DISFUNZIONI SESSUALI FEMMINILI
A cura del Prof. Paolo G. Zucconi. Neuropsicologo e Sessuologo Clinico, Specialista i Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva.
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.9.2006 . |
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Le
sempre più numerose e disinvolte informazioni sul sesso che ci giungono
attraverso la carta stampata, la radio, la televisione ed il cinema hanno, oggi,
raggiunto livelli tali da superare a volte la soglia della saturazione. Ma tale
esplosione dell'informazione su argomenti sessuali sembra, paradossalmente,
contrastare, in particolare nel nostro Paese, con una diffusa disinformazione.
Parlare
pubblicamente di ciò che viene considerata una propria "esperienza
privata", molto personale, spesso ingenera vergogna come se una naturale
esperienza di piacere fosse qualcosa di sconveniente, altri invece, più
disinvolti, sono portati all'esibizione pubblica delle proprie esperienze
sessuali pavoneggiando prestazioni
più ideali che reali.
Tali
atteggiamenti verso il sesso, effetto dell'educazione ricevuta e dell'ambiente
in cui si è vissuti, condizionano il proprio comportamento sessuale favorendo
il sorgere di comportamenti
disturbanti e disfunzionali che, per vari motivi, non consentono il
raggiungimento esclusivo del piacere, scopo del rapporto sessuale.
Alcuni
dei disturbi della sessualità femminile possono avere una causa organica in
quanto dipendono da malattie di competenza medica, anche se, molte volte, sulla
base organica si innestano problematiche di natura psicologica tanto che
solitamente trattasi di patologie miste che nella pratica clinica richiedono la
collaborazione tra psicoterapeuti e ginecologi.
La
maggior parte dei disturbi, invece, sono solo psicosessuali, sono cioè di
esclusiva competenza dello psicoterapeuta e hanno a che fare con schemi mentali
(solitamente ragionamenti erronei, pensieri irrazionali, immagini distorte,
aspettative irrealistiche), emozioni assenti, o troppo intense, e comportamenti
disadattivi della persona.
Questo
articolo non esaminerà tutti i disturbi psicosessuali, ma verranno qui prese in
considerazione le sole disfunzioni sessuali che, d'altra parte, sono i disturbi
più diffusi. Si tratta di una serie di problemi femminili, che si riscontrano
durante l'attività sessuale con il partner ed alterano o le sensazioni
soggettive dell'esperienza sessuale o le prestazioni della persona.
Per
facilitare l'individuazione di tali disturbi si consideri il rapporto sessuale dal punto di vista fisiologico
come una piacevole esperienza di scambio di piacere che avviene in cinque fasi:
si inizia con il desiderio (I fase), segue l'eccitazione (II fase), poi la
massima eccitazione o plateau (III fase), quindi l'orgasmo (IV fase) ed infine
la risoluzione (V fase). I disturbi sessuali femminili possono verificarsi in
una o più di queste fasi.
Il
primo gruppo di disturbi che qui verranno presentati riguarda le disfunzioni del
desiderio sessuale (prima fase). Quando questo diminuisce, manca oppure è
troppo elevato il rapporto non funziona bene. Ci può essere un basso desiderio
sessuale (o desiderio sessuale ipoattivo) in cui la paziente può comunque
soddisfare il desiderio di attività sessuale del proprio partner, anche se per
lei tale esperienza può essere indifferente e non particolarmente gratificante,
mentre la paziente con avversione sessuale si oppone a qualsiasi esperienza
sessuale con il partner in quanto tale attività produce soltanto emozioni
negative. Nel caso poi di eccessivo desiderio il problema può essere solo
apparentemente sessuale: non sempre, ma solitamente si tratta di un disturbo
d'ansia tanto che lo scopo del rapporto sessuale non è quello dell'ottenimento
del piacere, ma quello della riduzione di un alto livello d'ansia. In altri casi
un'aumento del desiderio con conseguente eccessiva attività sessuale senza
curarsi di eventuali rischi, limitata però ad un determinato periodo della
propria vita, può ipotizzare un disordine dell'umore piuttosto che un disturbo
della sfera sessuale, oppure tale comportamento, se continuativo, può essere
l'espressione di un disturbo relativo al controllo degli impulsi che i clinici
americani chiamano irresponsable sex.
Durante
la fase dell'eccitazione si può riscontrare nella donna una mancanza di
tumescenza dei genitali esterni e lubrificazione vaginale (risposta fisiologica)
accompagnata da una mancanza di eccitazione (risposta psicologica): tale
disturbo, un tempo denominato frigidità, può essere generalizzato e
verificarsi con tutti i partner come può presentarsi solo con certi partner ed
in determinate situazioni (disturbo dell'eccitazione sessuale femminile
situazionale). In tanti casi però problemi situazionali di eccitazione possono
derivare da stimolazione sessuale inadeguata per localizzazione, intensità o
durata.
