assenza di patologie uterine o ovariche). A volte viene riportata la presenza di un onfalocele fisiologico, vale a dire l’erniazione di alcuni visceri nella vescicola ombelicale, evento assolutamente FISIOLOGICO e che scompare spontaneamente nella stragrande maggioranza dei casi dopo la decima settimana. È sufficiente in questi casi limitarsi alle due ecografie che abbiamo già segnalato per eliminare ogni dubbio. Sarebbe opportuno inoltre che il referto di un’ecografia eseguita dopo la decima settimana riportasse anche la presenza dei 4 arti, delle mani e dei piedi, dello stomaco e della vescica, e, se richiesti dalla paziente, anche dell’osso nasale e della traslucenza nucale, nonché segnalare la localizzazione del trofoblasto.

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