L’analisi
del bonding: obiettivi, posizione di svolgimento in un corso ai genitori,
strumenti e modalità di attuazione
A
cura di Cristina Fiore, Prenatal Tutor (Scuola ISPPE) - Formatore. E' membro del
Consiglio Direttivo dell'Associazione ANEP (www.anep.org)
Per ulteriori informazioni scrivere a: fiore_cristina@hotmail.com
L’analisi del bonding è in
pratica l’analisi della relazione madre-bambino, obiettivo dell’analisi è
verificare l’esistenza e la qualità della relazione dei genitori con il bimbo
prenatale.
Bisogna sempre partire dal
presupposto che esiste una madre psicobiologica la quale influenza il rapporto
madre-reale bambino prima ancora del concepimento, quindi il legame nella triade
avviene soprattutto (anche se non solo) a un livello emozionale, inconscio.
Dato questo fatto, è da
ricordare il lavoro del Dott. Jeno Raffai il quale riporta una quantità di
studi che accreditano l’importanza del trasferimento dell’inizio del
contatto dal momento della nascita al periodo prenatale. I bambini non voluti,
ad esempio, vanno incontro a maggiori problemi rispetto a quelli voluti (decessi
infantili, disturbi cerebrali, ritardo mentale, problemi di socializzazione,
nascita sottopeso o pretermine, ecc).
La
madre intrauterina è la rappresentante della madre e il contatto con il
proprio bambino porta a galla tutte le sensazioni materne, le fantasie e le
tracce della sua stessa memoria prenatale. Esiste uno spazio “intrauterino
permeabile colmo di eventi negativi e positivi” (J. Raffai); questo spazio
deve essere valutato da entrambe i genitori i quali non dovranno trascurarne
l’esistenza. È molto importante valutare i processi inconsci perché la
madre, appunto, si relaziona al bambino specialmente per via inconscia fino allo
sviluppo dello spazio destinato al legame intrauterino.
Raffai distingue tre livelli
nel legame mamma-bimbo:
ü
Interiorizzazione dell’interscambio del legame
ü
Esperienze pre e perinatali della madre (fisiche, somatiche,
psicologiche)
ü
Rappresentante uterina della madre stessa (madre psicobiologica) diviene
effettiva
La
voce interiore e il potere dell’amore significano una grande forza di
relazione… l’irradiazione di amore è un’energia attiva che rende i
bambini dinamici e vivaci (J. Raffai).
In un gruppo di genitori
bisognerà arrivare all’analisi del bonding dopo un’adeguata preparazione
del gruppo sulle “principali tematiche relative all’educazione del bambino,
alla comunicazione e relazione con lui, all’uso dell’ascolto attivo e del
dialogo prenatale e nei primi anni
di vita del figlio” (G. Ferrari).
Dopo alcuni incontri in cui le
famiglie partecipanti si presentano e formano “gruppo”, esprimendo le loro
aspettative e permettendo all’operatore di orientarsi e di formarsi
un’opinione circa le coppie che potrebbero presentare qualche difficoltà, il
prenatal tutor e/o i suoi collaboratori (a seconda delle specifiche competenze)
presentano il bimbo mese per mese (fisicità, intelligenza, competenze, bisogni)
ed evita di fornire informazioni che possano generare l’ansia di avere
arrecato danni al bambino. I genitori avranno una formazione data da semplici ma
basilari informazioni di psicologia e pedagogia relativamente all’educazione
del bambino, alla relazione, alla comunicazione, all’ascolto attivo-emotivo,
al ruolo del padre.
A questo punto il gruppo è
pronto all’approccio all’analisi del bonding (“lavoro preliminare per
promuovere la sensibilità, apertura della sfera emozionale e nascita
dell’affettività” G. Ferrari).
Gli strumenti del bonding sono:
l’ascolto attivo-emotivo, la comunicazione psicotattile, l’uso delle
visualizzazioni e immagini mentali.
Il Prenatal Tutor lavorerà con
le singole coppie e con il gruppo fornendo ad ognuno strumenti di comunicazione
con il bambino e ricordando che “il genitore è partner competente, non
destinatario passivo dell’azione educativa, mentre l’operatore è
catalizzatore delle risorse del genitore: partire dalle risorse piuttosto che
dalle difficoltà è più produttivo al fine di permettere che le persone
crescano e abbiano strumenti per risolvere le difficoltà” (Milani P., 1993).
L’operatore dovrà attenersi a comportamenti che veicolino:
Riconoscimento del bisogno
Fiducia e comprensione per le difficoltà
Conferme
Empatia
Comportamenti che il
neogenitore adotterà nei confronti del suo bimbo prenatale; l’operatore è
infatti tenuto ad avere lo stesso atteggiamento che vorrebbe ‘insegnare’
alle coppie partecipanti al corso (es: propone ai genitori il contatto empatico
col proprio bimbo, ossia li sollecita a mettersi nei panni del nascituro e,
nella sua interazione con loro è in grado di essere empatico, ossia di mettersi
nei loro panni); è quindi necessario che vi sia ‘identità tra forma e
contenuto dell’intervento’ in quanto il professionista deve permettere il
modellamento, l’identificazione con una corretta figura parentale (P. Milani,
1993)
I
bambini nati con l’esperienza del bonding… nascono in piena coscienza…
esplorano il mondo e pensano molto… sanno da dove vengono e dove andranno (J.
Raffai)
Cristina
Fiore
Bibliografia:
Gabriella
Ferrari, dispense
scuola ISPPE, anno 2004-2005
Gabriella
Ferrari, La
comunicazione e il dialogo prenatale, Ed. Mediterranee
Jeno Raffai, Analisi del
bonding prenatale madre-bambino, Atti del Congresso “9 mesi e un giorno”
Jeno Raffai, Analisi prenatale
del legame madre-bambino, Atti del Congresso “Impatto della vita prenatale
sull’evoluzione dell’individuo, della cultura e della società”.
Brunella
Angelotti, Homero
Vigevano, L’operatore e le interazioni nella triade familiare, dispense scuola
ISPPE, 9 novembre 2002