Durante
la fase orgasmica nella donna i meccanismi non sono così fisiologicamente
chiari come nell'uomo e spesso l'orgasmo viene dalla donna scambiato con il
plateau, d'altra parte dobbiamo anche considerare che il primo studio
sull'orgasmo femminile in laboratorio risale appena alla fine degli anni
Cinquanta! Ciò considerato anche dal momento che nella donna non avviene nulla
di così evidente come si nota nell'uomo (fenomeno eiaculatorio) tale fase può
non ritenersi così necessaria per la ricerca del piacere esclusivo come lo sono
invece le precedenti. Comunque nella fase orgasmica la donna può lamentare il
disturbo dell'orgasmo precoce, di difficile diagnosi, cui segue solitamente
fastidio nella continuazione del rapporto, oppure quello di mancanza d'orgasmo.
Nel caso di mancanza o d'inibizione dell'orgasmo femminile,(anorgasmìa),la
pratica clinica, al fine di predisporre le più efficaci strategie di
intervento, richiede la massima collaborazione da parte della paziente nella
valutazione del suo problema. Si tratta tra l'altro di capire se in passato si
sono avute o meno esperienze ritmiche diverse dal massimo piacere con partner o
senza l'aiuto del partner, così da poter diagnosticare se la lamentata anorgasmìa
è di tipo primario, secondario o situazionale. Per sfatare molti pregiudizi,
fantasie e falsi miti sul tanto discusso orgasmo femminile può essere utile
sapere che secondo l'attuale modello neurofisiologico quasi tutte le donne
possono raggiungere l'orgasmo con la stimolazione sufficientemente prolungata
del clitoride prodotta dal pene muovendosi in vagina (orgasmo clitoridèo),
mentre circa il 60% possono raggiungere l'orgasmo coitale; altre donne
raggiungono l'orgasmo soltanto con fantasie erotiche.
Sempre
per la donna vale qui la pena di ricordare
ancora due disfunzioni sessuali molto diffuse le quali pregiudicano
l'esperienza sessuale con penetrazione, conosciute con i termini scientifici di
dispareunia e di vaginismo. Tali disturbi sono psicologicamente considerati
fobie sessuali. Diagnosticamente le
fobie rientrano tra i disturbi d'ansia e
consistono in una forma particolare di paura non controllata, sproporzionata
alla situazione e caratterizzata dall'evitamento della situazione temuta. Nel
caso particolare di fobie sessuali la paura eccessiva, da cui l'evitamento,
riguarda l'accettazione del pene in vagina. La dispareunia è il dolore genitale
ricorrente e persistente sperimentato durante o dopo la penetrazione, spesso è
diretta conseguenza di una
patologia organica, anche se non si esclude che possano concorrere fattori
psicologici, solitamente riferiti a disturbi somatoformi. L'altro disturbo,
molto più diffuso e più tipicamente fobico, responsabile della maggior parte
dei matrimoni non consumati, riguarda l'impossibilità per l'uomo di entrare in
vagina del partner per l'elevata resistenza all'apertura dei due muscoli
dell'ostio vaginale. Tale disturbo prende il nome di vaginismo dove una forte
componente è costituita dalla
paura anticipatoria. Questa intensa paura che porta all'evitamento del rapporto
è spesso dovuta a disinformazione
di tipo anatomico ("come è fatto") e fisiologico ("come
funziona") sull'apparato genitale sia femminile sia maschile. Come per l'anorgasmìa,
anche qui, nella valutazione psicologica che precede la diagnosi della paziente
disturbata si distingue, ai fini di un efficacie intervento terapeutico, un
vaginismo primario (da sempre),un vaginismo secondario ed un vaginismo
situazionale.
Per
tutti i disturbi citati, oggi, dopo un'indispensabile, adeguata valutazione
clinica, non solo focalizzata specificatamente alla disfunzione sessuale
lamentata, ma allargata a 360 gradi sul funzionamento complessivo, cognitivo e
comportamentale della paziente, si può far ricorso a procedure di intervento
sessuologico e psicoterapeutico, anche piuttosto brevi con risultati molto
efficaci e durevoli nel tempo, soprattutto nel caso di utilizzo di quelle
procedure terapeutiche basate sui princìpi dell'apprendimento, tipiche della
psicoterapia comportamentista. In tanti casi il trattamento consiste in esercizi
graduati da farsi individualmente o in coppia il cui risultato finale dipende
dalla motivazione e dall'impegno a modificare anche schemi mentali e
comportamentali, appresi e ormai abitudinari, riguardo sé e l'altro. Infine,
per tanti disturbi, un aspetto significativo riguarda una corretta informazione
scientifica ed educazione sessuale da somministrare anche sotto forma di
biblioterapia, fotoriproduzioni scientifiche e films didattici, oltre che
attraverso alcune brevi sedute di counselling sessuologico, per la
demistificazione di miti e di diffuse e radicate credenze irrazionali sul sesso.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI: www.dr-zucconi.it paolo@dr-zucconi.it