Il Diabete Mellito: una malattia in rapida diffusione
A cura della Dott.ssa Valeria Valdes, Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio
Dirigente Medico presso U.O. Medicina II Diabetologia dell'Istituto Multimedica di Sesto San Giovanni (Milano). Svolge anche attività libero professionale presso il Poliambulatorio FD Medical di Milano ed il Laboratorio Milano di Assago.
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 04.02.2008 . |
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L'organismo umano possiede un sistema di regolazione che consente di
mantenere entro un certo range la glicemia, ovvero la concentrazione di glucosio
disciolto nel sangue.
La costanza della glicemia è necessaria per la sopravvivenza del cervello
Perché:
- il cervello, a differenza dei muscoli, non può immagazzinare il glucosio.
- il glucosio presente nel sangue è l'unico carburante per il cervello.
- il cervello consuma una quantità costante di energia, a prescindere dalla sua attività.
In assenza di glucosio, dopo pochi minuti le cellule cerebrali muoiono.
Il nostro l’organismo come mantiene costante la glicemia?
Attraverso il sistema insulina-glucagone
L’insulina ed il glucagone sono 2 ormoni prodotti dalle cellule che costituiscono le isole di Langherans del nostro Pancreas ed hanno effetti opposti.
Effetti dell'insulina:
Promuove l'accumulo di glicogeno (zucchero di riserva) nel fegato e nei muscoli
Riduce il consumo di grassi e proteine in favore dei carboidrati, ovvero spinge le cellule a bruciare carboidrati piuttosto che proteine e grassi
Promuove la formazione di trigliceridi (grassi) a partire da carboidrati e proteine
Promuove l'immagazzinamento di grassi nel tessuto adiposo
Effetti del glucagone:
Promuove la liberazione del glicogeno dal fegato, che viene riversato sottoforma di glucosio nel sangue.
Promuove il consumo di grassi e proteine a sfavore dei carboidrati, ovvero spinge le cellule a bruciare le proteine e i grassi piuttosto che i carboidrati
Promuove la mobilizzazione dei grassi dai tessuti adiposi, che vengono resi disponibili ai tessuti per essere bruciati.
Grazie a questo meccanismo quando durante i pasti introduciamo zuccheri sotto
forma di carboidrati, l'asse ormonale insulina-glucagone mantiene costante la
glicemia utilizzando come come "magazzino" per il glucosio il fegato.
Se la glicemia scende, come durante il digiuno, il pancreas secerne
glucagone che ordina al fegato di prelevare glucosio dalle sue scorte e
d'immetterlo nel sangue. Il glucagone, inoltre, spinge le cellule all'utilizzo
di grassi e proteine come fonte energetica predisponendo l'organismo al
risparmio del glucosio.
Se invece la glicemia sale, come dopo un pasto, il pancreas secerne
insulina che comanda al fegato di prelevare il glucosio dal sangue e
d'immagazzinarlo. Siccome la capacità del fegato d'immagazzinare glucosio è
piuttosto limitata (circa 70 grammi), i carboidrati in eccesso vengono
convertiti in grassi e depositati nel tessuto adiposo.

Che cosa è il Diabete?
Il Diabete Mellito è una condizione caratterizzata da un patologico aumento della concentrazione di glucosio nel sangue. E’ una malattia molto frequente ed è in progressivo aumento in tutto il mondo Lo stesso fenomeno si sta verificando per altre malattie metaboliche tra cui l’obesità. Il diabete e l’obesità, spesso associate (è stato coniato il termine “diabesità”), rappresentano il modello delle cosiddette patologie cronico-degenerative che saranno la sfida della sanità nei prossimi anni. Il numero di pazienti diabetici è in continuo aumento e si prevede che raddoppierà entro il 2020,superando i 300 milioni di soggetti in tutto il mondo.

Il diabete in tutte le sue forme è una malattia cronica, dalla quale al momento non si guarisce, ma che si può, e soprattutto si deve, curare al meglio. Lo scopo della terapia è quello di ottenere un buon controllo della glicemia e quindi prevenire le complicanze che insorgono nel corso degli anni nei casi non ben trattati e che possono causare problemi seri alla salute colpendo organi vitali come cuore, vasi sanguigni, occhi, reni e nervi periferici. Infatti, il diabete mellito con le sue complicanze rappresenta una delle principali cause di morte; il paziente diabetico ha un rischio aumentato di insufficienza renale, cardiopatia ischemica, retinopatia e cecità, vasculopatie cerebrali e periferiche, neuropatie somatiche e vegetative, ulcere e amputazioni degli arti inferiori. E’ noto che a differenza del cancro la mortalità per diabete è nettamente aumentata negli ultimi 15 anni; questa mortalità è da imputare soprattutto alle patologie cardiovascolari che paradossalmente nei pazienti non diabetici sono sempre meno causa di morte.
