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La prima ecografia è sicuramente il momento più emozionante per la donna in gravidanza: per la prima volta vede sullo schermo il suo bambino! Tante ansie e tante paure scompaiono in un attimo alla vista di un piccolo cuore che pulsa. Tuttavia, proprio per il suo carico emotivo e di aspettative, l’ecografia del primo trimestre va fatta nelle epoche giuste e da operatori esperti, che sappiano interpretare correttamente l’esame, per evitare inutili paure. Scopo di questo articolo è chiarire alle donne in gravidanza come e quando fare l’ecografia del primo trimestre, cosa si può vedere e quali informazioni riguardo alla salute del feto si possono trarre.
Quando si esegue l’ecografia del primo trimestre?
Il SSN prevede nel primo trimestre l’esecuzione di una
sola ecografia. In realtà riteniamo che sia importante eseguirne almeno due:
una nelle prime settimane di gravidanza (intorno alla settima/ottava settimana)
e una alla fine del primo trimestre (undicesima/dodicesima settimana). Nella
prima ecografia infatti si controllerà la localizzazione intrauterina della
camera gestazionale, la presenza dell’embrione e del battito cardiaco, si
determinerà con precisione l’epoca gestazionale, e si verificherà
l’assenza di eventuali patologie uterine o ovariche che possano complicare la
gravidanza. Particolarmente importante è eseguire una ecografia a quest’epoca
nelle gravidanze gemellari, perché è l’unico momento in cui è agevole fare
diagnosi di corionicità e amnionicità, informazione fondamentale per la
gestione corretta del benessere della paziente e dei feti. Nell’ecografia
successiva invece l’embrione è quasi completamente formato, e sarà possibile
evidenziarne gli arti, le estremità, stomaco e vescica.
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Alcune immagini ecografiche del I° trimestre di gravidanza. |
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Come si esegue l’ecografia del primo trimestre?
L’ecografia si può eseguire sia per via addominale che
per via transvaginale. Nelle prime settimane di gravidanza l’approccio è
sempre transvaginale; questa metodica non è assolutamente dolorosa e non
comporta nessun rischio per il feto. Permette di identificare la camera
gestazionale e l’embrione più precocemente rispetto alla transaddominale e
con più precisione. Va invece evitato l’uso del doppler per evidenziare il
battito cardiaco e farlo ascoltare alla paziente; ci sono molti dati in
letteratura che evidenziano come tale tecnica possa essere dannosa per
l’embrione. È meglio osservare e far osservare alla mamma il battito cardiaco
sullo schermo, essendo la pulsazione perfettamente riconoscibile già a partire
dalla sesta settimana di epoca gestazionale. Alla fine del primo trimestre
invece il primo approccio sarà sempre per via addominale, che è comunque da
preferire quando si riscontrano fibromi o masse che potrebbero rendere
difficoltosa la visualizzazione dell’embrione. A volte, comunque, in caso di
sacrsa ecogenicità tissutale materna o di spesso pannicolo adiposo, è
necessario ricorrere alla metodica transvaginale.
Come interpretare il referto dell’ecografia?
Le linee guida della SIEOG (Società Italiana di Ecografia
Ostetrico e Ginecologica), a cui si attiene la stragrande maggioranza degli
operatori, prevedono che l’ecografia del primo trimestre abbia la seguenti
finalità: visualizzazione dell’impianto in sede uterina della camera
gestazionale e il loro numero - visualizzazione della presenza dell’embrione,
del loro numero e dell’’attività cardiaca - datazione della gravidanza. Le
misure previste sono esclusivamente il CRL (lunghezza cranio-caudale
dell’embrione) e/o il BPD (diametro biparietale della testa). È frequente
quindi che il referto riporti esclusivamente tali informazioni (oltre alla
presenza o assenza di patologie uterine o ovariche). A volte viene riportata la
presenza di un onfalocele fisiologico, vale a dire l’erniazione di alcuni
visceri nella vescicola ombelicale, evento assolutamente FISIOLOGICO e che
scompare spontaneamente nella stragrande maggioranza dei casi dopo la decima
settimana. È sufficiente in questi casi limitarsi alle due ecografie che
abbiamo già segnalato per eliminare ogni dubbio. Sarebbe opportuno inoltre che
il referto di un’ecografia eseguita dopo la decima settimana riportasse anche
la presenza dei 4 arti, delle mani e dei piedi, dello stomaco e della vescica,
e, se richiesti dalla paziente, anche dell’osso nasale e della traslucenza
nucale, nonché segnalare la localizzazione del trofoblasto.