Esistono diverse forme di diabete, ma due sono le più diffuse: il diabete mellito di tipo 1, che colpisce soprattutto i più giovani e il diabete mellito di tipo 2, che colpisce prevalentemente adulti e anziani .
Il diabete mellito di tipo 1 è causato dalla distruzione, da parte del sistema immunitario, delle cellule che producono l'insulina, la cui somministrazione esogena rappresenta ad oggi l’unica terapia, necessaria per la sopravvivenza.
Il Diabete Mellito di tipo 2, che è la forma più diffusa, riconosce una patogenesi differente, essendo causato da una ridotta azione dell’insulina nei tessuti periferici in particolare nel tessuto muscolare, in quello e nel fegato. Tale condizione è caratteristica frequente del paziente obeso/soprappeso e della vita sedentaria.
Come anticipato prima il rischio cardiovascolare nel paziente diabetico è di base molto elevato: infatti il Paziente diabetico è considerato come un soggetto non diabetico che ha già avuto un evento cardiaco ischemico. Tale rischio aumenta in modo esponenziale in caso di associazione di altri fattori di rischio (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, iperuricemia, obesità/ soprappeso).
Questa forma di diabete è nella maggior parte dei casi asintomatica o paucisintomatica, ed è per tale motivo che spesso rimane misconosciuta, venendo diagnosticata frequentemente in occasione di esami ematochimici eseguiti per routine, oppure in occasione di ricoveri per complicanze diabetiche già in atto. Una diagnosi precoce, soprattutto nei pazienti a rischio elevato ( soggetti con familiari di I e II grado diabetici, pazienti affetti da soprappeso-obesità o che presentano altri fattori di rischio cardiovascolare oppure un pregresso diabete mellito gestazionale nella donna) è fondamentale al fine di prevenire l’insorgenza delle complicanza diabetiche.
Come si fa la diagnosi?
Tutti i pazienti che presentano fattori di rischio dovrebbero sottoporsi ad un prelievo di sangue per dosare la glicemia a digiuno ed effettuare un esame urine.
Eventualmente si può completare con un Test da carico di glucosio, dosando la glicemia prima e dopo aver assunto una bevanda zuccherata standard
Come si cura il diabete mellito di tipo 2?
La terapia di base è rappresentata dalla dieta a ridotto contenuto di carboidrati e lipidi, e dall’attività fisica regolare quotidiana. Tuttavia, poiché la malattia ha una tendenza alla progressione spontanea nel corso degli anni, legata alla progressiva perdita della capacità compensatoria e alla riduzione della massa beta cellulare altrettanto progressiva, ci si trova di fronte alla necessita di iniziare terapia farmacologiche, anche in associazione al fine di mantenere un buon controllo glicometabolico e per la correzione dei vai fattori di rischio associati al diabete Le terapia ad oggi a disposizione sono numerose e con diversi meccanismi d’azione che si potenziano a vicenda: iniziamo dagli insulino-sensibilizzanti, il primo step terapeutico, che come indica la parola stessa cercano di correggere la condizione di insulino-resistenza, i secretagoghi, che aumentano la secrezione beta pancreatica che si riduce progressivamente nel corso degli anni, gli inibitori dell’assorbimento del glucosio a livello intestinale, nel tentativo di ridurre l’iperglicemia postprandiale.
Come detto in precedenza, il diabete è una malattia che tende ad un peggioramento spontaneo e questo rende necessario, in alcuni casi che non ottengono un buon controllo glicemico con i farmaci orali, iniziare la terapia insulinica. L’introduzione precoce della terapia insulinica, soprattutto in condizioni di grave scompenso glicometabolico o in presenza di importanti complicanze, ha lo scopo principale di riportare nel più breve tempo possibile il Paziente in una condizione di controllo glicometabolico adeguato, di prevenire l’ulteriore esaurimento della funzione pancreatica residua, ma soprattutto di eliminare un fattore, l’iperglicemia, che contribuirebbe all’ulteriore peggioramento delle complicanze associate al diabete.